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Mercoledì, 20 Gennaio 2021

Dopo un rimbalzo del PIL del 16% nel terzo trimestre 2020 rispetto al secondo, con i riflessi negativi sul quarto trimestre (-3,4% rispetto al terzo) determinati dalla ripresa dei contagi e dalle correlate misure di contenimento (per ora meno restrittive rispetto alla primavera scorsa), l’economia italiana chiuderà l’anno in corso con un calo del PIL del 9%; nel 2021, pur a fronte di un inverno difficile (con un PIL del secondo trimestre in calo del 6% rispetto al livello del quarto trimestre 2019 e 2milioni e 100mila ore lavorate in meno per Unità Lavorative Annue) si registrerà l’avvio della ripresa, con una crescita del 5,0% (mentre sarà dell’1,9% dal 2022 al 2025), ipotecata però da un debito pubblico che, attestatosi al 158,8% del PIL nel 2020, rimarrà su livelli elevati sia nel 2021 (157%) sia negli anni successivi fino al 2025 (154,5%).

Sono queste le principali previsioni sull’andamento dell’economia italiana contenute nel rapporto “Lo stato dell’economia italiana: scenari e posizionamento delle imprese cooperative”, elaborato da Prometeia e Area Studi Legacoop.

“Le analisi di scenario contenute nel Rapporto sullo stato dell’economia italiana e della cooperazione Prometeia-AreaStudi Legacoop 2020, fotografano con precisione la drammaticità della situazione in cui tutti siamo” – afferma Mauro Lusetti, Presidente di Legacoop nazionale – “Osserviamo un crollo economico mai visto e un impatto sociale ancora difficile da interpretare che acuiscono fratture e diseguaglianze ben note. È necessario, tuttavia, individuare i punti fermi su cui impegnarsi a ricostruire e rilanciare il Paese: abbiamo settori meno colpiti e altri, come osservato nei mesi recenti, pronti a ripartire e a sostenere con forza il rimbalzo. Occorre che Europa e Istituzioni sostengano e spingano al momento giusto queste energie: il movimento cooperativo, come anche i dati del Rapporto dimostrano, con le sue forze e debolezze, sarà comunque in prima fila per attutire l’impatto della crisi sulle comunità e rilanciare l’economia italiana”.

Una crisi segnata dalla disomogeneità e dall’incertezza

Riguardo alle caratteristiche essenziali della crisi che ha colpito il nostro Paese, lo studio evidenzia il tratto essenziale della disomogeneità, ad esempio nei riflessi sull’occupazione. Un dato che si registra sia nelle tipologie contrattuali (i più colpiti sono i rapporti di lavoro a tempo determinato), sia nelle mansioni (gli operai il doppio rispetto a quadri e dirigenti), sia nelle classi di età (i giovani in caduta, gli ultracinquantenni in crescita), sia nel genere (le donne il 50% in più degli uomini), sia nei settori (alloggio e ristorazione colpiti 3 volte più dell’industria).

L’incertezza, acuita dalle criticità degli andamenti epidemiologici della pandemia che domina lo scenario, si riflette in modo evidente sulla propensione al risparmio e sui prestiti. La propensione al risparmio delle famiglie passa dal poco meno dell’8% di fine 2019 al 14,5% del secondo trimestre 2020, mentre i prestiti crescono meno rispetto alla media dei paesi dell’Unione Monetaria Europea: 2,0% per le famiglie (a fronte del 3,1%) e del 6,8% per le imprese (a fronte del 7,1%).

La risposta delle politiche economiche europee e nazionali

A fronte di questa situazione, lo studio realizzato da Area Studi Legacoop e Prometeia ricorda la consistenza della risposta in termini di politiche economiche adottate dall’UE e dal Governo italiano. Quelle dell’UE sono articolate su tre capitoli essenziali: l’estensione del QE e l’introduzione del PEPP (Pandemic Emergency Purchase Programme), insieme con condizioni TLTRO III (Targeted Longer Term Refinancing Operations) più convenienti e nuove PELTRO (Pandemic Emergency Longer Term Refinancing Operations)  e revisioni regolamentari (280 mld complessivi per il nostro Paese); gli stimoli fiscali per aumentare la spesa sanitaria, sostenere le famiglie, l’occupazione e le imprese (per complessivi 268,4 miliardi, dei quali circa 205 ascrivibili al NGEU, 36 al MES e 27,4 a sospensione patto di stabilità e SURE); il supporto speciale alla liquidità delle imprese (750 mld tra garanzie BEI e garanzie stati nazionali).

Il Governo italiano nel 2020 ha varato provvedimenti sostenuti da risorse pari ad un indebitamento netto per 100 miliardi (Decreti Cura Italia, Rilancio, Liquidità, Agosto, almeno 3 decreti ristori), mentre per il 2021 gli interventi al momento previsti ammontano a 51 miliardi (12 di stanziamenti per decreti già adottati, 24 di manovra e 15 di fondi Next Generation EU), con effetti attesi dimezzati rispetto al 2020, al netto di ulteriori stanziamenti, per un ammontare complessivo ipotizzabile in 20 miliardi, che potrebbero essere decisi nei prossimi giorni.

Una quantità di risorse rilevante, ma che sconta, sul lato di quelle europee, il rischio di un utilizzo non completo. Nell’arco temporale 2021-2026, ad esempio, è previsto che il nostro Paese riuscirà a spendere 145 dei 205 miliardi messi a disposizione dal Next Generation EU. Un elemento, questo, che insieme ad altri inciderà sull’entità della ripresa, che si manifesterà con un recupero di attività incompleto. Se, infatti, la previsione pre-Covid, fatto 100 il livello del PIL reale italiano del 2007, accreditava un PIL 2023 a quota 102,2, adesso la previsione aggiornata al novembre 2020 lo fissa a 2,2 punti percentuali in meno, e quindi allo stesso livello del 2007. Dopo un quarto di secolo di quasi stagnazione, con un 32% di minore crescita rispetto alla media di Germania, Francia e Spagna, la ripresa prevista potrà riportare davvero in crescita l’economia italiana solo se riuscirà a rilanciare la produttività.

L’impatto della crisi sui diversi settori di attività e le prospettive; il crollo del turismo, le dinamiche positive di agroalimentare, edilizia, sociale e sanità

Lo studio ha preso in esame gli impatti della crisi in relazione ai diversi settori dell’attività imprenditoriale, mettendoli a confronto con la crisi del 2009. Ne emerge come nel 2020 manifattura e costruzioni stiano sperimentando un calo di attività paragonabile a quello della grande recessione, mentre l’impatto più pesante si registra nelle attività legate al turismo e alla convivialità. Tiene, invece, la filiera agroalimentare. L’analisi delle variazioni annue del fatturato deflazionato, evidenzia infatti, nel 2020, un crollo del 36,8% nel turismo (con punte del -44,9% per agenzie e tour operator e del 40,8% per l’alloggio), che non sarà possibile recuperare per intero, visto che le previsioni accreditano un +20,7% nel 2021 ed un +5,5% nel 2022. Fatto 100 il livello di fatturato deflazionato 2019, nel 2022 l’intero comparto del turismo si collocherà ad un livello medio dell’80,5%; andrà peggio per agenzie e tour operator (65,2) e per l’alloggio (73,6); meglio per la ristorazione (84,7) e per il trasporto passeggeri (90,6).

In generale, il rilancio degli investimenti, legato anche alle risorse del NGEU, la ripartenza dei consumi e il recupero della domanda mondiale (che sarà completo solo nel 2022) favoriranno la ripresa dei livelli di attività delle imprese italiane. Ma solo pochi settori riusciranno a recuperare entro il 2022 quanto perso nella crisi ancora in corso. Fatto 100 il livello 2019 del fatturato deflazionato, si tratta dell’Agroalimentare (103,0), delle costruzioni (102,9), dell’edilizia (103,4), dell’ingegneria civile (101,3), del settore sociale (101,6) e della sanità (106,3).

Gli impatti sulle imprese cooperative di Legacoop e le prospettive per il prossimo biennio

La crisi innescata dal Covid 19 ha evidenziato un forte profilo di asimmetria. Gli impatti economici, in termini di contrazione del valore della produzione, sono infatti differenziati sia in termini di filiere, impattando più su alcuni settori (es. intrattenimento, turismo, manifattura, logistica) rispetto ad altri (es, agroalimentare, utility, finanza) e con diversi gradi all’interno della stessa filiera anche per effetto dei mutamenti (in alcuni casi potenzialmente di lungo termine) nelle modalità di consumo; sia in termini dimensionali, impattando sia imprese di medio-grande dimensione sia imprese medio-piccole, annullando il discrimine costituito da quella soglia minima dimensionale che “ante crisi” costituiva un presupposto per conseguire un più solido sviluppo economico abbinato ad una equilibrata struttura finanziaria.

Nel prossimo biennio (2021-2022), le previsioni accreditano alle imprese cooperative aderenti a Legacoop una significativa ripresa che su alcune filiere risulta superiore al settore di riferimento, permettendo di raggiungere i livelli ante-crisi. Sempre fatto 100 il valore della produzione 2019, le filiere nelle quali la dinamica delle cooperative è prevista migliore rispetto a quella media del settore risultano: agroalimentare (110 contro 108), altra manifattura (101 contro 94), altro consumo (101 contro 94), altri beni intermedi (104 contro 93), edilizia (108 contro 104), assistenza sociale (106 contro 103), logistica (106 contro 101), turismo (90 contro 73), utility (110 contro 91) e commercio (110 contro 103).

 

 

 

 “In uno scenario di profonda incertezza determinata dagli andamenti della pandemia, la legge di bilancio dovrà favorire la ricostruzione e la ripresa dell’economia italiana anche alla luce delle risorse veicolate dall’UE tramite i piani Next Generation EU e dalla Recovery and Resilience Facility. La Nadef prevede lo sforamento dei parametri di deficit/Pil per quest’anno e il prossimo, ma non potremo contare sempre e oltre modo sulle risorse in deficit. Oltre ad una riforma fiscale improntata ad equità e modernizzazione del sistema tributario, sono quindi fondamentali le misure di sostegno ai settori più colpiti dalla crisi e quelle del Next Generation EU. Preoccupano i ritardi che si paventano nella approvazioni finali del pacchetto regolamentare”.

Lo ha detto il Presidente dell’Alleanza delle Cooperative, Mauro Lusetti, anche a nome dei Copresidenti Maurizio Gardini e Giovanni Schiavone, nel corso dell’audizione davanti alle Commissioni Bilancio riunite di Camera e Senato.

Il Presidente dell’Alleanza si è soffermato su alcuni temi di maggiore rilievo per le cooperative, a partire dalla misure per rafforzare le imprese. Oltre all’apprezzamento per aver delineato una più moderna fiscalità sul ristorno (“strumento efficace per contrastare la bassa capitalizzazione delle cooperative”) e per le misure a favore dell’aggregazione delle imprese, Lusetti ha proposto di “rinforzare il credito di imposta per la Transizione 4.0, estendendone l’utilizzo ad almeno 5 anni” e, riferendosi alle crisi aziendali conseguenza della pandemia, di “estendere l’impiego dei workers buyout cooperativi, che consentono di salvaguardare capacità produttive ed occupazione, anche ai processi di trasmissione di imprese con problemi di successione generazionale”.

Giudizio sostanzialmente positivo anche per le misure in tema di lavoro e previdenza, specialmente per la decontribuzione mirata a favorire le assunzioni di giovani e donne e quella per le imprese del Sud, nonché per la proroga della CIG Covid. Nel capitolo ristori va assegnata grande attenzione ai settori cultura, turismo e sport duramente provati dal lockdown di primavera e colpiti dalle nuove restrizioni.

In tema tributario va costruita un’efficace fiscalità che aiuti le imprese nella transizione ecologica. “L’intervento previsto per la “plastic tax” -ha sottolineato Lusetti- non ne risolve le criticità; per questo riteniamo che vada soppressa o, almeno, che ne venga rinviata l’applicazione al 2022. Lo stesso vale per la “sugar tax”, destinata a tradursi in un inutile prelievo a danno delle imprese e dei consumatori”. Inoltre, mancano interventi specifici per l’applicazione del cosiddetto Superbonus 110%. In particolare, secondo l’Alleanza, occorre prorogare per almeno 3 anni il superbonus per la riqualificazione energetica e sismica degli edifici di cui al DL Rilancio, valutandone l’estensione anche ad alcune tipologie di immobili delle imprese, agli immobili utilizzati dagli enti del Terzo settore per le loro attività e agli immobili delle cooperative di abitazione a proprietà indivisa.

In relazione alla fiscalità per la famiglia, l’Alleanza sollecita la necessità di politiche specifiche per il welfare, sostenendo i soggetti del privato sociale che vi operano, migliorando l’attuale riforma del Terzo settore e dell’impresa sociale e garantendone una compiuta attuazione.

Infine, sul tema della tutela della salute, occorre intervenire sulle debolezze del sistema di assistenza sul territorio: non è previsto alcun investimento per l’integrazione con gli operatori accreditati, la nostra proposta è di “costruire un modello autentico ed efficace di assistenza territoriale, coinvolgendo cooperative di medici di medicina generale e specialisti, cooperative sociali, cooperative di farmacisti e imprese sociali specializzate”.

 

 

Tre feriti da arma da fuoco e da taglio e diverse vittime di abusi e violenze sessuali: sono i pazienti, in condizioni gravi, ricoverati dopo violenti scontri nelle strutture sanitarie supportate da Medici Senza Frontiere (MSF) nella città di Salamabila, nella provincia di Maniema orientale della Repubblica Democratica del Congo (RDC). 

Gli scontri, avvenuti nella notte dell'11 novembre scorso, sono solo l'ultimo esempio della violenza che la popolazione dell'area subisce da anni. In quest'area della RDC si registrano scontri tra gruppi armati per l'accesso a un giacimento d'oro naturale vicino al Monte Namoya, spesso accompagnati da attacchi alla popolazione civile. Violenza, rapimenti, saccheggi e distruzione di beni sono all'ordine del giorno. MSF è particolarmente allarmata dall'elevato numero di episodi di violenza sessuale, quasi 1.000 le persone assistite dalle équipe di MSF dall'inizio dell'anno. L'85% degli attacchi sono stati compiuti da uomini armati. 

"La violenza contro la popolazione civile a Salamabila è diventata normalità e avviene anche al di fuori del conflitto attivo" dichiara Carlos Francisco, capomissione di MSF. "Tutto ciò sta avendo un grave impatto sulla salute fisica e mentale delle persone che vivono qui". MSF è attiva nell'area dal 2018, fornendo cure mediche in diversi ospedali e centri sanitari. Una delle nostre priorità è il sostegno delle persone che sono sopravvissute alla violenza sessuale, anche attraverso il supporto psicosociale.

"Gli attacchi alla popolazione devono cessare. Chiediamo a tutti i gruppi armati e a chiunque sia in possesso di un'arma di rispettare il diritto internazionale umanitario e di non nuocere se non proteggere i civili, a tutti i costi" aggiunge Francisco di MSF.

MSF invita gli altri attori umanitari nella RDC ad agire e rafforzare i servizi di protezione per la popolazione di Salamabila che soffre in silenzio da troppo tempo.

In occasione della Giornata internazionale per l'eliminazione della violenza contro le donne Le donne del Centro gastronomico e culturale Chikù scrivono una lettera aperta rivolgendosi al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Emilia, Rosa, Rosaria e Samantha e tante altre, da dieci anni sono protagoniste dell’impresa sociale La Kumpania nata nel quartiere Scampia da un progetto dell'ass. chi rom e...chi no sostenuto tra le altre da Fondazione Con il Sud, Fondazione Vismara e Unicredit Foundation.

Sono donne del quartiere, napoletane e della comunità rom, che al Chikù hanno avuto un'opportunità' di emancipazione e di riscatto sociale e umano.  Sono parte fondante della prima impresa sociale nata tra donne rom e non sul tema della gastronomia multiculturale.

Ecco il testo della lettera diffuso da Chi rom..e chi no, Chikù e La Kumpania

Mi chiamo Emilia, sono una donna di Scampia, alla quale è stato fatto vivere un sogno. Ho deciso di scrivere questa lettera, anche a nome delle mie compagne d'avventura: Rosa, Rosaria, Samantha e la altre, le cuoche, le operatrici di sala de La Kumpania e di Chikù a Scampia, che fino a prima di questo maledetto virus, cercavano con sacrificio di proseguire il sogno che, grazie a chi ha creduto in noi e agli sforzi fatti tutti insieme, stavamo vivendo. Purtroppo, questo sogno sta andando in frantumi e non so se si può immaginare cosa significa per noi.

Prima di iniziare questa splendida avventura, io come le altre eravamo "semplici" casalinghe - come piace definirmi "casalinghe disperate"; poi è iniziato il nostro cammino di conoscenza, e neanche sapevamo fino a dove ci avrebbe portato. Invece con nostro grande stupore, questo cammino ci ha dato più di qualcosa: dignità, indipendenza, consapevolezza. Personalmente mi ha fatto sentire viva, perché oltre a un piccolo aiuto economico che sono riuscita a portare in famiglia, mi ha fatto provare quell'adrenalina, che ti scuote dentro e ti fa pensare: io sono capace, posso essere oltre che una mamma, una donna che lavora.

Ora, purtroppo, vedo questo sogno svanire, e mi sento inerme, sento essere tornata a prima che tutto avesse inizio, e che ormai mi sta stretto il ruolo solo di casalinga e mamma; cucinare per chi non conosci, mi fa sentire apprezzata, utile, mi emoziona. 

Qualcuno si può domandare: e perché se a causa di questo periodo nero, il nostro ristorante non si riprende, non cerco altrove? Semplice, ma chi prende a lavorare una donna di 45 anni? E poi, cosa ancora più importante, con tutte le mie compagne ci abbiamo creduto con tutte le nostre forze in questo progetto di fusione di cultura, di indipendenza e di crescita professionale, questo posto, Chikù, per noi è casa. 

Sei anni fa lo abbiamo inaugurato con le autorità cittadine, le fondazioni private, varie personalità pubbliche, e siamo diventate un vero e proprio caso mediatico: uno spazio al femminile in una delle periferie più povere d’Italia che prova a generare economia, lavoro e percorsi di liberazione.

La Kumpania invece compie dieci anni, prima impresa sociale in Italia che mette insieme donne rom e italiane, un vero e proprio simbolo, che prima ancora che esistesse Chikù aveva portato in giro per l’Italia i suoi catering e la sua storia unica.

Oggi siamo in cassa integrazione e non sappiamo se riusciremo a riprenderci dopo le due fasi tremende della pandemia. È stato un percorso molto difficile e pieno di sfide che negli anni abbiamo portato avanti con tenacia, creatività, conflitti e gioie.

Quest'ultima sfida ci sembra che si possa superare solo con uno sforzo superiore e congiunto e per questo, a nome di tutte, richiamo l’attenzione di tutte e tutti.

Non so cosa mi aspetto da questa lettera aperta, ma spero che qualcuno creda ancora una volta in noi e che così possa continuare il nostro sogno, possiamo riaccendere i fornelli e farvi gustare i nostri piatti.

 

 

"Siamo consci dei rischi che ci possono essere all'interno delle strutture residenziali per anziani, per questa ragione cerchiamo di essere il più possibile consapevoli delle difficoltà, problematiche e dell'importanza della dignità delle persone". Così Anna La Diega, vicepresidente della Cooperativa sociale Itaca, spiegava tre anni fa l'esigenza di aggiornare la Carta dei Valori e dei Comportamenti dell'area Anziani Residenziale, di cui è anche responsabile. Nata nel 2012, la Carta e i suoi principi assumono oggi un ruolo ancora più centrale, in un momento storico che ci vede tutti affrontare l'emergenza sanitaria da Covid-19: non solo punto di riferimento in termini di buone prassi nei servizi ma anche, e forse verrebbe quasi da dire soprattutto, per quanto riguarda l'impegno verso i beneficiari e la tutela della loro salute.

Siamo partiti da qui nel dialogo con Luciana Protti, coordinatrice della Residenza assistenziale alberghiera di Cimolais che la Cooperativa Itaca gestisce dal 1997. La "Casa albergo", che si trova in alta Valcellina e accoglie persone anziane autosufficienti provenienti da tutto il Friuli occidentale, è stata la prima struttura residenziale che la Cooperativa sociale friulana ha chiuso ad ingressi esterni, ancora prima del lockdown decretato dal Governo italiano il 9 marzo. "Abbiamo deciso cautelativamente, in condivisione con il Comune di Cimolais proprietario della struttura, di chiudere ad ingressi provenienti dall'esterno il 5 marzo - spiega Luciana Protti - per tutelare la salute dei nostri residenti. All'inizio abbiamo registrato comprensibili difficoltà negli anziani a comprendere le motivazioni di questa decisione, soprattutto perché, in quanto autosufficienti, erano abituati a vivere con una certa autonomia".

Prima del Covid-19, infatti, non c'erano limitazioni nelle uscite, potevano tranquillamente andare a prendere un caffè al bar, le sigarette al tabacchino, andare a messa, uscire per una semplice passeggiata, magari insieme ad alcuni paesani che negli anni hanno conosciuto e con i quali si sono instaurati anche dei legami di amicizia, o ancora prendere la corriera in autonomia per andare a Maniago al mercato settimanale del lunedì. Tutte abitudini "normali" prima del lockdown, che ora non sono più possibili. "Nei primi tempi abbiamo vissuto anche noi operatori una situazione di difficoltà, in primis nello spiegare loro il senso di quelle limitazioni. Il lockdown ancora non era stato dichiarato ed era tutto nuovo e difficilmente comprensibile e accettabile, per tutti anche per noi. Successivamente, grazie anche a quanto apprendevano quotidianamente dai telegiornali, hanno compreso la gravità della situazione".

LA RIMODULAZIONE DELLE USCITE SUL TERRITORIO

"Essendo autonomi e cercando di venire incontro ai loro desideri di contatto con l'esterno, dopo il 5 marzo, abbiamo riorganizzato l'assistenza per garantire le loro uscite in sicurezza, così ogni persona - prosegue la coordinatrice di Cimolais - è sempre stata accompagnata degli operatori, in giorni ed orari stabiliti attraverso la programmazione di un calendario predisposto insieme ai nostri anziani, anche perché avevamo notato in loro la tendenza inconsapevole ad abbassare la guardia e con essa le mascherine. Per questo abbiamo deciso di accompagnarli in poche uscite e mirate, per attivare una salvaguardia discreta ed attenta del loro comportamento, perché la tendenza quasi automatica era quella di abbassare la mascherina appena entravano al bar e l'operatore era subito pronto a ricordare alzarla fino a coprire il naso. Nelle prime settimane abbiamo imparato tutti assieme che, invece, è proprio in quella fase, nel momento dell'incontro con altre persone, che la mascherina va utilizzata in maniera adeguata".

Agli anziani è restata la possibilità di passeggiare liberamente nell'area antistante la Casa, che è piuttosto ampia, dotata di un bel giardino con panchine, gli alberi per ripararsi dal sole estivo, ma sempre in compagnia di un operatore. "Abbiamo anche riorganizzato l'area fumatori, che all'inizio si trovava all'esterno, poco prima dell'ingresso, ed ora si trova sul terrazzo con tavolini e sedie che consentono di rispettare il giusto distanziamento fisico".

LA CHIUSURA DELLE VISITE DALL'ESTERNO

"Parallelamente, dal 5 marzo abbiamo anche chiuso alle visite di parenti e amici che dall'esterno entravano in struttura". Finito il lockdown, per tutta l'estate la Residenza ha preferito comunque mantenere le restrizioni attivate, perché Cimolais è un paese di poco più di 350 persone che durante il periodo estivo, come avviene solitamente nei paesini di montagna, si popola di turisti e villeggianti. "E sono arrivati anche quest'anno, alcuni provenienti anche da aree dell'Italia che hanno vissuto in maniera tragica la pandemia".
Chiudere all'ingresso dei familiari in struttura per tanti mesi non è stato facile. Sono subito partite le videochiamate, che erano costanti per chi usa fluentemente il proprio smartphone e garantite dalla struttura per chi non lo possedeva. Il telefono della Residenza, poi, era sempre attivo e disponibile in qualsiasi orario.

La conclusione del lockdown sembrava suggerire che il pericolo fosse passato, tanto che alcune limitazioni erano state alleggerite e il servizio si era riaperto al territorio in maniera graduale. "Ci siamo allora organizzati per ricominciare le visite in sicurezza, durante l'estate, avevamo predisposto un tavolo all'esterno, le sedie erano poste distanti ma ben visibili tra l'anziano e il proprio caro, veniva effettuato un triage ai familiari con tanto di tracciamento della visita attraverso un apposito registro. In questa maniera l'anziano, indossando mascherina e visiera e mantenendo la distanza di almeno 1 metro, poteva incontrare i propri cari, alla presenza di un operatore che monitorava il rispetto delle distanze. Oggi, con la nuova chiusura, resta possibile la videochiamata, anche perché i familiari vivono lontano e possono venire o nei fine settimana o una volta al mese. Peraltro, molti dei nostri beneficiari non hanno una rete familiare ed allora la nostra equipe diventa famiglia ed è il "congiunto" più prossimo per l'anziano".

Tuttavia, l'aumento dei contagi delle ultime settimane anche in Friuli Venezia Giulia ha portato la Regione ad una nuova chiusura alle visite esterne nei servizi residenziali per anziani. "La sofferenza dei nostri residenti, cui viene nuovamente inibita la possibilità di una relazione in presenza con i propri familiari o conoscenti, è anche la nostra sofferenza. È vero che qui, sinora, è un'isola felice (la Casa albergo di Cimolais non ha registrato situazioni di positività al virus, ndr), ma siamo tutti consapevoli che i rischi ci sono, per questo il nostro livello di attenzione resta al massimo".

IL LEGAME CON GLI OPERATORI SI È RAFFORZATO

"La nuova chiusura neanche io la sto vivendo bene. Dopo tanti mesi, sapere che non possono ancora vedere di persona i loro familiari pesa anche sull'equipe di lavoro, perché è come se stessimo togliendo loro l'autonomia derivante dall'autodeterminazione. Così, a volte, si nota qualche comprensibile stato di agitazione per la frustrazione delle limitazioni ed è necessario intavolare con loro un dibattito serrato e continuo di richiamo al senso di responsabilità personale ed anche nei confronti degli altri residenti della Casa".

In questi mesi, il legame tra anziani e operatori si è ancor di più rafforzato. "Comprendiamo che chi non si trovi a vivere un'esperienza di questo genere possa avere difficoltà a comprenderla sino in fondo, qualcuno mi ha chiesto cosa salvare di questi mesi, ed io ho risposto il rafforzamento dei legami affettivi all'interno del servizio, perché, in un momento in cui ai familiari è tuttora impedito l'ingresso in struttura ed agli anziani di poter vivere l'affetto e la vicinanza delle persone che amano, noi operatori siamo riusciti tutti insieme ad essere con loro e per loro famiglia. Perché c'era davvero bisogno di esserci, per darci forza reciproca, l'uno con l'altro.

Noi diamo come operatori e riceviamo dagli anziani il senso della vicinanza, affettiva ed emotiva, in un momento in cui ci è imposto il distanziamento che per la Residenza di Cimolais è solo un distanziamento fisico ed un avvicinamento sociale".

Il 23 novembre del 1980 era domenica e fino al tardo pomeriggio non era accaduto nulla di particolare in Italia. Per la terra irpina e lucana, però, il destino aveva riservato un evento storico. Drammatico. Distruttivo.

Alle 19:34 un terremoto di magnitudo 6.9 scuoteva la Campania e la Basilicata causando danni inimmaginabili e migliaia di vittime. La terra, gli abitanti, la scienza e i protagonisti della ricerca del tempo si incontrano in un programma articolato su tre giorni, 23, 24 novembre e 27 novembre 2020, organizzato dall'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, in collaborazione con il Dipartimento per le Politiche Giovanili e il Servizio Civile Universale della Presidenza del Consiglio dei Ministri, l'Università La Sapienza di Roma, l'Università Federico II di Napoli, la Provincia di Avellino, il Comune di Sant'Angelo dei Lombardi e l'Osservatorio sul Doposisma della Fondazione MIdA.

Per l'occasione l'INGV lancia il sito "1980_2020, terremoto 80_scienza_memoria_testimonianza", interamente dedicato al terremoto e ricco di informazioni, dove i visitatori possono navigare tra le memorie, le schede scientifiche, le story maps e molto altro al link: terremoto80.ingv.it

Questi gli appuntamenti previsti, tutti online, per raccontare l'evento, insieme con il pubblico: 

Lunedì 23 novembre, dalle 17:00 alle 19:30 la Tavola rotonda “Il terremoto del 23 novembre 1980 | La ricerca, il monitoraggio, la comunicazione scientifica”. In un percorso tra passato, presente e futuro, i ricercatori si confronteranno sulle conoscenze dell'epoca e sul contributo che il terremoto del 1980 ha offerto alla conoscenza scientifica odierna.

Link http://terremoto80.ingv.it/diretta_23nov/

Lunedì 23 novembre, dalle 19:34: Première del DocuFilm dell'INGV "Irpinia80 - Viaggio nella terra che resiste". Un lungo filo rosso attraversa i luoghi colpiti al cuore dal terremoto del 23 novembre 1980. Protagonista di questo viaggio è una terra, l'Irpinia, che resiste pur mostrando ancora oggi i segni indelebili di quelle ferite.

Le donne e gli uomini protagonisti di questa enorme tragedia, i cittadini, le istituzioni e gli scienziati che hanno vissuto in prima persona gli eventi di quarant'anni fa, sono le voci narranti  di questo docufilm e raccontano come le loro vite siano cambiate, sconvolte da questo tragico spartiacque.

Un omaggio ai protagonisti ma anche a chi, dallo studio di quel terremoto, ha saputo sviluppare negli anni una conoscenza sempre più approfondita del fenomeno per comprendere meglio la sismicità del nostro territorio e mitigare i rischi ad essa associati. Il DocuFilm sarà online sul canale YouTube INGV Comunicazione Social e sul sito terremoto80.ingv.it

Martedì 24 novembre, dalle 17:00 alle 19:00 la Tavola rotonda “Il terremoto del 23 novembre 1980 |  Storia, Economia, Stato, Comunicazione e Protezione Civile”. Cosa succederebbe se quel terremoto avvenisse oggi nelle stesse zone? Cosa si può fare perché lo Stato faccia di più per la prevenzione? Ne parlano esperti di protezione civile, sismologi, storici, psicologi e politici. Link http://terremoto80.ingv.it/diretta_24nov/

Venerdì 27 novembre, dalle 17:00 alle 19:00 la Tavola rotonda “Memoria e testimonianze”. Ampio spazio alle testimonianze e alle memorie con la presentazione del libro "Storia di una ricostruzione" di Stefano Ventura, accompagnata dallo spettacolo "Il fulmine della Terra" di Mirko De Martino.

Link http://terremoto80.ingv.it/diretta_27nov/ 

Lo scorso 19 novembre si è svolto l’incontro tra i rappresentanti delle centrali cooperative e l’Assessore alla Sanità Luca Coletto, l’incontro è stato positivo ed ha permesso di iniziare a risolvere i problemi delle 300 cooperative sociali della regione che ogni giorno erogano servizi a 50.000 cittadini. Durante l'incontro, che ha messo al centro gli 8000 soci di cui 800 persone svantaggiate, la Regione Umbria ha presentato una proposta finalizzata all’applicazione dell’Art. 48 del decreto Cura Italia e dell’Art. 109 del Decreto Rilancio convertito in legge il 17 luglio 2020 annunciando la predisposizione di un apposito fondo volto a coprire gli extra costi sopportati dalle cooperative sociali per garantire la sicurezza dei lavoratori e dei fruitori dei servizi.

Queste proposte pur essendo distanti dalla totalità delle richieste , sono state accolte positivamente da Legacoopsociali, Federsolidarietà e AGCI Solidarietà che valutano in maniera favorevole la disponibilità al confronto dell’Assessore e l’impegno dimostrato a trovare delle soluzioni concrete.

La seconda questione affrontata è stata la garanzia della continuità dei servizi sociali, socio assistenziali e socio sanitari, rimodulandoli ove necessario. L’Art 89 del Decreto Rilancio ha stabilito che questi servizi sono da considerarsi servizi pubblici essenziali, anche se svolti in regime di concessione, accreditamento o mediante convenzione, in quanto volti a garantire il godimento di diritti della persona costituzionalmente tutelati e che le Regioni devono definire le modalità per garantire l'accesso e la continuità di tali servizi anche in situazione di emergenza. Su questo punto le centrali cooperative hanno evidenziato l’importanza della continuità e la necessità di adottare una linea di condotta uniforme in tutta la regione che, tutelando la salute degli operatori socio sanitari e degli utenti, garantisca l’apertura dei centri diurni.

“È stato un incontro positivo – hanno commentato i rappresentanti delle centrali cooperative – in cui abbiamo iniziato ad affrontare le problematicità della cooperazione sociale legate all’emergenza pandemica. Abbiamo condiviso con l’Assessore la necessità di dare continuità a questo confronto in modo da poter affrontare alcuni nodi strutturali come l’adeguamento delle tariffe, l’applicazione dell’art. 112 del codice degli appalti e l’adozione di una norma regione sugli appalti dei servizi di welfare”.

“L’affermazione dei diritti dei bambini e degli adolescenti passa anche attraverso l’offerta di u sistema di servizi di qualità accessibili a tutti. È questo uno dei principi del Manifesto Cooperativo per l’educazione e la tutela dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza che abbiamo oggi presentato”.

Lo dichiara la presidente di Legacoopsociali Eleonora Vanni durante l’evento on line in diretta sulla pagina Facebook dell’associazione in occasione della Giornata internazionale per i diritti dell’infanzia e dell’adolescenza.

Nel corso dell’iniziativa è stato presentato il Manifesto ha visto la partecipazione della Vice Ministra Anna Ascani, dell’deputato Luca Rizzo Nervo componente dell’Intergruppo infanzia e adolescenza e di diversi altri stakeholder che hanno dibattuto dopo l’intervento del Vice Presidente di Legacoopsociali e coordinatore delle reti Crescerete 0-6 e Già (Gruppo infanzia e adolescenza) Alberto Alberani.

“La pandemia – dichiarato Alberani – ha reso evidente l’insorgere di nuove disuguaglianze e povertà che hanno colpito duramente bambini e adolescenti. È necessario garantire servizi di qualità esigibili come diritto solamente definendo e finanziando i Livelli essenziali delle Prestazioni come indica la Costituzione Italiana”.

Secondo Legacoopsociali per garantire servizi di qualità è necessario inoltre modificare il rapporto fra pubblico e privato sociale anche superando l’attuale sistema di assegnazione dei servizi tramite gara d’ appalto. “I bisogni dei bambini e degli adolescenti non devono essere messi all’ asta e i servizi entrare all’ interno di sistemi di accreditamento definiti da una partecipata co-programmazione e co-progettazione”, ha concluso Alberani.

 La Horizon Service Società Cooperativa Sociale, attiva nella gestione di servizi socio-assistenziali ed educativi dal 1998, ha strutturato da fine ottobre una “Équipe Covid” per l’erogazione delle prestazioni socio-sanitarie al domicilio dei propri utenti nei territori della Valle Peligna, dell’Alto Sangro e della Marsica.

Questa équipe è composta da personale sanitario (infermieri e fisioterapisti) e socio-sanitario (OSS) adeguatamente formato per l’erogazione di prestazioni a pazienti affetti da Sars-CoV-2. Gli operatori coinvolti hanno svolto un corso di formazione specifica per approfondire tutte le procedure adottate in campo sanitario necessarie per adoperare al meglio i dispositivi di protezione individuale (DPI), per evitare la diffusione del contagio e svolgere, in condizioni di massima sicurezza, i singoli interventi richiesti.

La strutturazione di un servizio domiciliare ad hoc – altamente specializzato e professionale – è stata ideata sul modello delle USCA mediche predisposte dalle Asl, con l’intento di rappresentare anche una forma di sostegno e supporto al Sistema Sanitario Nazionale.

“Cogliamo l’occasione per ringraziare tutti i nostri operatori coinvolti nei servizi domiciliari e residenziali che, sin dai primi giorni del marzo scorso, non hanno mai cessato di lavorare dimostrando grande impegno, professionalità e senso del dovere. Siamo convinti che la chiave per superare la crisi del momento sia un lavoro svolto in collaborazione ed alta professionalità”, dichiara il presidente Gennaro Settevendemie.

“RSA come veri e propri lager”. Queste le parole virgolettate apparse sui quotidiani locali. Parole pronunciate durante il Consiglio dell’Unione dei Comuni Empolese Valdelsa da parte del capo gruppo Lega Nord, Leonardo Pilastri.

Il Consorzio CO&SO Empoli e le cooperative socie intendono rispondere a questa dura affermazione. “Definire lager le RSA – dichiara Nicola Biondi Presidente Cooperativa Colori gestrice della RSA Le Vele di Fucecchio e Chiassatelle di Empoli- è una duplice offesa che non può passare in sordina. Si offende la memoria e la storia e paragonare i nostri ospiti come deportati nei lager è altamente offensivo e grave; in secondo luogo è non portare rispetto a tutti gli operatori che con abnegazione e senso del dovere ogni giorno sono in prima linea per la cura degli ospiti contro un nemico subdolo e pericoloso”.

Ogni giorno nelle RSA gestite dal Consorzio CO&SO Empoli siamo al massimo dell’attenzione con un lavoro in costante e continua sinergia con la nostra ASL per monitorare, arginare l’espandersi del virus, curare i nostri ospiti e garantire loro la massima attenzione. Il prendersi cura non solo medica, ma anche morale l’essere loro vicini non farli sentire soli (purtroppo le visite nelle RSA sono state interrotte per il distanziamento sociale) è la funzione dei nostri operatori, infermieri, oss, osa e tutto il personale che in front office e dietro le quinte hanno a cuore il bene degli anziani.

“Vogliamo – conclude Biondi - esprimere la nostra vicinanza agli operatori, agli ospiti e alle famiglie della Rsa Villa Serena, che stanno vivendo una situazione davvero drammatica”.

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