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Giovedì, 02 Aprile 2020

"Aver raggiunto un accordo sulla cassa integrazione con la Regione Marche e con tutte le associazioni di categoria è un risultato importante per le cooperative e tutte le imprese interessate, che va a vantaggio dei lavoratori. In questo momento di grande difficoltà, è un passo di cui siamo molto soddisfatti, un sostegno all'attività imprenditoriale, a fianco del lavoro". Il presidente di Legacoop Marche, Gianfranco Alleruzzo, commenta così la firma dell'intesa istituzionale regionale, siglata il 20 marzo anche dall'associazione di cooperative, e che prevede il sostegno al reddito per i lavoratori dipendenti che non hanno accesso agli strumenti ordinari per un periodo di nove settimane, dal 23 febbraio 2020.

Alla firma, in videoconferenza, erano presenti l'assessore regionale al Lavoro, Loretta Bravi e i rappresentanti delle associazioni imprenditoriali e sindacali riconosciute nella Commissione regionale Lavoro tra cui Legacoop Marche. L'intesa fa seguito al decreto "Cura Italia" che ha messo a disposizione 3,3 miliardi di euro che verranno ripartiti tra le Regioni, ai quali si potranno aggiungere fondi residui regionali pari a 27,2 milioni di euro.

La CIGD è prevista per i datori di lavoro del settore privato inclusi quelli agricoli, della pesca, del terzo settore e del mondo delle professioni, con unità produttive nelle Marche. Non sono previsti dal decreto i datori di lavoro domestico, per cui la Regione sta studiando un'alternativa.

Lavoratori beneficiari sono i lavoratori dipendenti sia a tempo determinato che indeterminato (operai, impiegati, quadri, apprendisti con contratto professionalizzante, soci lavoratori delle cooperative con rapporto di lavoro subordinato, lavoranti a domicilio in regime di mono commessa, pescatori anche delle acque interne, imbarcati a qualunque titolo e /o iscritti a ruolino di equipaggio e tutti gli altri lavoratori dipendenti con qualsiasi forma contrattuale di lavoro subordinato). Non è prevista una anzianità minima aziendale. Per i lavoratori a tempo determinato la CIGD termina alla scadenza del contratto.

I lavoratori per i quali viene chiesta la concessione del trattamento di integrazione salariale in deroga devono risultare in forza presso i datori di lavoro richiedenti alla data del 23 febbraio 2020 (salvo la possibilità di includere i lavoratori che sono stati assunti successivamente entro la data di entrata in vigore del decreto).

“È dal 25 febbraio, nelle prime fasi dell’epidemia di Covid-19, che la SIPPS chiede di fare chiarezza per proporre strategie operative funzionali. La raccomandazione è sempre la stessa: salvaguardare il sistema sanitario e proteggere il personale medico e paramedico esposto in prima linea. Per seguirla basta, soddisfare tre richieste”.

A dirlo è Giuseppe Di Mauro, presidente della Società Italiana di Pediatria Preventiva e Sociale (SIPPS), che precisa quali sono: “E’ necessario evitare in tutti i modi l’assalto agli ospedali e soprattutto ai servizi di pronto soccorso che potrebbe renderli i luoghi più pericolosi; adottare corridoi preferenziali in cui poter canalizzare l’eventuale afflusso di migliaia di casi o supposti tali nei prossimi giorni o mesi; mettere a disposizione ospedali militari delle grandi città (attualmente quasi inutilizzati), in modo tale da trasformarli in breve tempo in centri di diagnosi, isolamento e smistamento per i casi necessitanti di terapia intensiva”.

L’adozione di corridoi preferenziali e/o dedicati è “una misura necessaria, anche se non sufficiente, per evitare il diffondersi del contagio. A distanza di un mese molto è stato fatto- continua Di Mauro- si sono identificati i centri Covid per la gestione dei casi documentati (confermati dalla positività del tampone) che necessitano di ricovero, si è definita l’assistenza domiciliare per i casi sospetti o accertati non gravi, si stanno sperimentando nuove terapie, si sono creati nuovi posti letto in rianimazione grazie alle generose donazioni di enti e privati cittadini. La popolazione rispetta le restrizioni decretate dal governo, sono previste sanzioni e pene per i trasgressori, si effettuano controlli. Nella gestione dell’epidemia persistono, però- puntualizza Di Mauro- alcuni punti deboli: la carenza del personale sanitario e dei presidi, in primis, e la gestione dei casi sospetti (quindi potenzialmente contagiosi) che necessitano di ricovero, ma che non hanno ancora ricevuto una diagnosi perché non hanno fatto il tampone o non hanno ancora ricevuto il risultato”.

In molti ospedali i pazienti in età pediatrica sono gestiti in spazi dedicati, fa sapere Maria Carmen Verga, segretario nazionale SIPPS, “spesso vicini alle aree di pronto soccorso, anch’esse dedicate ai casi sospetti, non circolano per l’ospedale, non accedono al reparto dove sono ricoverati pazienti con altre patologie e dove il personale non indossa i presidi di protezione. L’inosservanza di queste basilari misure- aggiunge- può infatti comportare un grave rischio per il personale e per tutti gli eventuali contatti”.

È ampiamente documentato, infatti, che tra “le principali cause di contagio ci sono proprio le procedure non corrette in ambiente ospedaliero- - precisa Ernesto Burgio, componente del comitato scientifico SIPPS sulla Newsletter Covid-19- e che in condizioni di estrema necessità si tende ad abbassare la soglia di sicurezza. Sono di questi giorni le proteste per il reclutamento di specializzandi e neolaureati e per l’utilizzo delle mascherine chirurgiche nell’assistenza dei pazienti positivi al Covid-19 al posto di quelle omologate FFP3. E’ pertanto necessario verificare urgentemente se ci sono e quali sono gli ospedali in cui non sono stati approntati spazi e percorsi dedicati ai casi sospetti, la cui gestione rimane perciò indefinita ed improvvisata”.

La SIPPS conclude ribadendo che “la sicurezza è una priorità assoluta e vuole portare all’attenzione un’altra criticità auspicando che tutti gli ospedali che non hanno ancora provveduto organizzino immediatamente i percorsi e le aree dedicate ai casi sospetti- termina Di Mauro- in corso di definizione diagnostica”.

Cancelli chiusi per figli e nipoti. Nessun volontario. Una boccata d'aria all'aperto solo nelle strutture che hanno giardini propri e inaccessibili dall'esterno. La tecnologia salva le relazioni: video chiamate con whatsapp e audiolibri. Ma le relazioni sono salvate dalla qualità umana e dalla professionalità. La cooperativa sociale Koinè ha messo in linea le socie dei servizi per l'infanzia con quelle che si occupano degli anziani e le prime hanno prodotto "audiolibri" che le seconde fanno ascoltare agli ospiti delle Rsa. I primi "titoli": Il giro del mondo in 80 giorni, L'uomo che piantava gli alberi, Marcovaldo, Il piccolo principe, Storia di un gatto e del topo che diventò suo amico.

"Alcuni anziani hanno una vaga memoria dell'influenza asiatica delle fine degli anni Cinquanta ma una cosa come questa non l'hanno mai vista - racconta Monica Massegnan della Rsa Pionta. Oggi la loro sofferenza più grande è quella di non poter vedere figli e nipoti. Il contatto con l'esterno è rappresentato dalle video chiamate. Le prime volte erano un po' incerti su questo strumento ma adesso, appena mi vedono, mi chiedono quando possono fare la chiamata. Noi cerchiamo di mantenere la normalità della giornata. Continuiamo a giocare, ad esempio al Musichiere: abbiamo comprato anche amplificatori nuovi. Poi ascoltiamo gli audiolibri e leggiamo. Abbiamo rallentato e selezionato di più la lettura dei quotidiani: non vogliamo aumentare l'angoscia".

Nelle Rsa ci sono anziani con condizioni di salute e consapevolezze diverse. "Qualcuno - sottolinea Maria Capacci delle Rsa Pescaiola - ci chiede e si chiede perché i parenti non vengono più. Una risposta? 'Ma sono stata cattiva?'. Per noi non è semplice tenere un punto di equilibrio e dare risposte che non contribuiscano ad alimentare la paura".

"Questa c'è per tutti - aggiunge Manola Ghezzi della Rsa di Subbiano. Il cellulare funziona e la videochiamata ancora di più ma non è certo la stessa cosa che poter abbracciare la figlia o il figlio. L'altro giorno un'ospite si è messa a piangere e allora siamo andate in terrazza insieme a parlare e, lo ammetto, anche a fumare una sigaretta. Pensava che avrebbe finito i soldi e che i parenti non sarebbero più venuti. Le ho detto di stare tranquilla perché sarei andata io fuori a comprare quello che le serviva e i soldi li avremmo presi dalla cassa della struttura, senza problemi. Talvolta ci sono timori che nemmeno possiamo immaginare.  Le ho detto che noi ci siamo e ci saremo. Proviamo a fare di tutto: balliamo, cantiamo, facciamo un po' le sceme anche se abbiamo il cuore pesante. Noi siamo con loro ma voglio dire che anche la cooperativa è con noi: in queste settimane sentiamo più che mai di essere parte di un gruppo che sostiene ogni suo componente, sempre e fino in fondo".

Villa Fiorita è, dal punto di vista del numero degli ospiti, la struttura più grande gestita da Koinè. "Abbiamo creato piccoli salottini e piccoli gruppi - ricorda Alessandra Milesi. Utilizziamo al massimo le video telefonate e qualche ospite si commuove e comincia  a piangere ancora prima che si avvii il collegamento. Una nonna ha detto alla nipote: 'non uscire di casa che c'è questo bobo fuori'. Noi operatrici continuiamo a farcela perché siamo un gruppo che reagisce molto bene. Siamo una cooperativa vera: l'ho sempre pensato ma mai che si potesse arrivare a questo punto di coesione".

La questione centrale è quella della fiducia tra gli ospiti e le operatrici. Loriana Seri è la referente delle attività assistenziale nella Rsa Pionta: "continuiamo tutte le attività possibili. Ovviamente non viene più la parrucchiera ma alle nostre anziane ci pensiamo noi. Proviamo a non far mancare nulla. Ci riconoscono una per una anche quando abbiamo la mascherina. I risultati del lavoro quotidiano di anni lo si vede anche in occasioni difficili come questa".

 

L'emergenza del Coronavirus (COVID-19), in quanto pandemia, riguarda tutta la popolazione. Ma è bene ricordare che, in senso generale, l’epilessia e il suo trattamento con i farmaci specifici non costituiscono in alcun modo un fattore di rischio maggiore riguardo la possibilità di essere contagiati dal Covid-19.

Per fare chiarezza, fornire indicazioni precise e sostenere le persone che soffrono di epilessia, la Lega Italiana Contro l’Epilessia (LICE) ha elaborato un vademecum con le raccomandazioni per le persone che soffrono di epilessia affinché adottino le misure adeguate per prevenire il rischio di contagio dal virus, e prendano le decisioni corrette riguardo alla gestione delle terapie e dei trattamenti. 

Sarà comunque sempre e solo il proprio specialista di riferimento, l’epilettologo, a valutare la situazione e concordare con il paziente e/o i familiari le eventuali precauzioni da adottare per minimizzare il più possibile i rischi, cercando di interferire il meno possibile con la qualità di vita del paziente stesso. La terapia antiepilettica, che non comporta depressione immunitaria, va seguita con regolarità per evitare rischi da aggravamento della propria forma di epilessia.

EMERGENZA COVID-19: VADEMECUM LICE PER LE PERSONE CHE SOFFRONO DI EPILESSIA 

  1. Il rischio di contrarre l’infezione da COVID-19 è maggiore nelle persone con Epilessia?

Le persone con epilessia non sono di per sé a maggior rischio delle altre di contrarre l’infezione da Coronavirus, quindi valgono per loro le stesse raccomandazioni e restrizioni previste dal Ministero della Salute, dall’ISS e dai Decreti governativi in continuo aggiornamento (http://www.salute.gov.ithttps://www.iss.it )

  1. Le Epilessie sono di diverso tipo e gravità. Chi rischia di più?

Coloro che sono affetti da epilessie particolarmente gravi, o in cui la febbre accentua le crisi, e soprattutto le persone che soffrono di altre patologie associate sono da considerarsi maggiormente “fragili” e quindi a rischio: per loro è opportuno mantenere regimi di vita ancora più controllati, da stabilire in accordo con il neurologo/neuropsichiatra Infantile ed il medico/pediatra di base.

  1. Come ci si deve comportare con la Terapia Antiepilettica?

La terapia antiepilettica di per se non comporta depressione immunitaria e quindi va proseguita con regolarità. Nei casi in cui a domicilio siano necessari altri trattamenti farmacologici in associazione il medico/pediatra di base e il neurologo/neuropsichiatra infantile curante devono valutare il singolo caso, al fine di evitare interazioni significative. In caso di condizioni che comportino provvedimenti urgenti e di ricovero, è necessario inoltre che i medici cui la persona è affidata vengano informati riguardo all’epilessia e al suo trattamento farmacologico, allo scopo di prevenire per quanto possibile complicanze legate alle crisi ed alle possibili interazioni tra i farmaci antiepilettici e altri farmaci (https://www.lice.it/LICE_ita/commissione_farmaco/commissione_farmaco.php).

  1. Se ho bisogno di una visita come posso fare?

 Le visite ambulatoriali di controllo sono allo stato attuale sospese su tutto il territorio nazionale. Quando possibile, è auspicabile sostituirle temporaneamente con vie alternative di contatto (telefono o mail) con l’epilettologo di riferimento. Ogni Centro per l’Epilessia è tenuto comunque a garantire visite effettivamente urgenti (richieste come tali dal Medico/Pediatra di Medicina Generale) e la loro esecuzione va pianificata in accordo con la struttura sede del Centro stesso.

  1. Come comportarsi in caso di emergenze?

Per le situazioni di emergenza (traumi da caduta in seguito a crisi, crisi prolungate o ravvicinate, stato epilettico, etc) occorre rivolgersi al Dipartimento di Emergenza dell’Ospedale più vicino.

  1. Il mio piano terapeutico è scaduto, che fare?

I piani di trattamento (per i farmaci che lo prevedono) sono stati al momento prorogati di 90 giorni rispetto alla loro scadenza (https://www.aifa.gov.it). Non serve quindi contattare l’epilettologo di riferimento per il rinnovo dei piani in scadenza anche se occorre sempre informarlo qualora si verifichino reazioni avverse riconducibili al farmaco pianificato.

  1. Spesso i farmaci che assumo non sono disponibili in farmacia, a chi mi posso rivolgere?

Riguardo alle problematiche concernenti la carenza di alcuni farmaci antiepilettici, sia il sito dell’AIFA (https://www.aifa.gov.it) che quello della LICE (www.lice.it) forniscono indicazioni circa le procedure al momento autorizzate per ottenerli a carico del SSN. Siamo comunque disponibili, anche attraverso il canale Facebook di Fondazione Epilessia LICE a fornire ogni aiuto in casi specifici. In ragione dell’applicazione di procedure differenziate per la fornitura di alcuni farmaci da parte dei diversi Sistemi Sanitari Regionali, è consigliabile verificare la situazione ed i canali di distribuzione già abitualmente utilizzati anche presso gli uffici ASST di riferimento.

  1. Vista l’emergenza Covid-19 posso evitare di andare dal medico per le prescrizioni dei farmaci?

Recentissime disposizioni sia di singole Regioni che della Protezione Civile (e quindi valide su tutto il territorio nazionale) rendono possibile la prescrizione di tutti i farmaci antiepilettici (compresi quelli soggetti a piano terapeutico e DPC) attraverso la ricetta dematerializzata. Il paziente può quindi ottenere la prescrizione senza recarsi dal Medico curante ed ottenere per telefono o per mail il Numero Ricetta Elettronica (NRE). Con questo e con la Tessera Sanitaria potrà quindi recarsi direttamente in farmacia a ritirare il farmaco.

  1. Se ho contratto l’infezione o sono comunque in quarantena a domicilio chi posso contattare per avere i farmaci al mio domicilio?

Ai pazienti positivi al COVID-19 o in quarantena domiciliare deve essere garantita la consegna dei farmaci a casa. Nei territori sono stati attivati vari servizi di volontariato e si può contattare la Croce Rossa Italiana al numero verde 800.065.510 attivo h24 https://www.cri.it/11-03-2020-covid-19-croce-rossa-e-federfarma-insieme-consegna-farmaci-a-domicilio-persone-vulnerabili

  1. La mia patente di guida è scaduta o scadrà a breve, che fare?

Il rinnovo di tutte le Patenti di Guida è stato prorogato al 31 Agosto 2020 (DL 17.3.2020).

Sin dall'inizio dell'emergenza Coronavirus, la Fondazione Banco di Napoli ha attivato i suoi rappresentanti nelle regioni meridionali di competenza al fine di costruire una rete territoriale per intercettare nei luoghi individuati le esigenze di alcune fasce più deboli. La Fondazione Banco di Napoli ha deciso di sostenere un'iniziativa ampia ed articolata, denominandola simbolicamente 'Una goccia nell'oceano' e lanciando l'hashtag #pocomatanto. Sono state così messe in campo specifiche iniziative in Campania, Abruzzo, Molise, Puglia, Basilicata e Calabria. Nello specifico: Napoli, Caserta e provincia; Chieti, Pescara e Montesilvano; Campobasso; Taranto; Potenza; Catanzaro. Per aiutare i nuclei familiari colpiti dagli effetti del lockdown: piccoli commercianti, negozianti, famiglie monoreddito, anziani soli. Verranno distribuiti pacchi alimentari realizzati con la collaborazione dei supermercati Decò, con l'aiuto logistico della Croce Rossa e della Protezione Civile, dei parroci e delle associazioni di volontariato dei rispettivi territori.

L'obiettivo è aiutare anche con piccoli contributi quelle persone che, avendo interrotto l'attività lavorativa improvvisamente, versano ora in gravissima difficoltà economica. La Fondazione, che ha condiviso l'iniziativa con l'Unione industriali di Caserta, ha avuto poi la collaborazione della Camera di Commercio di Caserta. Per il sostegno concreto alle strutture sanitarie attive in prima linea per contrastare l'epidemia da Covid-19, verrà finanziato l'acquisto di tecnologie sanitarie per l'Azienda Ospedaliera dei Colli di Napoli e verranno distribuite mascherine ai medici di prossimità nelle varie regioni di competenza che ne stanno facendo richiesta. La Fondazione ha aperto un conto su Banca Intesa destinato a ricevere le donazioni di chi vorrà contribuire, senza spese per i bonifici effettuati: FBN PER EMERGENZA COVID-19; IBAN: IT71B0306909606100000172086

La presidente Rossella Paliotto, a nome del Consiglio Generale e del Consiglio di Amministrazione, ha dichiarato: "Destineremo la quasi totalità del nostro avanzo di bilancio dell'anno 2019 all'emergenza Coronavirus: circa 600mila euro per sostenere l'emergenza nelle regioni di nostra competenza. Aiutare i medici e gli infermieri che stanno affrontando con abnegazione e coraggio questa gravissima epidemia è un nostro dovere morale e non finiremo mai di ringraziarli. Inoltre, la Fondazione, da sempre sensibile ai problemi dei territori meridionali, in una fase in cui la solitudine può rappresentare il male invisibile di una società costretta ad evitare qualsiasi relazione sociale in nome della salute, sente forte il desiderio di rappresentare un'istituzione di prossimità".

 

 

Lo si dice oramai da giorni: le mascherine scarseggiano, anzi sono diventate pressoché irreperibili. Dispositivi di sicurezza individuale indispensabili nella lotta contro il Coronavirus per il lavoro quotidiano di medici e sanitari ma irrinunciabili anche per garantire, in questa fase di dura emergenza, la tutela della salute dei numerosi lavoratori e lavoratrici delle cooperative sociali e dei cittadini più fragili (anziani, persone con disabilità, minori…) affidati ogni giorno alla loro cura e assistenza presso le strutture residenziali e a domicilio.

«I nostri operatori, come quelli di altre cooperative, sono quotidianamente al fronte per assicurare servizi che oggi sono essenziali, anche per tenere lontani dagli ospedali altri possibili malati. L’allarme è alto, perché stiamo davvero faticando a continuare il nostro lavoro». A dirlo è Linda Croce, presidente della cooperativa sociale Azalea che conta nel Veronese oltre 400 lavoratrici e lavoratori impegnati nei servizi residenziali per anziani), nelle comunità per minori senza famiglia, e ancora nell’assistenza domiciliare, anche infermieristica, di persone con disabilità, anziane o con problemi psichiatrici. Si tratta di circa un migliaio di cittadini e delle loro famiglie, a cui la cooperativa garantisce i servizi sociosanitari di cui hanno bisogno. E nel caso degli anziani sono le persone più vulnerabili che stiamo cercando, come territorio e come Paese, di proteggere dal Covid19.

«È indiscutibile che il personale ospedaliero e della medicina di base costituiscano la priorità in tema di dispositivi di protezione. Ma davvero anche per noi è scoppiata una vera e propria “emergenza” – evidenzia la presidente –. La cooperazione sociale è costretta a costruirsi in casa mascherine artigianali che sappiamo bene essere meno efficaci. Lanciamo dunque il nostro appello alle Ulss e alle istituzioni: non dimenticatevi delle cooperative sociali. Ma lo lanciamo anche a tutti i cittadini e alle imprese: donate alle cooperative sociali del territorio le mascherine a voi non necessarie:1, 10, 100… non importa, saranno tutte importanti. Penso in particolare agli artigiani, ad esempio estetisti, marmisti, costruttori edili, verniciatori…, che oggi non sono impegnati nella loro attività proprio a causa delle misure di restrizione. Il loro aiuto, l’aiuto di tutti grande o piccolo che sia, può essere in questo momento davvero prezioso».

E in merito all’iniziativa annunciata nei giorni scorsi dalla Regione Veneto di distribuire le mascherine prodotte da una nota tipografia padovana, questo il commento della presidente Linda Croce:«Certo è da guardarsi con plauso l’intenzione, ma i dispositivi potrebbero risultare efficaci solo per il cittadino comune, non di certo per gli operatori sociosanitari e gli infermieri delle cooperative sociali che forniscono assistenza di base a stretto contatto con le persone fragili».

 

Emergenza coronavirus e mafie. Un tema che non ha trovato spazio nel dibattito pubblico fino ad oggi. Come si stanno comportando e organizzando i clan e le loro attività criminali? Lo chiediamo a Luigi Cuomo, presidente di Sos impresa-Rete per la legalità.

Racket, spaccio, usura e i grandi business dei clan: cosa sta accadendo nei territori ad alta intensità mafiosa e camorrista? Le conseguenze sociali dell’emergenza coronavirus pongono un serio rischio di cadere nelle mani dell’usura?  La questione criminale e mafiosa è stata posta nel dibattito per i decreti?

Ecco le risposte del presidente di Sos Impresa nell'intervista rilasciata per il Giornale Radio Sociale

"Nei periodi di crisi, gli effetti delle disuguaglianze formali e sostanziali diventano ancor più evidenti. Le note che seguono forniscono una prima panoramica sui diritti dei cittadini stranieri messi a rischio dall'emergenza COVID-19."

Così inizia il Documento sottoscritto da un centinaio di associazioni e singole persone per spezzare il silenzio ed evidenziare le criticità che, in questa drammatica situazione di emergenza da COVID-19, caratterizzano la condizione delle persone straniere ed in particolare dei/delle richiedenti asilo, delle persone senza fissa dimora e dei lavoratori e delle lavoratrici ammassati negli insediamenti informali rurali.

Persone che ad oggi sono prive di effettiva tutela, nella maggioranza dei casi anche degli strumenti minimi di contenimento (mascherine e guanti – acqua, servizi igienici), ed oggettivamente impossibilitate a rispettare le misure previste dal legislatore, vivendo in luoghi che di per sé costituiscono assembramenti.

Il documento non si limita ad enucleare dette criticità ma propone e chiede al legislatore soluzioni concrete ed immediate, che consentano di garantire a tutte le persone le medesime tutele previste dai provvedimenti per contenere il contagio da coronavirus.

Con specifico riguardo ai Centri straordinari di accoglienza (che dalla riforma del cd. decreto sicurezza n. 118/2018 sono diventati grandi contenitori di persone, con significativa riduzione dei servizi, compresi quelli sanitari), le Associazioni firmatarie chiedono che vengano chiusi, riorganizzando il sistema secondo il modello della cd. accoglienza diffusa in piccoli appartamenti e distribuiti nei territori, essendo impossibile nei contesti attuali il rispetto delle misure legali vigenti, a partire dalla distanza tra le persone e al divieto di assembramenti.

Il Documento chiede, altresì, che venga consentito l'accesso al SIPROIMI anche per coloro che ne sono stati esclusi dal decreto sicurezza (titolari di permesso umanitario, richiedenti asilo) e che le persone senza fissa dimora o che vivono negli insediamenti informali rurali (cioè che lavorano per l'agricoltura per fornire i prodotti per la vita quotidiana) siano accolte in strutture adeguate, con dotazione di acqua e servizi igienici, oggi assenti in questi ultimi.

Analoghe richieste chiediamo per i CPR e gli Hot-Spot, evidenziando, quanto ai primi, la necessità di impedire nuovi ingressi e per le persone già trattenute di disporre le misure alternative al trattenimento, stante l'impossibilità attuale di eseguire ogni rimpatrio nei Paesi di origine.

Il documento non si dimentica neppure della situazione in cui versano le persone migranti che anche in questo periodo possono arrivare in Italia, per cercare di sottrarsi a morte e torture nei campi in Libia o in fuga da situazioni di grave pericolo. Rispetto a costoro chiediamo che vengano predisposte misure che consentano la rapida indicazione di un porto sicuro per lo sbarco e la predisposizioni di protocolli atti ad evitare la diffusione della pandemia in corso.

Il Documento non dimentica nemmeno di esortare il legislatore a non ignorare le riforme che da tempo sono urgenti per le persone straniere e per la democrazia tutta, dalla cittadinanza, all'abrogazione dei cd. decreti sicurezza, alla sempre più urgente regolarizzazione. 

“L'insieme di queste richieste, che ci auguriamo il legislatore e tutte le competenti autorità prendano immediatamente in considerazione, non rispondono solo ad una imprescindibile necessità di trattamento uguale per tutte le persone, "senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali" (art. 3 Costituzione), ma ad una necessità per la salvaguardia dell'intera salute pubblica”.

Amnesty chiede di vietare ingressi nei Cpr

"Continuare a permettere nuovi ingressi  e a trattenere nei Cpr persone la cui detenzione scade a breve, ben prima della probabile riattivazione delle misure di rimpatrio, semplicemente non ha senso: si tratta di una detenzione non solo illegittima ma anche irragionevole, dal momento che contribuisce a creare affollamento nelle strutture e condizioni di più facile propagazione del Covid-19".

Amnesty International Italia si aggiunge pertanto alla voce di chi – dal Garante nazionale per i diritti delle persone private della libertà alle numerose organizzazioni della società civile –chiede al governo Conte "di porre urgentemente l’attenzione sulla situazione del Cpr, invitando come minimo a fermare i nuovi ingressi e a rilasciare le persone i cui termini di detenzione hanno una scadenza ravvicinata".

 

A un anno dalla presentazione del Rapporto "15 proposte per la giustizia sociale", un pacchetto di proposte per contrastare le disuguaglianze, il Forum Disuguaglianze e Diversità organizza il 25 marzo alle 17.30 il confronto in streaming "Disuguaglianze nell'epoca delle crisi. Un anno di vita e più utili che mai: le nostre 15 proposte". Si parlerà di salute (sanità in Italia e mancata cooperazione tra stati), attivismo civico in queste ore e misure di protezione sociale universale perché nessuno resti indietro per colpa dell'emergenza determinata dal coronavirus.

L'impreparazione alla crisi e i suoi effetti diseguali confermano la diagnosi e le proposte del ForumDD. Mentre si ragiona sulla mobilitazione che sarà necessaria una volta usciti dalla situazione di emergenza, vogliamo interrogarci su questa situazione. Perché siamo messi così? Come l'attivismo civico e la partecipazione riempiono i vuoti e sono un pezzo della risposta italiana? Cosa fare subito per proteggere tutti, garantiti e esclusi? Su quest'ultimo tema il ForumDD, insieme a Cristiano Gori, docente di politica sociale all'Università di Trento, ha costruito uno schema concettuale operativo, ispirato al principio di una tutela universale per tutte le persone a misura delle persone, per valutare e completare le proposte di contenimento degli effetti sociali ed economici della crisi all'attenzione del Parlamento e del paese. Uno schema a cui è possibile aderire.

Durante la prima sessione dell'incontro, introdotto e condotto da Fabrizio Barca, coordinatore del ForumDD, si discuterà di salute, ricerca e cooperazione internazionale. Prenderanno la parola: Elena Granaglia (Università Roma Tre/ForumDD), Massimo Florio (Università di Milano), Maurizio Franzini (Sapienza/ForumDD), Ugo Pagano (Università di Siena), Vittorio Agnoletto (Università di Milano), Maria Grazia Cogliati Dezza (già Coordinatrice Sociosanitaria AsuiTS), Lucio Caracciolo (Limes) e Pierluigi Stefanini (Fondazione Unipolis).

Nella seconda parte, attori civici racconteranno storie ed esperienze di solidarietà e protezione dei più fragili o di chi rischia di diventarlo perché è in prima linea. Saranno con noi: Marco De Ponte (ActionAid/ForumDD), Antonio Gaudioso (Cittadinanzattiva/ForumDD), Andrea Morniroli (Cooperativa Dedalus/ForumDD), Raffaella Palladino (Cooperativa EVA onlus/ForumDD), Marco Lombardo (Comune di Bologna) e Stefania Mancini (Fondazione Charlemagne).

La terza sessione sarà dedicata alla discussione del documento curato dal ForumDD insieme a Cristiano Gori, docente di politica sociale all'Università di Trento, per garantire una protezione sociale universale a misura delle persone colpite dalla crisi. Commenteranno la proposta Chiara Saraceno (Collegio Carlo Alberto, Torino), Innocenzo Cipolletta (Assonime), Maurizio Ferrera (Università di Milano), Tania Scacchetti (CGIL), Marta Fana (Ricercatrice in Economia). Chiuderà l'incontro Carlo Borgomeo (Fondazione CON IL SUD).

 

 

"Costituire un fondo nazionale straordinario e temporaneo di sostegno e compartecipazione per la continuità dei servizi sociali e socio-sanitari essenziali". Lo chiedono in modo unitario Fp Cgil, Cisl Fp, Fisascat Cisl, Uil Fpl, UilTucs, Federsolidarietà, Legacoopsociali, Agci Solidarietà, firmatarie del Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro del settore dei servizi sociali, sociosanitari, educativi e di inserimento lavorativo della cooperazione sociale: ringraziano tutti i lavoratori e tutte le cooperative sociali impegnati congiuntamente, in una fase così drammatica per il Paese, a tutelare l’occupazione nel rispetto del Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro.

"Le lavoratrici ed i lavoratori con grandi difficoltà - è scritto nella nota congiunta - stanno continuando a prestare la propria professionalità, nei territori, per erogare servizi alle persone in difficoltà, ovvero persone anziane, minori, persone con disabilità sia presso le residenze sanitarie che a domicilio, presso le comunità psichiatriche, presso le strutture per persone con dipendenze, senza fissa dimora e migranti. Tali servizi essenziali per gli utenti, ed indirettamente per le loro famiglie, sono diffusi in tutt’Italia, occupano oltre 350.000 lavoratrici e lavoratori e garantiscono in quota parte il welfare italiano e conseguentemente la tenuta sociale ed economica del Nostro Paese". 

"Vanno pertanto sostenuti dalle strutture pubbliche deputate", in primis la Protezione Civile, affinché siano agevolmente dotati dei necessari dispositivi di protezione.  "Va, inoltre, sostenuta e garantita la continuità dei servizi e dei redditi valorizzando, anche attraverso una necessaria azione congiunta con il sistema delle autonomie, quanto previsto dal Decreto Cura Italia".  Va, ora, sostenuto e strutturato "un Piano Nazionale a sostegno dei servizi sociali, sociosanitari ed educativi per il contenimento del coronavirus: "tutelare e garantire la continuità dei servizi sociali, socio-sanitari ed educativi, consentendo che siano riorganizzati nelle modalità più consone al momento; garantire la continuità del reddito alle lavoratrici ed ai lavoratori attraverso l’applicazione dell’articolo 48 del D.L. 17 marzo 2020, n. 18; dotare i servizi sociali, socio-sanitari ed educativi di idonei dispositivi di protezione e strumenti adeguati affinché si possa evitare il contagio degli operatori che lavorano, oggettivamente, in condizioni precarie. Tali dispositivi dovranno essere distribuiti anche alla rete che fa assistenza nei centri residenziali e domiciliare fin da subito a partire dalle zone in difficoltà.

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