Login to your account

Username *
Password *
Remember Me
Venerdì, 18 Ottobre 2019

Torna in Italia dopo 14 anni l'ICGG15 - International Conference of Gas Geochemistry, la Conferenza internazionale tenutasi per la prima volta in Francia nel 1982 che richiama esperti da tutto il mondo per presentare e discutere le ultime ricerche e i progressi tecnologici relativi alla geochimica dei gas in campo vulcanico, sismico ed ambientale.

La 15a edizione della Conferenza, al via presso la Sede di Palermo dell'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV) e in programma fino al 5 ottobre nel duecentesco Castello di Milazzo (ME), è organizzata dalla sezione palermitana dell'Istituto e patrocinata anche da UNESCO, Regione Siciliana, Assemblea Regionale Siciliana e Comune di Milazzo.

"L'ICGG è un forum internazionale di alto prestigio in cui momenti di comunicazione scientifica vengono combinati con intensi scambi tra ricercatori provenienti da ogni parte del mondo", spiega Franco Italiano, Direttore della Sezione di Palermo dell'INGV, "L'obiettivo fondamentale è stimolare la crescita e i progressi nel campo della geochimica dei gas, favorendo lo scambio internazionale e interdisciplinare di informazioni e sostenendo, così, la cooperazione tra Istituti di ricerca e mondo industriale".

I temi che verranno affrontati durante i lavori dell'ICGG15 spazieranno dai contesti geodinamici, vulcanici e petroliferi all'ambiente marino e sottomarino, per arrivare all'atmosfera, alle acque sotterranee, alle risorse idriche, fino alla geomedicina e geochimica dei gas nelle rocce cristalline.

In apertura dei lavori è già stato siglato un Accordo di collaborazione scientifica tra la Sezione di Palermo dell'INGV e l'Institute of Earthquake Forecasting of China Earthquake Administration (IEF-CEA) per lo sviluppo di attività finalizzate allo studio dei fluidi in aree sismologicamente attive, con attività di ricerca in zone selezionate in Italia e in Cina.

"Parallelamente alla Conferenza", prosegue Italiano, "negli spazi del Mastio (ovvero la parte più alta del Castello di Milazzo) sono previsti eventi intracongressuali e sono allestite alcune mostre, tra cui quella sul terremoto del Belice del 1968, sul terremoto di Messina del 1908, su ambiente e salute a cura del progetto CISAS del CNR (Consiglio Nazionale delle Ricerche), sull'idrotermalismo e sul progetto IDMAR (Laboratorio multidisciplinare sul mare)".

Inoltre, durante la manifestazione si riunirà il Comitato di Pilotaggio del progetto Italia-Malta "BESS" (Pocket Beach Management & Remote Surveillance System) alla presenza di colleghi delle Università di Messina, Palermo e Malta, dei Ministeri degli Esteri italiano e maltese e delle amministrazioni maltese e siciliana. Si tratta di un progetto co-finanziato dall'Unione Europea (Fondo Europeo di Sviluppo Regionale, nell'ambito del P.O. Italia Malta 2014-2020) con l'obiettivo di redigere un Manuale di Gestione utile alla programmazione di interventi a favore delle aree marino-costiere dei Paesi coinvolti.

È previsto, infine, un ulteriore tavolo di lavoro che coinvolgerà INGV e ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale), con la partecipazione delle ARPA (Agenzie Regionali per la Protezione Ambientale) aderenti all'accordo. Tema centrale sarà lo studio dei modelli di monitoraggio idro-geochimico per l'analisi integrata delle pericolosità geologiche.

 

 

Scongiurare l’aumento dell’Iva deve essere un obiettivo prioritario della prossima legge di bilancio. L’Alleanza delle Cooperative Italiane conferma la posizione espressa più volte nel corso delle ultime settimane. “Nel dibattito che si sta sviluppando in vista della redazione della nota di aggiornamento al DEF e della legge di bilancio -sottolinea l’Alleanza- stanno emergendo ipotesi di intervento che, seppure non ancora definite, non sembrano muoversi esattamente in questa direzione”.

“Per questo -prosegue l’Alleanza- ribadiamo la nostra convinzione che, anche in considerazione delle risorse disponibili, vada assolutamente scongiurato l’aumento dell’IVA che avrebbe effetti depressivi sui consumi, già poco vivaci, tra l’altro in una fase di stagnazione del nostro Paese e in un contesto di forte rallentamento dell’economia e di tensioni negli scambi commerciali a livello internazionale”.

 

La media nazionale delle risorse del bilancio sanitario dedicate alla salute mentale si attesta sul 3%, invece del 5% come per legge; i posti letto per la psichiatria dovrebbero essere 1 su 10.000 abitanti, ovvero 100 a Napoli, invece dei meno di 50 esistenti; le strutture territoriali riferite a 100.000 abitanti sono 1,06, a fronte della media nazionale del 3,6. La spesa pro capite e la capacità di entrare in contatto con il paziente sono inferiori di circa il 30% rispetto alla media nazionale;

In Campania ci sono circa 70.000 psicotici gravi, senza contare i disturbi neuropsichiatrici organici come demenze e oligofrenie. Per stimare le persone coinvolte bisogna moltiplicare almeno per 4,5 tenendo conto dei familiari e degli operatori sanitari implicati pesantemente, arrivando a circa 300.000 cittadini. A Napoli ce ne sono circa 12.000;

In Italia il quadro è il seguente: l’invalidità per malattie mentali colpisce circa 700 mila individui. Nella popolazione generale si stima siano circa 2,6 milioni le persone con depressione. Nella popolazione generale gli individui adulti che presentano un punteggio sopra-soglia di rischio per disturbo psichiatrico comune sono il 17.7% (nel 2005 erano il 15.7%). Ciò equivale a dire che dal 2005 al 2012 circa 1 milione di persone in più presenta condizioni di vulnerabilità psichiatrica.

“È stata definitivamente sdoganata una concezione del malato mentale come rifiuto umano – afferma Francesco Maranta, portavoce Forum Diritti e Salute - la cui filiera ha come via finale comune l'ospedalizzazione, la cronicizzazione, il coagularsi dello stigma. La psichiatria viene equiparata al ciclo dei rifiuti, e anche in questo caso si sceglie la via della discarica piuttosto che quella del riciclaggio delle energie dei sentimenti e dell'intelligenza dei cittadini svantaggiati”.

“Ne consegue quindi - aggiunge Maranta - che è indispensabile attivare, riesumare o reinventare qualsiasi forma di accoglienza territoriale psichiatrica, notturna e diurna, a tassi variabili di medicalizzazione, per affrontare le nuove cronicità psichiatriche, che coinvolgono in special modo l’utenza giovanile. Infatti non esistono solo le grandi agitazioni psicomotorie, che possono essere di natura funzionale, organica, iatrogena o legate a sostanze stupefacenti, che vanno contrastate prevalentemente nei servizi psichiatrici di diagnosi e cura degli ospedali generali. Si devono affrontare con efficacia e umanità le crisi familiari, le modifiche dei trattamenti farmacologici, gli scompensi psichici di media-lieve entità, il raccordo con i centri diurni di riabilitazione”.

Questa impostazione si rende particolarmente efficace proprio alla luce delle gravi criticità assistenziali in salute mentale nella regione Campania, come presidio fondamentale della prevenzione e contrasto della crisi, così come prevede la legge quadro 180, e la legge della regione Campania che la recepisce, la 1/83. “Per fare questo – continua - è indispensabile mantenere l’assistenza psichiatrica anche di notte, per preservare e difendere il modello di Franco Basaglia e di Sergio Piro nei nostri territori, altrimenti destinato alla estinzione, annegato dal populismo sanitario che attacca la sanità pubblica, mortificata e depressa e dal sovranismo sanitario delle singole asl e delle singole regioni, che procedono in maniera disordinata, disomogenea e quindi inefficace nell’affrontare le  tematiche della salute mentale”.

“Occorre quindi differenziale il ‘posto letto’ del centro crisi e del day hospital dall’accoglienza territoriale notturna o diurna (CAT, centri di accoglienza territoriale) per legalizzare esplicitamente quelle situazione di sperimentazione che meritoriamente affrontano con le scarse risorse a disposizione le gravi problematiche della salute mentale. In caso contrario la medicina difensiva a cui costretti gli operatori psichiatrici più sensibili sarà un fattore negativo quasi insormontabile”, conclude Maranta.

 

"Un giorno tristissimo, in cui tutto il movimento lgbti e più in generale tutte le persone che hanno a cuore la battaglia per i diritti civili perdono una compagna importante e carissima": così Gabriele Piazzoni, segretario generale di Arcigay, sulla scomparsa della giornalista e scrittrice Delia Vaccarello, avvenuta ieri a Palermo.

"Delia - prosegue Piazzoni - è stata una pioniera, una delle prime donne nel nostro Paese a vivere la propria visibilità lesbica nello spazio pubblico, nella piena e orgogliosa coincidenza del personale e del politico. Voglio ricordare che proprio grazie alla sua battaglia dalle pagine de L'Unità, il giornale per cui ha a lungo lavorato, la Casagit, cioè la Cassa Autonoma di Assistenza Integrativa dei Giornalisti, è stato uno dei primissimi enti italiani a riconoscere, quasi quindici anni fa, le relazioni omosessuali, estendendo le proprie coperture ai partner dello stesso sesso”.

“Delia con i suoi libri e la sua preziosa rubrica su l'Unità - Uno, due, tre... liberi tutti -   ha rappresentato già dagli anni Novanta dello scorso secolo un riferimento raro e luminoso per tutte le persone lgbti e ha contribuito con il suo lavoro colto, tenace e accurato a trasformare la cultura dominante del nostro Paese. Oggi perdiamo una protagonista della nostra rivoluzione gentile, un'amica generosa e caparbia, un pezzo della nostra favolosa storia. Ai suoi familiari e a tutte le persone che hanno attraversato il suo cammino e che le hanno voluto bene, trasmetto l'affetto e la vicinanza di tutta Arcigay.", conclude il presidente Arcigay. 

 

In occasione della Giornata Europea delle Fondazioni, che si celebra in tutta Italia e in Europa il giorno 1 ottobre 2019, la Fondazione Banco di Napoli ha scelto di accogliere nella propria sede tutti gli Enti beneficiari dei contributi erogati per i progetti presentati nella prima finestra. Sarà l'occasione per fare il punto delle attività in essere, illustrare gli strumenti di lavoro elaborati, condividere il merito dei progetti e promuovere interessanti connessioni tra le realtà associative che operano nei medesimi territori o tra interventi progettuali che possono integrarsi.

Dalle ore 15, si terrà nella Sala Conferenze della Fondazione Banco di Napoli in via Tribunali 213, il convegno dal titolo "La Fondazione Banco di Napoli e il territorio": in programma la relazione di  Rossella Paliotto, presidente della Fondazione Banco di Napoli, su "La missione filantropica a supporto delle comunità generative"; Aniello Baselice, presidente della Commissione Sostenibilità sociale del Consiglio Generale, su "Le priorità assunte nella valutazione e selezione delle proposte"; Anna Maria Candela, coordinatore Generale della Fondazione Banco di Napoli, su "Gli strumenti per accompagnare l'attuazione degli interventi e il monitoraggio dei progetti". A seguire il question-time con i rappresentanti degli enti beneficiari e la presentazione dei relativi progetti finanziati. 

Alle ore 18 sono previste le conclusioni a sintesi del confronto. Sono invitati tutti i soggetti beneficiari dei contributi che la Fondazione ha assegnato con l'attività erogativa di questo 2019, ripresa dopo l'interruzione registrata nei due anni precedenti. Sono 26 i progetti proposti che hanno raccolto il maggiore interesse della Commissione valutativa, per la loro ricaduta sociale e culturale nelle comunità di riferimento e per la capacità di coinvolgimento dichiarata nei confronti di bambini e ragazzi e delle principali agenzie educative per promuovere percorsi inclusivi e di valorizzazione del territorio. La Fondazione ha così impegnato circa 400mila euro per questi progetti e l'auspicio è quello di potere registrare importanti risultati, duraturi nel tempo, e di accompagnare percorsi capaci di attivare e coltivare reti generative.

Intanto si ricorda che è aperta la II^ finestra delle attività erogative, che scade il 15 ottobre prossimo, per cui è ancora possibile presentare ulteriori domande da tutte le Regioni del Mezzogiorno, che saranno valutate entro la fine di questo anno. Per ogni ulteriore info è possibile consultare il sito web www.fondazionebanconapoli.it oppure scrivere una mail a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

 

La clinica pediatrica di Medici Senza Frontiere (MSF) all'esterno del campo di Moria, sull'isola di Lesbo, continua anche oggi ad assistere uomini, donne e bambini colpiti dall'incendio che ieri nel campo è costato la vita a una mamma e un bambino e dagli scontri che ne sono conseguiti. Abbiamo ricevuto 21 pazienti, di cui 8 codici gialli, oltre a diversi bambini e adolescenti ai quali stiamo offrendo supporto psicologico.

Parla Marco Sandrone, capo progetto di MSF a Lesbo, dove l'organizzazione gestisce la clinica pediatrica e attività per la salute mentale a Mitilene: "Siamo sconvolti dall'incendio scoppiato ieri nel campo di Moria. Le nostre équipe mediche hanno assistito fino a tarda notte le vittime degli scontri esplosi tra polizia e migranti subito dopo l'incendio. In totale abbiamo ricevuto 21 pazienti, 8 di loro siamo riusciti a stabilizzarli nella nostra clinica per poi trasferirli all'ospedale pubblico di Mitilene. Questa mattina il nostro team di psicologi è in azione per assistere le persone che ieri hanno vissuto ore di paura, in particolar modo i bambini che oggi rappresentano circa il 40 percento del totale della popolazione, con circa 1000 minori non accompagnati”.

“Questa terribile tragedia – prosegue Sandrone - è il risultato diretto di politiche brutali che intrappolano 13.000 persone in un campo fatto per 3.000. Il numero di persone cresce di giorno in giorno, mentre i trasferimenti sulla parte continentale della Grecia sono limitati ed inadeguati. I nostri medici e psicologi vedono ogni giorno pazienti che dovrebbero essere evacuati urgentemente, per essere accolti in strutture mediche attrezzate. E invece sono costretti a sopravvivere in condizioni impietose nel campo di Moria, in una lotta quotidiana per la sopravvivenza, dove le loro condizioni mediche e psicologiche si deteriorano inevitabilmente giorno dopo giorno. Nel campo ci sono ad oggi quasi 1.000 minori non accompagnati che vivono in questa estenuante attesa di conoscere il proprio destino”.

“È chiaro – conclude il capo progetto Msf - come la responsabilità di questa situazione sia di natura politica. Chiediamo l'evacuazione immediata per i più vulnerabili affinché siano trasferiti in strutture adeguate dove possono accedere alle cure mediche di cui hanno bisogno".

 

Merck, azienda leader in ambito scientifico e tecnologico, ha pubblicato il report Supporting Women With Cancer, presentando i risultati di un’indagine condotta a livello globale che ha coinvolto 4.585 donne in 23 Paesi. L’indagine ha rilevato che solo una donna su cinque (il 20%) a cui è stato diagnosticato un tumore ritiene di aver ricevuto un supporto sufficiente riguardo alla gestione delle responsabilità familiari o all’adeguamento della propria condizione lavorativa al mutato stato di salute; il 45% era consapevole dei segni e dei sintomi di un tumore prima della diagnosi e quasi la metà (47%) non aveva mai partecipato ad un programma di screening oncologico.

Inoltre, i risultati hanno fatto emergere come esistano margini di miglioramento sia per aumentare la conoscenza su tutti i tipi di tumore e sui relativi fattori di rischio, sia per accrescere la consapevolezza relativa all'accesso ai programmi di screening ed ai servizi di supporto alle donne. Infine, un quarto delle donne (25%) ha percepito di essere stato stigmatizzato maggiormente rispetto agli uomini a causa della malattia.

Le interviste alle donne italiane hanno rivelato importanti bisogni non soddisfatti anche nel nostro Paese: il 51% delle donne intervistate era a conoscenza dei segni e sintomi del tumore prima della diagnosi, una percentuale maggiore rispetto alla media globale, ma comunque da migliorare. Inoltre, è emersa una sottovalutazione dei rischi associati a tumori non considerati femminili, tra cui quello al colon retto e al polmone. Più di una donna italiana su tre, poi, non ha mai partecipato ad un programma di screening oncologico in grado di migliorare la diagnosi precoce.

Belén Garijo, CEO Healthcare e membro dell’Executive Board di Merck dichiara: “Oltre a rendere accessibili i farmaci più efficaci, ci impegniamo ad accompagnare e a sostenere le donne affette da tumore durante il loro difficile percorso. Questo studio ci fornisce nuove informazioni sugli innumerevoli aspetti della vita di una donna che cambiano dopo una diagnosi di cancro e che devono essere presi in considerazione per migliorare la loro salute e la qualità della vita".

Ideata in collaborazione con l'Union for International Cancer Control (UICC), l'indagine ha rivelato che un terzo delle donne (34%) ha riferito di non aver ricevuto alcun sostegno dal proprio datore di lavoro a seguito della diagnosi e meno della metà di quelle in età fertile (45%) ha affermato di aver ricevuto consigli in materia di pianificazione familiare dal proprio specialista. Nonostante le sfide affrontate, solo il 42% delle intervistate ha avuto accesso a servizi di supporto, facendo emergere come la conoscenza relativa alle attività di sostegno e alle risorse educative disponibili per le donne affette da cancro potrebbe essere bassa, e la necessità, di  servizi più adatti agli effettivi bisogni delle donne.

In Italia, la stragrande maggioranza delle donne intervistate (85%) dichiara di non aver ricevuto sufficiente supporto per gestire le responsabilità familiari o lavorative (81%). Solo il 32% ha avuto accesso a servizi di supporto e al 52% delle donne non è stato offerta dal proprio specialista una consulenza sulla preservazione della fertilità o sulla pianificazione familiare.

L'indagine ha inoltre mostrato la necessità di una maggiore sensibilizzazione per quanto riguarda i tumori nelle donne. Risultano infatti sottovalutati i fattori di rischio associati a tipi di tumore che non sono generalmente considerati "tumori delle donne", come quello ai polmoni e al colon-retto. Anche le donne anziane e quelle nei Paesi a reddito basso o medio sono risultate meno consapevoli dei segni e dei sintomi del cancro prima della diagnosi, rispetto a quelle nei Paesi ad alto reddito.

I risultati hanno fatto emergere come sia necessaria una maggiore attenzione, indipendentemente dal reddito e dal livello di istruzione, per migliorare la comprensione e il riconoscimento da parte delle donne dei segni, sintomi e fattori di rischio del cancro, in particolare per quelli in cui le donne sono ad alto rischio.

Cary Adams, CEO dell’UICC, ha affermato: “Dobbiamo migliorare tutti gli strumenti a nostra disposizione per aumentare la consapevolezza delle donne sui sintomi del tumore. Non solo quella relativa alle neoplasie femminili, ma anche di altri tipi come il tumore del polmone, del colon-retto o dello stomaco. L'UICC invita la comunità oncologica mondiale ad attivarsi per aiutare le donne a comprendere meglio i segni e i sintomi dei tumori e permettere così che si presentino alla diagnosi ad uno stadio che migliori le loro possibilità di sopravvivenza."

La diagnosi precoce del tumore è riconosciuta come lo strumento in grado di aumentare le possibilità di successo di un trattamento e l'indagine ha evidenziato la necessità di una maggiore consapevolezza e comprensione dei programmi di screening oncologici e del ruolo che svolgono. Per le donne che non hanno partecipato a programmi di screening, i tre motivi più significativi sono stati: non prendere sul serio i loro sintomi (52%); temere una diagnosi (38%) e ritardare una visita al proprio medico a causa dei costi (29%). Le donne di età compresa tra i 18 e i 40 anni hanno avuto maggiori probabilità di subire ritardi nella diagnosi (49%) rispetto ad altri gruppi di età, soprattutto a causa del fatto che i sintomi non sono  statipresi sul serio (43%).

 

Nel nostro Paese, tra le barriere che hanno ritardato l’accesso agli screening, la scarsa consapevolezza della necessità di sottoporsi ai controlli diagnostici e la paura della diagnosi.

Il programma Supporting Women With Cancer è stato condotto a sostegno dell'iniziativa Healthy Women, Health Economies, che riunisce pazienti, governi, professionisti del mondo sanitario, datori di lavoro e altri stakeholder che intendono  offrire supporto al miglioramento della salute delle donne, in modo che possano prosperare e integrarsi e contribuire alla crescita delle loro comunità. 

 

 

 

E' il Senegal il paese vincitore del Campionato del mondo del cous cous, l'unica competizione che mette insieme, in maniera pacifica, paesi di 4 continenti: quello africano, europeo, americano e asiatico, compresi anche Palestina e Israele.

Il Campionato del mondo è il momento centrale del Cous Cous Fest, il festival internazionale dell'integrazione culturale, organizzato dall'agenzia di comunicazione Feedback di Palermo con il Comune di San Vito Lo Capo, la cui 22\esima edizione si chiude stasera a San Vito Lo Capo.

La ricetta di Mareme Cisse, senegalese di Dakar, che lavora al ristorante Ginger People&Food della cooperativa sociale Al Karub (Agrigento), in gara con il suo figlio maggiore, Falilou Diouf, da cui prende il nome la sua ricetta, couscous di Falilou, è stata la più apprezzata dalla giuria tecnica, tra quelle di Israele, Italia, Marocco, Palestina, Stati Uniti, Tunisia e il team dell'Unhcr, l'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati. Mareme Cisse è impegnata, con la cooperativa Al Karub, in favore dell'inserimento lavorativo di donne e ragazzi stranieri rifugiati o in condizione di fragilità sociale.

La chef ha ricevuto il premio offerto da Unicredit, consegnato dal sindaco di San Vito Lo Capo, Giuseppe Peraino e da Roberto Cassata, responsabile relazioni con il territorio Sicilia di UniCredit. ''Anche quest'anno San Vito Lo Capo è tornata ad essere la capitale mondiale dell'integrazione e della contaminazione tra le culture - ha detto il sindaco Peraino - e il cous cous il pretesto per parlare di pace e solidarietà tra popoli all'insegna del motto ''make cous cous not walls''.

Dopo i rinvii alla Corte costituzionale dei Tribunali di Milano e Ancona, anche il Giudice di Ferrara afferma la illegittimità costituzionale della esclusione dei richiedenti asilo dalla iscrizione anagrafica, esclusione prevista dall'art. 13 DL. 113/18 (il cd. Decreto sicurezza).

Il Giudice ha chiarito che il divieto di iscrizione all'anagrafe, opposto a una particolare categoria di stranieri (i richiedenti asilo), costituisce una ingiustificata compressione del loro diritto alla residenza – che viola gli artt. 3 della Costituzione, l'art. 2 del protocollo IV della CEDU e l'art. 12 del Patto internazionale sui diritti civili e politici - e si pone peraltro in contrasto con "le esigenze di controllo sociale e sicurezza che proprio il legislatore si proponeva di perseguire".

Secondo il Tribunale l'argomentazione – sostenuta dal Comune – secondo la quale l'esclusione sarebbe giustificata dalla provvisorietà del permesso di soggiorno per richiesta d'asilo non ha fondamento perché tale "richiesta è provvisoria non per sé stessa, in quanto presupposto del riconoscimento della protezione, destinato a stabilizzarsi e producendo effetti ex ante." Dunque, anche il Giudice di Ferrara ha rinviato la causa alla Corte Costituzionale affinché cancelli questa norma contraria ai principi costituzionali e per di più del tutto inutile. Allo stesso tempo, ad evitare che l'interessato si trovi, in attesa del giudizio, a subire i danni della esclusione ha ordinato al Comune di procedere all'iscrizione.

In attesa della decisione della Corte è ora importante che tutti i richiedenti asilo propongano domanda di iscrizione (posto che in mancanza difficilmente potrebbero beneficiare degli effetti retroattivi di una eventuale sentenza favorevole della Corte Costituzionale) e soprattutto che i comuni consentano l'iscrizione ad evitare che, nelle more della decisione, i richiedenti asilo subiscano i danni di una ingiustificata esclusione.

 

Il dialogo tra arte e natura: attorno a questo si sviluppa la seconda edizione del progetto Effetto Polvere la cui inaugurazione si svolgerà sabato 28 settembre a Reggio Emilia, presso La Polveriera e per le strade del quartiere Mirabello.

Ideato e diretto dalle associazioni GLAM – Gruppo Libero Autogestito di Movimento, Il Filo di Paglia e NEON aps, grazie al contributo della Regione Emilia Romagna e con il patrocinio del Comune di Reggio Emilia, questa edizione, intitolata "Il suono della terra" e che si presenta in forma rinnovata, prevede vari appuntamenti gratuiti con camminate percettive esperienziali, conversazioni con ricercatori e artisti, produzioni originali di danza, suoni, movimento.

Il primo appuntamento è sabato 28 settembre alle ore 11 a Reggio Emilia presso SPAN13 a La Polveriera (via Terrachini 18), con la conferenza del geologo Giovanni Michiara sul respiro della terra, un microtremore sismico sempre presente, impercettibile ai nostri sensi ma che, grazie a strumenti di registrazione, è possibile rendere udibile alle nostre orecchie. I suoni della terra, campionati da Michiara, saranno trasformati dal musicista Lorenzo Valdesalici in un live set elettronico.

Nel pomeriggio alle ore 14.30 si svolgerà la conversazione con l'artista Giovanni Nicolini sulla funzione politica dell'arte e dell'esperienza creativa: "Perchè non posso anch'io farmi poeta?". Sarà l'introduzione alla camminata percettiva condotta dall'artista Elena Giachetti, insieme ad altri performer del gruppo GLAM, che inizierà da SPAN13 e inviterà i partecipanti ad esplorare il paesaggio urbano con occhi nuovi, per riscoprire l'importanza di una presenza sensibile, attenta nello spazio.

La camminata troverà un momento di sosta nel Parco dell'ex Ospedale Psichiatrico San Lazzaro, con il "dispositivo di rilevamento e generatore di forme" di Ilaria Lusetti e Camilla Casadei Maldini, per poi ricondurre il pubblico in SPAN13-La Polveriera per un aperitivo e una serata di suoni. Alle ore 20 seguirà la performance di Luciano Bosi con il progetto "Geantropophonia" indagine sul legame tra uomo e ambiente attraverso le sonorità percussive di strumenti che portano con sè la voce degli elementi naturali. Dopo la sonorizzazione live del musicista Lorenzo Valdesalici, la serata si concluderà alle ore 22 con il djset di Nicola Guarino.

Effetto Polvere proseguirà nel weekend del 12 e 13 ottobre con camminate percettive sui sentieri dell'Appennino. Sabato 12 ottobre a Villa Minozzo (Reggio Emilia), sulle pendici del Prampa, lungo la strada forestale Stracorada, si svolgerà una camminata percettiva accompagnati dai performer Elena Giachetti e Davide Tagliavini e dalle guide ambientali dell'associazione Altri Passi (con partenza dalla Rocca di Minozzo).

Domenica 13 ottobre a Corchia, Berceto (Parma) si svolgerà una camminata esperienziale a cura dell'associazione Il Filo di Paglia con gli abitanti di Corchia, dal Museo Martino Jasoni sul Sentiero dei Saggi, per riscoprire il paesaggio dell'Appennino attraverso i suoni della terra campionati dal geologo Giovanni Michiara e le performance danzate di Maria Carpaneto, con rivisitazioni sonore live a cura di Lorenzo Valdesalici. A seguire un buffet sotto i castagni secolari a cura della Pizzeria Iasoni di Corchia.

Il progetto si realizza in collaborazione con Associazione Villa Cultura, Comune di Villa Minozzo, Comune di Berceto, La Polveriera, Coress Il Piccolo Principe, Villa Cultura, Altri Passi, Art Container. Il programma è scaricabile al link: https://qrco.de/bbEd51

 

  1. Popolari
  2. Tendenza
  3. Commenti

Articoli Correlati

Calendario

« Ottobre 2019 »
Lun Mar Mer Gio Ven Sab Dom
  1 2 3 4 5 6
7 8 9 10 11 12 13
14 15 16 17 18 19 20
21 22 23 24 25 26 27
28 29 30 31