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Martedì, 07 Aprile 2020

In queste settimane difficili e drammatiche di emergenza per il Coronavirus, circa 15mila lavoratrici e lavoratori delle cooperative sociali del Veneto sono impegnati quotidianamente nell’arduo compito di garantire l’erogazione di numerosi servizi essenziali: quelli di assistenza, cura e accoglienza delle persone più fragili, ma anche di altri come la pulizia e la sanificazione degli ambienti. Compiti delicati e importanti, per i quali è indispensabile utilizzare i dispositivi di protezione individuale (dpi: mascherine, guanti, occhiali protettivi, camici, termometri, etc), a tutela della propria e dell'altrui salute. Dispositivi la cui reperibilità sul mercato – come è noto – purtroppo risulta oggi pressoché impossibile, con grave rischio per la continuità stessa di tali servizi.

A evidenziarlo unitariamente, esprimendo la loro forte preoccupazione, sono le sigle venete di Confcooperative-Federsolidarietà, Legacoop, Fp Cgil, Fp Cisl, Fisascat Cisl, Fpl Uil, Uil Tucs, che lanciano insieme un appello: «Chiediamo a tutte le istituzioni e alla Protezione civile di garantire anche agli operatori di questi settori i dpi necessari, a seconda dei diversi bisogni dei singoli servizi, affinché possano operare in sicurezza loro stessi e, al contempo, tutelare le persone vulnerabili a cui prestano cura. Solo così si potrà continuare ad assicurare servizi indispensabili per la comunità, che non possono fermarsi e che in molti casi consentono alle persone di continuare a vivere più “normalmente” in questi frangenti così difficili».

Si tratta, infatti, di lavoratrici e lavoratori che garantiscono il funzionamento dei servizi di segretariato sociale, delle comunità di accoglienza (per minori, disabili, anziani, tossicodipendenti, persone con problemi di salute mentale, persone malate di Hiv), delle residenze sanitarie assistenziali (rsa), dei servizi domiciliari infermieristici e socioassistenziali, dei dormitori per persone senza dimora, dei servizi di accoglienza per richiedenti asilo e rifugiati, e ancora dei consultori familiari, dei servizi di sanificazione e pulizia di ambulatori, ospedali, uffici pubblici e condomini…

«L’esposizione di questi operatori ai rischi di contagio per sé e per gli altri è spesso pari a quella degli operatori ospedalieri. Perciò chiediamo che nell'accesso ai dpi siano considerati a pari merito» continuano le organizzazioni, dicendo ancora: «Siamo pronti ad assumerci il compito di organizzare forme di raccordo e di distribuzione dei dispositivi di sicurezza individuali che potranno essere disponibili».

«Solo nella collaborazione tra tutte le parti risiede la possibilità di fare fronte a questa emergenza – concludono convinte Confcooperative-Federsolidarietà, Legacoop, Fp Cgil, Fp Cisl, Fisascat Cisl, Fpl Uil, Uil Tucs –: contiamo pertanto sulla sensibilità e l'attenzione delle istituzioni a questo nostro appello».

 

Un’iniziativa all’insegna della cooperazione, della responsabilità e dell’innovazione quella intrapresa da un gruppo di dodici cooperative del sistema Legacoop che ha ad oggetto la produzione di mascherine per il contrasto e il contenimento della diffusione del virus COVID-19. Produzione che, a seguito di una riconversione dell’attività da parte delle imprese, apre i battenti nella mattinata di oggi, mercoledì 25 marzo, con una prima realizzazione, poi ampliabile, di uno stock di 400.000 mascherine, con disponibilità di consegna già da domani giovedì 26 marzo.

Il progetto di intervento, sostenuto con un finanziamento di 100mila Euro da Coopfond, il Fondo di promozione di Legacoop, vede come capofila le Cooperativa CSC di San Cesario sul Panaro (MO) e la Coop sociale Progetto Quid di Verona, ed è stato attivato per rispondere in modo concreto e collaborativo all’emergenza sanitaria che ha investito il nostro Paese come il resto del mondo e che trova proprio nella mancanza di mascherine uno dei principali fattori di criticità al contrasto del diffondersi dell’epidemia, sia in ambito ospedaliero e sanitario sia in tutti i settori che operano in servizi essenziali di pubblica utilità. Settori dove operano imprese che, in base alla vigente normativa, sono chiamate a continuare ad erogare i propri servizi, quali le pulizie e la sanificazione, l’autotrasporto e la logistica, le cooperative sociali e quelle che operano nel settore agroalimentare, ecc. e che grazie alla disponibilità di mascherine possono continuare a svolgere le loro attività, altrimenti compromesse con evidenti conseguenze negative sull’intera collettività.

“Cooperazione tra cooperative è uno degli storici principi su cui si basa il movimento cooperativo fin dalla sua costituzione. – dichiara il Presidente di Legacoop, Mauro Lusetti - Ancor più prezioso e prioritario in un periodo di grave emergenza sanitaria, economica e sociale. L’iniziativa messa in campo ne è una concreta dimostrazione, un esempio della cooperazione che non si ferma, che si reinventa, che collabora, che innova, senza sosta, per tutelare lavoratori e imprese e per essere al fianco delle persone, dei territori e delle comunità. Insieme, e uniti oggi più di ieri, avremo una possibilità in più di farcela anche questa volta”.

Le mascherine in produzione saranno di cotone e dotate di un doppio meccanismo con, da un lato, un trattamento Antimicrobico non migrante e ad azione meccanica, che agisce quindi forando meccanicamente la parte cellulare del microorganismo entrando a contatto con circa 25.000 “aculei”, e dall’altro, un trattamento Waterproof, quindi antigoccia, che garantisce l’impermeabilizzazione del tessuto e quindi blocca il passaggio di gocce o di salivazione dall’utente all’ambiente e viceversa.

“Innovazione quindi alla base del progetto, non dimenticando però per gli aspetti legati alla sostenibilità. – dichiara Gianluca Verasani, responsabile del settore industriale di Legacoop Produzione e Servizi, che ha curato l’avvio del progetto -Il tipo di tessuto utilizzato prevede fino a 100 lavaggi a mascherina, con evidente risparmio negli approvvigionamenti da parte delle imprese e nei costi nel medio-lungo termine. Coerentemente anche con gli obiettivi di riduzione dei rifiuti usa e getta e quindi con un occhio attento alla sostenibilità,questo tipo di mascherina va a ridurre così anche il problema dello smaltimento, in quanto ricordiamo che le mascherine sono un rifiuto speciale e quindi non gettabile nella normale raccolta differenziata”.

Oltre alla cooperativa CSC e Progetto Quid hanno aderito al progetto dal Veneto, Emilia Romagna, Toscana, Calabria e Sicilia, le cooperative Centro Moda Polesano, Giotto, Di Tutti I Colori, Porto Alegre, Art Lining, Princess Più, Beta Due, Arnera, Orchidea Blu, Le Camiciaie. L’adesione al progetto risponde anche, per alcune cooperative, specialmente per quelle ad alta intensità di manodopera, all’obiettivo di soddisfare il bisogno interno dell’impresa, provvedendo autonomamente alla produzione delle mascherine, ricevendo tutti i materiali necessari e un tutorial, elaborato da Progetto Quid, per la corretta produzione.

Tutte le imprese interessate all’acquisto delle mascherine possono prenotare il proprio ordine contattando direttamente la cooperativa CSC Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

 

 

 

 

Il Comitato europeo per la prevenzione della tortura e delle pene o trattamenti inumani o degradanti (CPT) ha fornito le indicazioni relative al trattamento delle persone private della libertà nel contesto della pandemia del Coronavirus

“La pandemia del Coronavirus (COVID-19) – scrive il Cpt - ha posto di fronte a sfide straordinarie le autorità di tutti gli Stati membri del Consiglio d'Europa. Ci sono sfide specifiche e impegnative per il personale che lavora nei diversi luoghi di privazione della libertà, tra cui le strutture di custodia di polizia, gli istituti penitenziari, i centri di detenzione per migranti, gli ospedali psichiatrici e le case di cura sociale, così come nelle diverse strutture di nuova creazione dove le persone sono messe in quarantena”.

“Pur riconoscendo l’indiscutibile imperativo di agire con fermezza per combattere COVID-19 – continua la nota - il CPT deve ricordare a tutti gli operatori la natura inderogabile della proibizione della tortura e dei trattamenti inumani o degradanti. Le misure di protezione dal virus non devono mai tradursi in un trattamento inumano o degradante per le persone private della libertà”.

“Secondo il CPT – conclude - i seguenti principi dovrebbero essere applicati da tutte le autorità competenti responsabili per le persone private della loro libertà all'interno dell'area del Consiglio d'Europa”.   

Dopo lo studio della Società di medicina ambientale si è aperto il dibattito sulla relazione tra coronavirus e inquinamento. Ieri è arrivata la ricerca di Ingv, oggi arriva anche l’intervento del Centro Meteo Italiano con risposte ad alcune domande sulla questione.

Da quando è iniziata l'emergenza coronavirus e il Governo ha attuato misure restrittive in tutto il Paese, i livelli di smog sembrano essersi molto ridotti. Le condizioni meteorologiche subiscono influenze da questo stop?

La riduzione del traffico come di alcune industrie per lo stop voluto dal governo per fronteggiare l'emergenza coronavirus sicuramente sta avendo un impatto sulla diminuzione degli inquinanti emessi nell'atmosfera. Per quanto riguarda le condizioni meteorologiche, almeno quelle a larga scala, possiamo dire che non risentano praticamente per nulla di uno stop per il momento così esiguo sia nel tempo che nello spazio. Al più potremmo trovare qualche correlazione per quanto riguarda alcune particolari condizioni microclimatiche anche se gli effetti si produrrebbero solo in caso di blocchi più prolungati.

Le immagini dell'ESA che stanno girando su internet in questi giorni, raccontano un'ombra sulla Pianura Padana che dal rosso intenso sbiadisce fino al giallo: che impatto ha questa riduzione dell'inquinamento sull'atmosfera?

Le immagini diffuse dall'ESA e provenienti dal satellite Copernicus Sentinel-5P mostrano un calo della concentrazioni di alcuni inquinanti, segnatamente sulla Pianura Padana. Questo è ovviamente legato alla drastica riduzione del trasporto veicolare e in parte anche alla diminuzione delle attività industriali. Come avvenuto in Cina dunque, anche sull'Italia e
probabilmente nei prossimi giorni anche su altre aree dell'Europa, il calo si deve alle misure adottate per contenere l'epidemia. Di un'atmosfera più pulita non se ne può che beneficiare.

Secondo l'Arpa si sono ridotte le quantità di polveri sottili grazie ad una riduzione della circolazione degli autoveicoli, ma la concentrazione generale dei valori Pm 10 non sarebbe coinvolta a causa delle condizioni meteo stabili di questi giorni. Qual è la tendenza meteo nei prossimi giorni?

La concentrazione particolarmente alta degli inquinanti nei primi mesi di questo 2020 si deve sicuramente alle condizioni meteo che hanno visto una prevalenza di anticicloni con conseguente stabilità atmosferica e ristagno dell'aria nei bassi strati. Nel corso dei prossimi giorni è comunque previsto un cambio di circolazione con il possibile arrivo per la prossima
settimana di una massa d'aria artico-continentale. Freddo accompagnato da pioggia e vento, fattori sicuramente favorevoli per un'ulteriore pulizia dell'aria.

 

Emergenza coronavirus: Con i Bambini ha assicurato ai 355 progetti in corso – che coinvolgono 6.600 organizzazioni e oltre 480.000 minori – la possibilità di attivare sistemi di apprendimento a distanza nelle scuole che ne sono sprovviste. Attivata anche una pagina web dedicata al racconto delle iniziative di apprendimento a distanza che man mano vengono avviate sul territorio, per non disperdere le buone pratiche messe in atto e per condividere modelli ed esperienze.

“Resto a casa ma imparo ugualmente”. Con questo messaggio e auspicio, Con i Bambini per far fronte all’emergenza determinata dalla diffusione del coronavirus e nel rispetto delle indicazioni previste dall’ultimo Decreto del governo, invita le 6.600 organizzazioni tra mondo della scuola, Terzo settore, istituzioni, privati coinvolti dai 355 progetti selezionati nell’ambito del Fondo per il contrasto della povertà educativa minorile a continuare a supportare, per quanto possibile, le comunità, le scuole, le famiglie e i minori che vivono particolari situazioni di fragilità.

In particolare l’invito è ad attivare sistemi di apprendimento a distanza nelle scuole che ne sono sprovviste, ma anche a raccontare e condividere modelli ed esperienze di buone pratiche. Per questo motivo, ha attivato una nuova sezione del portale percorsiconibambini.it, il network dei progetti, dedicata alle esperienze di apprendimento a distanza La sezione è visibile su questo link, con la possibilità di ricercare le esperienze anche a livello territoriale. 

In queste ore i progetti hanno iniziato a condividere sul portale le prime azioni e attività messe in campo. Per i più piccoli, ad esempio, sono state attivate video favole e video laboratori (psicomotricità, musica, creatività digitale, ecc); tutorial per i genitori e bambini (cucina, creatività, anche tutorial per creare e spedire cartoline per i 100 anni di Gianni Rodari); video incontri tra mamme.

Spazio anche alle iniziative di apprendimento a distanza per i ragazzi: esperienze di didattica musicale a distanza; laboratori virtuali rivolti agli adolescenti e alle loro famiglie; corsi ed esercitazioni online per gli studenti; colloqui individualizzati a distanza per dare continuità alle attività di sostegno educativo e psicologico, ecc. La pagina web dedicata alle esperienze di apprendimento a distanza è stata pubblicata e sarà implementata nei prossimi giorni con la condivisione degli interventi che saranno man mano avviati dai progetti.

Ventuno organizzazioni umanitarie e per i diritti umani hanno chiesto al governo della Grecia di ridurre immediatamente la congestione di migranti e richiedenti asilo nei Centri di accoglienza e identificazione (Cai) nelle isole dell’Egeo, onde evitare una crisi della salute pubblica nel contesto dell’attuale pandemia da Covid-19.

Migliaia di persone – anziani, malati cronici, bambini e minori non accompagnati, donne incinte, neo-mamme e disabili – sono intrappolate sulle isole greche in condizioni deplorevoli e di sovraffollamento estremamente pericolose. Costringere i richiedenti asilo a rimanere in una situazione che viola i loro diritti umani e che mette in pericolo la loro salute, il loro benessere e la loro dignità non può essere giustificato da alcuna ragione sanitaria.

Il diritto internazionale dei diritti umani prevede che le necessità sanitarie dei migranti e dei richiedenti asilo siano affrontate e dispone che – pur in un contesto di pandemia come quello attuale – le limitazioni ai diritti per ragioni di salute pubblica o di emergenza nazionale siano legittime, necessarie, proporzionali e non discriminatorie.

Il 17 marzo il governo greco ha annunciato l’adozione di misure per prevenire la diffusione del Covid-19 nei Cai delle isole dell’Egeo: in sintesi, la quarantena di questi centri, con migliaia di migranti e richiedenti asilo intrappolati al loro interno.

Tali misure, secondo quanto dichiarato dal ministero per l’Asilo e la migrazione, prevedono la sospensione di tutte le attività e di tutte le strutture speciali allestite nei Cai, come l’educazione informale, e l’interruzione per due settimane delle visite e della fornitura di servizi essenziali da parte delle organizzazioni e delle agenzie di aiuto umanitario. Sono stati predisposti rigidi controlli sia sui movimenti in uscita dai Cai, persino per reperire alimenti, sia sulla circolazione interna senza una valida ragione.

Il 22 marzo il primo ministro greco ha annunciato il divieto di “tutti i movimenti non necessari” sul territorio nazionale. A quella data, la popolazione dei Cai sulle isole di Lesbo, Samo, Chio, Kos e Lero era di 37.427 persone, superiore di 31.400 unità rispetto alla capienza massima prevista di 6095. Le condizioni in questi centri non possono essere considerate idonee per vivere in modo dignitoso e umano. L’accesso all’acqua corrente, ai gabinetti e alle docce è limitato, l’attesa in fila per la distribuzione del cibo dura ore, non vi è numero sufficiente di medici e infermieri.

Pertanto, è pressoché impossibile rispettare le linee-guida per la protezione dal Covid-19. In questo modo, le persone corrono un elevato rischio di essere esposte alla trasmissione del virus. Le 21 organizzazioni umanitarie e per i diritti umani chiedono al governo greco di adottare provvedimenti per prevenire la diffusione del Covid-19 e di preparare un piano d’emergenza da attuare non appena sia riscontrato il primo caso di positività nei Cai.

Se e quando si verificasse, una quarantena che intrappolasse migliaia di persone sane in campi affollati accanto a persone positive, aggiunta all’assenza di un’adeguata e appropriata presenza di personale medico, provocherebbe quasi certamente la morte evitabile di numerose persone.

Le 21 organizzazioni chiedono pertanto al governo greco di adottare le seguenti misure per ridurre il rischio di contagio da Covid-19 nei Cai e per contribuire a proteggere la salute pubblica collettiva:

- trasferire le persone che si trovano attualmente nei Cai in strutture più piccole situate sulla terraferma, come appartamenti e alberghi, prendendo tutte le misure necessarie per uno spostamento sicuro. In questo modo il governo potrà seguire le linee-guida contro la diffusione del Covid-19. Dovrà essere data priorità agli anziani, ai malati cronici e a quelli che versano in condizioni di salute critiche, ai disabili, alle donne incinte, alle neo-mamme e ai loro bambini, ai bambini e ai minori non accompagnati; 

- adottare misure speciali per garantire accesso universale e libero ai servizi di salute pubblica per i migranti, i richiedenti asilo e i rifugiati, senza alcuna discriminazione e compresi i tamponi e le cure per i positivi al Covid-19; 

- rifornire i centri di accoglienza dei prodotti sanitari e igienici necessari e assicurare una fornitura costante di acqua, assicurando la disinfezione costante delle aree comuni come i servizi igienici e assicurare tempestivamente la raccolta e lo smaltimento dei rifiuti; 

- informare tutti i residenti nei Cai, in tutte le lingue necessarie e in modo comprensibile anche dalle persone con disabilità, su come prevenire il contagio da Covid-19 e su cosa fare in caso di sintomi; 

- assicurare che siano a disposizione misure quali l’isolamento volontario e la quarantena e la presenza di personale medico adeguatamente formato e dotato di dispositivi di protezione;

- venire incontro alle specifiche necessità delle persone che vivono in insediamenti informali nei pressi dei Cai, che possono avere problemi ancora più acuti in termini di mancanza di acqua, prodotti e servizi igienico-sanitari e raccolta dei rifiuti;

- garantire che fino a quando i Cai non saranno decongestionati siano disponibili e presenti medici e infermieri in numero adeguato così come personale specializzato nella salute mentale. Ove possibile, questi servizi potrebbero essere forniti da remoto.

La pandemia di Covid-19 colpisce senza risparmiare nessuno. Chi viveva in condizioni di povertà assoluta è spinto ancora più ai margini con un'espansione della povertà senza precedenti.

L'Alleanza contro la Povertà esprime “profonda preoccupazione per gli effetti della pandemia di Covid-19 sulle fasce più fragili della popolazione. L'emergenza sanitaria è già diventata economica e porterà a un drammatico aumento della povertà nel nostro Paese”. 

Per questo, l'Alleanza ritiene che per far fronte all'emergenza “servano misure immediatamente esecutive per fare in modo che le persone non cadano in povertà. Sono inoltre fondamentali, sin da ora, misure adeguate a sostegno degli attori sociali e istituzionali del territorio a cui competono compiti di cura e di assistenza”.

Sarà necessario che il Reddito di Cittadinanza sia rafforzato per raggiungere tutte le persone in condizioni di povertà con interventi mirati, volti innanzitutto: “a correggere criteri di accesso penalizzanti per le famiglie numerose, i minori e gli stranieri, che saranno ulteriormente colpiti dalla crisi in corso, a rafforzare la presa in carico delle persone in condizione di bisogno, attraverso un'implementazione dell’infrastruttura sociale sul territorio”.

L'Alleanza chiede quindi un confronto nel merito con le istituzioni, mettendo a disposizione esperienza e competenze maturate negli ultimi anni di azione sul tema della lotta alla povertà.

“È necessario e urgente distribuire i presidi sanitari anche ai volontari e agli operatori impegnati nelle attività di assistenza alle persone che già si trovavano in una condizione di fragilità e marginalità: in questo periodo difficile ai bisogni di anzi ani soli, disabili, minori in comunità, migranti provvedono in larga p arte le associazioni, le organizzazioni di volontariato e le cooperative sociali. Ma i loro sforzi rischiano di fermarsi perché non dispongono di presidi sanitari di protezione, una carenza che sta esponendo sia i volontari che chi viene aiutato ad un rischio enorme di contagio: sono molti i volontari già ammalati e purtroppo anche quelli che sono morti”.

Questa la situazione illustrata dalla portavoce del Forum del Terzo Settore, Claudia Fiaschi, in una lettera inviata al capo della Protezione Civile e commissario straordinario per l’emergenza Covid, Angelo Borrelli e alla ministra del Lavoro e delle Politiche Sociali Nunzia Catalfo.

È stata fatta una verifica fra le principali reti aderenti impegnate nell’emergenza, e quello che viene fuori è che il fabbisogno minimo di dispositivi sanitari per le prossime quattro settimane è imponente. “Non riguarda solo le mascherine, da tempo introvabili, ma camici, occhiali di protezione, guanti, liquidi igienizzanti, termometri a infrarossi, tute di protezione per agenti biologici”.

Se questo materiale non verrà messo urgentemente a disposizione della rete di associazioni, “rischia di collassare il sistema di aiuto rivolto a migliaia di persone in condizioni di marginalità e fragilità, alle quali l’epidemia di Coronavirus sta aggiungendo ulteriori sofferenze”, conclude la nota.

Oltre 200 concerti "da casa" annunciati e più di 25.000 euro di donazioni raccolti: è il primo bilancio dell'attività di #iosuonodacasa, l'iniziativa congiunta avviata da otto siti di informazione musicale (Allmusicitalia, Frequenzaitaliana, Musicadalpalco, Newsic, Ondefunky, Onstage, Optimagazine, Rockol) e sostenuta da altri sei (bellacanzone.it, fourzine.it, ilmohicano.it, rocknation.it, spettacolo.eu, spettacolonews.com) per dare la massima visibilità alle iniziative spontanee che si moltiplicano da parte di artisti della musica, che realizzano concerti "casalinghi" da diffondere via social per sostituire, per quanto possibile, i concerti dal vivo che sono attualmente sospesi in tutta Italia.

Sin dal suo inizio, il progetto ha voluto coinvolgere tutti gli artisti musicali. Per prendere parte all'iniziativa, tutti gli artisti che includono nella loro comunicazione (stampa, radio, tv e social) l'hashtag #iosuonodacasa, possono comunicare giorno e ora della propria performance domestica all'indirizzo email Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo..

Ogni giorno, sui siti musicali che hanno dato vita e contribuiscono al progetto, viene aggiornato il calendario dei concerti in streaming. Insieme alla diffusione dell'informazione, #iosuonodacasa si propone soprattutto l'obiettivo di sollecitare donazioni da parte degli spettatori dei concerti "domestici" degli artisti.

L'Associazione Nazionale Italiana Cantanti ha concesso l'utilizzo del proprio numero solidale 45527, che raccoglie donazioni via telefono. Il valore della donazione è di 2 euro per ciascun SMS inviato da cellulare personale (WINDTRE, Tim, Vodafone, PosteMobile, Coop Voce e Tiscali). Da rete fissa, invece, è possibile donare 5 € o 10 € (con Tim, Vodafone, WINDTRE, Fastweb e Tiscali, mentre solo 5 euro con TWT, Convergenze, PosteMobile). È possibile donare anche attraverso bonifico bancario (Banca Fideuram, coordinate bancarie Iban IT 83 U032 9601 6010 0006 7281370 intestato a La Partita del Cuore Umanità senza Confini) con causale Terapia Intensiva Ospedale Niguarda.

I fondi raccolti, infatti, sono destinati ad aumentare i posti "unità posto letto rianimazione" (letto, respiratore, pompa, infusionali, monitor) disponibili per l'emergenza Coronavirus (COVID-19) dell'ospedale Niguarda di Milano.

#iosuonodacasa chiede agli artisti di impegnarsi, durante il loro concerto "da casa", a rendere sempre visibile il numero di telefono solidale e a sollecitare ai loro spettatori donazioni via telefono.

Le proprietà magnetiche dei licheni trapiantati ed esposti in città costituiscono un valido indicatore del bioaccumulo di metalli pesanti – quali ferro, cromo, rame e antimonio – emessi principalmente dalle azioni di frenatura di automobili e mezzi di trasporto. È quanto emerge da una ricerca condotta da ricercatori dell'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV) in collaborazione con i colleghi dell'Università di Siena e dell'Università Federico II di Napoli, recentemente pubblicata sulla rivista "Applied Sciences".

Le polveri sottili atmosferiche da inquinamento antropico sono oggetto di un crescente interesse epidemiologico che, oltre a essere testimoniato da molteplici ricerche scientifiche, gode di ampia rilevanza sui quotidiani nazionali. In particolare, la crescente attenzione per le polveri sottili si è focalizzata sul dibattuto ruolo del particolato atmosferico (PM) nel trasporto e nella diffusione di contaminanti chimici e biologici, inclusi i virus.

"Nello studio da noi pubblicato", spiega Aldo Winkler, Primo Tecnologo dell'INGV e coautore dell'articolo, "sono state esaminate e comparate le proprietà magnetiche, chimiche e morfologiche delle polveri sottili accumulate dai licheni trapiantati ed esposti per tre mesi in venticinque siti nella città di Milano che, con i suoi 1,4 milioni di abitanti, è una delle più densamente popolate d'Italia".

Il capoluogo lombardo si trova in Pianura Padana, una regione notoriamente caratterizzata da inversione termica, stagnazione di masse d'aria e clima continentale, con inverni lunghi e rigidi e temperature elevate in estate: tali caratteristiche la rendono una delle zone maggiormente affette da inquinamento da particolato fine atmosferico (il PM2.5 e PM10, a seconda del suo diametro aerodinamico) in Europa.

"In questo contesto", prosegue il ricercatore, "la suscettività magnetica dei licheni costituisce un parametro semplice e veloce da misurare, utile alla caratterizzazione dell'inquinamento atmosferico di origine antropica in tempi rapidi e con costi contenuti. La nostra ricerca ha dunque evidenziato, e statisticamente validato, come le proprietà magnetiche dei trapianti lichenici costituiscano un valido indicatore del bioaccumulo dei metalli pesanti presenti nel particolato atmosferico. Inoltre, la combinazione di analisi chimiche, magnetiche e morfoscopiche ci ha permesso di individuare nell'abrasione dei freni  la principale sorgente delle polveri sottili magnetiche (ad alto contenuto in metalli pesanti) intercettate dai licheni esposti nella città di Milano", conclude Winkler.

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