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Mercoledì, 21 Agosto 2019

Carola libera subito. È il grido delle associazioni e delle Ong italiane dopo l’arresto del capitano di Sea Watch 3 per essere entrata a Lampedusa e aver infranto l’ordine delle autorità. Un atto di disobbedienza civile per mettere in salvo 42 persone che da due settimane erano sulla nave della Ong.

Da una parte Carola Rackete ha ricevuto insulti, attacchi e il fuoco giustizialista dell’opinione pubblica che vota i partiti di governo. Dall’altra ha sollevato un mare di solidarietà con la raccolta fondi per sostenere le spese legali. Un Paese completamente spaccato e diviso in due grandi blocchi sulla visione del mondo.

“Da un lato, dunque, un Governo violento che ha stracciato la nostra Costituzione resistente. Dall'altro, una donna che infrange regole inique ed ingiuste e che ha il nostro sostegno, ora e sempre. Una donna che evidenzia la nostra totale insufficienza”, dichiara la Campagna LasciateCIEntrare. “Tuttavia – aggiunge la Campagna - al di là degli appelli e dei proclami vanno moltiplicate le azioni di ribellione e di resistenza a tanta violenta disumanità.  Di fronte a chi fugge, a chi viene detenuto e torturato, violentato, le parole altisonanti che non conducono ad azioni concrete sono complicità nel disumano. Disobbedire alle nuove leggi ‘razziali’, rappresenta  l'unico destino possibile”.

Asgi (Associazione studi giuridici sull’immigrazione) ritiene “necessario ribadire l'erroneità e la miopia della che la politica del governo italiano, di ottusa ostilità nei confronti delle imbarcazioni delle ONG che conducono attività di ricerca e soccorso nel mare Mediterraneo centrale e di criminalizzazione di coloro che supportano il diritto alla vita ed alla libertà di circolazione delle persone (politica che, iniziata con gli accordi con la Libia ed il cd. "codice di condotta del precedente Governo italiano ha, da ultimo, visto acutizzarsi gli effetti repressivi con l'incostituzionale d.l. 53/2019 approvato dall'attuale Consiglio dei Ministri - che auspichiamo non venga convertito in legge)”.

Asgi, nel contempo, sollecita “l'avvio di una rigorosa inchiesta sulle eventuali responsabilità, anche in sede penale, della condotta tenuta, a diversi livelli, dalle autorità italiane in relazione al rispetto delle norme internazionali in materia di soccorso in mare e per avere rallentato ed ostacolato in ogni modo le operazioni di soccorso dei naufraghi una volta che la Sea Watch3 ha fatto ingresso nelle acque territoriali”.

Anche Amnesty International esprime profonda preoccupazione: “siamo preoccupati per il perseverare dell’atteggiamento del Governo italiano che, senza soluzione di continuità e a prescindere dal colore politico, attua dal 2017 una sistematica criminalizzazione dell’operato della società civile, senza attuare alcun serio tentativo, a livello europeo, di creazione di canali legali per la migrazione né di assumendosi, insieme con l’Unione Europea, la responsabilità di garantire un sistema di soccorso efficace. Il continuo richiamo al salvataggio garantito dalle autorità libiche è un ulteriore elemento critico, dal momento che nessun porto libico può essere definito sicuro”.

“Esprimiamo la nostra solidarietà nei confronti della Capitana anche per gli attacchi subiti da rappresentanti delle nostre istituzioni, che hanno contribuito a generare, in rete e non solo, un clima d’odio nei confronti della sua persona”, conclude la nota di Amnesty Italia. 

Intanto da sabato e nei prossimi giorni sono previsti sit-in e manifestazioni in tante città italiane per chiedere la liberazione della giovane comandante della Sea Watch 3.

Al Nostro Fiore arriva una nuova opportunità di condivisione nata dal lavoro di rete che si sta sviluppando da anni nel territorio. Dal pomeriggio di venerdì 28 giugno a quello di domenica 30 giugno Il Nostro Fiore di San Giovanni di Livenza ospiterà il campeggio per persone con disabilità organizzato dall'associazione I Petali onlus di Sacile, il Gruppo Scout di Sacile e la Cooperativa sociale Itaca. Sarà un weekend intenso di ritrovo e festa, ma anche un'occasione rivolta a tutti per sperimentarsi e arricchire le proprie abilità.

Il lavoro di rete è forse la principale caratteristica del progetto Il Nostro Fiore e la proposta del campeggio da parte dell'associazione I Petali è stata subito accolta. L'evento è co-costruito da un ampio ventaglio di attori, oltre al sodalizio sacilese, che promuove e sostiene l'iniziativa (anche economicamente) con i propri volontari grazie ad un progetto finanziato dal Fondo Etico, ci sono come sempre la Direzione dei Servizi Sociosanitari dell'Aas n.5 Friuli Occidentale, gli educatori della Cooperativa sociale Itaca, in sinergia con la preziosa collaborazione del Gruppo Scout di Sacile, delle famiglie e naturalmente del Nostro Fiore.

L'associazione I Petali è da molti anni attiva nel territorio sacilese con proposte rivolte alle persone con disabilità: con i propri volontari ed in collaborazione con le realtà del territorio offre attività ed iniziative volte allo sviluppo di autonomie ed esperienze che consentano loro di trovare spazi di diretto protagonismo, nei quali possano mettere a frutto le abilità acquisite a beneficio della comunità di appartenenza.

Il Nostro Fiore, co-progettato da Aas5, dal Comune di Sacile e dalla Cooperativa Sociale Itaca, è uno spazio formativo situato in via Strada Interna di San Giovanni n 7/b e rivolto a persone con disabilità, che offre percorsi educativi e di apprendimento finalizzati all'acquisizione di abilità sociali, autonomie personali e pre-requisiti lavorativi.

Il campeggio prevede tre giornate in cui i campeggiatori si cimenteranno sia in attività per la crescita personale e lo sviluppo di autonomie, sia in attività ricreative e socializzanti, per un buon mix estivo tra apprendimento e divertimento.

 

Si è svolta questa mattina a Palazzo Cesaroni la conferenza stampa del settore sociale dell’ Alleanza delle Cooperative Umbria (AGCI Solidarietà, Federsolidarietà, Legacoopsociali) in cui è stato rappresentato lo stato di salute della cooperazione sociale: formata da 250 imprese, che hanno un valore della produzione aggregato di oltre 250 milioni di euro, con 8000 lavoratori di cui 600 sono persone svantaggiate. La cooperazione sociale costituisce un pilastro del welfare della regione, che entra in contatto quotidianamente con 70.000 cittadini che usufruiscono dei servizi erogati dalle cooperative in collaborazione con il settore pubblico.

I rappresentanti delle centrali cooperative – Massimo Giovannelli-AGCI Solidarietà, Carlo Di Somma-Federsolidarietà, Andrea Bernardoni-Legacoopsociali – hanno evidenziato che “la cooperazione sociale delle regione negli ultimi decenni è stata capace di creare sviluppo economico e inclusione sociale. Oggi però sta attraversando un momento delicato che rischia di mandare in crisi l’intero settore con gravi ripercussione economiche, sociali ed occupazionali”.

Le cause di questa situazione sono molteplici e sono riconducibili alle modalità di regolazione del mercato ed alle scelte fatte dalle amministrazioni pubbliche che possono penalizzare le cooperative ed i lavoratori. Tra queste le centrali cooperative evidenziano come particolarmente problematiche: la reintroduzione della logica del massimo ribasso nelle gare di appalto che danneggia sia le cooperative sociali che i lavoratori; il mancato rispetto da parte degli attori pubblici del Tariffario Regionale delle Cooperative Sociali; il mancato adeguamento delle rette dei servizi socio-sanitari ferme al 2005; il mancato riconoscimento da parte degli attori pubblici delle specificità delle cooperative sociali di inserimento lavorativo e il conseguente inutilizzo degli strumenti normativi regionali e nazionali che intendono favorire l’inserimento lavorativo delle persone svantaggiate.

In questo contesto lo scorso 21 maggio è stato siglato il doveroso rinnovo del Contratto Collettivo Nazionale della cooperazione sociale che prevede un incremento delle retribuzioni dei lavoratori, a regime, del 5,98%.

“Il rinnovo del contratto, fermo al 2012, ha segnato un passaggio importante per il settore. Ha apportato alcuni correttivi tecnici e normativi e soprattutto ha ribadito la dignità ed il valore del lavoro sociale. La corretta applicazione del CCNL – aggiungono i rappresentanti delle centrali cooperative - ha rappresentato e continua a costituire oggi un elemento qualificante per tutto il settore sociale ed uno strumento essenziale per la valorizzazione e la promozione dei diritti di tutti i lavoratori delle cooperative sociali che sono in grandissima parte anche soci delle cooperative”.

Nelle cooperative sociale il fattore umano è centrale per la qualità dei servizi e per l’efficacia degli interventi. Sono imprese ad alta intensità di lavoro che per le attività svolte hanno nelle amministrazioni pubbliche i principali clienti. Per queste ragioni la cooperazione sociale lancia una mobilitazione in difesa del rispetto del CCNL, del sistema del welfare regionale e del modello di inclusione lavorativa rappresentato dalla cooperazione di inserimento lavorativo.

“Le criticità del settore unita ai maggiori costi per le imprese, derivanti dal rinnovo del contratto, può condurre il settore in uno stato di crisi. Per scongiurare questo pericolo non servono atti straordinari ma è semplicemente necessario applicare con tempestività le norme nazionali e regionali in essere e avviare un percorso concertativo per valutare insieme alle istituzioni ed parti sociali la situazione”.

Per queste ragioni le centrali cooperative chiedono a Regione, Comuni e Provincie: l’adeguamento dei contratti in essere ai nuovi costi del lavoro; l’applicazione del Tariffario Regionale della cooperazione sociale previsto dal Testo Unico Regionale in materia di Sanità e Servizi Sociali e disciplinato dalla DGR 215 del 2015 che prevede in caso di rinnovo del CCNL l’adeguamento automatico delle Tariffario; l’adeguamento dei corrispettivi di tutti i servizi a retta applicando l’indice Istat del periodo;  l’applicazione di quanto previsto dall’Art. 95 del Codice dei Contratti superando la logica del massimo ribasso nelle gare per la fornitura di servi ad alta intensità di lavoro; l’applicazione di quanto previsto dall’Art 112 del Codice dei Contratti che prevede la possibilità di bandire appalti e concessioni riservate alle imprese che inseriscono al lavoro almeno il 30% di lavoratori svantaggiati.

“Siamo fiduciosi – affermano i rappresentanti delle centrali cooperative – che con la collaborazione delle istituzioni regionali e delle parti sociali nelle prossime settimane saranno superati i fattori di criticità che oggi abbiamo evidenziato. Creando le condizioni per il mantenimento dei livelli occupazionali, la tenuta della rete di servizi di welfare che vede impegnati in prima fila migliaia di operatori sociali e la difesa dei lavoratori svantaggiati occupati nelle cooperative di inserimento lavorativo”. 

Diverse crisi umanitarie sono in corso nella provincia di Ituri, nel nord-est della Repubblica Democratica del Congo (RDC), dove centinaia di migliaia di persone hanno urgente bisogno di assistenza umanitaria, avverte Medici Senza Frontiere (MSF). La recente impennata delle violenze nelle regioni di Djugu, Mahagi e Irumu hanno costretto migliaia di persone ad abbandonare le loro case. Nonostante MSF abbia ripetutamente chiesto alle organizzazioni umanitarie internazionali di espandere gli aiuti nell’area, la maggior parte degli sfollati non ha ancora accesso ai beni di prima necessità.

“Non è purtroppo la prima volta che nel paese ci sono enormi bisogni umanitari” dichiara il dottor Moussa Ousman, capomissione MSF in RDC. “Oggi però gli sfollamenti di massa causati dalle violenze si sommano al rapido diffondersi di un’epidemia di morbillo e di una di Ebola che non sembrano arrestarsi. Tutto questo sta accadendo nello stesso momento, una situazione così è senza precedenti”.

Dal dicembre 2017 sono aumentate le violenze tra diverse comunità nella provincia di Ituri, causando sfollamenti di massa. La grande maggioranza di queste persone necessita di assistenza umanitaria, molti da più di un anno ormai. Dall’ottobre 2018 MSF ha condotto 3 studi sulla mortalità nelle località di Drodro, Nizi e Angumu che hanno mostrato come la percentuale dei decessi in queste comunità siano ben oltre i livelli di emergenza.

“I nostri studi mostrano come le persone stiano morendo per malattie prevenibili come la malaria, il morbillo e la diarrea” afferma il dottor Ousman di MSF. “Questo è molto preoccupante, anche perché non è ancora possibile fare vaccinazioni contro il morbillo a causa dell’epidemia di Ebola in corso. Date le circostanze, insieme al Ministero della salute, stiamo valutando strategie innovative, ma ciò non toglie che sia immediatamente necessario un livello maggiore di assistenza per evitare ulteriori morti”.

MSF sta supportando il Ministero della salute locale nella fornitura di cure mediche e nella risposta dei bisogni più acuti tra gli sfollati a Drodro, Nizzi e Bunia. Le équipe di MSF stanno anche fornendo acqua pulita, distribuendo beni di prima necessità e costruendo docce e latrine. Nonostante ciò, i bisogni più urgenti di migliaia di famiglie restano ancora insoddisfatti.

MSF chiede “un’immediata estensione dell’assistenza umanitaria di lungo periodo, per evitare ulteriori morti ed assicurare condizioni di vita dignitose per tutte le persone che sono state costrette a fuggire”.

 

 

 

 

 

"Apprendiamo dalla stampa", dichiara Liviana Marelli, responsabile Infanzia, adolescenza e famiglie del Coordinamento Nazionale Comunità di Accoglienza (CNCA), "quanto sta avvenendo in riferimento alla vicenda che coinvolge diversi minorenni e le loro famiglie e che ha comportato numerosi arresti a carico del sindaco di Bibbiano (RE) e di  professionisti e operatori collegati all'organizzazione Hansel e Gretel.  Siamo certamente allarmati di fronte a quanto finora emerso e, laddove siano stati commessi abusi e reati quali quelli contestati, i responsabili devono risponderne. Nessuna difesa per coloro che avrebbero operato a danno dei bambini e dei ragazzi negando diritti e rispetto per ogni minorenne e per ogni famiglia. La presenza di una indagine giudiziaria chiede, però, a tutti di sospendere il giudizio nell'attesa degli esiti dell'attività dei preposti organi inquirenti."

"Ciò che ci preme sottolineare", continua Marelli, "è che questa vicenda non sia utilizzata come un'ulteriore occasione per infangare il lavoro costante, quotidiano di molte comunità e di tante famiglie affidatarie che con passione, responsabilità e competenza accolgono e accompagnano bambini e ragazzi verso un futuro possibile e nel loro superiore interesse. Occorre, quindi, evitare improprie generalizzazioni e strumentalizzazioni facendo di tutta l'erba un fascio."

"Il sistema della tutela, dell'accoglienza e dell'accompagnamento dei minorenni e delle loro famiglie – con particolare riferimento alle situazioni di vulnerabilità e fragilità –", conclude Marelli, "richiede senza dubbio politiche chiare, continuative e capaci di sostenere le competenze genitoriali e prevenire l'allontanamento dei bambini e dei ragazzi dalle famiglie d'origine e contestualmente garantire la buona qualità dell'accoglienza ben utilizzando le procedure e le modalità di verifica e controllo già normativamente previste."

Il 7 Luglio ore 21:00, all'interno della programmazione del Napoli Teatro Festival, la Compagnia Nest presenta “Teduccio on the road” un vero e proprio viaggio, non solo in senso figurativo ma reale, realizzato con il gruppo #GiovaniO’Nest, anima portante del progetto Anfiteatri urbani, per la regia di Francesco Di Leva, Adriano Pantaleo e Giuseppe Gaudino. 

Lo spettatore, infatti, verrà prelevato dalla propria abitazione e accompagnato in automobile fino al quartiere di San Giovanni a Teduccio.  Il tragitto che separa la casa dello spettatore al quartiere, sarà un viaggio nelle più belle scene del cinema mondiale che si sono svolte in automobile, un viaggio dei road movie cult, riadattati da quattro drammaturghi napoletani: Carmine Borrino, Alberto Mele, Marco Montecatino e Gianni Spezzano, coordinati da  Giuseppe Miale Di Mauro, autore e regista della Compagnia.  

Una volta arrivati a San Giovanni a Teduccio, le auto posteggeranno nei pressi del cortile del teatro Nest, in cui gli spettatori assisteranno ad un evento finale corale, legato alle scene recitate in macchina durante il tragitto, in una sorta di drive in urbano. I road movie di ispirazione sono stati: Pulp Fiction, The Big Khauna, Furore, Falso Movimento, The Blues Brothers, Paura e Delirio a Las Vegas, Little Miss Sunshine. 

Un’esperienza unica nata dalla riflessione che la Compagnia Nest ogni anno si pone rispetto alla difficoltà di attirare pubblico nel proprio spazio e territorio. "Attraverso questo progetto, quella che fino a qualche tempo fa è stata solo una provocazione “vi veniamo a prendere a casa vostra”, diventa un momento di teatro - commenta la Compagnia Nest - che permetterà di vedere zone del quartiere magari fino a quel momento  sconosciute.  Allo stesso tempo il quartiere si animerà e verrà coinvolto perché alcune scene avverranno in luoghi determinati e richiederanno il coinvolgimento delle persone che lo abitano”. 

Domenica 7 luglio 2019 ore 17 e ore 21 (orario di inizio indicativo - l’orario esatto verrà comunicato solo nel momento della prenotazione). Gli spettatori verranno prelevati dalle loro case in un raggio di 10 km dal Teatro Nest. In caso gli spettatori dovessero abitare in zone più lontane, si individueranno dei punti di incontro che lo spettatore dovrà raggiungere in autonomia.

Spettacolo per max 25 persone a turno.

 

Favorire la creazione, il consolidamento e lo sviluppo di cooperative di comunità, un modello innovativo di impresa che nasce per soddisfare un interesse generale delle comunità locali. È l’obiettivo del bando Coopstartup “Rigeneriamo comunità”, promosso da Legacoop e da Coopfond, che è stato presentato oggi da Legacoop Marche nel Parlamentino della Camera di Commercio delle Marche ad Ancona.

L'iniziativa, con il sostegno di Banca Etica, Fondazione Finanza Etica, la partnership con soggetti dell’associazionismo e della promozione territoriale, punta, attraverso la partecipazione attiva dei cittadini alla gestione dei beni comuni, a contrastare lo spopolamento delle aree interne o il degrado delle città. "Le cooperative di comunità possono svolgere qualsiasi tipo di attività aggregando, come soci, una miriade di soggetti con cui condividere lo scopo di soddisfare un bisogno collettivo - ha detto Gianfranco Alleruzzo, presidente di Legacoop Marche -, è un'opportunità per coinvolgere territori e aree urbane in difficoltà o degradate o quelle delle zone colpite dal terremoto, dove i cittadini abbiano voglia di sviluppare progetti per la creazione di servizi e di lavoro valorizzando il valore principale, quello del capitale umano, specie dei giovani".   

Il bando, ha spiegato Fabio Grossetti, direttore Legacoop Marche, si rivolge a gruppi, composti da almeno tre persone, che intendano costituire un’impresa cooperativa aderente a Legacoop, e a cooperative che già aderiscono all'associazione, costituite a dal 1 gennaio 2018. I gruppi e le cooperative debbono avere sede, e prevedere che il proprio progetto si sviluppi, in aree interne, piccoli comuni, aree urbane degradate, aree agricole incolte o abbandonate, aree naturalistiche e naturali protette, aree di interesse storico, paesaggistico e culturale. Saranno ammessi al bando idee e progetti imprenditoriali, ha detto Paolo Scaramuccia, responsabile Legacoop Cooperative di comunità, indirizzati al potenziamento delle risorse e al miglioramento della qualità della vita delle comunità locali attraverso lo sviluppo di una combinazione di attività come interventi per la riqualificazione di beni che rispondono a un interesse pubblico, alla tutela dell’ambiente, del decoro urbano e al recupero di luoghi in disuso, alla valorizzazione del patrimonio storico e culturale, allo sviluppo di energie rinnovabili, al riuso e al riciclo.

"Rigeneriamo comunità - ha aggiunto Scaramuccia - è uno strumento per intercettare le vivacità delle iniziative del nostro territorio" con un percorso iniziale di un anno per arrivare alla definizione dei progetti e di tre anni di accompagnamento dalla nascita della cooperativa di comunità. "È un percorso difficile far nascere un'impresa - ha sottolineato Gloria Rossi, coordinatrice Generazioni Legacoop Marche -, il valore aggiunto può arrivare dai giovani che possono trovare in questo bando una grande opportunità". Le candidature dovranno essere presentate online attraverso la piattaforma Coopstartup, raggiungibile dal sito www.coopstartup.it/ rigeneriamocomunita entro le ore 14 del 31 Agosto 2019. 

Il 27 giugno 2019 si è tenuta l’Assemblea dei Soci di CIDAS, alla quale è intervenuto Igor Skuk, Direttore di Legacoop Emilia-Romagna, per portare il suo saluto ai circa 800 soci riuniti e rappresentati al Cinema Apollo Cinepark.

I principali punti trattati nell’introduzione di Daniele Bertarelli, Presidente di CIDAS, sono stati: il fatturato di CIDAS ha raggiunto i 57 milioni di euro con quasi 1600 persone di cui il 74,3% lavoratrici donne; i settori di attività della cooperativa sono diventati sei, grazie all’operatività della fusione con Camelot: cura e assistenza delle persone anziane e con disabilità, tutela ed educazione dei minori, accoglienza ed integrazione dei migranti, trasporto sanitario ed inclusione lavorativa di persone a rischio di marginalità; progettazione e innovazione sono due importanti linee guida della nuova CIDAS dirette a servizi individualizzati per persone fragili e verso l’assistenza a bassa soglia.

L’orizzonte regionale e sovraregionale è quello in cui ormai da tempo opera la cooperativa, che si occupa di cura ed assistenza delle persone anziane e con disabilità, tutela ed educazione dei minori, accoglienza ed integrazione dei migranti, trasporto sanitario ed inclusione lavorativa di persone a rischio di marginalità in Emilia-Romagna, Lombardia, Veneto e Friuli Venezia Giulia.

“Il 2018 è stato un anno molto importante per la nostra cooperativa – ha affermato il presidente Daniele Bertarelli - quello in cui abbiamo portato a compimento la fusione con la cooperativa Camelot e presentato il primo bilancio congiunto, che ci ha permesso di posizionarci tra le prime cooperative sociali a livello nazionale, grazie a 57 milioni di euro fatturato e quasi 1600 lavoratori”.
Nel corso dell’Assemblea, oltre al Bilancio 2018, è stato approvato il trasferimento della sede legale di CIDAS a Ferrara “un passaggio importante – ha spiegato Bertarelli - che sottolinea i nostri nuovi obiettivi e la volontà di guardare avanti, senza dimenticare il passato ed i nostri 40 anni storia, che festeggiamo proprio nel 2019”.

CIDAS è una realtà imprenditoriale che vede un’alta percentuale di lavoratrici, 74,3%, in larga parte a tempo indeterminato, prevalentemente comprese nella fascia di età tra 30 e 50 anni. Da questa caratteristica, deriva l’impegno costante della cooperativa nell’elaborazione di strumenti gestionali sempre più rispondenti alle esigenze di conciliazione vita-lavoro.

Altro aspetto rilevante è l’attenzione di CIDAS alla formazione delle persone: nel 2018 oltre il 90% del personale ha partecipato ad almeno un incontro formativo. Sono state effettuate 30 mila ore di formazione con una media pro-capite di circa 23 ore di formazione. Questo evidenzia la vocazione della cooperativa allo sviluppo e all’innovazione che ha portato CIDAS nel 2018 ad aggiudicarsi il progetto europeo “REBUILD ICT- enabled integration facilitator and life rebuilding guidance” del programma quadro europeo per la Ricerca e l’Innovazione Horizon 2020, con altri 10 partner da Italia, Grecia, Spagna, Belgio e Germania tra cui UNESCO, per sviluppare tecnologie che aumentino le possibilità di integrazione dei migranti, in particolare relativamente all’accesso ai servizi del territorio.

La cooperativa ha inoltre partecipato al progetto educativo Web For Your Life, cofinanziato dal Dipartimento Politiche Antidroga della Presidenza del Consiglio dei Ministri, in collaborazione con altre cooperative, per sensibilizzare i minori tra gli 11 e i 18 anni ai rischi legati alle dipendenze: dal web alle sostanze psicoattive.
Dal punto di vista dell’assistenza individualizzata alla persona, è stato fondato il Consorzio Cooperativo Sociale Tecla, su iniziativa di cooperative sociali della Rete ComeTe, con l’obiettivo di fornire attività di ricerca, selezione e formazione di assistenti familiari e di baby sitter, attraverso il Servizio Wellcome.
Nel settore della disabilità è stato inaugurato il Centro Socio Riabilitativo per Disabili Il Calicanto a Ferrara, una struttura socio-sanitaria a carattere residenziale che può ospitare fino a 20 persone che vivono in condizioni di disabilità psico-motorie, minorazioni sensoriali, gravi disabilità motorie, cognitive e intellettive-relazionali.
La cooperativa si è inoltre aggiudicata la prosecuzione del servizio di trasporti sanitari presso l’ospedale di Piacenza e, per quanto riguarda il ramo B, ha inaugurato il servizio di portierato assegnato da ACER per la gestione e manutenzione del nuovo studentato di Ferrara Le Corti di Medoro.
Con la nuova strutturazione, CIDAS può garantire una sempre maggiore disponibilità verso le istituzioni e i cittadini per implementare insieme nuovi modelli di intervento dedicati, in particolare, alle esigenze in ambito socio assistenziale che stanno avanzando, come l’assistenza a bassa soglia e quella a persone con malattie croniche. Con l’obiettivo di confermarsi un motore di sviluppo per il territorio ed un riferimento occupazionale per cooperatrici e cooperatori che lavorano al servizio della persona.

 

Presentato al Teatro della Concordia di Monte Castello di Vibio, il bando si propone di sostenere la creazione e lo sviluppo di cooperative di comunità con consulenza, formazione specialistica e contributi a fondo perduto.

Sviluppo locale e cooperative di comunità, questo il tema del workshop “Rigenerare Comunità” al Teatro della Concordia a cui hanno partecipato il Sindaco di Monte Castello di Vibio Daniela Brugnossi, Andrea Bernardoni e Paolo Scaramuccia di Legacoop e i presidenti di due cooperative di comunità umbre, Roberto Sbriccoli e Paolo Giovannini.

“Rigeneriamo comunità” è un bando promosso da Legacoop e da Coopfond - con il sostegno di Banca Etica, Fondazione Finanza Etica e in partnership con soggetti dell’associazionismo e della promozione territoriale - che si propone di favorire la creazione, il consolidamento e lo sviluppo di cooperative di comunità. Tali soggetti sono un modello di innovazione sociale dove i cittadini sono produttori e fruitori di beni e servizi; livello generale, questa forma cooperativa è finalizzata all’interesse generale delle comunità locali che punta, attraverso la partecipazione attiva dei cittadini, alla gestione dei beni comuni.

“Abbiamo deciso di ospitare questa splendida iniziativa – ha sottolineato il Sindaco daniela Brugnossi - perché affascinati da questa opportunità che riteniamo possa essere calata nella nostra realtà anche grazie al fatto che piccole comunità come la nostra hanno una forte identità ed un grande capitale sociale su cui poter costruire progetti per il futuro”.

Il bando - a cui sarà possibile partecipare entro il 31 agosto 2019 - sosterrà idee e progetti imprenditoriali indirizzati al potenziamento delle risorse e al miglioramento della qualità della vita delle comunità locali attraverso lo sviluppo di una combinazione di attività quali, per esempio, interventi finalizzati alla riqualificazione di beni che rispondono a un interesse pubblico, alla tutela dell’ambiente, del decoro urbano e al recupero di luoghi in disuso, alla valorizzazione del patrimonio storico e culturale, allo sviluppo di energie rinnovabili, al riuso e al riciclo.

Le candidature dovranno pervenire attraverso la piattaforma CoopStartup, dove sono disponibili anche maggiori informazioni sul bando.

“In Umbria – afferma Andrea Bernardoni – Legacoop Umbria sosterrà con consulenze e tutoraggio gratuito tutti i gruppi di cittadini che vorranno partecipare al bando ed impegnarsi per la rigenerazione della propria comunità.”

 

Un fatturato di 39.454.364 euro (in crescita rispetto ai 38.773.749 euro del 2017) e 1.560 lavoratori occupati (+37 unità sull’anno precedente), l’89,1% dei quali a tempo indeterminato. Sono alcuni dei numeri del bilancio 2018 della cooperativa sociale G. Di Vittorio, operante in larga parte della Toscana, che è stato approvato stamattina dall’Assemblea dei soci riunita a Firenze.
Rinnovati anche gli organi sociali: 13 i membri del nuovo Cda (9 donne e 4 uomini) che guiderà la cooperativa nel triennio 2019-2022. Maria Antonella Oronte è confermata presidente, Lorella Masini sarà ancora vicepresidente.

L’Assemblea si è svolta nei locali di quella che diverrà, entro la fine dell’anno, la nuova sede amministrativa di Firenze della cooperativa in via Vasco de Gama, 101.

“La nuova sede sarà più funzionale dal punto di vista logistico e ci consentirà di gestire in maniera più efficiente servizi e attività – afferma Maria Antonella Oronte -. Già da oggi gli oltre 900 lavoratori e lavoratrici dell’area fiorentina avranno uno spazio adeguato per riunioni e formazione, mentre il trasferimento degli uffici si completerà entro la fine del 2019. L’attuale sede di Firenze sarà valorizzata e ospiterà un servizio residenziale, garantendo così nuovi posti di lavoro, mentre l’ufficio operativo di Sesto Fiorentino si trasformerà in un polo specializzato nei servizi all’infanzia e ai minori”.

Oltre a consentire alla cooperativa di rafforzare la propria presenza a Firenze e provincia, l’operazione s’inserisce all’interno di una strategia di sviluppo ben precisa. “Stiamo sperimentando nuove aree di intervento e investendo il nostro know how anche nella progettazione ed erogazione di servizi privati – chiarisce Oronte – Daremo vita a una nuova Rsa a Livorno, che darà nuove opportunità di occupazione. Amplieremo la gestione di nidi privati e servizi di mediazione familiare. A Sesto Fiorentino avvieremo una comunità educativa per minori 0-6 nell’ambito del progetto di housing sociale ‘Sesto Smart Village’”.

Migliaia di utenti fragili tra minori, portatori di handicap, utenti della salute mentale, della marginalità sociale, tossicodipendenti, anziani non autosufficienti sono quotidianamente assistiti dalle operatrici e dagli operatori della Di Vittorio: ogni giorno sono oltre 5.000 le ore lavorate nei diversi servizi per un totale di 1.875.836 ore nel 2018 (+2,15% rispetto al 2017).

Su 1560 occupati, 1301 sono donne (pari all’83,3% del totale dei lavoratori) e 259 uomini (16,7%). I soci sono 949 (60,8% del totale dei lavoratori). 1390 lavoratori sono assunti a tempo indeterminato. Nel 2018 i contratti a tempo indeterminato hanno fatto registrare un aumento dell’1,6% rispetto al 2017, segnando un’inversione di tendenza sugli ultimi 5 anni. Il 67,6% del personale in forza alla cooperativa (al 31 dicembre 2018) opera sulle due province della zona interna (Firenze e Siena), il restante 32,4% sulla costa (Massa Carrara, Livorno, Lucca e Grosseto).

Tra il 1° aprile 2018 e il 28 febbraio 2019 la cooperativa ha presentato offerte per 31 procedimenti/bandi: nelle 19 procedure concluse, è risultata vincente nel 78,9% dei casi.

Nel 2018 ha acquisito tre certificazioni: la SA 8000 sulla responsabilità sociale, la ISO 14001 per una gestione ecologicamente sostenibile delle attività, la OHSAS 18001 per introdurre un sistema di gestione della sicurezza sui luoghi di lavoro. L’Autorità garante per la concorrenza e il mercato ha riconfermato alla cooperativa il rating di legalità con il punteggio di due stellette +.

Sul fronte dell’innovazione tecnologica e organizzativa sono stati avviati progetti relativi a “Industria 4.0”: il progetto documentale finalizzato alla smaterializzazione dell’archivio cartaceo e il progetto Facility per la gestione informatizzata della manutenzione degli immobili gestiti.

 

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