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Giovedì, 20 Febbraio 2020

Il cosiddetto Piano di Trump per il Medio Oriente è “un monumento all’arroganza e all’arbitrio. Viola e attacca il diritto e la legalità internazionale, le convezioni e le risoluzioni internazionali. Cancella molti dei diritti fondamentali dei palestinesi. Ruba gran parte della terra destinata ad accogliere uno stato palestinese”.

È durissimo il commento di Flavio Lotti, coordinatore della Tavola della pace. Il Piano di Trump offre al governo d’Israele “la possibilità di realizzare molti dei suoi disegni proibiti dal diritto internazionale. E non è difficile prevedere che autorizzerà nuovi abusi, violenze, devastazioni, violazioni dei diritti umani alle spese di persone che da 53 anni si trovano in balia di un’occupazione militare e un potere incontenibile”, continua Lotti.

“È naturale che i palestinesi lo rifiutino e si preparino a soffrire le sue conseguenze. Ma come reagiranno gli altri? Cosa faranno i governi e le istituzioni che ancora si dicono amanti del diritto e della legalità internazionale?”, chiede il pacifista.

Secondo Lotti “al piano di Trump si deve rispondere con un vero piano di pace basato sull’effettivo riconoscimento del diritto internazionale dei diritti umani e del principio universale di uguaglianza. Ai palestinesi devono essere riconosciuti la stessa dignità, gli stessi diritti e la stessa sicurezza degli israeliani. Gerusalemme deve diventare la capitale dei due stati, abitata da due popoli e tre religioni, e la capitale del mondo intero. Li dobbiamo spostare il quartier generale dell’Onu e da lì dobbiamo dare inizio ad un nuovo cammino dell’umanità che ci possa allontanare dal precipizio sul quale ci siamo esposti”.

Un solo merito riconosce al piano di Trump. “Quello di aver riportato al centro dell’attenzione internazionale la condizione miserevole del popolo palestinese. Troppi ‘amanti dei diritti umani e della pace’ hanno messo in archivio la tragedia palestinese dimenticando quello che ebbe a dire il Cardinal Carlo Maria Martini: ‘Quello tra la Palestina e Israele è uno dei processi di pace più delicati e difficili ma insieme più necessari del pianeta. Non ci sarà pace nel mondo finché non regnerà in quelle terre piena pace. E tutti gli sforzi di pace in quelle terre avranno una ripercussione straordinaria sul pianeta intero”

Ieri si è aperta una fase nuova. “Pericolosa. L’avvenire della pace (non solo in Terra Santa), del diritto e della legalità internazionale (non solo del popolo palestinese), è sempre più incerto. Nessuno resti alla finestra”.

“Mettiamo da parte gli slogan, le frasi fatte, le tesi di ieri e le invettive. Cerchiamo di capire come stanno realmente le cose, ricominciamo a leggere e studiare. Riscopriamo il valore della vicinanza e della solidarietà”, conclude Lotti.

"A ritmo di Drum Circle": la serata di venerdì 31 gennaio sarà una sorta di chiusura del cerchio, sul palcoscenico del Teatro Candoni di Tolmezzo alle 20.30 saliranno i 26 ragazzi e ragazze con disabilità che, assieme a 10 educatori, hanno partecipato al progetto musicale di ritmoterapia "Drum Circle" tenuto dalla Percussiva di Stefano Andreutti.

Organizzato da Cooperativa sociale Itaca e Azienda sanitaria universitaria Friuli Centrale, il progetto ha coinvolto diversi servizi del territorio: i CSRE di Gemona del Friuli e Tolmezzo, il Meg Gemona, il Centro diurno Esemon di Enemonzo e i Servizi gruppo appartamento di Tolmezzo e Villa Lorenzini di Villa Santina.

Il laboratorio musicale Drum Circle si è svolto dal mese di ottobre con cadenza settimanale al CSRE - Meg di Gemona, dando la possibilità a ragazzi e ragazze di vivere un esperienza collettiva musicale che avrà come meta finale l'evento dal vivo previsto il 31 gennaio al Candoni di Tolmezzo. Nel corso della serata sarà proiettato un video-collage che racconterà gli incontri del laboratorio.

Drum Circle è un progetto all'interno del quale le persone siedono o stanno in piedi in cerchio mentre dialogano, suonando percussioni di tutto il mondo. Il cerchio di tamburi, simbolo concreto di unione, armonia e completezza, è un antichissimo rituale che affonda le sue radici nelle pratiche ancestrali delle comunità e delle attuali realtà multiculturali. I partecipanti suonano ritmi improvvisati e creati al momento, nel Drum Circle non ci sono spettatori., ciascuno è parte del momento creativo.

Si tratta di un'esperienza mirata al benessere individuale e alla rigenerazione collettiva, attraverso il beneficio apportato dalla tecnica della ritmoterapia. Per parteciparvi non servono abilità musicali. ma soltanto il desiderio di partecipare ad un percorso armonico personale e collettivo, che può favorire e stimolare l'inclusione e l'integrazione sociale.

Speciali ospiti della serata ad ingresso libero saranno i Dissociative TV, duo punk rock carnico di Liariis di Ovaro formato da Alessandro De Cecco (chitarra e voce) e Jessica Bortoluzzi (batteria), che presenteranno il nuovo album "Frames..." e il nuovo tour. Con oltre 100 date live nel loro portfolio, a Tolmezzo i Dissociative TV suoneranno per la prima volta dal vivo il nuovo singolo "Now against me" e inaugureranno il tour 2020 che vede già le prime date confermate a Trieste, Villa Vicentina, Nimis, Pordenone, Pradamano, San Vito al Tagliamento, Udine, Camporosso, Arta Terme e Monaco di Baviera.

 

Una nuova rimonta dell'anticiclone interesserà il nostro paese a partire dal fine settimana e poi per l'inizio del mese di febbraio. Condizioni meteo stabili quindi ed anche soleggiate su gran parte dell'Italia con un vero e proprio anticipo di primavera: le temperature infatti subiranno un notevole incremento fino a portarsi anche di 8 gradi al di sopra delle medie del periodo.

Con il secondo fine settimana di febbraio però l'inverno potrebbe finalmente imporsi: oltre al modello GFS, anche l'europeo mostra un'irruzione di aria polare verso l'Europa centro orientale che interesserà anche il nostro paese e che porterà condizioni meteo instabili e un generale calo delle temperature.

L'incertezza riguardo tale cambio di rotta è ancora elevata, pertanto vi invitiamo a rimanere aggiornati sul nostro sito. www.centrometeoitaliano.it

 

 

 

 

Il giovane Pietro ha realizzato il suo sogno: incontrare il playmaker Alessandro Panni del Kleb Basket Ferrara e rivolgergli le domande che ha sempre voluto fargli. Un momento emozionante per tutti, reso possibile grazie al progetto educativo Cantieri Comuni che CIDAS gestisce a Ferrara con la Fondazione Con i Bambini.

Pietro frequenta la 5^ della scuola primaria "Giacomo Matteotti", una delle scuole ferraresi dell’Istituto Comprensivo De Pisis coinvolte nel progetto Canteri Comuni, dove si sta realizzando un laboratorio di giornalismo grazie al quale gli alunni partecipano alla stesura del giornalino della scuola, che presto vedrà la luce con gli articoli scritti dai giornalisti in erba.

Dopo una fase preparatoria nella quale gli studenti hanno imparato ad orientarsi nella lettura dei quotidiani cartacei ed on line ed a comprenderne la struttura, guidati dagli educatori di CIDAS assieme al giornalista Alessandro Orlandin, i giovani giornalisti si sono calati nei panni di una redazione, dividendosi compiti e temi da approfondire. Un importante esercizio di elaborazione e produzione, oltre che di lavoro di gruppo.
In fase di proposta degli argomenti, è emersa la passione di Pietro: “Alessandro Panni è uno dei miei giocatori preferiti del Kleb Basket Ferrara, la squadra della quale sono tifoso. Ogni domenica, quando giocano in casa, vado a vedere le loro partite al Palasport”. Così gli educatori del progetto hanno colto l’occasione per stimolare la curiosità del piccolo tifoso e motivarlo ad impegnarsi nel progetto. Grazie alla disponibilità della società sportiva di pallacanestro, è stato raggiunto il giocatore, che si è prontamente reso disponibile cogliendo il valore educativo e sociale dell’iniziativa.
L’incontro si è svolto sotto gli occhi attenti dei compagni di Pietro e degli educatori del progetto, con grande emozione e partecipazione di tutti.

Pietro ha così potuto chiedere ad Alessandro cosa lo ha spinto ad avvicinarsi a questo sport, chi è il suo giocatore preferito e quale quello più difficile da marcare. E ancora qual è il suo compagno di squadra preferito, che rapporto ha con l’allenatore, quali sono i suoi obiettivi professionali e tanto altro che presto si potrà leggere sul giornalino della Matteotti.

Alla fine il giovane intervistatore ha fatto anche un piccolo strappo alla regola della giusta distanza, chiedendo un autografo al suo giocatore preferito. Una foto ricordo ha poi suggellato l'incontro tra i due. Un momento speciale anche per Panni, che ha chiesto a Pietro di poter ricevere una copia del giornalino quando uscirà.

Come ha sottolineato l’Assessore alla Pubblica Istruzione e Formazione, Pari Opportunità Dorota Kusiak: “Cantieri Comuni è un progetto di grande rilevanza perché è capace di mettere in rete diversi soggetti del territorio coinvolgendovi anche le scuole. Un progetto che, come la storia di Pietro dimostra, ha un significato non solo educativo e didattico, ma riesce a coinvolgere i ragazzi sul piano emotivo, permettendogli di “realizzare i sogni”. Il Comune è lieto di collaborare nella realizzazione degli obiettivi dei Cantieri Comuni impegnandosi a valorizzare e a promuovere il legame tra le istituzioni, le scuole ed il territorio.”

Cantieri Comuni, di cui il laboratorio di giornalismo fa parte, è un progetto gestito da CIDAS in partenariato con altre realtà del Terzo Settore, selezionato attraverso il bando “Nuove Generazioni" promosso e finanziato da Con i Bambini, una fondazione impegnata nell’attuazione dei programmi del Fondo per il contrasto della povertà educativa minorile.

Nel territorio ferrarese Cantieri Comuni ha l’obiettivo di supportare gli istituti scolastici comprensivi De Pisis e Cosmè Tura, proponendo attività educative che vanno ad integrarsi con il percorso curricolare, al fine di contrastare il fenomeno della povertà educativa minorile in Italia.

Nell’arco di tre anni del progetto Cantieri Comuni, CIDAS sarà impegnata nella valorizzazione del legame tra scuole e territorio, coinvolgendo i servizi educativi e realizzando laboratori ed attività nelle scuole, collaborando con gli insegnanti per il benessere ed il successo formativo degli studenti. Il supporto nella crescita di ragazze e ragazzi è infatti uno dei principali ambiti di intervento della cooperativa, da sempre impegnata nella cura, tutela ed educazione dei minori.

Fra le atrocità che il Giorno della Memoria ci costringe a ricordare c’è anche il programma Aktion T4, diventato tristemente noto come l’Olocausto delle persone con disabilità. Le vittime di quel programma furono decine di migliaia: fin dal 1933 furono forzatamente sterilizzate e dal 1940 uccise nelle prime camere a gas appositamente istallate negli istituti psichiatrici del Terzo Reich.

Una storia di orrore tra gli orrori che non può più essere de-rubricata in una narrazione indistinta, che merita una sua propria collocazione per poter colmare il vuoto di studi accademici che in passato l’hanno caratterizzata e di cui ancora oggi subiamo gli esiti. Milioni di persone assassinate nei lager nazisti, ritenute vite non degne di essere vissute, pesi per la società, esseri da sopprimere.

Anche per questo la Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap si unisce a chiunque si rifiuti di dimenticare quel crimine contro l’umanità frutto della depravazione e di una visione eugenetica nata prima del nazismo e ad esso sopravvissuta anche fuori dai confini tedeschi ed europei. Si unisce a chiunque voglia ricordare e su quel ricordo basare una convivenza moderna, inclusiva, che rigetta ogni segregazione, che valorizza le diversità, che rende possibile la vita indipendente e l’autodeterminazione.

È un cambio di prospettiva che riguarda tutti, non solo i decisori politici, ma su cui non mancano preoccupazioni per segnali tutt’altro che positivi.

“La Giornata della Memoria è un’occasione di consapevolezza – commenta Vincenzo Falabella, presidente della FISH – Ci vogliamo credere nonostante non passi settimana senza che si raccolgano espressioni, linguaggi, parole di odio, di derisione, di disprezzo per la disabilità che rappresentano un segnale tutt’altro che positivo. E questo anche perché quelle parole troppo spesso sono proferite da personaggi noti, in occasioni pubbliche, nello spettacolo, nei talk show, nelle manifestazioni politiche. Non possiamo tacere, né voltarci dall’altra parte. Non possiamo farlo né guardando il passato, né traguardando il futuro. Un futuro che – come tutti – vogliamo di inclusione, rispetto e libertà”

 

Le elezioni regionali in Emilia Romagna e Calabria vanno analizzate nella complessità attuale dei flussi elettorali. Dal leit motivi pro o contro Salvini si esce con un’articolazione più complessa tra differenza delle generazioni, delle classi sociali e della dicotomia città-aree interne. Ecco il report di Swg con la PoliticApp che spiega percentuali e flussi della tornata elettorale.

Emilia Romagna

A votare in modo maggioritario per il candidato del centrosinistra sono stati giovani, donne e classe media. A Salvini, invece, sono andati i voti dei ceti popolari in modo schiacciante. Eppure la vera maggioranza silenziosa tra queste categorie votanti è l’astensione che si spinge fino al 48%.

Se nel 2014 il Pd era primo partito assoluto nei piccoli comuni della Regione oggi il risultato è capovolto a favore della Lega Nord mentre il centrosinistra sfonda solo nelle grandi città emiliane. E i motivi che hanno portato alla vittoria di Bonaccini non sono in modo maggioritario il sentiment o la paura anti-Salvini: il buongoverno e il giudizio positivo sull’operato è il “driver” principale del voto al governatore uscente. A Salvini e alla sua candidata sono andati i voti di chi, invece, voleva il “cambiamento” o per dare il suo appoggio all’ex ministro dell’interno come voto più politico che amministrativo.

E l’effetto Sardine? Secondo Swg hanno spostato solo il 3% di elettori ad andare a votare mentre per il 78% il movimento è stato ininfluente sulla scelta del voto.

Calabria

Nella consueta alternanza ormai ventennale del governo calabrese tra centrodestra e centrosinistra ecco i flussi elettorali in un’elezione che ha visto astenuti almeno metà degli elettori. In Calabria le donne si sono orientate verso il centrodestra mentre i giovani hanno disertato le urne. I 18-34enni che sono andati al seggio hanno scelto le liste civiche bocciando i partiti.

In Calabria la Lega Nord non sfonda, nemmeno tra i ceti popolari dove invece la fa da padrone Forza Italia. In comune con l’Emilia Romagna è la differenza di orientamento tra i centri urbani e le zone rurali: nel primo caso il Pd, nel secondo il centrodestra.

Ma è la percentuale del non voto che emerge in questa regione di un Sud sempre più distante e distaccato, a partire dalle nuove generazioni.

Sabato 1 febbraio alle ore 18 in Piazza Garibaldi a Bazzano, in occasione della Giornata della Memoria 2020, il Teatro delle Ariette e Il Collettivo La Notte presentano “Cieli di ferro” una performance su parole di Peter Weiss, Imre Kertész, Charlie Chaplin con il lavoro di Flavio Azolini, Caterina Caravita, Sofia Degli Esposti, Anita Farneti, Giulia Gamberini, Alessandro Memoli, Riccardo Memoli, Benedetta Paganini, Charlotte Parente, Giuseppe Patti, Giuseppe Portale, Giorgia Vivarelli e l'aiuto del Laboratorio di Pratica Teatrale, coordinamento registico Paola Berselli e Stefano Pasquini.

Una Giornata della Memoria necessaria per la quale viene chiesto aiuto a Charlie Chaplin, a Kertész, a Peter Weiss, «per non dimenticare il nostro presente, per non dimenticare che un futuro ci aspetta. Chiediamo aiuto al cinema, alla letteratura e al teatro, per parlare della vita, di quella che vogliamo e di quella che non vogliamo avere».

 

Non è più possibile richiederlo per via dell’istituzione del Reddito di cittadinanza, i suoi ultimi beneficiari stanno per terminare il percorso avviato, ma fa ancora parlare di sé: è il Rei, il Reddito di inclusione che lo scorso marzo 2019 è stato soppiantato dalla nuova misura voluta dal Movimento Cinquestelle. Al Rei è dedicato un convegno organizzato dall’Alleanza contro la povertà che si terrà mercoledì 29 gennaio alle ore 15 a Roma presso la sede di Acri.

All’evento parteciperanno Giovanni Fosti, presidente di Fondazione Cariplo; Cristiano Gori, professore di Politica Sociale all'Università di Trento e responsabile scientifico della ricerca; Roberto Rossini, portavoce dell’Alleanza contro la povertà e presidente di Acli e Raffaele Tangorra, segretario generale del ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali.

Sebbene i numeri del Reddito di cittadinanza siano molto più consistenti di quelli del vecchio Reddito di inclusione, quest’ultima misura sembra avere ancora qualcosa da dire sul tema della lotta alla povertà. “Secondo i dati Inps il Reddito di Cittadinanza (RdC) raggiunge oltre 1 milione di nuclei familiari, pari a più di 2,5 milioni di persone che si trovano in situazioni di disagio economico - spiega una nota dell’Alleanza -. Permangono alcune criticità: la componente “passiva” della misura, monetaria, necessita di correttivi per essere più equa ed equilibrata (specialmente verso minori e stranieri, le categorie più penalizzate dalla normativa); le politiche di inclusione sono ancora al palo”. Secondo l’Alleanza, infatti, il Reddito di cittadinanza “fatica ad attivare le politiche per l’inclusione”. Per questo “l’Alleanza contro la povertà propone di ripartire dall’eredità del Reddito di Inclusione, che offre alcune soluzioni”.

L'attività di ricerca sul Reddito di Inclusione (ReI) condotta dall’Alleanza, grazie al sostegno di Fondazione Cariplo, ha portato alla pubblicazione del volume dal titolo “Il Reddito di Inclusione (ReI). Un bilancio - Il monitoraggio della prima misura nazionale di contrasto alla povertà” (Maggioli Editore).

“Con questo volume l’Alleanza si propone di non disperdere gli apprendimenti sul contrasto alla povertà emersi a livello locale grazie al ReI e di promuovere un dibattito basato su dati empirici raccolti a livello nazionale - spiega la nota -. La ricerca quanti-qualitativa contiene un quadro di insieme basato sui dati ed un focus su dodici casi studio, evidenziando dinamiche preziose che restituiscono il ruolo degli attori sociali a livello locale”.

Dalla ricerca emergono almeno tre aspetti di rilievo. Secondo l’Alleanza, “seppur con significative differenze territoriali e a fronte di risorse molto più esigue (poco più di 2 miliardi di euro rispetto agli 8 miliardi previsti per il 2020 dal RdC) - spiega la nota - in 15 mesi ha raggiunto il 28 per cento dei nuclei in povertà assoluta che vivono nel Paese, che non erano in molti casi noti ai Servizi sociali”.

Secondo quanto riporta la ricerca, inoltre, il Rei “ha dato un impulso senza precedenti alla costruzione di reti territoriali da parte degli Ambiti: il 78 per cento degli accordi e delle collaborazioni strette con i Centri per l’impiego sono in decorrenza dall’introduzione del Sia o del ReI e potrebbero rappresentare un valido punto di partenza per la parte attiva del RdC relativa ai Patti per il lavoro”. Infine, secondo l’Alleanza, il Rei ha permesso una “intensa attività di progettazione da parte dei Servizi sociali dei Comuni, che sono stati in grado di attivare percorsi personalizzati per il 68 per cento dei beneficiari coinvolti”.

Risultati che secondo l’Alleanza contro la povertà possono ancora oggi “rappresentare una eredità preziosa per il Reddito di cittadinanza e, più in generale, per tutte le future politiche pubbliche anti-povertà”.

(Fonte: Redattore Sociale)

 

 

Le straordinarie trasformazioni della nostra epoca sono diventate sempre più evidenti durante il decennio della grande crisi. Rivoluzione tecnologica, crisi e globalizzazione ci consegnano un mondo in cui le fratture tra ricchezza e povertà, tra generazioni presenti e future, tra paesi avanzati e "sud globale" si allargano invece di rimarginarsi, in cui l’ampliarsi delle diseguaglianze frena un possibile sviluppo inclusivo e sostenibile sul piano economico, ambientale e sociale.  La guerra commerciale in atto è solo l’ultimo esempio di una politica che sta tornando a una dimensione regressiva e conflittuale di autodifesa delle produzioni nazionali.

Comincia così il documento unitario a firma di Alleanza cooperative italiana, Confindustria, Cia, Confragricoltura e Copagri

“Il rallentamento dell’economia europea e, in particolare, della locomotiva tedesca sta incidendo anche sullo stato di salute della nostra economia. In questo scenario le imprese non possono stare a guardare. Cambiare l’Italia, modernizzarla, renderla un Paese dinamico è più che mai una priorità. Per riprendere a crescere non abbiamo bisogno solo di essere più competitivi, abbiamo bisogno di impegnarci tutti in una trasformazione radicale del nostro sistema Paese.  Per cambiare il Paese c’è bisogno di imprese consapevoli, attive nel confronto produttivo e impegnate nelle sfide poste dalla contemporaneità e dal futuro prossimo. Imprese che, a prescindere dal fatto che siano grandi o piccole, di capitale o cooperative, locali o internazionali, intendono impegnarsi per cambiare l’Italia”.

“Imprese che si sentono in prima linea sul fronte della sostenibilità, sociale e ambientale, e, a partire da quest’ultima, vogliono perseguire tenacemente la sostenibilità delle produzioni, la riduzione delle emissioni e lo sviluppo dell’economia circolare. Imprese che vogliono investire nell’innovazione e nel lavoro, nel buon lavoro, mettendo al centro la formazione, il benessere delle persone, la parità di genere, l’apertura ai giovani e ai talenti, l’investimento sul welfare e su servizi che agevolano la conciliazione tra lavoro e vita delle persone.  Imprese che sostengono la realizzazione di infrastrutture grandi e piccole (logistiche, tecnologiche e sociali), per dare fondamenta alla nostra economia e alla qualità della vita nelle nostre comunità”. 

“Imprese che aspirano a modernizzare il modello imprenditoriale, rafforzandone il pluralismo, il dinamismo, le spinte alla legalità. Un modello orientato sempre più ai giovani, alla sostenibilità, all’innovazione, alla relazione consapevole con le comunità, i territori, la società nel suo complesso. È la “buona impresa” il soggetto economico che in termini culturali e sociali può contribuire a correggere le deformazioni dell’economia attuale e a imboccare la strada maestra di uno sviluppo sostenibile. Noi siamo pronti a fare la nostra parte, sapendo che una nuova stagione di crescita economica non può essere disgiunta dalla volontà e dalla necessità di affrontare i grandi nodi della crescita consapevole, sostenibile, innovativa, digitale, equa, anti-diseguaglianze e generativa di comunità solide e solidali”

Cinque target per l’Italia. Primo obiettivo: crescita sostenibile

Raggiungere un livello di crescita pari al 2% annuo alla fine del prossimo triennio. Promuovere la crescita attraverso tutte le politiche pubbliche per: lavoro dignitoso nel rispetto dei CCNL stipulati dalle organizzazioni maggiormente rappresentative e comparativamente più rappresentative su scala nazionale; innovazione tecnologica, digitale e sociale per le imprese; riduzione delle disuguaglianze e della povertà; parità di genere; agricoltura sostenibile, produzioni e consumi green; istituzioni di qualità, che implicano legalità, semplificazione amministrativa, sussidiarietà dentro un quadro nazionale unitario di coesione. 

Secondo obiettivo: più lavoro, più equità sociale, più consumi

Ridurre il carico fiscale su imprese e lavoro, in un Paese che ha il cuneo fiscale e una pressione fiscale sui fattori della produzione tra i più alti al mondo, e garantire certezza, semplicità e stabilità delle norme per non minare il clima di fiducia necessario per gli investimenti delle famiglie e delle imprese.

Lanciare un grande piano di inclusione dei giovani nel mondo del lavoro, basato su un riordino e rilancio delle politiche di incentivazione dell’imprenditorialità giovanile e su meccanismi di totale decontribuzione e detassazione per sostenere l’occupazione giovanile a tempo indeterminato.

Investire in maniera strutturale e continuativa su scuola, università, formazione permanente, politiche attive e riqualificazione dei lavoratori, rafforzare l’alternanza scuola-lavoro, la filiera dell’apprendistato e di tutti gli strumenti formativi di ingresso nel mercato del lavoro.

Terzo obiettivo: investimenti sul futuro

Lanciare ungrande piano di investimenti ininfrastrutture, materiali e immateriali, dando priorità alle opere già programmate e finanziate. Sostenere un piano europeo di infrastrutture di rilevanza transnazionale da finanziare anche attraverso l’emissione di strumenti finanziari europei. Sostenere gli investimenti inricerca einnovazione, in grado di generare competitività e nuova armonia sociale, di creare dinamismo economico e reticolarità comunitaria.

Favorire la transizione ecologica del sistema imprenditoriale italiano. Le prospettive dell’economia circolare, la produzione di energie rinnovabili e le iniziative di efficienza energetica rappresentano spazi di innovazione economica e sociale enormi per il Paese. La transizione va accompagnata con gradualità puntando su strumenti premiali, su regole chiare e stabili, su un sistema di impianti adeguato a realizzare gli obiettivi e sulla creazione di una cultura del riciclo e riuso diffusa tra i cittadini e le imprese.

Avviare un piano ambizioso di manutenzione attiva del territorio, che punti alla rigenerazione urbana e delle aree interne (dando vigore anche all’associazionismo imprenditoriale comunitario), alla lotta al dissesto idrogeologico e alla prevenzione sismica.

Investire nell’infrastrutturazione sociale, per tornare a considerare l'istruzione come il vero volano per la crescita economica endogena e il welfareun fattore di sviluppo e di competitività, come in tutte le economie avanzate.

Rilanciare gli investimenti pubblici nel Mezzogiorno, a sostegno del capitale umano, delle filiere in tutti i settori industriali, dell’innovazione, del turismo e della valorizzazione dei beni culturali, della moderna logistica e portualità, di nuove forme di attivazione economica e sociale delle comunità e di impresa sociale.

Quarto obiettivo: buona impresa, buone istituzioni

Legalità, una condizione necessaria per rendere l’Italia attrattiva e competitiva a livello imprenditoriale, occorre immaginare un grande piano nazionale che veda le imprese partner dello Stato nella implementazione delle politiche per la legalità e il contrasto alle mafie.

Definire unpatto tra imprese e istituzioni per recuperare fiducia reciproca che si basi sulla stabilità delle norme, sulla certezza del diritto, su sistemi sanzionatori equi, su controlli efficaci ed efficienti, su risposte in tempi rapidi, che eviti approcci esclusivamente punitivi, ma valorizzi la collaborazione e meccanismi premiali. Per questo serve una giustizia più rapida ed efficace che punti ad abbreviare i tempi dei processi e non ad allungare i termini di prescrizione e a una PA efficiente, moderna e vicina a cittadini e imprese.

Al fine di dare forza al rilancio dello sviluppo sostenibile del Paese e per costruire un progetto di Paese più equo e coeso, è di grande valore e importanza l’impegno comune e complementare delle due grandi anime imprenditoriali del nostro paese, profit e non profit mutualistica e sociale.

Quinto obiettivo: ruolo e responsabilità dei corpi intermedi

La società, l’economia e il lavoro si trasformano e, conseguentemente, devono trasformarsi i sistemi di rappresentanza che permettono di raccordare istituzioni e cittadini attraverso i corpi intermedi e la sussidiarietà del terzo settore.

I corpi intermedi sono necessari per conseguire gli interessi del Paese e dei soggetti rappresentati. Occorre, però, riconoscerne il ruolo e chiarirne la legittimazione. Per questo è opportuna una legge sulla rappresentanza al fine di individuare il contratto collettivo nazionale di lavoro stipulato dalle organizzazioni sindacali e datoriali comparativamente più rappresentative, in attuazione del principio contenuto nell’articolo 39 della Costituzione. 

In questo contesto evolutivo, assieme al completamento della riforma del terzo settore, occorre valorizzare il ruolo dei corpi intermedi, anche attraverso il costante confronto tra le parti sociali e pubbliche fino alla progettazione di misure di intervento e verifica condivisa dei risultati raggiunti, da replicare nei piani strategici di sviluppo fino all’uso dei fondi innovativi europei. 

 

 

La memoria dell’Olocausto appartiene a tutto il mondo. Nei campi di sterminio nazisti si è consumato il “Porrajmos” (in lingua romanì “distruzione, annientamento”). Dal 1936 al 1945 furono sterminati 500mila rom e sinti dal regime nazi-fascista. Furono vittime dello studio per la “mutazione della psicologia razziale” essendo ritenuti “esseri deviati”, tra loro migliaia di bambini. Tra il 2 e il 3 agosto 1943 più di 4mila persone, in maggioranza donne e minori, furono sterminati nel “campo degli zingari” ad Auschwitz. È una memoria dimenticata come quella della partecipazione tra le fila partigiane di Amilcare Debar, il partigiano Taro della Brigata Garibaldi, che ebbe il riconoscimento ufficiale dal presidente Sandro Pertini. E oggi? Quali condizioni vivono le comunità rom, spesso accusate e discriminate dalla propaganda politica? L’associazione Chi rom e chi no e Chikù - Centro culturale e gastronomico di Scampia hanno realizzato e diffuso un video in cui prendono parole le nuove generazioni rom, ragazze nate in Italia, che chiedono casa e futuro per un’inclusione lontana dalla logica dei campi “istituzionali” o dal degrado in cui sono costretti per la propria sopravvivenza.

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