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Martedì, 22 Settembre 2020

Il Coordinamento Nazionale Comunità di Accoglienza (CNCA) esprime "la propria preoccupazione per la chiave unicamente repressiva che sta prendendo il dibattito pubblico e le conseguenti azioni istituzionali proposte in merito alla morte dei due adolescenti di Terni, Flavio e Gianluca, a quanto pare avvenuta in seguito all’intossicazione da una, o più, sostanze psicoattive".

Il CNCA chiede inoltre "l’immediata attivazione, non solo in Umbria ma su tutto il territorio nazionale, della Riduzione del Danno (RdD) prevista dal governo nei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA) che le Regioni sarebbero tenute ad assicurare nell’ambito del Servizio Sanitario Nazionale (SSN)".

In queste settimane, i media si sono fatti portavoce di un dibattito pubblico e istituzionale basato su slogan, termini sterili e luoghi comuni, a partire dalla solita presunta “emergenza droga”. Proprio su questo, ci teniamo a ricordare che secondo l’ultima Relazione Annuale sul Fenomeno delle Tossicodipendenze, con dati 2018 e presentata al Parlamento nel dicembre scorso, le sostanze illegali hanno provocato la morte di 334 persone, rispetto alle 93mila attribuibili annualmente al tabacco (il 14% di tutte le persone decedute) e alle 40mila uccise da malattie correlate all’alcol.

Riguardo alle “azioni istituzionali” da mettere in campo, sottolineiamo l’assenza a Terni di una qualsiasi unità di strada o progetto di Riduzione del Danno (RdD). L’ultima attività di questo tipo, peraltro di affiancamento o supporto al Servizio Dipendenze (SerD) e con rari presidi all’esterno, risale ormai a 10 anni fa. Anche il progetto Notti Sicure in Umbria, che interveniva in tutta la regione nei grandi eventi del divertimento con postazioni chillout, primo soccorso, spazio informativo, ristoro e servizio di drug checking (analisi rapida delle sostanze), è ormai finito e potrebbe essere replicato se fosse rifinanziato. 

Per il CNCA, da decenni impegnato in numerose attività e progetti a stretto contatto con giovani e potenziali consumatori, "la stretta repressiva è inefficace nel prevenire le morti. Anzi, è controproducente: rischia di spaventare e allontanare persino dai servizi di emergenza, mentre laddove in campo c’è la RdD le morti scendono e le overdose calano fin quasi a scomparire".

Grazie alla RdD, il mondo adulto attiva un dialogo “alla pari”, non giudicante, con i giovani, attraverso una corretta informazione che mira a creare consapevolezza nelle loro scelte, riducendo così danni e rischi legati ai consumi (e quindi anche le potenziali vittime). Arrivando anche a prendere in carico quelli problematici che chiedono aiuto. In una regione come l’Umbria, per anni capofila a livello nazionale, secondo le relazioni al Parlamento sulle droghe, delle vittime di overdose, appare ancora più importante puntare sulla RdD. A quanto pare le overdose erano in crescita anche nella stessa Terni, ben prima del clamore mediatico suscitato da queste ultime due tragiche morti.

Proprio su questo, "chiediamo a gran voce alle istituzioni di garantire immediatamente su tutto il territorio nazionale la Riduzione del Danno (RdD), diventata dopo anni di attesa e di battaglie politiche un diritto (al momento quasi sempre negato) rivolto in primis agli stessi consumatori. Il suo inserimento nel Livelli Essenziali di Assistenza (LEA) che le Regioni dovrebbero garantire nell’ambito del Servizio Sanitario Nazionale (SSN), avvenuto nel 2017, non ha infatti portato alla tanto attesa capillare attivazione di questo servizio lungo la penisola".

La rete nazionale CNCA, a partire dal 1980, ha maturato una consolidata esperienza nei servizi di prossimità e di RdD, attivati in Italia dai propri soci già a partire dagli anni Novanta, anche con unità mobili. "Questa più che decennale attività, ci porta oggi a chiedere alle istituzioni il rispetto della nostra lunga storia e delle professionalità acquisite nel tempo e dai più riconosciute, riportando l'attenzione sulle politiche di prevenzione, educazione e Riduzione del Danno". 

 

Il Consiglio nazionale di Arcigay, riunitosi ieri in una seduta online, ha discusso approfonditamente del testo di legge sull'omobitransfobia in discussione alla Camera e sugli emendamenti depositati negli ultimi giorni.

"Questo testo di legge - dichiarano i consiglieri e le consigliere in un ordine del giorno approvato all'unanimità - , frutto di un compromesso fra le nostre richieste e la volontà legislativa delle forze politiche parlamentari, non esaurisce in modo completo i bisogni del contrasto all'odio e le necessità di tutela e assistenza che le persone LGBTI+ e le donne vittime di quella violenza richiederebbero, tuttavia il testo depositato raccoglie alcune nostre storiche istanze e interviene in modo utile su diversi aspetti legali, sociali, culturali e di tutela che investono la vita delle persone che la nostra associazione vuole rappresentare, ed è pertanto nostro compito seguire con attenzione il percorso di questo testo legislativo che interviene sui nostri diritti e che può contribuire a far fare un passo avanti all'Italia nella direzione della tutela e della piena inclusione di cittadinanza per le persone LGBTI+".

"Nella discussione che Arcigay ha avuto al suo interno - commenta il segretario generale Gabriele Piazzoni - sono emersi chiaramente due rischi che preoccupano la comunità di attivisti: il primo è legato all'ipotesi che si ripeta quanto successo anni fa col testo Scalfarotto, sabotato da un emendamento che paradossalmente costruiva, nelle violenze e nelle discriminazioni, un salvacondotto che favoriva proprie le organizzazioni smaccatamente omofobe. Non accetteremo che si tenti di trasformare una legge contro le discriminazioni nel certificato che le rende addirittura legittime. In secondo luogo, respingeremo ogni tentativo di svuotare l'efficacia delle misure di prevenzione e di supporto alle vittime riducendo i già risicati fondi stanziati dalla legge, importanti tanto quanto la parte penale del testo. Per scongiurare questi e tutti gli altri pericoli che la discussione farà emergere, noi saremo pronti e pronte alla mobilitazione", conclude Piazzoni.

 

Un uomo di 74 anni si è ucciso con la figlia di 31 anni con grave disabilità, con i gas di scarico della sua auto, parcheggiata nella loro casa di campagna a Saltrio (Varese). L'uomo, che a quanto si apprende era gravemente malato, ha lasciato un messaggio di addio alla moglie, anche lei malata grave e costretta a letto.

Un altro caso che probabilmente verrà annoverato e archiviato nell'assolutoria categoria dei personali e ineluttabili drammi della disperazione. "Ne abbiamo contati troppi in anni e la tendenza sembra non diminuire. Non diminuisce quella tragica contabilità. – così commenta Vincenzo Falabella, Presidente della Federazione Italiana per il Superamento dell'Handicap – Oltre al cordoglio alla famiglia, dobbiamo esprimere ancora rabbia per le ennesime morti bianche che hanno tutti i tratti comuni con moltissime altre drammatiche vicende. Non è vero che non esistono colpe e colpevoli. L'isolamento, l'abbandono, l'insufficiente attenzione prolungati nel tempo sono le cause remote e spesso ultime di queste vicende. Senza decise politiche di sostegno alle famiglie questi fatti continueranno a ripetersi”.

“È ora forse anche di verificare l'effettiva applicazione e la reale efficacia di norme approvate dal Parlamento Italiano – e ci riferiamo alla legge sul 'dopo di noi' – per comprendere quanto realmente sia giunto a supportare singoli e famiglie e quanto invece sia finito a sostenere altro, altri e operazioni di restyling dei soliti noti. Al Parlamento il compito di monitorare e analizzare dati, cifre e storie e agire di conseguenza, correggendo la rotta e rimettendo al centro le persone più fragili e non i comitati d'affari comunque siano denominati", conclude il presidente di Fish onlus.

 

 

Dalla collaborazione con lo Scriptorium Foroiuliense di San Daniele del Friuli è nata una nuova opportunità per il Centro all'Avventura, Centro diurno dell'area salute mentale gestito dalla Cooperativa sociale Itaca su delega dell'ASUFC. In tempo di Covid19, con tutti i tirocini sospesi, l'equipe del servizio ha infatti pensato ad una nuova sperimentazione legata a qualcosa di utile, ma anche di fashion. "Abbiamo così creato un progetto negli spazi del Centro in via Cesare Battisti, che andasse a compensare la perdita del posto di tirocinio. Abbiamo messo in piedi il laboratorio di confezionamento di mascherine da distribuire a chi ha potuto riprendere a lavorare".

Nel territorio ha sede lo Scriptorium Foroiuliense, associazione culturale sandanielese che si occupa di insegnamento di tecniche di scrittura amanuensi e che si era già attivato nella produzione volontaria di mascherine, confezionate con carta alimentare antibatterica e idroresistente. Ora è nata una nuova collaborazione e lo Scriptorium "ci ha fornito e ci sta fornendo tutti i materiali per poter confezionare le mascherine da distribuire a chi ne ha bisogno. A noi si è aggiunto anche il Centro diurno Ex Stazione di Tolmezzo, anch'esso gestito da Itaca, che utilizza sempre il materiale donato dallo Scriptorium".

In questo modo le mascherine made in Centro all'Avventura vengono distribuite a chi ha potuto riprendere il proprio lavoro, e il progetto e la nuova collaborazione hanno permesso la riacquisizione di uno spazio e di una mansione nuova a chi non ha potuto fare ritorno a quella precedente al Covid.

"Le nostre ragazze ci hanno sorpreso - spiega l'equipe del Centro -, continuano a sperimentarsi in una attività a molte di loro sconosciuta, in un compito completamente diverso dal precedente, dove spesso il senso di inadeguatezza e di timore sono pronti a bussare per farsi sentire. In queste situazioni sono capaci di darsi man forte e stanno creando non solo un gruppo di lavoro, ma anche di socialità e di amicizia. Un gruppo dove nascono idee, dove oltre alle mascherine confezionate con il materiale dello Scriptorium si inventano anche quelle più fashion, magari abbinate ad altri accessori, ad esempio un sacchetto coordinato per tenerla in borsetta, una shopper della stessa nuance o uno zainetto colorato".

Il gruppo è stato capace di affrontare un evento inaspettato, che ha congelato le loro vite e le ha trasformate, togliendo la sicurezza che la routine quotidiana garantiva loro, per lasciare spazio ad un seguito tuttora incerto, sapendo conciliare il distanziamento fisico e sfruttando le occasioni di socialità. "Senza farsi influenzare da paure o pensieri negativi, ma affrontandoli, quando si presentavano, con noi operatori".

Il Centro all'Avventura nasce a San Daniele del Friuli nel novembre 2017. In questi anni il servizio ha offerto una serie di attività da svolgere all'interno dei propri spazi, per mettere a disposizione un sostegno individuale con interventi a domicilio, ma anche per favorire l'integrazione con il territorio delle persone che lo frequentano. "Abbiamo fatto rete con diverse realtà dell'associazionismo locale, grazie ai sodalizi i fruitori del Centro si sono inseriti in maniera sempre più autonoma, a seconda dei loro percorsi, dei loro bisogni, delle scelte per la propria vita che hanno deciso di condividere con noi operatori".

In seguito all'emergenza Covid-19 ed alle disposizioni ministeriali e regionali per contenere il contagio, il servizio non ha più potuto accogliere le persone che partecipavano alle attività e le associazioni sono rimaste chiuse al pubblico, comportando così la necessità di una riorganizzazione e rimodulazione. "In accordo con il Csm di San Daniele, abbiamo trasformato il nostro intervento in domiciliare, in un rapporto uno a uno, offrendo supporto e sostegno in un momento in cui i sentimenti principali erano incertezza e impotenza".

Il Covid-19 ha comportato, una volta passati alle fasi successive alla chiusura, la perdita della disponibilità degli spazi e dei luoghi, ad esempio negli uffici dei Comuni, delle scuole o in alcune aziende dove i beneficiari del Centro svolgevano i loro tirocini inclusivi, ed è ancora attuale l'incognita su un possibile rientro in quelle sedi. Questo perché gli spazi non sono sufficientemente ampi per garantire la distanza e la loro sicurezza rischia di non essere tutelata.

Per richieste il Centro all'Avventura può essere contattato tramite la pagina Facebook https://m.facebook.com/CentroallAvventura/ o al numero 335 1058732.

 

Dopo il successo della prima edizione, ritorna “Social Film Production Con il Sud” il bando che fa incontrare il mondo del Cinema - imprese cinematografiche italiane o internazionali – con il Terzo settore – organizzazioni non profit meridionali - per raccontare il Sud Italia attraverso i suoi fenomeni sociali. L’iniziativa è promossa da Fondazione CON IL SUD e Fondazione Apulia Film Commission che mettono a disposizione complessivamente 400 mila euro per produrre 10 opere in altrettante categorie tematiche: “Ambiente”, “Cultura”, “Legalità”, “Territorio”, “Diritti”, “Nuove generazioni”, “Il pensiero femminile”, “Cittadinanza attiva”, “Oltre i luoghi comuni” e “Emergenza Covid”.

Il bando, la cui scadenza è fissata per il 30 settembre 2020 alle ore 12, è disponibile sul sito della Fondazione CON IL SUD (www.fondazioneconilsud.it) e su quello di Fondazione Apulia Film Commission (www.apuliafilmcommission.it), nonché sul sito dell’iniziativa (www.socialfilmproductionconilsud.it).

“L’esperimento di fare un progetto trasversale fra cinema e terzo settore - commenta Simonetta Dellomonacopresidente della Fondazione Apulia Film Commission-, ha evidenziato nella scorsa edizione la fondamentale necessità di un approccio nuovo rispetto al nostro agire nel mondo. Insieme si può creare un altro pensiero, attraverso un ascolto che sia corale e aderente alla realtà. Gli artisti, autori, non sono più rinchiusi nell’individualismo creativo, gli operatori del terzo settore vengono sottratti all’isolamento assistenziale rispetto alla marginalità in cui agiscono. Oggi tutto è trasversale, compenetrante, molteplice e questo progetto è antesignano di un nuovo modo di procedere anche in ambito produttivo cinematografico.”

“Sfatiamo molti luoghi comuni, i risultati della precedente edizione dimostrano che è opportuno e necessario promuovere una narrazione del Sud alternativa e fuori dagli stereotipi, e soprattutto che i racconti sono molto apprezzati dal pubblico – sottolinea Carlo Borgomeo, presidente della Fondazione CON IL SUD. Il cinema può e deve fare questo, mentre il mondo del Terzo settore meridionale può mettere a disposizione un vasto patrimonio di esperienze e di storie che aspettano solo di essere raccontate e condivise”.

L’obiettivo principale della nuova edizione, è di promuovere e favorire la collaborazione tra due mondi apparentemente lontani, quello del cinema e del terzo settore, per raccontare il Sud Italia attraverso i suoi fenomeni sociali. L’avviso pubblico “Social Film Production Con il Sud” (evoluzione del precedente “Social Film Fund Con il Sud”), vede insieme per la seconda volta come ideatori e promotori dell’iniziativa la Fondazione CON IL SUD e la Fondazione Apulia Film Commission. In particolare, le due Fondazioni mettono a disposizione complessivamente 400 mila euro per la realizzazione di 10 opere filmiche (40.000 euro complessivi a progetto), tra documentari (Categoria DOC, con durata tra 20 e 52 minuti) e cortometraggi (categoria SHORT, con durata tra 5 e 20 minuti).

L’iniziativa si rivolge a partenariati composti da almeno tre organizzazioni: l’impresa cinematografica proponente dovrà essere affiancata da almeno due realtà del Terzo settore meridionale (Basilicata, Calabria, Campania, Puglia, Sardegna e Sicilia), che avranno un ruolo di valorizzazione e promozione della tematica affrontata, nella fase di ideazione e produzione e/o in quella di divulgazione. Le riprese, così come le attività di promozione sul territorio, potranno essere svolte in Puglia e nelle altre regioni meridionali.

Con riferimento al nucleo narrativo dei progetti, il bando prevede nello specifico 10 categorie tematicheAMBIENTE (tutela, cura e valorizzazione del patrimonio ambientale; valorizzazione e promozione del paesaggio; biodiversità; sviluppo sostenibile); CULTURA (tutela, cura e valorizzazione del patrimonio culturale materiale e immateriale; promozione culturale; turismo culturale); LEGALITA’ (educazione alla legalità; contrasto alla criminalità organizzata; valorizzazione di beni confiscati alle mafie; percorsi di inclusione socio-lavorativa di persone detenute); TERRITORIO (promozione dell’economia sociale nell’ambito dello sviluppo del territorio; recupero di terreni abbandonati; resilienza; housing sociale; periferie urbane; spopolamento aree interne); DIRITTI (cura e integrazione delle persone con disabilità e degli anziani; integrazione degli immigrati; contrasto alla violenza e promozione della parità di genere); NUOVE GENERAZIONI (servizi per l’infanzia, contrasto alla dispersione scolastica e alla povertà educativa; contrasto al lavoro minorile; accoglienza e interazione dei minori stranieri non accompagnati; promozione dei giovani talenti in ambito economico sociale e della ricerca scientifica); IL PENSIERO FEMMINILE (il femminile oltre ogni stereotipo in ambito sociale, culturale, economico, scientifico); CITTADINANZA ATTIVA (promozione della cittadinanza attiva, volontariato; promozione della partecipazione attraverso lo sport sociale o l’arte); OLTRE I LUOGHI COMUNI (contrasto alla narrazione stereotipata di comunità e persone); EMERGENZA COVID  (solidarietà e promozione del valore di comunità in risposta all’emergenza sanitaria, sociale ed economica, causata dal coronavirus).

Ogni impresa cinematografica potrà partecipare, con lo stesso progetto, a più categorie tematiche o presentare più progetti su differenti categorie tematiche (regista e organizzazione non profit potranno però collaborare con una sola impresa cinematografica). I temi sociali indicate nelle dieci categorie potranno essere affrontate con linguaggi e stili differenti, non tralasciando i più “leggeri” e accessibili come ad esempio quelli della commedia.

La precedente edizione del bando promossa in via sperimentale nel 2018, ha registrato un grande interesse tanto da registrare la partecipazione di 350 organizzazioni tra imprese cinematografiche e organizzazioni di terzo settore. Le 10 opere selezionate hanno ottenuto numerosi premi e riconoscimenti internazionali – tra cui la vittoria alla Festa del Cinema di Roma del docufilm “Santa Subito” di Alessandro Piva – ma, soprattutto, hanno contributo ad alimentare e qualificare una originale narrazione sul Sud attraverso i fenomeni sociali che lo attraversano, presso le comunità locali e, attraverso i festival, gli incontri, i canali distributivi e, più in generale, verso l’opinione pubblica.

L’iniziativa è realizzata da Fondazione CON IL SUD e Apulia Film Commission, finanziata dalla Regione Puglia – Assessorato Industria Turistica e Culturale, nell’ambito del Piano strategico “Custodiamo la Cultura in Puglia” a valere su risorse FSC Puglia 2014-2020 – Patto per la Puglia e da risorse proprie di Fondazione con il Sud.

 

Quando il calcio aveva il suono della radio. Enrico Ameri e Sandro Ciotti facevano sognare i tifosi, quelli del Napoli negli anni d’oro degli scudetti. “Interrompo dal San Paolo”, il volume in uscita nelle librerie curato da Pietro Nardiello per Giammarino editore, con la prefazione di Carlo Verna, racconta Napoli e il Napoli, la città e la squadra con i racconti di 20 giornaliste.

Maradona, Sivori, Careca, Juliano, Zola, Insigne o Hamsik sono i protagonisti in cui si muovono “affreschi di vita che, senza presunzione alcuna, richiamano gli insegnamenti di Osvaldo Soriano, con il pallone che rotola diventando, però, quasi un elemento marginale perché intorno ad esso esplode la vita con tutti i suoi segreti, le certezze e speranze”.

Ecco un estratto del racconto “Un gol, un blog, l’amore” scritto dalla giornalista di Sud Reporter e Radio Crc Taisia Raio che ha scelto Marek Hamsik, il capitano dei tempi moderni. Una scelta che ha ragioni di cuore perché richiama all’ultimo articolo scritto dal papà Vittorio, prestigiosa firma de Il Mattino.

31 luglio 2007 (da “un gol, un blog, l’amore di Taisia Raio)

[…] Come ogni anno la famiglia Russo si prepara a trasferirsi in quel di Gaeta dove trascorre, da oramai vent’anni il mese di agosto. Quello che risulta più difficile, però, non è il breve viaggio anche se spesso ci si può imbattere in code chilometriche. Il momento più complicato per i Russo è il caricamento dell’auto, che agli occhi esterni appare come un’operazione dall’alto profilo ingegneristico. Luigi fissa sul tetto il solito shuttle che, come sempre, risulta insufficiente a trasportare tutte le masserizie necessarie. 116 I Russo si recano a Gaeta da oltre vent’anni e affittano un appartamento proprio sul lungomare.

Anche quest’anno tutto inizia nel migliore dei modi, come sempre tra tuffi a mare, pranzi, passeggiate serali e lunghe letture dei quotidiani sportivi. Il Napoli è ritornato in serie A. Quello dello scorso anno è stato un campionato cadetto anomalo che ha visto la Juventus, mandata in serie B a causa delle vicende di “calciopoli”, Genoa a pagar le pene per illecito sportivo e il Napoli risalito dalla serie C dopo il fallimento societario. E quest’anno si ritorna nuovamente sui palcoscenici importanti, quelli della serie A con il portierone Iezzo, capitan Montervino e poi i nuovi acquisti che ha portato all’ombra del Vesuvio il direttore Marino: l’argentino Lavezzi, la pantera Zalayeta e questo ragazzo di cui si dice un gran bene prelavato dal Brescia, lo slovacco Hamsik. Dubbi, perplessità, speranze.

Questi i sentimenti che accompagnano i Russo fino al 15 agosto, il giorno dell’esordio in coppa Italia al San Paolo che vede gli azzurri affrontare la compagine del Cesena, già incontrata nel campionato appena concluso. C’è fermento a casa Russo. Come ogni anno si è aggiunta per una settimana anche Valeria, la sorella di Sara, con il marito Peppe e tre figli: Marco di 11 anni e le due sorelline più piccole Susy di 8 e Marina di 7.

Gli uomini di casa sono tutti già in postazione per non perdersi nemmeno un attimo della radiocronaca, mentre i ventimila allo stadio chiedono nuovi acquisti al presidente De Laurentiis […]

Legance – Avvocati Associati e l'Associazione Antigone in collaborazione con la Direzione Legal & Compliance di MSD Italia hanno realizzato una "Breve guida all'esercizio del Diritto alla salute in Italia". 

La Guida, che verrà distribuita presso le associazioni, gli sportelli legali che operano nelle carceri e attraverso la rete dei Garanti per i diritti dei detenuti, si pone l'obiettivo di offrire un concreto aiuto alle persone straniere che una volta arrivate in Italia si trovino a dover gestire le problematiche amministrativo-legali dell'accesso alle cure, nonché alle persone detenute presso gli istituti penitenziari nazionali o rimesse in libertà, con particolare riferimento alle persone straniere.             

Si tratta di un valido supporto per sapersi districare in una legislazione complessa, fornendo le informazioni essenziali su diritti, doveri e attività da svolgere ai fini della fruizione dell'assistenza sanitaria pubblica, a seconda della specifica posizione personale.   

La Costituzione italiana riconosce il diritto alla salute definendolo un diritto fondamentale dell'individuo: "La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell'individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti." (Costituzione - Articolo 32, 1° comma).  Sul nostro territorio dunque, la tutela alla salute quale diritto inviolabile viene garantita a tutti gli individui, non solo cittadini italiani e lo Stato si assume il dovere inderogabile di esercitare tale tutela.  A tutti devono infatti essere assicurate le cure urgenti, ovvero quelle che non possono essere differite senza pericolo per la vita o danno per la salute della persona, e le cure essenziali, cioè le prestazioni sanitarie relative a patologie non pericolose nell'immediato e nel breve termine ma che nel tempo potrebbero determinare maggiore danno alla salute o rischi per la vita.   

Tuttavia, benché la normativa miri a garantire il diritto alla salute per tutti,  possono esistere barriere all'accesso ai circuiti socio-sanitari di tipo giuridico-legale, comunicativo, interpretativo o burocratico accentuati, in alcuni casi, dalle condizioni socio-economiche della persona: è quindi di estrema importanza fornire un supporto informativo di agevole fruizione per le fasce più vulnerabili della popolazione e per gli operatori che si trovino a interagire con esse sul fronte della tutela della salute.  In questa prospettiva, la Guida contiene i riferimenti alle principali disposizioni di livello nazionale, necessarie agli operatori e a coloro che si trovino a interagire con la persona straniera sul fronte della tutela della salute e dell'accesso ai servizi socio-sanitari nonché alla stessa persona immigrata in possesso delle conoscenze linguistiche per consultarla e più in generale, a chiunque desideri approfondire la conoscenza della normativa sanitaria relativa all'assistenza delle persone straniere.   

"E' un progetto di responsabilità sociale – commenta Cecilia Carrara, Partner di Legance - seguito con impegno e passione dal nostro team di professionisti, insieme ad Antigone e MSD Italia: un esempio importante di come si possa fare rete per favorire la cultura della legalità e la conoscenza da parte di tutti dei propri diritti fondamentali in un settore tanto delicato come il diritto alla salute". 

"La pandemia di Covid-19 che ha colpito anche il nostro paese - afferma Patrizio Gonnella, presidente di Associazione Antigone - ha reso evidente quanto la tutela della salute pubblica sia un valore di primaria importanza, da tutelare e garantire. Attraverso questa guida vogliamo perciò offrire una serie di strumenti e di indicazioni utili ad uso di cittadini stranieri e di operatori socio-sanitari che si dovessero trovare ad intervenire a tutela di questi cittadini. Diffondere la conoscenza dei diritti fondamentali è un obiettivo di assoluta importanza che con questa guida speriamo di aver agevolato".   

"Siamo orgogliosi di aver collaborato alla realizzazione di questo importante progetto – afferma Ida Marotta, Executive Director Legal & Compliance MSD Italia - che frutto di una partnership virtuosa, espressione del nostro modo di operare che da sempre privilegia la rete, il network tra tutti gli attori protagonisti della sfida che ogni giorno affrontiamo per riuscire a garantire più salute alla Persone e alla Società. La nostra Missione è prenderci cura delle Persone: lo facciamo attraverso la nostra ricerca per portare la cura dove c'è la malattia e la prevenzione dove c'è ancora salute, ma lo facciamo anche realizzando tante iniziative di responsabilità sociale, come questa Guida al diritto alla Salute, che possano portare concreti benefici alle singole Persone nonché generare valore presso i nostri principali stakeholder."

 

"Con l'approvazione del testo base unificato, presentato dal relatore on. Alessandro Zan in Commissione Giustizia alla Camera dei Deputati, comincia formalmente l'iter della legge contro omobitransfobia e misoginia": lo dichiara Gabriele Piazzoni, segretario generale di Arcigay.

"Il Parlamento e il Governo hanno ora l'opportunità di compiere un primo passo importante per combattere le discriminazioni e le violenze e garantire sostegno concreto alle vittime. Il testo depositato è già frutto di una mediazione e ha lasciato fuori diverse istanze per le quali saranno necessari interventi legislativi nei prossimi anni. Tuttavia, l'estensione dell'istigazione alla violenza e alla discriminazione e l'aggravante di reato per motivi fondati su sesso, genere, orientamento sessuale e identità di genere, assieme alla previsione, seppur con dotazioni finanziarie che necessitano incrementi, di politiche attive di sostegno alle vittime di omobitransfobia tramite supporto legale, psicologico, di mediazione sociale e di alloggio, costituiscono elementi importanti che possono contribuire in modo importante nel cominciare ad aggredire il fenomeno delle discriminazioni e violenze verso le persone LGBTI”, prosegue Piazzoni.

“Ora è compito della maggioranza garantire alla legge un iter rapido e sicuro di approvazione, risparmiandoci i sabotaggi a cui sono stati sottoposti tutti i tentativi degli ultimi 25 anni di dotare il nostro Paese di una legge seria ed efficace contro l'omobitransfobia. Alla politica chiediamo di risparmiarci il solito balletto di emendamenti finalizzati a svuotare di contenuti la legge, insopportabili innanzitutto perché fatti sulla pelle di tante persone che attendono su questi temi risposte dalle istituzioni, che fino a oggi hanno sempre girato la testa dall'altra parte.", conclude

Nei giorni scorsi il ministro per lo sport Spadafora ha distribuito la bozza del Decreto delegato previsto dalla Legge 86/2019, ormai meglio noto come “Testo Unico sullo Sport”. Qui di seguito il testo della lettera firmata da Vincenzo Manco, presidente nazionale Uisp, inviata oggi al ministro Vincenzo Spadafora

Ministro Spadafora,

da quando in tempi recenti si è cominciato a parlare di una riforma dello sport, come Lei ben sa, la Uisp ha manifestato particolare attenzione ed ha anche auspicato che la si predisponesse per giungere finalmente ad un'idea moderna non solo del sistema sportivo bensì di una cultura sportiva che fosse in grado di raccogliere, riconoscere e valorizzare le forme di attività motoria e sportiva che si sono modificate, contaminate, evolute ed affermate nel tempo.

La nostra storia associativa affonda le radici nello sport popolare, per tutte e tutti, quello a misura di ciascuno, che guarda alla libertà espressiva del corpo in tutte le sue forme, disciplinari e non codificate, competitive e non. Nel cuore della nostra mission abbiamo sempre messo al centro l'emancipazione di ogni persona, la libertà della stessa nell'ottenere l'affermazione dei propri diritti, attraverso l'esperienza collettiva, sociale della pratica sportiva e motoria.

Riformare, pertanto, il sistema sportivo oggi per noi vuol dire porsi innanzitutto una domanda molto chiara: da quale parte si vuole stare, da quella dei privilegi o delle libertà e dei diritti? Ciò rappresenta per noi lo spartiacque dal quale partire per dare un primo giudizio sulla bozza di testo unico per la riforma del sistema sportivo.

Come sempre facciamo, non c'è un approccio ideologico nella nostra valutazione. Bene quindi gli interventi previsti sul limite dei mandati, sulle incompatibilità, sul riconoscimento del professionismo sportivo alle donne, sull'intenzione di prevedere tutele al lavoratore sportivo. Ma ciò che dovrebbe rappresentare uno dei cardini della legge delega, ovvero l'idea di governance complessiva del sistema sportivo, non convince.

Vediamo in quell'impianto, di fatto, un rischio di “restaurazione” del ruolo centrale ed esclusivo del Comitato Olimpico, presso il quale è previsto ancora il riconoscimento ai fini sportivi attraverso la gestione del Registro nazionale. Il Coni deve avere un inquadramento ben preciso per la preparazione olimpica e di alta prestazione, garantendo un'autonomia in tal senso, anche rispetto alla pianta organica, ma che non deve essere una sorta di extraterritorialità rispetto all'intero corpo legislativo della Repubblica.

Gli Enti di Promozione sportiva non farebbero più parte del Consiglio Nazionale del Coni, e la cosa potrebbe anche essere condivisibile, ma vengono lasciati “in mezzo al guado” considerando una serie di norme che li riguardano, le quali avrebbero bisogno di un più chiaro equilibrio e di una collocazione in forma più organica. Con i necessari interventi che da anni come Uisp chiediamo, circa la trasparenza dei dati relativi alla consistenza dei tesserati, alle attività sportive organizzate, alle attività formative e didattiche, all'uso strumentale di associazioni di secondo livello assolutamente vietate dalle norme.

Per ciò che riguarda i soggetti, la legge delega afferma il riconoscimento del carattere sociale e preventivo-sanitario dell’attività sportiva, quale strumento di miglioramento della qualità della vita. Necessario allora diventa ridefinire gli ambiti di attività del Coni e degli organismi sportivi, affinché non siano le Federazioni sportive nazionali e le Discipline sportive associate a stabilire i vincoli all’attività organizzata dagli Enti di Promozione sportiva e all’attività sportiva di base, non permettendo, di fatto, il libero esercizio dell'attività sportiva. Non può mancare nel Testo Unico il riconoscimento dell’attività svolta con modalità competitive che, da sempre, rappresenta l’espressione più genuina della pratica sportiva del nostro Paese.

Nel Codice del Terzo Settore è previsto il Consiglio Nazionale del Terzo Settore, presso il Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali, con funzioni di promozione e sostegno del Terzo Settore. La stessa cosa si potrebbe ipotizzare per valorizzare tutta la grande esperienza sociale della promozione sportiva, discutiamone la composizione.

Favorire una buona governance dello sport con il coinvolgimento degli attori istituzionali e sportivi interessati vuol dire prevedere un quadro normativo nel quale anche l'organizzazione sportiva, pur nelle sue specificità, deve soddisfare le prescrizioni della legislazione dell'Unione Europea in materia di diritti fondamentali e di concorrenza, di divieto di discriminazione.

Non c'è un intervento chiaro e in controtendenza rispetto al superamento delle disuguaglianze nel trattamento delle risorse pubbliche. Coni, Federazioni e Discipline associate ricevono direttamente da Sport e Salute SpA e indirettamente dallo Stato risorse ingenti rispetto agli Enti di Promozione sportiva e in rapporto al numero dei tesserati; hanno maggiori opportunità per intercettare sponsor, usufruiscono del supporto e del lavoro di dipendenti pubblici nel proprio organico. Vanno superate le disparità per garantire un riequilibrio tra i diversi organismi sportivi.

Il Governo è intervenuto nella fase emergenziale con misure di sostegno al reddito e sono stati riconosciuti come destinatari delle stesse anche i collaboratori sportivi. Un provvedimento che abbiamo apprezzato perché fa emergere dal precariato gli invisibili dello sport.

A maggior ragione si richiede un intervento legislativo che possa riconoscere il lavoro di istruttori, tecnici, allenatori, addetti alla gestione degli impianti sportivi, dirigenti di associazioni e società sportive che svolgono funzioni e mansioni che sono in attesa di un riconoscimento del proprio lavoro e delle proprie competenze. Considerando il fatto che tali attività hanno richiesto nel tempo una costante formazione e qualificazione poco riconosciute e tutelate.

Diventa allora evidente che i costi maggiori per la tutela previdenziale ed assistenziale nonché la misura della contribuzione non possono ricadere sull’associazionismo né tantomeno sui lavoratori sportivi considerando che, in assenza di legislazione specifica, non c’è ad oggi alcuna sostenibilità del sistema in tal senso. Il tema pertanto va affrontato con un approccio assolutamente graduale rispetto all'eventuale inquadramento.

Tutto questo porta ad un confronto che auspichiamo si possa aprire con il Governo e con il Parlamento al fine di migliorare il testo e che sicuramente avrà bisogno di tempi adeguati.

Restando a disposizione, Le rivolgiamo i saluti più cordiali e i migliori auguri di buon lavoro.

Il presidente nazionale Uisp
Vincenzo Manco

Sul nelpaese.it prosegue la pubblicazione delle prove finali degli studenti del Master Sociocom in comunicazione sociale dell'Università Roma Tor Vergata: qui l'articolo di Vanessa Ceccacci

 

Dal 2015, sul territorio romano, opera un’associazione di promozione sociale con un grande obiettivo: garantire l’accesso alle bellezze artistiche alle persone con disabilità visiva, uditiva e motoria. Nata dalla collaborazione di professionisti con un background umanista, Radici, racconta la presidentessa Cecilia Rizzo, fa di inclusione e scambio i suoi principali valori, insieme all’idea di creare eventi che siano aperti a tutti e dove la persona con disabilità visiva o uditiva, non solo fruisca dei loro servizi, ma ne sia anche parte integrante del processo decisionale ed organizzativo, grazie a un dialogo continuo e costruttivo.

La scelta di rivolgersi a un pubblico con queste particolari disabilità deriva dal puntare all’essere dei veri e propri mediatori culturali:«In Italia c’è la convinzione che per una persona con disabilità un servizio debba essere gratuito, mentre non è assolutamente così. Queste persone spesso lavorano e hanno uno stipendio che vogliono usare per viaggiare, per il tempo libero, esattamente come gli altri e spesso, non se ne tiene conto.

Ciò che puntiamo a fare con Radici è far capire che la frase fatta “La diversità è fonte di ricchezza” con noi si può toccare con mano, che un disabile in realtà è in primis qualcuno che può darti qualcosa in più. Vogliamo mostrare che c’è un altro mondo, un altro modo di vedere le cose e di vivere la vita».

L’accesso alla cultura e all’arte delle persone con disabilità è una grande risorsa per tutti e Radici, se ne fa portavoce con attività divulgative e formative rivolte a cittadini, scuole, operatori turistici e culturali, imprese. La loro offerta comprende un ampio programma di visite guidate con itinerari accessibili, inclusivi e multidisciplinari; punto forte sono poi gli eventi al buio, volti a portare i fruitori dei loro servizi a scoprire nuovi modi di percepire le cose, aiutandoli a comprendere quali siano le difficoltà di ogni giorno dei non vedenti e le risorse messe in campo.

Tra le numerose collaborazioni dell’associazione c’è quella con l’apparato scolastico: Radici accompagna i ragazzi dalla scuola dell’infanzia con laboratori didattici, visite guidate e percorsi formativi, fino alla scuola secondaria di II grado, in cui non solo cerca di stimolarne creatività, curiosità, interazione con gli altri e rielaborazione di contenuti, ma anche sensibilità e consapevolezza verso i disabili attraverso i progetti di alternanza scuola-lavoro. Ques’ultimi, si propongono di avvicinare gli studenti a concetti quali accessibilità e inclusione, e sono senz’altro ciò che differenzia Radici anche dal punto di vista del valore economico che essa apporta nella nostra società, andando quindi ad arricchire la classe diligente del futuro di una nuova consapevolezza e di empatia, spesso mancanti in quella attuale.

Inoltre, nel momento in cui si svolgono le attività al buio, anche di team building per le aziende, o si creano supporti tattili, spiega Lidia Venuto, socia fondatrice, c’è sempre la presenza di una persona non vedente o sorda valida e professionalmente attiva a supportarne la creazione, simbolo della volontà dell’associazione di contribuire al loro inserimento nel mondo del lavoro.

Radici in futuro spera di diventare più sostenibile, realizzare nuovi progetti di alternanza e creare altri posti di lavoro. Proprio come il loro nome, rappresenta un elemento stabile ed essenziale per la nascita e la crescita di ogni forma di bellezza nel panorama del Terzo Settore.

 Vanessa Ceccacci

 

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