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Giovedì, 25 Aprile 2019

"Il provvedimento Pillon è chiuso, non esiste più quella cosa lì. Quel testo non arriverà mai in aula, è archiviato". Così il sottosegretario Vincenzo Spadafora (M5S), ospite di Omnibus su La7, che spiega: "Adesso bisogna scrivere un nuovo testo, che probabilmente prenderà qualcosa di buono, ma molto poco, per andare incontro ai temi del diritto di famiglia, ma non nel modo in cui aveva pensato Pillon".

Alla luce delle dichiarazioni arriva la replica di Dire – Donne in rete contro la violenza che raggruppa i centri antiviolenza del nostro Paese: “ribadiamo che questa soluzione non soddisfa in alcun modo le richieste che le associazioni e i movimenti stanno sostenendo attraverso le mobilitazioni e i presidi in corso”.

“Archiviare” un disegno di legge “di cui nulla può essere salvato, e la stessa cosa vale per i suoi correlati, vuol dire mantenere il Ddl Pillon tra i disegni di legge depositati, facendone materia acquisita da cui è possibile attingere in successive costruzioni di testi di legge. Tutto questo per noi è e sarà sempre inaccettabile.”, sostiene Dire. 

La mobilitazione continua. “Il disegno di legge Pillon va ritirato – continua la nota dell’associazione e con esso i suoi correlati.  Non siamo disposte ad alcuna pericolosa “buona uscita” che presti poi il fianco alla acquisizione di anche solo un articolo del Ddl Pillon o degli altri Ddl attualmente in discussione in Commissione Giustizia al Senato.
Dopo le 150 mila persone di Verona, non interromperemo le mobilitazioni e i presidi di protesta in tutta Italia, fino al completo ritiro di quello che è un attacco inaccettabile ai diritti di tutti, a cominciare dalle donne e dai minori”.

La Fondazione Italiana Linfomi Onlus (FIL) inaugurerà il  2 aprile alle 11.30 la sua nuova sede all'interno di Palazzo PACTO al secondo piano dopo anni di collaborazione e attività condotti all'interno dell'Azienda Ospedaliera di Alessandria.

La FIL nasce ad Alessandria nel 2010 per sviluppare progetti di ricerca scientifica per la cura dei linfomi, tumori che in Italia colpiscono 40 nuovi pazienti ogni giorno. La scelta di avere una sede indipendente ma vicina all'ospedale è stata dettata dalla necessità diincrementare le attività di ricerca e di assumere nuovo personale mantenendo il rapporto di collaborazione con l'Azienda Ospedaliera liberando però spazi utili ai reparti e alle attività cliniche. La FIL continuerà a collaborare con l'Azienda Ospedaliera per l'avvio di studi clinici sperimentali con accesso gratuito a farmaci innovativi per i pazienti con linfoma. Grazie infatti a questa collaborazione sono stati attivati presso l'Ematologia di Alessandria 45 progetti di ricerca sui linfomi.

La presenza della FIL sul territorio ha costituito un'opportunità anche in termini di sbocchi occupazionali: sono state assunte in meno di 9 anni, solo ad Alessandria, 11 persone che hanno raggiunto un elevato know how in un settore altamente specializzato come quello della ricerca scientifica indipendente. La presenza di una Fondazione di ricerca nazionale in un luogo storico della nostra città costituisce un segnale positivo per il territorio. Il progetto di avvio della nuova sede è stato sostenuto dalla Fondazione CRAL con un contributo di 5.000 €. All'evento parteciperanno il presidente della FIL Michele Spina, (Direttore dell'Oncologia Medica del Centro di Riferimento Oncologico di Aviano), il direttore generale dell'Azienda Ospedaliera di Alessandria Giacomo Centini, il Direttore dell'Ematologia Marco Ladetto e il Direttore Operativo della FIL Alessandro Levis (ex Direttore del Dipartimento Onco-Ematologico dell'Azienda Ospedaliera di Alessandria).

Dopo un incontro riservato ai giornalisti alle 11.00, l'evento si aprirà al pubblico con la festa di inaugurazione a cui è possibile partecipare chiamando la FIL al numero 0131 033152 o scrivendo una mail a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.. La FIL promuove la ricerca sui linfomi in Italia collaborando con oltre 150 centri onco-ematologici (tra cui l'Ematologia dell'Azienda Ospedaliera di Alessandria) con lo scopo di migliorare le tecniche di diagnosi, le terapie e la qualità di vita dei pazienti che vengono colpiti da linfoma, creando una base scientifica comune.

In pochi anni la FIL ha condotto oltre 70 studi clinici diventando un punto di riferimento a livello nazionale e internazionale, coinvolgendo oltre 1000 pazienti ogni anno e pubblicando su riviste scientifiche di prestigio i risultati delle ricerche condotte.

Il Dipartimento Pari Opportunità Presidenza del Consiglio ha affidato alla Dedalus Cooperativa Sociale e all’Associazione Frantz Fanon la realizzazione di un Centro di Etnopsicologia, rivolto alla cura e all’inclusione sociale di donne straniere in difficoltà, vittime di soprusi, violenze, discriminazioni e sfruttamento.

Il progetto è patrocinato dal Comune di Napoli e fortemente sostenuto dalla Delegata del Sindaco alle Pari Opportunità, Simonetta Marino e dall'Assessora ai Diritti di cittadinanza e alla coesione sociale, Laura Marmorale. 

Il laboratorio Masarat svilupperà una rete di servizi a sostegno dei percorsi di inclusione sociale delle donne seguite e intende promuovere pratiche efficaci di cura, culturalmente ‘competenti’ e ‘sensibili’. Il gruppo di lavoro accompagnerà le donne sole nei percorsi promossi dai servizi socio-sanitari del territorio, garantendo un ascolto clinico fondato sulle loro appartenenze socio-culturali e attento a valorizzare la lingua-madre delle utenti nel lavoro terapeutico.Masarat intende favorire l’accesso ai servizi (sociali e sanitari) delle donne immigrate, co-costruendo alleanze con gli operatori e le operatrici coinvolte nel percorso di cura, sostegno ed inclusione.

Masarat è aperto un giorno alla settimana, dalle 9.00 alle 16.00, presso i locali del Centro Studi. Donna del Comune di Napoli in Via Concezione a Montecalvario, 26. Le attività hanno preso inizio venerdì 1° marzo 2019. Masarat si pone anche come polo di riferimento per i servizi territoriali che intercetteranno casi di violenza subita da donne straniere, offrendo agli operatori e alle operatrici che in essi lavorano una consulenza etnopsicologica sui singoli casi.

Domani, martedì 2 aprile, alle ore 11, presso la Sala Giunta di Palazzo San Giacomo la presentazione alla stampa. Interverranno: Laura Marmorale – Assessore ai diritti di cittadinanza e alla coesione sociale; Simona Marino – Delegata alle pari opportunità del Comune di Napoli; Roberto Beneduce – Associazione Frantz Fanon; Gaetana Castellaccio – Cooperativa Sociale Dedalus

Con l’approvazione in seconda lettura al Senato del decreto legge su reddito e pensione di cittadinanza, si conclude in modo “infelice” il percorso legislativo di un provvedimento su cui la FISH e il movimento delle persone con disabilità avevano chiesto significativi emendamenti.

“Il testo approvato, ora in attesa di pubblicazione, conserva le lacune e i limiti più volte denunciati con i nostri comunicati stampa, nelle audizioni alla Camera e al Senato e nelle interlocuzioni istituzionali intrattenute in queste settimane.” Così commenta il Presidente della Federazione, Vincenzo Falabella.

Ai fini della concessione dell’erogazione del reddito e della pensione di cittadinanza, nonostante alcune correzioni “minime di bandiera”, il provvedimento continua ad essere meno vantaggioso per i nuclei in povertà assoluta con persone con disabilità rispetto agli altri. Continuano ad essere computate le provvidenze assistenziali quale reddito familiare, continua ad essere pressoché ininfluente la presenza di una persona con disabilità all’interno dei nuclei potenzialmente beneficiari delle nuove misure.

Al di là dei gravi effetti pratici immediati, ancora una volta non si considera quello che è un elemento centrale nella costruzione delle politiche sociali: la disabilità e troppo spesso causa di impoverimento e di conseguente esclusione sociale.

“Finché non vi sarà consapevolezza di queste correlazioni – prosegue Vincenzo Falabella – le politiche per l’inclusione sociale non potranno che essere fallimentari. È con questa considerazione che affrontiamo il prossimo confronto, quello che riguarda l’annunciato Codice unico sulla disabilità ritenuto centrale da questo Governo, ma su cui non vi sono – per ora – impegni di spesa.”

Il Consiglio dei Ministri ha approvato infatti uno schema di legge delega, che a breve arriverà alle Camere, che formalizza l’annunciato intento di redigere un Codice che razionalizzi e riveda tutta la normativa vigente in materia di disabilità.

“Si tratta di un obiettivo imponente che il Governo non potrà perseguire senza un confronto con le organizzazioni delle persone con disabilità, ma nemmeno senza accogliere pienamente i principi della Convenzione ONU, senza quella consapevolezza che in questo caso è mancata, senza un adeguato investimento di risorse. Agiremo con propositiva determinazione già in sede di discussione della legge delega per evitare che il tutto si risolva in una ennesima occasione persa. Ci si augura di incontrare in questo percorso la dovuta attenzione. Nel frattempo non si può dimenticare che a fine 2017 è stato pubblicato il Programma d’azione sulla disabilità mirato alla concreta attuazione della Convenzione ONU. A quella norma di indirizzo, inspiegabilmente in stallo, va data rapida attuazione senza attendere il Codice dai tempi imponderabili.”

 

 

Il progetto dal titolo “I nonni come fattore di potenziamento della comunità educante a sostegno delle fragilità genitoriali”, selezionato dall’impresa sociale Con i Bambini nell’ambito del Fondo per il contrasto della povertà educativa minorile, diventa operativo nell’area di Sesto con il coinvolgimento di circa 15 fra Nonne e Nonni di Comunità, volontari dell’associazione Auser.

Il prossimo 2 aprile alle ore 17,30 presso la Casa delle Associazioni in piazza Oldrini 120 a Sesto, si terrà l’evento di presentazione e lancio di un nuovo progetto che mette al centro i nonni volontari. Il territorio di questo grande comune dell’hinterland milanese di circa 80mila abitanti, è stato battuto palmo a palmo, mappati tutti i servizi disponibili, analizzate le carenze, ascoltati i bisogni. Questo lavoro certosino e capillare ha permesso di “agganciare” le famiglie più fragili e  vulnerabili e rispondere ai loro bisogni con interventi mirati.

Un nuovo Spazio denominato “A fianco a te” e gestito dai nonni volontari Auser è già diventato operativo, ed è rivolto ai bambini da 0 a 6 anni dove è possibile stare insieme, giocare, fare merenda, ascoltare storie, sperimentare. I Nonni Auser di Comunità saranno inoltre disponibili ad accompagnare i bambini ai servizi educativi presenti nel territorio, all’accudimenti dei bambini piccoli a casa delle famiglie più vulnerabili, ad aiutare le famiglie nello svolgimento di pratiche amministrative e burocratiche.

Il progetto della durata di tre anni  vede come capofila Auser Lombardia e può contare su una vasta rete di partner tra cui Comuni, cooperative sociali, l’Università Bicocca di Milano e  l’Istituto degli innocenti di Firenze.  Partner del progetto a Sesto San Giovanni sono  il Comune e le  cooperative  Lotta contro l’Emarginazione e la Grande Casa. Quattro le regioni interessate,  oltre la  Lombardia, Toscana, Umbria e Basilicata.

“Il progetto è stato selezionato da Con i Bambini nell’ambito del Fondo per il contrasto della povertà educativa minorile. Il Fondo nasce da un’intesa tra le Fondazioni di origine bancaria rappresentate da Acri, il Forum Nazionale del Terzo Settore e il Governo. Sostiene interventi finalizzati a rimuovere gli ostacoli di natura economica, sociale e culturale che impediscono la piena fruizione dei processi educativi da parte dei minori. Per attuare i programmi del Fondo, a giugno 2016 è nata l’impresa sociale Con i Bambini, organizzazione senza scopo di lucro interamente partecipata dalla Fondazione CON IL SUD. www.conibambini.org

 

 

Arrivano da tutto il mondo i film sociali che partecipano alla quinta edizione del Premio Cinematografico Fausto Rossano per il Pieno Diritto alla Salute in programma a Napoli da martedì 2 a venerdì 5 aprile 2019 e dedicata al tema delle Solitudini derivanti dal disagio psichico.

Tra i circa 200 i cortometraggi e i film che partecipano al festival napoletano organizzato dall'Associazione Premio Fausto Rossano e da Gesco sono stati scelti 18 finalisti provenienti da Italia (10), Russia, Israele, Inghilterra, Spagna, Canada, Olanda, Iran e Belgio, da una giuria di esperti presieduta dalla giornalista Titta Fiore e composta dal sociologo dei processi culturali Stefano Bory, dal regista Egidio Carbone, dal presidente di Arci Movie Roberto D'Avascio e dalla psichiatra della Asl Napoli 1 Centro Assunta Maglione. La maternità, l'inquinamento, disabilità come la sindrome down e il sordomutismo, la questione dell'identità legata alla migrazione, alla perdita di memoria, alla casa, la lotta contro il cancro, la depressione e la difficoltà ad affrontare il lutto i temi più rappresentati nei film in concorso, che vede, oltre a quelle dedicate ai filmaker professionisti con un focus per i campani, anche due sezioni speciali rivolte ai laboratori dei centri di salute mentale e agli studenti. L'obiettivo del festival è sensibilizzare alle questioni legate alla salute e alla sofferenza psichica attraverso il mezzo cinematografico, in ricordo dello psichiatra Fausto Rossano, scomparso nel 2012 e figura di spicco della psichiatria napoletana, che contribuì alla dismissione dai manicomi e alla costruzione di forma di cura più attente alla dignità della persona.

Strutturato in proiezioni pomeridiane e serali e dibattiti mattutini sulle seconde generazioni e sulla ludopatia, il Premio si aprirà martedì 2 aprile alle 10 pressoOfficine Gomitoli (Piazza Enrico De Nicola, 46 - ex Lanificio) con le proiezioni dei finalisti per la sezione Laboratori, cui seguirà il pomeriggio (alle ore 15) un incontro su Le seconde generazioni, con proiezione di corti in concorso e interventi di Mauro Maldonato (psichiatra e professore di Psicologia Clinica, Università Federico II di Napoli),Antonio Gargiulo (presidente dell'associazione sportiva Afro-Napoli United) e  di alcuni mediatori culturali del Centro Interculturale Officine Gomitoli. In serata (ore 18.30/21) proiezioni dei film in concorso, presso AvaNposto Numero Zero (Via Sedile di Porto, 55 ore 18/21), dove si terranno anche mercoledì 3 aprile (ore 18/21).

Giovedì 4 aprile 2019 dalle ore 10 nell'Istituto Attilio Romanò (in Via Miano, 290) incontro con gli studenti su I giovani e il gioco: tra passione e dipendenza, creatività e ritiro con due proiezioni di cortometraggi sul tema della ludopatia: All in/out (1') di Artemisio Desiderio che interverrà con gli attori Geremia Longobardoe Sara Adami, ed Hell Inside (14') di Gaston Biwole che sarà presente insieme con Valentina Boursier (ricercatore di psicologia clinica nell'Università Federico II di Napoli).

Nel pomeriggio (ore 15/18) l'incontro sarà riproposto agli studenti universitari, nell'Aula Piovani del Dipartimento di Studi Umanistici a Porta di Massa, dove interverrà anche il direttore del premio, il sociologo visuale Marco Rossano. In serata le proiezioni dei film in concorso all'AvaNposto Numero Zero dalle 19 alle 21, mentre la mattina di venerdì 5 aprile a Officine Gomitoli la proiezione dei film in concorso per la sezione Studenti.

La serata finale con le ultime proiezioni e la premiazione dei film vincitori si terrà venerdì 5 aprile dalle 18 alle 21 presso il Multicinema Modernissimo (in via Cisterna dell'Olio 49/49) alla presenza dei giurati. Condurrà la giornalista Chiara Reale. I vincitori ricevono in premio un'illustrazione creata per l'occasione da Romilda Lombardi.

Il Premio è in collaborazione con il Dipartimento di Salute Mentale della Asl Napoli 1 Centro, la cooperativa sociale Dedalus, Officine Gomitoli, l'Istituto A. Romanò, AvaNposto Numero Zero, il Multicinema Modernissimo. Ha il patrocinio del Dipartimento di Studi Umanistici dell'Università degli Studi di Napoli Federico II.

Il programma completo e gli aggiornamenti sono su www.napolicittasolidale.it

 

La corsa di tutti ha vinto ancora: la 36^ edizione di Vivicittà, manifestazione podistica organizzata dall'Uisp per la prima volta sulla distanza dei 10 chilometri, si è svolta ieri mattina in 33 città italiane e 11 estere.

In campo maschile, successo per Samuele Dini, l'atleta delle Fiamme Gialle allenato dall'olimpionico Stefano Baldini che ha chiuso al primo posto la prova di Reggio Emilia in 30:45 (tempo compensato), succedendo così nell'albo d'oro a Giovanni Auciello. Il 24enne livornese, che nel 2016 ha vinto l'oro a squadre U23 agli Europei di cross, ha avuto la meglio sul 25enne bosniaco Osman Junuzovic, primo a Sarajevo in 31:00, e su Matteo Morelli che a Reggio Emilia ha chiuso al secondo posto in 31:05.

La prova femminile, invece, è stata vinta dalla 23enne di Rovereto Isabel Mattuzzi, che ha chiuso la prova di Arco di Trento in 32:30 (tempo compensato). La giovane specialista delle siepi e del mezzofondo, finalista nei 3000 siepi agli Europei di Berlino 2018, è riuscita a vincere Vivicittà dopo il terzo posto centrato nel 2017 e il secondo dello scorso anno, quando vinse la serba Ana Subotić. Secondo posto per l'italiana Joyce Mattagliano, che a Reggio Emilia ha vinto in 35:30, terzo per Ilaria Sabatini, vincitrice della prova di Ancona in 36:34.

Il bel tempo in tutta Italia ha favorito la partecipazione: hanno preso il via complessivamente 11.377 atleti alla competitiva e 40.000 alla non competitiva. Le partecipazioni più massicce si sono registrate a Reggio Emilia, con 7.000 partenti e da sottolineare i 600 detenuti che hanno corso nel carcere di Bollate a Milano.

Tutti uniti dai valori che Vivicittà trasmette da sempre: diritti, ambiente, solidarietà. Lo slogan di questa edizione di Vivicittà è stato "L'uguaglianza è in gioco", per sensibilizzare istituzioni e opinione pubblica sul valore della coesione sociale. "Vivicittà è partita sin dalla prima edizione con l'obiettivo di sensibilizzare l'opinione pubblica sulla sostenibilità ambientale. In questa edizione abbiamo puntato anche sul valore dell'uguaglianza, perché è bene rilanciare i valori della coesione sociale" - ha detto Vincenzo Manco, presidente nazionale dell'Uisp, che ha dato il via attraverso i microfoni di Rai Radio 1 insieme all'olimpionico di maratona Gelindo Bordin.

Vivicittà si è corsa in Italia: Ancona, Aosta, Arco (Trento), Arezzo, Bari, Bra, Brescia, Cagliari, Civitavecchia (Roma), Enna, Ferrara, Frosinone, La Spezia, Latina, Livorno, Matera, Messina, Mestre (Venezia), Padova, Palermo, Pesaro, Pescara, Ragusa, Reggio Emilia, Sala Baganza (Parma), Salice Terme (Pavia), Saracena (Cosenza), Siena, Trapani e solo non competitiva a Settimo Torinese (To) e Todi (Pg). Istituti penitenziari – Milano "Bollate" e Monza. Nel mondo: Sarajevo (Bosnia Erzegovina), Tokyo (Giappone), Ginevra (Svizzera), Tuzla (Bosnia Erzegovina), Yokohama (Giappone), Bengo (Angola), Benguela (Angola), Luanda (Angola), Namibe (Angola), Osaka (Giappone), Otsu (Giappone).  

Classifica Uomini: primo Samuele Dini (Ita) 30:45, secondo Osman Junuzovic (Bih) 31:00 e terzo Matteo Morelli (Ita) 31:05. Per le donne prima Isabel Mattuzzi (Ita) 32:30, seconda Joyce Mattagliano (Ita) 35:30 e terza Ilaria Sabatini (Ita) 36:34

La corsa di Vivicittà non si ferma qui: il testimone passa il 7 aprile a Bolzano, Riccione, Bron (Francia), Ivry Vitry (Francia), Saint Caprais (Francia), Saint Ouen (Francia), Marsiglia (Francia), il 14 aprile a Avellino e Lucca, il 21 aprile a Vieux Conde (Francia), il 27 aprile a Tizi El Korn (Algeria), l'1 maggio a Ait Issad (Algeria), a giugno invece a Zavidovici (Bosnia Erzegovina) e Beirut (Libano). Inoltre, fino al 31 maggio si correrà in altri 16 istituti penitenziari italiani. 

 

I fluidi viscosi presenti nelle zone di faglia della crosta terrestre su cui si originano i terremoti ne condizionano l'evoluzione e la magnitudo. È questo quanto emerge da uno studio recentemente pubblicato sulla rivista Nature Communications condotto da un team di ricercatori dell'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV), dell'École Polytechnique Fédérale di Losanna (EPFL), dell'Università degli Studi di Padova e dell'Università di Durham, in Inghilterra.

"Nelle zone di faglia", spiega la ricercatrice dell'EPFL Chiara Cornelio, "l'interazione tra le rocce e i fluidi ha effetti meccanici e chimici su nucleazione, propagazione e arresto dei terremoti: tali effetti condizionano sia i terremoti naturali che quelli di natura antropica in cui la stimolazione con fluidi a diversa viscosità e caratteristiche chimiche è necessaria per l'attività estrattiva e per la geotermia".

Obiettivo del lavoro è, quindi, quello di studiare l'effetto della viscosità del fluido sulla stabilità delle faglie. I fluidi viscosi possono avere un comportamento duale e possono comportarsi da lubrificanti oppure da abrasivi in funzione di altri parametri, come la pressione di fluido, la velocità di scivolamento e la rugosità iniziale della superficie di contatto.

"Le faglie possono essere pensate come superfici di roccia in contatto di attrito. È l'attrito a determinare come le faglie si comporteranno, quanto sarà grande lo scivolamento e, quindi, la magnitudo dell'evento", aggiunge la ricercatrice dell'INGV Elena Spagnuolo, "In presenza di un lubrificante il terremoto può propagarsi facilmente, mentre, in caso contrario, può originare eventi più lenti e quindi meno energetici, oppure addirittura arrestarne il movimento".

Nonostante la rilevanza dell'interazione tra fluidi e roccia per l'origine dei terremoti, la fisica di tale processo è rimasta a lungo congetturata e deputata a modelli teorici poiché la tecnologia della sperimentazione in condizioni di deformazione prossime a quelle di un sisma e in presenza di fluidi è risultata spesso proibitiva. Grazie al contributo di progetti europei come USEMS (Uncovering the Secrets of an Earthquake: Multidisciplinary Study of Physico-Chemical Processes During the Seismic Cycle) e NOFEAR (New Outlook on seismic faults: from earthquake nucleation to arrest), il Laboratorio Alte Pressioni – Alte Temperature (HPHT) dell'INGV si è dotato di strumenti atti a rendere possibili tali simulazioni. Insieme al Laboratory of Experimental Rock Mechanics (LEMR) dell'EPFL, e grazie al nuovo progetto europeo BEFINE (Mechanical BEhavior of Fluid-INduced Earthquakes), gli autori hanno progettato esperimenti di nuova concezione per rendere possibile lo studio di questi fenomeni.

"Capire come si comportano i terremoti in presenza di fluido ha delle conseguenze anche sulla nostra capacità di modellare e conoscerne il comportamento", concludono gli autori, "studi come questo mostrano come una migliore comprensione delle proprietà e degli effetti dei fluidi sul comportamento delle faglie sia vitale nella prevenzione e nella riduzione della sismicità indotta".

Un anno fa sono iniziate le proteste a Gaza e ogni settimana tantissime persone sono state colpite dagli spari dell’esercito israeliano lungo il confine tra i due territori. Il bilancio medico, umano ed economico nell’enclave è diventato insostenibile e migliaia di persone devono affrontare ferite devastanti. Nonostante gli sforzi dei pochi attori presenti, i bisogni eccedono di gran lunga la capacità disponibile.

Nell’ultimo anno Gaza è stata completamente abbandonata, le oltre 6.500 persone colpite dall’esercito israeliano durante le proteste sono state lasciate ai loro destini. Con ferite gravi e complesse – principalmente alle gambe – molte di queste persone aspettano, con sempre meno speranza, di ricevere cure per le loro lesioni. Cercano assistenza in un sistema sanitario compromesso da più di un decennio di blocco israeliano e sono state abbandonate anche dai diversi rami delle autorità palestinesi, bloccate in uno stallo politico che mette i bisogni medici della popolazione all’ultimo posto della loro agenda.

La situazione a Gaza, dal punto di vista medico, economico e umano, supera di molto le capacità degli attori presenti nella Striscia, nonostante gli sforzi dei vari team del Ministero della Salute locale e dei pochi altri attori medici coinvolti nella risposta. Dall’inizio del 2018, MSF ha triplicato la propria capacità a Gaza, ma è sopraffatta dalla portata di ciò che le équipe devono affrontare. Non sono ferite semplici che possono essere facilmente ricucite. Sono saltati interi pezzi di gambe e le ossa all’interno si sono frantumate. Queste persone hanno bisogno di interventi chirurgici multipli anche solo per pulire e chiudere le ferite. Molte si sono infettate e questo impedisce operazioni di chirurgia ricostruttiva, che in ogni caso è disponibile solo per un numero ristrettissimo di persone a Gaza.

Abbiamo aperto reparti per il ricovero dei pazienti, che si sono aggiunti ai team chirurgici e medici che assistono centinaia di persone ogni giorno nelle nostre cliniche. Ma non abbiamo ancora un numero di letti sufficiente per curare questi pazienti e neppure abbastanza medici con le giuste competenze per affrontare infezioni resistenti o effettuare operazioni chirurgiche complesse per ricostruire le ossa distrutte.

Tutte le autorità coinvolte – sia israeliane che palestinesi – hanno il dovere di avviare azioni concrete per migliorare la situazione che non stanno affrontando, mentre il destino di migliaia di persone a Gaza resta incerto.

In una situazione di per sé già disastrosa, continuano le violenze lungo il confine. Nelle ultime settimane le tensioni nell’area sono aumentate. Non siamo ingenui e conosciamo bene la realtà politica attuale,ma bisogna affrontare questi bisogni medici. Siamo anche delusi per il mancato supporto da parte della comunità internazionale, nonostante i nostri ripetuti appelli.

Continuando così, si rischia di lasciare migliaia di persone abbandonate a un destino di sofferenza, a fare i conti con gravi amputazioni e disabilità motorie per tutta la vita. Gli impatti non si limitano alle persone ferite, ma si espanderanno in una società già portata sull’orlo del collasso dal blocco. Altra miseria in arrivo per persone intrappolate da una serie di dispute politiche che non hanno niente a che fare con loro.

MSF ha oltre 260 operatori che lavorano in quattro ospedali e cinque cliniche post-operatorie a Gaza, fornendo medicazioni e cure, servizi di fisioterapia, interventi di chirurgia plastica e ortopedia, e attività di salute mentale.

 

 

"Negli anni della crisi la cooperazione è cresciuta e si è rinnovata". A delineare la condizione di salute di Legacoop Umbria è stato Dino Ricci. Lo ha fatto giovedì 28 marzo, nella sala Fiume di Palazzo Donini a Perugia, insieme a Vladimiro Zaffini, Andrea Bernardoni e Andrea Radicchi.

L'occasione è stata la presentazione del 12° Congresso regionale di Legacoop Umbria che si terrà il 5 aprile all'Arte Hotel di Perugia. "Andiamo al congresso regionale – ha proseguito Ricci – con un andamento positivo del movimento cooperativo umbro. Le cooperative associate a Legacoop sono 150 ed hanno raggiunto i 4,1 miliardi di valore della produzione con 15.075 addetti nel 2017.

In Umbria durante la crisi le cooperative hanno continuato ad investire, assumere e crescere. Nella nostra regione le cooperative esprimono delle eccellenze nella grande distribuzione, nel settore agroalimentare, nel credito, nella settore manifatturiero, nella logistica e nel facility management ed infine del settore del welfare e dell'inserimento lavorativo delle persone svantaggiate. Dal nostro osservatorio possiamo dire che nella crisi il movimento cooperativo è stato in grado di rinnovarsi. Tale processo però dovrà continuare nei prossimi anni sia all'interno dell'organizzazione che nelle imprese".

"I dati del recente rapporto Istat-Euricse sulla cooperazione italiana – afferma Andrea Bernardoni, Responsabile Ufficio Economico Legacoop – confermano una tendenza che avevamo già rilevato nelle nostre analisi congiunturali. Nella crisi la cooperazione ha aumentato il peso economico e occupazionale nella regione. Nel 2007 ogni 100 addetti nelle imprese 13 erano occupati in cooperative, nel 2015 gli occupati nelle imprese cooperative ogni 100 addetti è salito a 15 unità. All'interno del movimento cooperativo il peso delle cooperative associate a Legacoop è estremamente rilevante. Abbiamo calcolato che l'85% del valore aggiunto generato dalle cooperative in Umbria è prodotto da imprese associate alla nostra organizzazione".

Il 12° Congresso della Lega Regionale delle Cooperative sarà l'occasione per confrontarsi sulle traiettorie di sviluppo futuro dell'Umbria con numerosi interlocutori tra cui la Presidente della Regione Umbria, Catiuscia Marini.

"Le cooperative – continua Ricci - sono imprese legate al territorio, non delocalizzano e si sviluppano insieme alle comunità in cui sono nate. Per queste ragioni vogliamo utilizzare il congresso per aprire un confronto sul futuro della nostra regione. Alcune delle priorità: ridurre la burocrazia, superare la logica del massimo ribasso nelle gare pubbliche che dequalifica il lavoro, riduce la qualità dei servizi e premia le imprese meno qualificate; dopo la raccolta di firme contro le false cooperative questo del massimo ribasso sarà un tema centrale del nostro operare".

Con il Manifesto "Cambiare l'Italia Cooperando" la cooperazione si è messa al servizio del paese e della nostra regione con proprie progettualità concrete e verificabili. I cinque temi del manifesto su cui lavoreremo saranno: Sostenibilità, Legalità, Lavoro, Innovazione e Welfare.

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