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Giovedì, 20 Febbraio 2020

Le straordinarie trasformazioni della nostra epoca sono diventate sempre più evidenti durante il decennio della grande crisi. Rivoluzione tecnologica, crisi e globalizzazione ci consegnano un mondo in cui le fratture tra ricchezza e povertà, tra generazioni presenti e future, tra paesi avanzati e "sud globale" si allargano invece di rimarginarsi, in cui l’ampliarsi delle diseguaglianze frena un possibile sviluppo inclusivo e sostenibile sul piano economico, ambientale e sociale.  La guerra commerciale in atto è solo l’ultimo esempio di una politica che sta tornando a una dimensione regressiva e conflittuale di autodifesa delle produzioni nazionali.

Comincia così il documento unitario a firma di Alleanza cooperative italiana, Confindustria, Cia, Confragricoltura e Copagri

“Il rallentamento dell’economia europea e, in particolare, della locomotiva tedesca sta incidendo anche sullo stato di salute della nostra economia. In questo scenario le imprese non possono stare a guardare. Cambiare l’Italia, modernizzarla, renderla un Paese dinamico è più che mai una priorità. Per riprendere a crescere non abbiamo bisogno solo di essere più competitivi, abbiamo bisogno di impegnarci tutti in una trasformazione radicale del nostro sistema Paese.  Per cambiare il Paese c’è bisogno di imprese consapevoli, attive nel confronto produttivo e impegnate nelle sfide poste dalla contemporaneità e dal futuro prossimo. Imprese che, a prescindere dal fatto che siano grandi o piccole, di capitale o cooperative, locali o internazionali, intendono impegnarsi per cambiare l’Italia”.

“Imprese che si sentono in prima linea sul fronte della sostenibilità, sociale e ambientale, e, a partire da quest’ultima, vogliono perseguire tenacemente la sostenibilità delle produzioni, la riduzione delle emissioni e lo sviluppo dell’economia circolare. Imprese che vogliono investire nell’innovazione e nel lavoro, nel buon lavoro, mettendo al centro la formazione, il benessere delle persone, la parità di genere, l’apertura ai giovani e ai talenti, l’investimento sul welfare e su servizi che agevolano la conciliazione tra lavoro e vita delle persone.  Imprese che sostengono la realizzazione di infrastrutture grandi e piccole (logistiche, tecnologiche e sociali), per dare fondamenta alla nostra economia e alla qualità della vita nelle nostre comunità”. 

“Imprese che aspirano a modernizzare il modello imprenditoriale, rafforzandone il pluralismo, il dinamismo, le spinte alla legalità. Un modello orientato sempre più ai giovani, alla sostenibilità, all’innovazione, alla relazione consapevole con le comunità, i territori, la società nel suo complesso. È la “buona impresa” il soggetto economico che in termini culturali e sociali può contribuire a correggere le deformazioni dell’economia attuale e a imboccare la strada maestra di uno sviluppo sostenibile. Noi siamo pronti a fare la nostra parte, sapendo che una nuova stagione di crescita economica non può essere disgiunta dalla volontà e dalla necessità di affrontare i grandi nodi della crescita consapevole, sostenibile, innovativa, digitale, equa, anti-diseguaglianze e generativa di comunità solide e solidali”

Cinque target per l’Italia. Primo obiettivo: crescita sostenibile

Raggiungere un livello di crescita pari al 2% annuo alla fine del prossimo triennio. Promuovere la crescita attraverso tutte le politiche pubbliche per: lavoro dignitoso nel rispetto dei CCNL stipulati dalle organizzazioni maggiormente rappresentative e comparativamente più rappresentative su scala nazionale; innovazione tecnologica, digitale e sociale per le imprese; riduzione delle disuguaglianze e della povertà; parità di genere; agricoltura sostenibile, produzioni e consumi green; istituzioni di qualità, che implicano legalità, semplificazione amministrativa, sussidiarietà dentro un quadro nazionale unitario di coesione. 

Secondo obiettivo: più lavoro, più equità sociale, più consumi

Ridurre il carico fiscale su imprese e lavoro, in un Paese che ha il cuneo fiscale e una pressione fiscale sui fattori della produzione tra i più alti al mondo, e garantire certezza, semplicità e stabilità delle norme per non minare il clima di fiducia necessario per gli investimenti delle famiglie e delle imprese.

Lanciare un grande piano di inclusione dei giovani nel mondo del lavoro, basato su un riordino e rilancio delle politiche di incentivazione dell’imprenditorialità giovanile e su meccanismi di totale decontribuzione e detassazione per sostenere l’occupazione giovanile a tempo indeterminato.

Investire in maniera strutturale e continuativa su scuola, università, formazione permanente, politiche attive e riqualificazione dei lavoratori, rafforzare l’alternanza scuola-lavoro, la filiera dell’apprendistato e di tutti gli strumenti formativi di ingresso nel mercato del lavoro.

Terzo obiettivo: investimenti sul futuro

Lanciare ungrande piano di investimenti ininfrastrutture, materiali e immateriali, dando priorità alle opere già programmate e finanziate. Sostenere un piano europeo di infrastrutture di rilevanza transnazionale da finanziare anche attraverso l’emissione di strumenti finanziari europei. Sostenere gli investimenti inricerca einnovazione, in grado di generare competitività e nuova armonia sociale, di creare dinamismo economico e reticolarità comunitaria.

Favorire la transizione ecologica del sistema imprenditoriale italiano. Le prospettive dell’economia circolare, la produzione di energie rinnovabili e le iniziative di efficienza energetica rappresentano spazi di innovazione economica e sociale enormi per il Paese. La transizione va accompagnata con gradualità puntando su strumenti premiali, su regole chiare e stabili, su un sistema di impianti adeguato a realizzare gli obiettivi e sulla creazione di una cultura del riciclo e riuso diffusa tra i cittadini e le imprese.

Avviare un piano ambizioso di manutenzione attiva del territorio, che punti alla rigenerazione urbana e delle aree interne (dando vigore anche all’associazionismo imprenditoriale comunitario), alla lotta al dissesto idrogeologico e alla prevenzione sismica.

Investire nell’infrastrutturazione sociale, per tornare a considerare l'istruzione come il vero volano per la crescita economica endogena e il welfareun fattore di sviluppo e di competitività, come in tutte le economie avanzate.

Rilanciare gli investimenti pubblici nel Mezzogiorno, a sostegno del capitale umano, delle filiere in tutti i settori industriali, dell’innovazione, del turismo e della valorizzazione dei beni culturali, della moderna logistica e portualità, di nuove forme di attivazione economica e sociale delle comunità e di impresa sociale.

Quarto obiettivo: buona impresa, buone istituzioni

Legalità, una condizione necessaria per rendere l’Italia attrattiva e competitiva a livello imprenditoriale, occorre immaginare un grande piano nazionale che veda le imprese partner dello Stato nella implementazione delle politiche per la legalità e il contrasto alle mafie.

Definire unpatto tra imprese e istituzioni per recuperare fiducia reciproca che si basi sulla stabilità delle norme, sulla certezza del diritto, su sistemi sanzionatori equi, su controlli efficaci ed efficienti, su risposte in tempi rapidi, che eviti approcci esclusivamente punitivi, ma valorizzi la collaborazione e meccanismi premiali. Per questo serve una giustizia più rapida ed efficace che punti ad abbreviare i tempi dei processi e non ad allungare i termini di prescrizione e a una PA efficiente, moderna e vicina a cittadini e imprese.

Al fine di dare forza al rilancio dello sviluppo sostenibile del Paese e per costruire un progetto di Paese più equo e coeso, è di grande valore e importanza l’impegno comune e complementare delle due grandi anime imprenditoriali del nostro paese, profit e non profit mutualistica e sociale.

Quinto obiettivo: ruolo e responsabilità dei corpi intermedi

La società, l’economia e il lavoro si trasformano e, conseguentemente, devono trasformarsi i sistemi di rappresentanza che permettono di raccordare istituzioni e cittadini attraverso i corpi intermedi e la sussidiarietà del terzo settore.

I corpi intermedi sono necessari per conseguire gli interessi del Paese e dei soggetti rappresentati. Occorre, però, riconoscerne il ruolo e chiarirne la legittimazione. Per questo è opportuna una legge sulla rappresentanza al fine di individuare il contratto collettivo nazionale di lavoro stipulato dalle organizzazioni sindacali e datoriali comparativamente più rappresentative, in attuazione del principio contenuto nell’articolo 39 della Costituzione. 

In questo contesto evolutivo, assieme al completamento della riforma del terzo settore, occorre valorizzare il ruolo dei corpi intermedi, anche attraverso il costante confronto tra le parti sociali e pubbliche fino alla progettazione di misure di intervento e verifica condivisa dei risultati raggiunti, da replicare nei piani strategici di sviluppo fino all’uso dei fondi innovativi europei. 

 

 

La memoria dell’Olocausto appartiene a tutto il mondo. Nei campi di sterminio nazisti si è consumato il “Porrajmos” (in lingua romanì “distruzione, annientamento”). Dal 1936 al 1945 furono sterminati 500mila rom e sinti dal regime nazi-fascista. Furono vittime dello studio per la “mutazione della psicologia razziale” essendo ritenuti “esseri deviati”, tra loro migliaia di bambini. Tra il 2 e il 3 agosto 1943 più di 4mila persone, in maggioranza donne e minori, furono sterminati nel “campo degli zingari” ad Auschwitz. È una memoria dimenticata come quella della partecipazione tra le fila partigiane di Amilcare Debar, il partigiano Taro della Brigata Garibaldi, che ebbe il riconoscimento ufficiale dal presidente Sandro Pertini. E oggi? Quali condizioni vivono le comunità rom, spesso accusate e discriminate dalla propaganda politica? L’associazione Chi rom e chi no e Chikù - Centro culturale e gastronomico di Scampia hanno realizzato e diffuso un video in cui prendono parole le nuove generazioni rom, ragazze nate in Italia, che chiedono casa e futuro per un’inclusione lontana dalla logica dei campi “istituzionali” o dal degrado in cui sono costretti per la propria sopravvivenza.

La memoria dell’Olocausto appartiene a tutto il mondo. Nei campi di sterminio nazisti si è consumato il “Porrajmos” (in lingua romanì “distruzione, annientamento”). Dal 1936 al 1945 furono sterminati 500mila rom e sinti dal regime nazi-fascista. Furono vittime dello studio per la “mutazione della psicologia razziale” essendo ritenuti “esseri deviati”, tra loro migliaia di bambini. Tra il 2 e il 3 agosto 1943 più di 4mila persone, in maggioranza donne e minori, furono sterminati nel “campo degli zingari” ad Auschwitz.

È una memoria dimenticata come quella della partecipazione tra le fila partigiane di Amilcare Debar, il partigiano Taro della Brigata Garibaldi, che ebbe il riconoscimento ufficiale dal presidente Sandro Pertini. E oggi? Quali condizioni vivono le comunità rom, spesso accusate e discriminate dalla propaganda politica?

L’associazione Chi rom e chi no e Chikù - Centro culturale e gastronomico di Scampia hanno realizzato e diffuso un video in cui prendono parole le nuove generazioni rom, ragazze nate in Italia, che chiedono casa e futuro per un’inclusione lontana dalla logica dei campi “istituzionali” o dal degrado in cui sono costretti per la propria sopravvivenza.

“La risoluzione europea del 12 febbraio 2019 – dichiarano Barbara Pierro, Biagio Di Bennardo ed Emma Ferulano – è molto chiara e, anche se in modo non vincolante per i Paesi membri, invita ad attuare le politiche di inclusione e di lotta alle discriminazioni. L’Italia è uno degli Stati membri già più volte condannati e multati per le politiche discriminatorie contro le comunità rom. Anche Amnesty International Italia ha più volte sottolineato il rischio per i diritti umani attraverso l’incremento degli sgomberi forzati e le politiche di ‘segregazione abitativa’ negli ultimi anni. A questi aspetti si aggiunge la centralità del tema relativo alle politiche ambientali e a loro impatto sulle condizioni di vita di queste comunità che vivono in territori sottoposti a forte inquinamento e tossicità. Per questo è necessario che accanto alle commemorazioni vadano impostati nuovi principi e politiche che mettano al centro le persone, i diritti, la giustizia sociale, un nuovo modello sostenibile, il futuro delle nuove generazioni, la liberazione da ogni oppressione”.

Oltre al video e alla memoria, al Chikù – Viale della Resistenza, comparto 12, Scampia - il 28 gennaio alle 17.30 l’associazione Chi rom e chi no promuove la presentazione del libro "L'ultimo viaggio. Il dottor Korczak e i suoi bambini di Irène Cohen-Janca", illustrazioni di Maurizio A. C. Quarello, edito da Orecchio Acerbo Editore. Un dibattito su Olocausto e discriminazioni. Un evento organizzato in collaborazione con la libreria indipendente: Mio nonno è Michelangelo.

Il libro, sinossi

Simone, poco più che adolescente, tiene per mano il piccolo Mietek. Insieme ai loro compagni dell’orfanotrofio -mesti, ma la testa alta e una canzone sulle labbra- stanno attraversando le strade di Varsavia per raggiungere l’altra parte, il ghetto. Così hanno ordinato gli occupanti tedeschi. A guidare quella comunità, come sempre, Pan Doktor, il dottor Korczak.

Non la fame, né le malattie, e neppure le sadiche angherie naziste riescono a intaccare i principii e le pratiche della loro convivenza. Nel prendersi cura di Mietek, Simone gli racconta della Repubblica dei bambini, con tanto di Parlamento, Codici, Tribunale. E poi del giornale murale, delle sedute di lettura, delle rappresentazioni teatrali, delle vacanze alla colonia estiva… Quel treno che li preleva nell’estate del 1942, però, non in campagna li avrebbe portati ma nel lager di Treblinka.

La Bassa friulana ricorda le vittime di tutte le atrocità commesse dal nazifascismo nel corso della Seconda Guerra Mondiale. Parte il 25 gennaio da Porpetto e Sagrado il ciclo di 13 eventi destinati a oltre 700 studenti della Bassa friulana e dell’Isontino.

Otto giornate sino all’8 febbraio con appuntamenti e riflessioni in 10 Comuni del territorio, incontri anche a Bagnaria Arsa, Latisana, San Giorgio di Nogaro, Torviscosa, Carlino, Palazzolo dello Stella, Muzzana del Turgnano e Ronchis. Coinvolte 8 scuole del territorio tra elementari medie. In programma proiezioni, laboratori, spettacoli, letture, visite, passeggiate della memoria: speciali testimonial saranno Tamara Candotto figlia di Mario deportato a Dachau, Massimiliano Degenhardt figlio del deportato Enrico morto a Buchenwald, e i fratelli Romano e Giampaolo Piccoli che racconteranno la storia della loro zia Amalia e nonna Elvira, entrambe morte nel Campo di sterminio di Auschwitz. La rassegna è a cura dei Centri di aggregazione giovanile della Bassa Friulana – Agro Aquileiese e Isontino gestiti dalla Cooperativa sociale Itaca, e conferma il positivo proseguimento di progettualità trasversali con i Centri giovanili e i Consigli comunali dei ragazzi dei Comuni dell’Uti “Riviera Bassa Friulana” (Carlino, Latisana, Muzzana del Turgnano, Porpetto e San Giorgio di Nogaro), dell’Uti “Agro Aquileiese” (Torviscosa e Bagnaria Arsa) e dell’Uti “Carso – Isonzo – Adriatico” (Sagrado).

Ricco il calendario per la “Giornata della Memoria” con appuntamenti dal 25 gennaio all’8 febbraio: ben 13 gli eventi previsti con il coinvolgimento di una decina di servizi gestiti dalla Cooperativa sociale Itaca presenti in altrettanti Comuni friulani, 8 scuole tra primarie e secondarie di primo grado coinvolte e oltre 700 gli studenti pronti a partecipare. Una vera e propria rassegna elaborata dall’equipe di educatori Itaca dei Centri di aggregazione giovanile di Carlino, Latisana, San Giorgio di Nogaro, Muzzana del Turgnano, Porpetto, Sagrado e Torviscosa, e della Comunità educativa diurna per minori Tal Grim di Ronchis. Previsti appuntamenti nei Centri giovani e in luoghi pubblici messi a disposizione dalle Amministrazioni comunali.

Il programma

Si parte sabato 25 gennaio alle 16 al Centro civico di Sagrado con un laboratorio sulla memoria elaborato dai ragazzi del Gruppo giovani Sagrado e con la progettazione condivisa di una visita ai luoghi della memoria del territorio, prevista anche la proiezione di un video sul tema della Shoah. Sempre il 25 gennaio alle 18 al Centro giovani Il Muretto di Porpetto proiezione de “La stella di Andra e Tati” e dell’intervista alle sorelle Andra e Tatiana Bucci, a seguire riflessione con i ragazzi.

Domenica 26 gennaio alle 17.30 nella Sala Lascito P. Dal Dan a Bagnaria Arsa lo spettacolo “Zakhor. Se comprendere è impossibile. Parlarne è necessario” a cura di coro Polivoice di Aquileia e Uscfud – Unione Società Corali della Provincia di Udine, introduzione del Consiglio Comunale dei Ragazzi e delle Ragazze.

Lunedì 27 gennaio al Teatro Odeon di Latisana i 400 studenti della scuola primaria e scuola secondaria di primo grado di Latisana alle 10 parteciperanno all’esecuzione di brani musicali e di letture a cura, alle 11 ascolteranno le testimonianze di Tamara Candotto, figlia di Mario deportato a Dachau, e di Massimiliano Degenhardt, figlio di Enrico morto a Buchenwald.

Sempre il 27 gennaio alle 15.30 al Centro giovani Spassatempo di San Giorgio di Nogaro poesie e brani per una riflessione sul tema della Memoria e dell’indifferenza di ieri e oggi. Mentre alle 16 appuntamento alla Comunità Tal Grim di Ronchis con i ragazzi, sarà un pomeriggio di riflessioni sul tema della memoria con anche la visione di un docufilm.

Martedì 28 gennaio alle 11 alla scuola secondaria di primo grado di Torviscosa visione di un docufilm sulla “Giornata della Memoria” e sulla risiera di San Sabba. A seguire il laboratorio “Cosa, secondo te, l’umanità non dovrebbe mai dimenticare?” e la lettura di alcuni passi del testo “Auschwitz è di tutti” di Marta Ascoli.

Giovedì 30 gennaio alle 16.30 al Centro giovani di Latisana proiezione di video e riflessioni con i ragazzi.

Lunedì 3 febbraio alle 10 all’Auditorium San Zorz di San Giorgio di Nogaro lo spettacolo “L’Arte dietro il filo spinato” a cura di Michele Andreola, guida italiana del Campo di sterminio di Auschwitz. Parteciperanno gli studenti delle scuole secondarie di primo grado di Porpetto, San Giorgio di Nogaro e Torviscosa.

Sempre il 3 febbraio alle 10 all’Istituto comprensivo Università Castrense di Palazzolo dello Stella la testimonianza dei fratelli Romano e Giampaolo Piccoli, che racconteranno la storia della loro zia Amalia e nonna Elvira entrambe morte nel Campo di sterminio di Auschwitz. Parteciperanno i ragazzi delle scuole secondarie di primo grado di Marano Lagunare, Muzzana Del Turgnano, Carlino e Palazzolo dello Stella.

Ancora il 3 febbraio alle 17 a Carlino al Centro giovani La banda di mio cugino proiezione de “La stella di Andra e Tati” e dell’intervista alle sorelle Andra e Tatiana Bucci. A seguire riflessione con i ragazzi.

Mercoledì 5 febbraio alle 16 al Centro giovani Stanzute di Muzzana del Turgnano proiezione di video e riflessioni con i ragazzi. La chiusura della rassegna è prevista sabato 8 febbraio a Trieste, con la visita alla Risiera di San Sabba da parte degli studenti della scuola secondaria di primo grado di Torviscosa.

“Oggi siamo qui per assumere un impegno condiviso per la ricerca di una strada nuova verso il futuro, per la costruzione di un modello di sviluppo più equo, inclusivo e sostenibile sul piano ambientale, economico e sociale”.

Lo ha detto Mauro Lusetti, Presidente di Legacoop, nel suo intervento alla presentazione del Manifesto per un’economia a misura d’uomo svoltasi oggi ad Assisi.

“Abbiamo firmato il Manifesto con convinzione -ha sottolineato Lusetti- perché lo sentiamo in piena sintonia con i valori che sono alla base della nostra esperienza imprenditoriale e sociale. Le cooperative sono nate come imprese che pongono al centro le persone, per costruire risposte ai loro bisogni nel segno della partecipazione e della responsabilità condivisa, del radicamento nella comunità, della solidarietà, dell’intergenerazionalità”.

“Intergenerazionalità-ha chiarito il Presidente di Legacoop- significa che i soci delle cooperative si assumono, insieme, la responsabilità di consegnare ai soci che verranno, alle generazioni future, alla comunità, il patrimonio di risorse, di saperi, di relazioni che hanno costruito nel corso degli anni.Questa è una declinazione concreta del principio della sostenibilità che ispira fin dall’inizio l’esperienza cooperativa e che trova testimonianza nella durata nel tempo delle nostre imprese”.

“E la sostenibilità -ha aggiunto Lusetti- deve ispirare un nuovo modello di sviluppo, capace di delineare un orizzonte nuovo, di superare, valorizzando le risorse e le esperienze che il nostro Paese può mettere in campo, le fratture sociali, economiche e civili prodotte da dieci anni di crisi”.

“Il contributo che, sulla base della nostra esperienza, vogliamo dare agli obiettivi del Manifesto-ha concluso il Presidente di Legacoop-è quello di riaffermare il valore della persona e della comunità, dello stare e del fare insieme, della partecipazione, della condivisione. Vogliamo stare accanto alle persone, dare risposta ai sentimenti di paura e di insicurezza che attraversano la società, ricostruire fiducia e voglia di futuro”.

 

 

In Italia l’emergenza smog è sempre più cronica e si ripresenta puntale ogni anno. A dimostralo i nuovi dati di Mal’aria, il report annuale di Legambiente sull’inquinamento atmosferico in città, che quest’anno scatta una triplice foto sul nuovo anno che si è aperto con città in codice rosso, sul 2019 e sul decennio che ci siamo lasciati alle spalle. Nelle prime tre settimane del 2020 Frosinone e Milano (19), Padova, Torino e Treviso sono i centri urbani che hanno superato per 18 giorni i limiti di PM10. Male anche Napoli (16) e Roma (15).

Un’emergenza smog che ha segnato anche il 2019, un anno nero sul fronte Mal’aria con 54 capoluoghi di provincia hanno superato il limite previsto per le polveri sottili (PM10) o per l’ozono (O3), stabiliti rispettivamente in 35 e 25 giorni nell’anno solare. In 26 dei 54 capoluoghi, il limite è stato superato per entrambi i parametri. E anche il decennio 2010-2019 ci lascia in eredità un bilancio negativo con il 28% delle città monitorate da Legambiente che hanno superato i limiti giornalieri di PM10 tutti gli anni, 10 volte su 10.

Un inquinamento che minaccia la salute dei cittadini e l’ambiente circostante che trova nel trasporto stradale una delle principali fonti di emissioni di inquinanti atmosferici nelle aree urbane, senza dimenticare le altre sorgenti come il riscaldamento domestico, l’industria e l’agricoltura. Settori sui quali occorre intervenire in maniera sinergica. Per questo oggi l’associazione ambientalista ha lanciato anche le sue proposte: tra le azioni principali il potenziamento del trasporto pubblico locale rendendolo efficiente, capillare, a zero emissioni e riducendo così il numero di mezzi circolanti in Italia, ripensare le città in una chiave sostenibile, rendere consapevoli le persone, attraverso campagne di informazione e sensibilizzazione sulle pubblicità spesso ingannevoli legate al mercato delle auto, eliminare i sussidi alle fonti fossili – nel 2018 parliamo di 18,8 miliardi di euro – destinando quando previsto all’efficientamento energetico del patrimonio immobiliare del Paese, promuovere pratiche sostenibili in agricoltura.

“L’ormai cronica emergenza smog – dichiara Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente – va affrontata in maniera efficace. Le deboli e sporadiche misure anti-smog, come il blocco del traffico adottato nei giorni scorsi a Roma e in diverse città della Penisola, sono solo interventi palliativi che permettono di contenere temporaneamente i danni sanitari, ma non producono effetti duraturi se non all’interno di interventi strutturali. È urgente mettere in campo politiche e azioni efficaci ed integrate a livello nazionale che riguardino tutte le fonti inquinanti, programmando interventi sia sulla mobilità urbana sempre più pubblica, condivisa, a zero emissioni e multi-modale, che sul riscaldamento domestico, la produzione di elettricità e quella industriale e l’agricoltura. Solo così si potrà aggredire davvero l’inquinamento atmosferico e affrontare in maniera concreta il tema della sfida climatica”.

 Legambiente ricorda che l’inquinamento atmosferico è al momento la più grande minaccia ambientale per la salute umana ed è percepita come la seconda più grande minaccia ambientale dopo il cambiamento climatico. A pagarne le conseguenze sono i cittadini. Ogni anno sono oltre 60mila le morti premature in Italia dovute all’inquinamento atmosferico che determinano un danno economico, stimato sulla base dei costi sanitari comprendenti le malattie, le cure, le visite, i giorni di lavoro persi, che solo in Italia oscilla tra 47 e 142 miliardi di euro all’anno (330 – 940 miliardi a livello europeo)[1].  La Commissione europea ha messo in atto molte procedure di infrazione contro gli Stati membri - tra cui l’Italia - per il mancato rispetto dei limiti comunitari in tema di qualità dell’aria. Stati membri già alle prese con azioni legali intraprese da associazioni e gruppi di cittadini che chiedono di poter respirare aria pulita.

Bilancio 2019 PM10 e Ozono: Tornando ai dati di Mal’aria, entrando nello specifico degli inquinati monitorati nel 2019 dalle campagne di Legambiente PM10 ti tengo d’occhio e Ozono ti tengo d’occhio, emerge come lo scorso anno per il PM10 siano state 26 le città capoluogo di provincia che hanno superato il limite giornaliero (35 giorni con una media giornaliera superiore a 50 microgrammi metro cubo). A guidare la classifica per le polveri sottili anche per il 2019 c’è Torino (centralina Grassi) con 86 giorni di superamento, seguita da Milano (Marche) con 72 giornate e Rovigo (centro) con 69. Per l’ozono troposferico, un inquinante tipicamente estivo il cui limite previsto dalla legge è di 25 giorni all’anno con una concentrazione superiore a 120 microgrammi/metro cubo (calcolato sulla media mobile delle 8 ore), nel 2019 sono state ben 52 le città italiane che hanno superato il limite dei 25 giorni: Lodi e Piacenza sono in cima a questa classifica con 80 giorni di sforamento ciascuno, seguite da Lecco (73), Bergamo (72), Monza e Pavia con 65.Oltre alla quasi totalità delle città appartenenti alla pianura padana, numerose città nel resto della penisola superano abbondantemente il limite di legge per questo inquinante: Caserta (65 giorni), Enna ( 50) e Potenza (50). Questo dato non ci stupisce, se si considera che Potenza ha un tasso di motorizzazione di 76 auto ogni 100 abitanti. L'ozono infatti non è un inquinante prodotto direttamente dall'uomo ma si forma in particolari condizioni (temperature elevate e forte radiazione solare) per reazione con inquinanti primari (principalmente ossidi di azoto e COV) che in una città come il capoluogo lucano sono principalmente prodotti dalle auto.

2010/2019: Nei 10 anni di campagna di Legambiente PM10 ti tengo d’occhio su 67 città che almeno una volta sono entrate nella speciale classifica, il 28% di queste (19 città[2]) hanno superato i limiti giornalieri di PM10 tutti gli anni, 10 volte su 10. Sei città[3] (il 9%) ha superato i limiti 9 volte su 10 mentre 8 città[4] (il 12%) lo hanno superato 8 volte su 10. A dimostrazione di come nonostante il trend in calo degli ultimi anni, ci sono città che rimangono malate croniche di inquinamento atmosferico e che, dati alla mano, non sembrano poterne uscire fuori.

Unica nota positiva il fatto che negli ultimi 10 anni (dal 2010 al 2019) si nota come nel corso degli anni ci sia stato un netto miglioramento del numero delle città oltre i limiti del PM10. Si è infatti passati dalle 62 città fuorilegge del 2010 alle 26 del 2019 con un trend più o meno costantemente in calo negli anni, ad eccezione di qualche annata particolarmente critica.

Quando il cambio d’auto non serve: Infine nel report Mal’aria Legambiente analizza l’attuale situazione del mercato auto, segnato nel 2019 dal cambio di alcuni limiti normativi e dei test di omologazione per le autovetture sempre più stringenti, che di fatto hanno tagliato fuori alcuni tipi di motorizzazioni. Legambiente evidenzia come le case automobilistiche stiano svendendo modelli che tra pochi anni non potranno più circolare, nascondendo la verità ai potenziali acquirenti subissandoli da pubblicità rassicuranti ma molto spesso ingannevoli.  

 

[4] Avellino, Como, Mantova

“Il Consiglio Nazionale del Terzo settore è uno strumento fondamentale per dare attuazione alla riforma ed è il luogo in cui dare risposta alle esigenze delle tante organizzazioni associate al Forum. Il Terzo settore ha grandi aspettative ed è importante che il Consiglio abbia ripreso i suoi lavori”.

E’ quanto dichiarato dalla portavoce del Forum nazionale del Terzo settore Claudia Fiaschi, al termine della seduta del Consiglio Nazionale del Terzo settore tenuta ieri presso il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali alla presenza della Ministra Nunzia Catalfo. All’ordine del giorno l’attuazione della Riforma del Terzo settore, comprendente in particolare l’adozione del Registro Unico, le autorizzazioni UE sulla fiscalità di vantaggio, l’armonizzazione normativa sullo sport sociale, nonché diversi decreti attuativi che si attende vengano emanati, fra tutti quelli sulle attività “secondarie” e la raccolta fondi. Fra i temi all’odg anche l’adozione dei modelli di bilancio degli Enti di Terzo settore, accolto con alcune modifiche proposte dal Forum. Una particolare attenzione è stata dedicata all’attuazione delle norme sui rapporti tra PP.AA. e Ets, gli artt. 55,56 e 57 del Codice.

“Prendiamo atto dell’impegno espresso dalla ministra Catalfo di procedere velocemente sull’attivazione del Registro Unico previsto dalla Riforma così come sull’attuazione dei decreti ad oggi rimasti fermi e che sono imprescindibili per orientare i nostri enti in attesa di risposte. Ci auguriamo quindi che il Consiglio possa proseguire di buona lena i propri lavori e dare risposte alle istanze del nostro mondo favorendone lo sviluppo a sostegno delle comunità in cui opera.”

Crescere imparando a conoscersi, a giocare con il proprio corpo e a sviluppare in maniera spontanea la libera creatività tipica di ogni bambino. È l'esperienza vissuta da 20 bimbi di 0-3 anni che, insieme alle loro mamme, hanno partecipato con entusiasmo a "Piccoli demiurgi crescono", un percorso di tre incontri da un'ora ciascuno dedicato allo yoga mamma-bambino inserito all'interno del progetto Caleidos e svoltosi nelle Biblioteche di Colle Umberto, Fregona e Cappella Maggiore (Tv).

L'esperienza è nata su esplicita richiesta dei genitori, che hanno condiviso le loro necessità formative con le operatrici della Cooperativa Itaca che operano nei punti educativi di Caleidos, perché sentivano l'esigenza di acquisire strumenti semplici e più diretti per poter soddisfare i bisogni di scoperta ed esplorazione dei loro figli. Condotti da Elena Parussini, insegnante di yoga specializzata in yoga per bambini, i laboratori sono stati proposti grazie al progetto Caleidos, guidato in Veneto dalla Cooperativa Itaca, e si sono basati su una forte spinta verso la dimensione ludica. Si è trattato di un viaggio che i piccoli hanno vissuto insieme alle loro mamme per sviluppare, attraverso l'esperienza corporea, la loro creatività e intelligenza.

Grazie al ciclo di laboratori di yoga mamma-bambino, i piccoli hanno potuto iniziare ad abituarsi ad osservare la realtà circostante attraverso l'esperienza sensoriale, partendo da punti di vista differenti e per loro ancora insoliti. Sollecitare i più piccini, con adeguate stimolazioni legate ai cinque sensi e fin dai primi giorni di vita, all'osservazione del mondo che sta loro attorno, significa renderli più aperti e attenti alle informazioni che arrivano dall'esterno, e abituarli a rivolgere quell'osservazione a se stessi e al proprio mondo interiore.

Il percorso "Piccoli demiurghi crescono" si è concluso con successo e ripartirà con l'avvio del prossimo anno scolastico. Nel frattempo, i laboratori proseguono all'interno dei punti educativi del progetto Caleidos, queste le proposte gratuite attualmente disponibili.

Il punto educativo di Colle Umberto, situato presso la Biblioteca, è aperto ogni martedì in orario 17.30-18.15 con lo "Yoga per bambini 4-6 anni", ogni giovedì dalle 9 alle 11 con "Uno spazio a mia misura" per bambini 0-3 anni e loro genitori e nonni (info e contatti Valentina Lotti 335 1474830).

Il punto educativo di Fregona è, invece, aperto il mercoledì dalle 16.30 alle 18 presso la Biblioteca con laboratori e letture in fascia 0-6 anni (per i più piccoli anche tra le braccia di mamma e papà) e ogni martedì dalle 16.15 alle 17.00 presso Casa Amica Fondazione Maria Rossi onlus con lo "Yoga per bambini dai 4 ai 6 anni" (info e contatti Valentina Lotti 335 1474830).

Il punto educativo di Cappella Maggiore situato in Biblioteca propone ogni martedì dalle 16.15 alle 17.15 lo "Yoga per bambini 0-3 anni e le loro mamme" (info e contatti Elisa Tomasi 338 6473564), mentre ogni sabato mattina dalle 9 alle 11 "Laboratori di psicomotricità per bambini dai 4 ai 6 anni", attività previa iscrizione (info e contatti Francesca Bertagno 331 6134067).

Guidato in Veneto dalla Cooperativa sociale Itaca, Caleidos è un progetto articolato che mira ad intervenire sulla fragilità educativa delle famiglie con bambini 0-6 anni. Frutto di un'ampia partnership, Caleidos vede coinvolti Ulss n. 2 Marca Trevigiana - Distretto Pieve di Soligo, Fondazione di Comunità Sinistra Piave, Istituti comprensivi di Cappella Maggiore e "Grava" Conegliano 1, Nido Comunale di San Vendemiano (gestito dalla Cooperativa Stella). In un'ottica di lavoro di comunità, gli Istituti comprensivi hanno coinvolto le Amministrazioni comunali di Conegliano, San Vendemiano, Cappella Maggiore, Colle Umberto, Fregona e Sarmede con i relativi Servizi Sociali. Caleidos è co-finanziato dall'impresa sociale Con I Bambini.

 

Nel campo di Moria, sull'isola di Lesbo, il governo greco sta deliberatamente negando ad almeno 140 bambini con malattie croniche, complesse e potenzialmente mortali la possibilità di ricevere cure mediche adeguate. Medici Senza Frontiere (MSF) chiede alle autorità greche di intervenire, evacuando tutti i bambini gravemente malati sulla terraferma, in Grecia o all'interno dell'Unione europea, dove possono ricevere le cure necessarie.

 "Vediamo molti bambini colpiti da malattie, come gravi problemi di cuore, diabete o asma, costretti a vivere in rifugi di fortuna, in condizioni orribili e antigieniche, senza accesso a cure mediche specialistiche e ai farmaci di cui hanno bisogno" dichiara Vittoria Zingariello, responsabile del team degli infermieri di MSF a Lesbo. "MSF sta discutendo con le autorità greche sul trasferimento dei bambini che necessitano cure mediche urgenti ma, nonostante siano stati esaminati alcuni casi, ancora nessuno ha lasciato l'isola. La riluttanza del governo greco a trovare una soluzione rapida e sistemica per questi bambini, compresi alcuni neonati, non è solo vergognosa ma rischia anche di determinare danni irreparabili al loro stato di salute, se non di condurli addirittura alla morte".

Nel luglio 2019, il governo greco ha revocato l'accesso all'assistenza sanitaria pubblica ai richiedenti asilo e alle persone senza documenti che arrivano nel paese, lasciando oltre 55.000 uomini, donne e bambini senza possibilità di cura.

 Da marzo 2019, i medici della clinica pediatrica di MSF, fuori dal campo di Moria a Lesbo, hanno visto più di 270 bambini con malattie croniche e complesse, fra cui problemi di cuore, epilessia e diabete. MSF non è in grado di fornire trattamenti specialistici per queste patologie, che d'altronde non trovano risposte adeguate neanche presso l'ospedale pubblico sull'isola di Lesbo, incapace di assistere un numero così elevato di pazienti, oltre a non disporre di alcuni servizi specializzati.

 "Mia figlia di 6 anni, Zahra soffre di autismo e viviamo in uno spazio minuscolo, praticamente senza elettricità. Spesso nel cuore della notte ha convulsioni e non c'è nessuno che ci aiuti. Voglio vivere in un luogo in cui mia figlia può giocare come gli altri bambini ed essere curata da un buon dottore" dice Shamseyeh, proveniente dall'Afghanistan, uno degli oltre 19.000 abitanti del campo di Moria, attrezzato per ospitare non più di 3.000 persone.

 Negli ultimi quattro anni, MSF ha più volte denunciato la tragedia umana in corso a Moria, creata deliberatamente dalle politiche di contenimento dell'Europa. La situazione attuale evidenzia, ancora una volta, come l'accordo UE-Turchia del 2016 stia creando sofferenze inutili e mettendo in pericolo molte vite.

 "Bambini, donne e uomini stanno pagando il prezzo ingiusto delle politiche migratorie basate sulla deterrenza. Negare ai bambini che soffrono di gravi malattie l'accesso alle cure mediche, è solo l'ultima misura cinica che va oltre ogni immaginazione" dichiara Tommaso Santo, capomissione di MSF in Grecia.

 MSF chiede “l'immediata evacuazione da Lesbo di tutte le persone affette da malattie croniche e complesse, dando la priorità ai bambini e stabilendo un sistema regolare di trasferimenti verso sistemazioni adeguate e vicino a strutture in grado di fornire cure mediche specialistiche; l'urgente e immediato accesso all'assistenza sanitaria gratuita e cure tempestive e adeguate per tutti i richiedenti asilo, minori non accompagnati e persone senza documenti in Grecia; la fine delle politiche di contenimento che intrappolano sulle isole greche, in condizioni orribili e disumane, i rifugiati e i richiedenti asilo”.

 Le storie dei bambini

"Mio figlio, Mohammed, ha quasi 3 anni e soffre di una disfunzione cerebrale. Ha un mal di testa costante e non parla molto. Noi proviamo a farlo parlare, ma ogni volta che ci prova borbotta. Al momento viviamo in una tenda, senza elettricità né riscaldamento, piantata nel campo di ulivi limitrofo a Moria. I bagni e le docce sono lontani e non abbastanza caldi per lavare Mohammed, così lo lavo solo una volta ogni due settimane. Il medico ci ha suggerito di mantenere un'igiene buona, ma per noi è impossibile. Cerchiamo di mantenere la nostra tenda pulita, ma quando piove c'è fango ovunque. Come madre, non mi importa di me stessa, mi interessa solo dei miei figli. Quando Mohammed si lamenta per il mal di testa provocato dalla malattia, so che non posso fare nulla per aiutarlo. Mi limito a piangere. Siamo qui da tre mesi e mezzo e tutti i medici che hanno visitato Mohammed hanno detto che avrebbe davvero bisogno di essere trasferito sulla terraferma per ricevere le cure necessarie, ma noi siamo ancora qui a Moria". Gul, afgana, madre di due figli.

"Mia figlia di 6 anni, Zahra, soffre di autismo e viviamo in uno spazio minuscolo, praticamente senza elettricità. Spesso nel cuore della notte ha convulsioni e non c'è nessuno che ci aiuti. Voglio vivere in un luogo in cui mia figlia può giocare come gli altri bambini ed essere curata da un buon dottore" dice Shamseyeh, proveniente dall'Afghanistan, uno degli oltre 19.000 abitanti del campo di Moria, attrezzato per ospitare non più di 3.000 persone.

 "L'ospedale locale mi ha detto che non ci sono cure specialistiche per mio figlio, Abdul, e che ci saremmo dovuti trasferire in una struttura più grande. Io ho un bambino malato, totalmente paralizzato, epilettico, e che non riesce più nemmeno a dormire. Finora nessuno è stato in grado di aiutarmi qui. Sono una madre sola, con altri tre bambini. Siamo tutti bloccati a Lesbo".

Raido, 27 anni proveniente dalla Somalia, è madre di quattro bambini ed è sola. Ha vissuto quasi 4 mesi nel campo di Moria, mentre da 3 mesi vive in un appartamento vicino al campo. Suo marito è morto prima che lei prendesse la decisione di venire in Grecia. Non riceve alcun aiuto per il figlio, che è paralizzato, e nell'isola di Lesbo non ci sono medici specializzati che possano aiutarlo.

 

 

 

DSA: cosa sono e come si interviene?  Il centro psicopedagogico Zetesis, in via Clanio 8 offre la possibilità di frequentare gratuitamente nei giorni a partire dal 22 gennaio delle sessioni informative gratuite, per insegnanti, genitori, pedagogisti ed educatori sui DSA.

Con l’acronimo DSA (Disturbi Specifici dell’Apprendimento) si intende una categoria diagnostica, relativa ai Disturbi Evolutivi Specifici di Apprendimento che appartengono ai disturbi del neurosviluppo. Questa categoria riguarda i disturbi delle abilità scolastiche, ossia Dislessia, Disortografia, Disgrafia e Discalculia.

Gli incontri saranno sostenuti dalla Dott.ssa Assunta D’Abrosca – Psicologa - Psicoterapeuta Cognitivo Comportamentale. Ecco l’elenco delle sessioni: cosa si intende per DSA e come si manifestano, iter diagnostico e normativa di riferimento. Come si interviene: dalla didattica agli aspetti emotivi e motivazionali dei DSA.  Si tratta di una grande occasione di formazione di alto livello scientifico, per di più gratuita, offerta dalla cooperativa Zetesis.

Questa importante iniziativa di Zetesis si inserisce nella cornice del progetto della Comunità Educante.  “Per educare un fanciullo serve un intero villaggio”, per questo è necessario che le famiglie, le varie agenzie locali del privato sociale, istituzionali, ecclesiali e scolastiche si mettano in connessone per agire in sinergia sul piano civico e pedagogico per il contrasto alla povertà educativa.

Questa rete si ritroverà in strada a Caserta l’8 ed il 9 maggio per il Festival della Comunità Educante.

Zetesis nasce nel 1998 per volontà di un gruppo di professionisti della salute mentale e dell’educazione con l’obiettivo di confrontarsi sul tema della prevenzione del disagio psicologico. Zetesis si occupa di prevenzione, scuola e formazione. Gestisce una scuola dell’infanzia a Caserta, il Bosco Incantato, dove mette in pratica il metodo pedagogico dello Sviluppo Integrato. Si tratta di un metodo all’avanguardia basato sul potenziamento dell’intelligenza emotiva, praticato da molte realtà educative. Proprio la scorsa settimana, la cooperativa casertana ha inaugurato D.E.A.A.: Donne, Empowerment, Ascolto e Autodeterminazione, sportello violenza di genere.

Per partecipare al percorso di formazione sui DSA è necessario iscriversi inviando una mail all’indirizzo: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

 

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