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Giovedì, 19 Settembre 2019

A un anno dallo scoppio della peggiore epidemia nella storia della Repubblica Democratica del Congo (RDC), la situazione è ancora preoccupante. A luglio, ogni settimana sono stati diagnosticati tra gli 80 e i 100 nuovi casi. A giugno c’è stato un primo paziente in Uganda, arrivato dalla RDC, mentre Goma, città di confine con un milione e mezzo di abitanti, proprio questa settimana ha registrato il secondo caso, deceduto ieri.  

Da agosto scorso, l’Ebola ha contagiato più di 2600 persone, uccidendone circa 1700. Circa un terzo delle morti per Ebola è stato diagnosticato dopo il decesso, e passano in media sei giorni da quando si manifestano i primi sintomi a quando un paziente viene ammesso in un centro di trattamento o di transito – un periodo durante il quale le condizioni del paziente peggiorano e il virus può diffondersi contagiando altre persone. Oltre la metà dei 47 distretti sanitari in Nord Kivu e Ituri è stata colpita dall’epidemia, 18 sono considerati zone di trasmissione attiva, con nuovi casi confermati negli ultimi 21 giorni. Il 5% dei pazienti sono operatori sanitari. Circa 1 caso su 2 è un contatto individuato di pazienti noti. 

È chiaro che la risposta internazionale non è ancora riuscita a contenere l’epidemia, nonostante la disponibilità di strumenti che nelle epidemie precedenti non c’erano o erano molto limitati, come i vaccini e trattamenti attualmente in fase di studio.  

“Il secondo caso a Goma in una sola settimana è un dato preoccupante: il rischio in una grande città aumenta perché la densità di popolazione e le occasioni di contatto sono maggiori, come accaduto nella grande epidemia del 2014 in Africa occidentale” racconta la dott.ssa Claudia Lodesani, presidente di MSF e infettivologa con lunga esperienza di Ebola. “Questa epidemia è particolarmente complessa perché in una zona di guerra di difficile accesso. Per contenerla è urgente avviare strategie di prevenzione che ascoltino e coinvolgano i bisogni delle comunità.” 

Dall’inizio dell’epidemia, l’insicurezza è stata una delle principali sfide per l’intervento. L’area nord orientale della DRC è una zona di conflitto da 25 anni, con diversi gruppi armati attivi nella zona. Inoltre, gli operatori sanitari impegnati contro l’Ebola non hanno ancora la fiducia delle comunità. Sono stati deliberatamente attaccati, e per questo attività cruciali come la ricerca e identificazione dei contatti, la verifica dei casi sospetti e le campagne di vaccinazione sono state sospese, ridotte o annullate. MSF stessa è stata costretta a lasciare Katwa e Butembo a febbraio, dopo violenti attacchi contro i centri di trattamento in cui operava. 

Ma né la paura indotta da una malattia così letale e poco compresa, né le tensioni preesistenti nell’area possono spiegare da sole l’incapacità di coinvolgere la popolazione locale nella risposta all’epidemia. L’approccio complessivo contro l’Ebola deve essere rivisto e migliorato. 

I Centri di trattamento Ebola e i centri di transito sono impostati come un “sistema parallelo” e restano separati dal sistema sanitario a cui le persone sono abituate. Per questo vengono visti dalla popolazione come luoghi misteriosi, dove la gente va a morire dopo essere stata separata dalle proprie famiglie. Il 90% dei pazienti ricoverati quest’anno è risultato negativo al test per l’Ebola ed era affetto da altre patologie. Ma questi centri non hanno la capacità di fornire cure di qualità e personalizzate ai pazienti in attesa dei risultati del test. Questo ha sicuramente ostacolato l’accettazione dei Centri Ebola da parte delle comunità. 

MSF lavorava in quest’area instabile anche prima dell’epidemia di Ebola e ha risposto a numerose crisi dovute alle violenze, alla malaria, alle epidemie di colera e morbillo. Ma la massiccia mobilitazione di risorse per l’emergenza Ebola stride rispetto alla decennale mancanza di attenzione internazionale verso questa regione. Questo ha contribuito a diffondere la convinzione che la priorità dell’intervento Ebola non è il benessere della popolazione. 

Oggi la risposta all’Ebola deve urgentemente adattarsi ai bisogni e alle aspettative della popolazione, anche rispetto alle modalità dell’assistenza sanitaria, se si vuole contenere l’epidemia. Per questo MSF sta lavorando per integrare le attività per l’Ebola nei centri di salute e negli ospedali, incoraggiando la segnalazione immediata dei sintomi e facilitando l’identificazione dei casi sospetti. I risultati sono positivi: a luglio, il 20% dei pazienti ammessi nel Centro Ebola di Beni è stato riferito da un centro di salute supportato da MSF, una percentuale più alta rispetto ai pazienti trasferiti dai centri di transito per l’Ebola. 

Infine, MSF si unisce all’appello dei molti esperti che raccomandano di ampliare l’accesso alla vaccinazione. Oltre 170.000 persone sono state vaccinate finora attraverso il sistema “ad anello” che coinvolge i contatti dei pazienti confermati e gli operatori sanitari in prima linea, ma l’accesso alla vaccinazione deve essere esteso per coprire tutta la popolazione a rischio. Questi passaggi sono urgentemente necessari se si vuole evitare che l’epidemia si prolunghi per un altro anno. 

MSF è impegnata contro l’Ebola in RDC sin dalla dichiarazione dell’epidemia, con un intervento in diverse aree e su più fronti: assistenza ai pazienti, gestione dei casi sospetti, prevenzione e controllo delle infezioni, identificazione dei casi e promozione della salute. Dopo gli attacchi ai Centri di trattamento di Katwa e Butembo a febbraio scorso, le équipe di MSF si sono concentrate sul supporto alle strutture sanitarie locali, per supportare l’accesso alle cure e facilitare la diagnosi precoce e individuazione dei casi Ebola. Oggi le équipe di MSF supportano le strutture sanitarie locali a Goma, Beni, Lubero e Kayna nel Nord Kivu, e Bunia, Mambasa e Biakato in Ituri. Le attività includono assistenza sanitaria di base, triage, isolamento, prevenzione e controllo delle infezioni, servizi igienico-sanitari, trasferimenti di pazienti e promozione della salute. MSF supporta un centro di trattamento con 34 letti a Bunia e un piccolo centro trattamento Ebola a Goma, dove sta ultimando la costruzione di un centro di trattamento più grande con 72 posti letto. 

 

 

 

 

 

 

Il 26 luglio sul Lungomare di Marchesana, nel  Comune di Terme Vigliatore, la presentazione del Cortometraggio realizzato dal Progetto Sprar-Sistema per Richiedenti Asilo e Rifugiati termense prodotto dalla Cooperativa Azione Sociale (gestore del progetto) e finanziato con i fondi del Contributo Sprar del Comune della provincia di Messina.

Nel breve documentario intitolato “Sprar”, viene narrata la quotidianità nella gestione dei servizi di un Progetto di seconda accoglienza diffusa, focalizzando l’attenzione sul ruolo dell’operatore che, a seconda delle specifiche competenze, svolge un ruolo di supporto, mediazione e orientamento in favore di rifugiati e richiedenti asilo.  L’incontro, moderato dal giornalista Massimo Natoli, è stato aperto dai saluti da parte dell’Amministrazione comunale, che a un anno dall’avvio del Progetto Sprar, ha tracciato un bilancio di questi primi dodici mesi di attività.

“Terme Vigliatore è un comune in prima fila per il sociale e siamo assolutamente soddisfatti dei risultati raggiunti con il Progetto Sprar  – ha affermato il sindaco Domenico Munafò –“. “Nonostante qualche mia titubanza iniziale, la risposta della comunità locale nell’accogliere i beneficiari e il loro pieno inserimento sul territorio mi ha convinto sulla bontà del progetto – ha dichiarato l’assessore ai Servizi Sociali, Domenico Genovese -. Il nostro impegno prosegue, con l’auspicio di incrementare sempre di più le iniziative che possano promuovere l’integrazione”.

Piena sintonia tra l’ente locale e l’ente gestore, come testimoniato anche dalle parole di Giovanni Ammendolia, presidente di Azione sociale: “A Terme Vigliatore abbiamo incontrato un’Amministrazione sensibile al tema dei migranti che ha sposato il nostro modello di solidarietà umana. Quanto al cortometraggio, offre uno spaccato reale sul ruolo dei nostri operatori, che rispondono al meglio sul piano umano e professionale alle esigenze quotidiane”. Quindi è stata la volta dei contributi offerti da due relatori provenienti direttamente dal mondo accademico. Francesco Pira, professore di comunicazione e giornalismo dell’Università di Messina, ha incentrato il suo intervento sulla percezione del fenomeno della migrazione su media e social network: “Attorno al fenomeno delle migrazioni si è venuto a creare un clima di odio alimentato da un uso non consapevole delle nuove tecnologie. Basti pensare che in base ad una recente ricerca, l’82,83 per cento degli italiani non distingue una notizia vera da una fake news. E’ un problema, culturale, sociale, di accettazione dell’altro. Ma è un anche un problema di memoria. Abbiamo dimenticato che anche nel nostro passato c’è una storia di emigrazione”.

“Nell’ambito di una ricerca su operatori degli Sprar della Sicilia e della Calabria, ho avuto modo di apprezzare la professionalità e le competenze di queste figure – ha affermato Tiziana Tarsia,  professoressa di Metodi e tecniche del Servizio Sociale dell’ Università di Messina -. Si tratta di professionisti che si contraddistinguono per la capacità di gestire conflitti quotidiani”. A soffermarsi sulla figura degli operatori, anche Debora Colicchia, presidente Legacoop Sicilia Orientale: “Operare negli Sprar significa rapportarsi con persone che arrivano nel nostro paese con carichi emotivi particolari. Offrire sostegno, accompagnamento, orientamento per favorire l’inclusione e l’integrazione, fa parte del mondo della cooperazione sociale”.

Giuseppe Trifilò, direttore responsabile del centro studi e ricerche Siapa, nel sottolineare l’importanza della formazione e dell’orientamento anche per i migranti, ha auspicato la necessità per enti, istituzioni ed associazioni di lavorare in rete in modo da rendere più proficua la collaborazione tra tutti gli attori del territorio.

Maria Luisa Grisafi, Tutor Territoriale Sprar/Siproimi Sicilia Orientale, ha tracciato un profilo dell’operatore dello Sprar: “Per il beneficiario di uno Sprar, l’operatore è la figura ponte tra il paese di provenienza e il nuovo paese che lo accoglie. Funge da collante tra le istituzioni, gli enti, si fa carico delle frustrazioni dell’immigrato ed opera in situazioni di precariato economico e contrattuale. Ma nonostante le difficoltà, come si evince dal cortometraggio, assolve al proprio ruolo con entusiasmo, umanità e passione”.

Infine, l’intervento di Federico Miragliotta, responsabile dello Sprar di Terme Vigliatore e coautore del Cortometraggio  che ha chiuso l’incontro: “Attraverso questo cortometraggio si è voluta restituire una immagine realistica della dimensione del fenomeno immigrazione e dei servizi garantiti a richiedenti asilo e rifugiati. Viviamo un periodo storico nel quale occorre smontare preconcetti e pregiudizi che distorcono la percezione sociale di quanto ruota attorno alla figura del migrante”.

Il cortometraggio è visibile su questo link

Sonno e estate: un connubio che se ben gestito riesce a contrastare lo stress e la fatica accumulati durante l’anno con un importante beneficio per il nostro cervello e la nostra salute. È il messaggio che la Società Italiana di Neurologia (SIN) vuole trasmettere alla vigilia delle vacanze d’agosto che riguardano la maggior parte degli italiani.

Il nostro sonno è influenzato dalle ore di luce che in estate aumentano riducendo le ore di riposo soprattutto nelle ore serali. Inoltre, in vacanza si arriva stanchi, generalmente si dorme di più al mattino, si schiaccia un pisolino pomeridiano e poi la notte si va a dormire più tardi.

“L’estate – afferma Giuseppe Plazzi, presidente AIMS, Associazione Italiana Medicina del Sonno aderente alla SIN – rappresenta il momento in cui le persone possono recuperare energia fisica e mentale attraverso un sonno di buona qualità che si ottiene applicando alcune semplici regole: la sera è importante non andare a dormire oltre la mezzanotte e al mattino non dormire a oltranza ma svegliarsi al massimo entro le ore 10. È consigliabile praticare l’attività fisica a inizio giornata per poi riposarsi con un pisolino al pomeriggio per massimo un’ora”.

Per un buon sonno notturno, inoltre, la SIN suggerisce di evitare di cenare tardi e bere alcolici in eccesso; andare a letto con lo stomaco pieno può, infatti, provocare una digestione più lunga e un sonno di pessima qualità. Se invece è il caldo a causare un sonno disturbato, sarebbe opportuno spostarsi in una stanza più fresca, lontano da rumore e luce, e nel pasto serale privilegiare verdura, frutta e carboidrati che vengono digeriti più rapidamente.

Infine, per le persone che in vacanza stanno sveglie a lungo la sera, è consigliabile tornare agli orari tradizionali prima di rientrare alla vita normale per prepararsi gradualmente a una situazione di privazione del sonno.

 

Fornire un modello fisico per individuare la posizione delle future bocche eruttive al fine di determinare i percorsi delle colate di lava e la distribuzione delle nubi di cenere: è l'obiettivo dello studio "Stress inversions to forecast magma pathways and eruptive vent location", pubblicato su Science Advances e condotto dal German Research Center for Geosciences (GFZ) di Potsdam, dall'Università di Roma Tre e dall'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV).

"Nell'immaginario comune, durante un'eruzione, il magma fuoriesce dalla cima del vulcano", spiega Mauro Di Vito, ricercatore della Sezione "Osservatorio Vesuviano" dell'INGV (INGV-OV). "In realtà, non è raro che l'eruzione avvenga lungo i fianchi dell'edificio vulcanico. Dopo aver lasciato la camera magmatica, infatti, il magma in risalita può farsi strada lateralmente fratturando le rocce, a volte per diversi chilometri. Raggiungendo la superficie, in questi casi, il magma forma una o più bocche eruttive, anche dando luogo ad eruzioni esplosive".

Per i vulcanologi individuare dove si stia dirigendo il magma e dove romperà la superficie è una grande sfida. I fianchi dei vulcani sono punteggiati da decine di bocche, spesso attive durante una sola eruzione, i cui allineamenti evidenziano le vie dove il magma proveniente dal sottosuolo ha raggiunto la superficie.

"Tutti i vulcani possono produrre questo tipo di bocche eruttive, dette monogeniche, ma alcuni lo fanno più di altri", prosegue l'esperto dell'INGV. "Il modello proposto in questo studio unisce la fisica dei vulcani, che permette di comprendere come il magma fratturi le rocce per muoversi nel sottosuolo, le procedure statistiche e la conoscenza della struttura e della storia del vulcano in esame. Tramite la statistica, i parametri del modello fisico vengono affinati fino a quando il modello non riproduce i processi eruttivi passati".

Il nuovo approccio è stato applicato alla caldera dei Campi Flegrei, vicino alla città di Napoli. Le caldere sono vulcani caratterizzati dal collasso del tetto della camera magmatica a seguito di una grande eruzione: non hanno, quindi, una parte sommitale nella quale si concentrano le eruzioni, generando una maggiore incertezza nella definizione dell'ubicazione di future bocche eruttive. In questo caso, i ricercatori hanno verificato il funzionamento del modello anche nelle prove retrospettive, verificando cioè se il modello riuscisse a individuare la posizione di bocche di eruzioni passate, non utilizzate per la sua messa a punto.

"La parte più difficile è stata realizzare un metodo valido per tutti i vulcani. Il prossimo passo sarà quello di applicare il metodo a specifici vulcani per costruire carte di pericolosità che ci aiutino ad individuare la posizione delle bocche di eruzioni future con un'affidabilità più elevata di quanto finora possibile. Se l'approccio funzionerà, infatti, potrà essere determinante nella pianificazione dell'uso del territorio in aree vulcaniche", conclude il ricercatore.

Dipendente di Busitalia, società di trasporto appartenente al gruppo Ferrovie dello Stato, a rischio licenziamento per problemi fisici. Lo denuncia la Fit Cisl Campania. "Trovo vergognoso che si pensi di licenziare un lavoratore per un problema fisico sorto durante la sua carriera lavorativa. Ancora più disdicevole che ciò avvenga in un'azienda che fa parte di una delle holding più grandi del Paese. Ricordiamo che la malattia non può costituire giustificato motivo di licenziamento quando i lavoratori possano essere addetti a mansioni equivalenti". Dice in una nota Alfonso Langella, segretario generale della Fit CISL Campania.

"Mi domando se l'amministratore delegato di Busitalia Campania, Antonio Barbarino, abbia informato il gruppo Ferrovie dello Stato di quello che sta accadendo. Se sì, mi chiedo se l'amministratore delegato del Gruppo FS Gianfranco Battisti abbia informato a sua volta il Ministro del Lavoro Luigi Di Maio - prosegue Langella -. Arriveremo fin sotto i vari Ministeri competenti per protestare contro tale provvedimento. Si parla tanto di diritti da parte di questo Governo e poi si vuole scardinare uno dei principi fondamentali nella tutela dei lavoratori: speriamo - conclude - che il ministro Di Maio intervenga ed eviti l'insorgere di un pesante conflitto tra datori di lavoro e sindacati".

 

Oggi il ministro dello Sviluppo economico Luigi Di Maio attacca la cooperazione e il non profit sul caso Bibbiano: "troppi poteri a cooperative e onlus" dichiara in un'intervista al quotidiano La Stampa. In giornata è arrivata la replica del presidente di Alleanza delle Cooperative Italiane, Mauro Lusetti: “in un’intervista pubblicata oggi su La Stampa il Ministro Di Maio, riferendosi alla vicenda di Bibbiano, sostiene che sul tema dell’affido dei minori sono stati concessi ‘troppi poteri a cooperative e onlus con una esternalizzazione o peggio privatizzazione dei servizi pubblici’. "A questo proposito sentiamo il dovere, oltreché di respingere qualsiasi generalizzazione, di chiarire che il delicato percorso di affidamento di un minore prevede, come stabilito da specifiche normative, il coinvolgimento di più soggetti, ognuno con le proprie funzioni e responsabilità.

"È al soggetto pubblico - chiarisce Lusetti - per la precisione al Tribunale dei minori e ai servizi sociali dei comuni competenti, che spetta la valutazione degli elementi che possano motivare l’allontanamento dalla famiglia di origine e l’affidamento eterofamiliare o la collocazione presso strutture di accoglienza per minori. In questo contesto il ruolo della cooperazione sociale è quello di assicurare una gestione delle strutture di accoglienza garantendo la qualità dei servizi, la trasparenza e il rispetto dei diritti dei minori ospiti in collaborazione con le famiglie e i servizi invianti. Questo è il principio che ha sempre ispirato il lavoro delle cooperative sociali, senza mai mettere in discussione la centralità del ruolo pubblico nell’esercizio dei suoi poteri in materia, cui non abbiamo mai pensato di sostituirci”.

“Alimentare pregiudizi che colpiscono indistintamente tutte le cooperative - conclude la nota- non aiuta a combattere la falsa cooperazione, sulla quale Alleanza delle Cooperative Italiane, come il Ministro sa, ha presentato da tempo proposte al Mise con il quale stiamo lavorando in tale direzione”.

“I commenti su fatti di cronaca orribili come quelli di Bibbiano non possono trasformarsi sistematicamente in pretesti per instillare sospetto e sfiducia sull’operato dell’intero mondo del terzo settore italiano”.​ E’ quanto dichiarato dalla portavoce del Forum Terzo Settore Claudia Fiaschi sulle dichiarazioni del ministro. Fiaschi aggiunge: “ingenerare sospetti e diffidenze verso questo mondo, peraltro, non serve a nessuno ha come unico effetto quello di mettere a rischio la coesione sociale delle nostre comunità e consumare l’imponente patrimonio di impegno civico costruito ogni giorno dall’azione, spesso volontaria, di milioni di cittadini. A chi giova?”

 

Per ciò che concerne le criticità del sistema di gestione dei rifiuti "in alcune zone del territorio italiano, con particolare riferimento alla macro-area del Centro-Sud, si sono manifestate ripetute problematiche".

Lo ricorda il ministro dell'Ambiente Sergio Costa in audizione alla commissione Ambiente della Camera nell'ambito dell'indagine conoscitiva sui rapporti convenzionali tra il Consorzio nazionale imballaggi (Conai) e l'Anci. Le attività di raccolta differenziata "si esplicano con modalità non uniformi sul territorio e non raggiungono gli stessi livelli quantitativi, ma anche qualitativi, per tutte le aree del Paese", spiega Costa, e "rilevano difficoltà soprattutto nelle grandi città metropolitane e nei comuni ad alta densità popolare". C'è poi "la sfiducia dei cittadini in merito al sistema di raccolta differenziata- riconosce il ministro dell'Ambiente- che per tale ragione necessita di una piu' incisiva informazione rivolta agli stessi circa le modalità di funzionamento".

Costa ricorda che tra i compiti del CONAI "c'e' proprio quello di organizzare, in accordo con le Pubbliche Amministrazioni, campagne di informazione ritenute utili all'attuazione del Programma generale nonche' campagne di educazione ambientale e sensibilizzazione dei consumatori anche attraverso la diffusione dei dati sui sistemi di cauzione. L'attivita' va quindi potenziata".

Sul sistema pesa la chiusura delle frontiere decisa dal mercato cinese e che ha causato un blocco dell'esportazione dei rifiuti di imballaggio, con particolare riferimento alla carta e alla plastica non rispondenti a specifici standard di qualita'. "Infatti- spiega il ministro dell'Ambiente Sergio Costa- il mercato europeo dei materiali riciclati non è in grado di sopportare l'ampia offerta di detti prodotti sul suo territorio".

Così in tutta Europa e anche in Italia "gli impianti di riciclaggio non riescono spesso a collocare i propri prodotti sul mercato". In tale contesto la sussidiarieta' dell'Accordo Anci-Conai "ha consentito a molti Comuni, precedentemente operanti sul libero mercato, di entrare nelle diverse convenzioni sottoscritte con il sistema CONAI, facendo in modo che fosse assicurata la corretta gestione dei rifiuti di imballaggio evitando l'accumulo di rifiuti non trattati, come accaduto nel caso delle filiere del vetro, della carta e della plastica, per la quale l'attivita' sussidiaria dei consorzi ha scongiurato il verificarsi di tali fenomeni".

C'è poi "la carenza infrastrutturale che interessa la selezione ed il riciclo, soprattutto al Centro Sud, dove si registra la presenza di pochi impianti", ricorda il ministro. Ad esempio, "per quanto riguarda la situazione verificatasi in Sicilia, ho accolto favorevolmente la costituzione di un tavolo istituzionale con le tre città metropolitane di Palermo, Catania e Messina, anche con l'obiettivo di rivedere l'Accordo-Quadro sottoscritto tra il ministero, il CONAI e la Regione Sicilia, al fine di potenziare l'attivita' di raccolta differenziata", conclude Costa. 

VIVA è il progetto di vita indipendente in Valdichiana. Giovedì 1 agosto si svolgerà la festa che chiude le attività 2018/19 e annuncia quelle imminenti. Appuntamento alle ore 18.30 nel Centro delle Opportunità a Montecchio Vesponi nel Comune di Casiglion Fiorentino.

Interverranno il Sindaco Mario Agnelli; la Direttrice del Distretto Valdichiana Usl Toscana sud est, Anna Beltrano; la Presidente della cooperativa sociale Koinè, Grazia Faltoni e la coordinatrice del progetto VIVA, Stefania Battaglini. Interverranno i ragazzi e le famiglie protagonisti del progetto nonché i rappresentanti delle istituzioni e dei soggetti sociali che sostengono le iniziative. Quindi, in primo luogo, i Comuni della Valdichiana aretina (Castiglion Fiorentino, Cortona, Foiano, Marciano e Lucignano), l'Azienda Usl Toscana sud est e Koinè. Per le 19.45 è in programma l'AperiVIVA e la dimostrazione di falconeria curata da Zefiro Falconeria

"VIVA – ricorda la cooperativa sociale – è un progetto che è divenuto in pochi anni una vera e propria piattaforma integrata di servizi e opportunità. E' di supporto all'abilitazione e allo sviluppo del potenziale di funzionamento di tanti giovani del territorio; sperimenta percorsi innovativi di formazione per l'inserimento al lavoro;  costruisce opportunità di socializzazione e di partecipazione alla vita sociale. Crea esperienze innovative come quelle realizzate nel museo di Castiglion Fiorentino e che sono oggetto di attenzione del Metropolitam Museum di New York e del Van Gogh Museum di Amsterdam".

Per il futuro, è in programma l'integrazione di queste attività con quelle della "Casa VIVA per il durante e il dopo di noi zonale" che è in fase di attivazione, promossa dagli enti locali, dalla Usl con il finanziamento della Regione Toscana. Verranno poi sviluppate le attività di VIVA in collaborazione con la Casa di Pinocchio per rispondere ancora meglio alle esigenze del territorio e delle famiglie.

 

Si chiama 'Di mano in mano', il nuovo progetto di Nonna Roma, Unione degli studenti, Anpi di Villa Gordiani e Libreria Todomodo per il contrasto alla povertà educativa e a favore del diritto allo studio al via a partire dalla fine di agosto nella Capitale presso gli spazi della libreria di via Bellegra 46. Al centro dell'iniziativa, diffusa dalla 'Rete dei Numeri Pari' - che unisce centinaia di realtà sociali diffuse in tutta Italia - un mercatino del libro usato, "pratica di mutualismo studentesco per abbattere insieme le speculazioni editoriali sul caro libri", e la raccolta del materiale scolastico "che distribuiremo alle famiglie in difficoltà".

"Le recenti indagini di Federconsumatori ci dicono che le spese per studente si aggirano tra i 900 e i mille euro l'anno tra libri e corredo scolastico e questo rende sempre piu' difficile la possibilita' per tante famiglie di sostenere questa spesa eccessiva- si legge in una nota di 'Numeri Pari'- La poverta' educativa che determina finanche situazioni di dispersione scolastica, che Nonna Roma (circolo Arci, ndr) contrasta con il doposcuola nel corso dell'anno, passa anche dalla possibilita' di accesso e quindi la pari opportunita' di poter avere libri, zaino, astucci e tutto il materiale utile per andare a scuola".

"Il mercatino del libro usato in particolare vuole attivare un meccanismo di cooperazione sociale tra studenti, (ri)creando una comunita' capace di riappropriarsi dei diritti che le vengono sottratti- continua la nota- Non e' un mistero che il diritto allo studio, analogamente al diritto alla casa e ad altre politiche cardine per garantire uguaglianza sociale e un'esistenza libera e dignitosa a tutti e' un tema dimenticato, quando non violato, da questo e dai precedenti governi. Quando non e' stata trattata come un salvadanaio da cui pescare risorse, la scuola e' stata pensata come mera anticamera del mercato del lavoro".

"Il nostro progetto e' allora una forma di protesta per sensibilizzare l'opinione pubblica sulle carenze del diritto allo studio e per avviare un meccanismo di cooperazione che faccia da contraltare alla logica dell'istruzione come strumento per consolidare invece che per eliminare le disuguaglianze- dicono i promotori- Si tratta di un primo passo da fare insieme, a cui affiancare risposte politiche che ci parlino di 'diritti sociali'. Chiediamo la modifica delle tasse sul reddito, non per ridurre le tasse a chi ha gia' di piu', ma per permettere a chi ha bambini nelle scuole primarie di poter detrarre dalle imposte le spese per l'acquisto dei libri scolastici e chiediamo l'attivazione a livello locale di servizi per garantire il piu' ampio accesso all'educazione, a partire dal potenziamento delle biblioteche e dalla disponibilita' presso le stesse dei libri di testo adottati nelle scuole della zona. Facciamo comunita' per difenderci subito e costruire insieme la nostra idea di alternativa".

(Fonte: Agenzia stampa Dire)

Destinare al Mezzogiorno non meno del 34% della spesa, rispettando la clausola della proporzionalità delle risorse alla quota di popolazione e promuovendo uno sviluppo inclusivo basato sulla co-progettazione tra pubblico e sistema imprenditoriale cooperativo; caratterizzare la nuova programmazione dei fondi europei 2021-2027 con il coinvolgimento del partenariato nella co-progettazione, nella gestione diretta dei fondi, utilizzando strumenti specifici,  la semplificazione burocratica, obiettivi di spesa legati all’impatto sociale e risorse adeguate, per una spesa più efficace ed equilibrata nella tempistica (i pagamenti dell’attuale ciclo sono al 25% delle risorse programmate); stabilizzare un programma di incentivi strutturali all’ingresso di giovani e donne nel mercato del lavoro.

Sono le principali richieste avanzate dal Presidente dell’Alleanza delle Cooperative, Mauro Lusetti, anche a nome dei Copresidenti Maurizio Gardini e Brenno Begani, nel corso dell’incontro di oggi a Palazzo Chigi.

Lusetti ha sottolineato la necessità di affermare una nuova strategia di sviluppo inclusivo in grado di cogliere le energie e le opportunità presenti nel Mezzogiorno, centrata su protagonismo delle comunità, generatività imprenditoriale, diffusione dell’innovazione e delle tecnologie digitali, rafforzamento del capitale e dell’infrastrutturazione sociale, valorizzazione delle produzioni agroalimentari e costruzione di un’offerta turistica che valorizzi il patrimonio culturale.

“Per questo -ha affermato il Presidente dell’Alleanza- nel negoziato in corso sulle politiche di coesione ed i fondi europei 2021-2027 abbiamo proposto alcune azioni, che possono essere supportate anche dalle politiche ordinarie, che si pongano l’obiettivo di favorire l’innovazione e transizione digitale attraverso ecosistemi cooperativi, incentivare l’utilizzo di piattaforme cooperative per la gestione di beni e servizi, promuovere le cooperative culturali e le cooperative di comunità per la valorizzazione dei patrimoni culturali e turistici, supportare l’infrastrutturazione sociale nel campo dei servizi sanitari e socio-sanitari, incentivare in maniera stabile l’autoimprenditorialità cooperativa e l’occupazione giovanile e femminile”.

Riferendosi a quest’ultimo tema, Lusetti ha sottolineato che occorre puntare sulla valorizzazione e qualificazione delle risorse umane impegnate nelle cooperative, sul miglioramento della qualità del lavoro, sulla promozione dell’autoimprenditorialità e delle start-up cooperative, sulla falsa riga della misura “Resto al Sud”. “In tal senso -ha detto il Presidente dell’Alleanza- bisogna proseguire con gli incentivi per le assunzioni a tempo indeterminatoe la stabilizzazione dei contratti per giovani e donne, superando la logica dei bonus temporanei e prevedendo interventi almeno triennali”.  Infine, dall’Alleanza è venuta la richiesta di rendere stabile il Bonus Investimenti Sud, dando priorità agli investimenti legati all’innovazione.

Inoltre, Lusetti ha rilanciato il tema dell’approvazione di una legge nazionale ad hoc per la promozione delle cooperative di comunità, collegandola alla recente legge sull’impresa sociale, strumento cooperativo che si va diffondendo sempre di più nel Paese dove le Comunità si attivano per contrastare l’abbandono delle aree deboli e marginali.

Infine, l’Alleanza delle cooperative italiane ha affrontato il tema del ritardo dei pagamenti della P.A. e dei Comuni in dissesto, esprimendo criticità e avanzando proposte per preservare servizi e interventi sociali come “servizi indispensabili”.

In ultimo, entrando nel dibattito delle ultime ore sull’autonomia differenziata, Lusetti ha ribadito l’importanza che la maggiore autonomia richiesta sia legata alle esigenze dei territori senza mettere a rischio l’unità e la solidarietà nazionale e che il ruolo del Parlamento sia effettivo e possa intervenire nel modificare le intese in discussione.

 

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