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Lunedì, 24 Giugno 2019

Si è tenuta il 31 maggio nella sede della cooperativa sociale Albatros l'assemblea annuale dell'associazione di rappresentanza delle cooperative altoatesine Legacoopbund. L'associazione conta 196 cooperative associate, in gran parte cooperative sociali (90), 28.390 soci e 2.300 persone occupate.

Quanto sono cresciute le cooperative sociali in Alto Adige? L'assemblea odierna (31 maggio 2019) dell'associazione di rappresentanza delle cooperative Legacoopbund era incentrata proprio su questa tematica legata al lavoro e all'integrazione lavorativa nelle cooperative sociali. Legacoopbund è, infatti, rappresentata soprattutto in questo settore: complessivamente l'associazione conta 196 cooperative associate in tutto l'Alto Adige, di cui 90 cooperative sociali (55 di tipo A e 35 di tipo B), in costante crescita se si pensa che 20 anni fa erano solo 11.

Nell'ambito dell'assemblea dei soci sono stati mostrati alcuni dati riguardanti la crescita delle cooperative sociali, in particolare di quelle di tipo B. Queste cooperative hanno come scopo principale l'integrazione lavorativa di persone svantaggiate: attraverso attività imprenditoriali in diversi settori - dall'agricoltura ai servizi - esse creano posti di lavoro, contribuendo al benessere della società. In Italia le cooperative sociali di tipo B sono 6.385 e occupano circa 67.000 persone svantaggiate. Legacoopbund ne conta 35, ossia il 40% del totale delle cooperative sociali di tipo B dell'Alto Adige e in esse sono occupate 277 persone svantaggiate, persone che per motivi diversi non riescono a trovare un'occupazione sul libero mercato del lavoro.

Il Presidente Heini Grandi ha commentato così i dati: "Abbiamo osservato che negli ultimi anni il numero delle persone svantaggiate occupate è aumentato progressivamente. L’inserimento lavorativo di queste persone genera ripercussioni positive per la società: i lavoratori producono, versano i contributi, alleggeriscono la spesa pubblica e fanno da esempio positivo per altri. Il lavoro inoltre consente alle persone svantaggiate il proprio sviluppo personale, una vita dignitosa, l’instaurarsi di rapporti sociali e il reintegro nella società”. Secondo i dati dell’Osservatorio nazionale sulle imprese sociali dell’associazione Isnet per ogni euro investito nell’inserimento lavorativo di un soggetto svantaggiato attraverso una cooperativa sociale, la società ci guadagna il doppio (Impatto sociale inserimento lavorativo persone svantaggiate nel 2016: SROI=1,92 euro - Social Return On Investment).

I dati della cooperativa sociale Albatros, attiva da 25 anni nei settori pulizie, giardinaggio e falegnameria ne sono un esempio ed è stato proprio per festeggiare questo anniversario che l'assemblea di Legacoopbund si è tenuta nella falegnameria della Albatros. "Da noi le persone che vivono ai margini della società non ricevono solo un contratto di lavoro, ma soprattutto sostegno e ascolto nel cercare di superare i problemi personali e di riprendere in mano la propria vita. In questi 25 anni 334 persone svantaggiate sono transitate da noi e poi hanno trovato un’occupazione nel libero mercato e 40 persone svantaggiate lavorano attualmente alla Albatros e vengono accompagnate da un team sociale nella loro esperienza lavorativa", ha dichiarato Monika Thomaser, direttrice della cooperativa sociale Albatros.

Anche il sindaco di Merano, Paul Rösch e la direttrice dell’Ufficio Sviluppo della cooperazione della Provincia Autonoma di Bolzano Manuela Paulmichl hanno espresso parole di stima per il lavoro svolto in questi anni dalla cooperativa sociale Albatros.

"Le cooperative sociali sono imprese che stanno sul mercato e Albatros ne è un esempio concreto. Le cooperative sociali vivono grazie agli incarichi sia da parte dei privati che dell’amministrazione pubblica. È dunque importante che le istituzioni pubbliche vedano in esse dei validi partner e creino i presupposti affinché queste imprese possano affermarsi sul mercato", ha sottolineato al termine dell'incontro il Presidente di Legacoopbund Heini Grandi.

 

 

Mediterranea scalpita per riprendere il mare e lancia una campagna, lo slogan è "Free Mare Jonio", per fare pressione sul dissequestro il prima possibile dell'imbarcazione salva-migranti.

"Mediterranea va avanti nonostante la 'Mare Jonio' sia in questo momento sotto sequestro dopo l'ultima missione di salvataggio" che ha portato a terra i migranti recuperati in mare e poi sbarcati, "anche a riprova del fatto che 'porti chiusi' e' solo un hashtag: in realtà sono aperti", ha detto Ada Talarico, una delle fondatrici di Mediterranea, ieri in piazza Nettuno a Bologna nell'ambito dell'"Altro 2 giugno", promosso dal Portico della pace di Bologna. Ma per riprendere il largo, appunto, la nave va dissequestrata e per questo "nei prossimi giorni parte una campagna che invito a sostenere: c'e' bisogno di tornare in mare perche' non e' vero che non ci sono partenze dalle coste africane perche' purtroppo si continua a partire e ci sono persone che non hanno aiuto", ha detto Talarico. E dunque bisogna 'alzare la voce', come? "In tutti i modi, con gli striscioni dai balconi", come quelli esposti per Salvini, ha consigliato Talarico, ma "basta anche un post o una campagna di opinione che dica 'Free Mare Jonio' che non significa solo dissequestrare ma anche affermare che si vuol ripartire per cambiare davvero le cose". Un tasto su cui Talarico in piazza Nettuno ha insistito molto: "Mediterranea e' un pezzo di societa' che non si arrende alla barbarie e non vuole essere relegata in un angolo; reagisce con un'esperienza di disobbedienza a leggi ingiuste ed e' una esperienza di cui c'e' bisogno".

Mediterranea, e' stato ricordato ieri in piazza Nettuno, e' una reazione al clima di "odio e di crescente razzismo che si continua a respirare nel nosrto paese", una 'risposta' ad una "criminalizzazione sempre piu' feroce della solidarieta' che diventa reato. C'e' qualcosa che non va- ha detto Talarico- in questo cortocircuito che si e' creato non potevamo non rispondere con i soliti appelli a manifestare, ma provando a fare veramente qualcosa che sembrava impossibile e irrealizzabile", come appunto comprare una barca e salpare per salvare i migranti. "Salvare le persone e' salvarsi insieme e disobbedire alle leggi ingiuste e' necessario perche' nel farlo obbediamo al diritto internazionale e all'etica del mare".

Inoltre Talarico ha insistito molto sull'importanza di Mediterranea e della Mare Jonio come testimone diretta di quanto avviene al largo: "In un mare svuotato di testimoni ci sono drammatici naufragi e non possiamo apprendere queste notizie in maniera indifferente e passivo, dobbiamo tornare in mare subito, immediatamente anche per continuare la missione di testimonianza". Nel farlo serve anche l'appoggio 'di terra' e quindi, ha ricordato Talarico, l'aiuto di "citta' accoglienti e realta' solidali, le micro cose che succedono in questo paese" e dimostrano che "c'e' un paese che non vota Salvini e M5s ma mette al centro solidarieta' e umanità".

(Fonte: agenzia stampa Dire)

Malgrado le due recentissime sentenze del TAR della Basilicata (la n. 274/2019 e n. 275/2019 dell'11 marzo), con le quali il Tribunale ha voluto ribadire fondamentalmente il principio di irretroattività del D.L. n. 113 del 4.10.2018, convertito nella L. n. 132 dell'1.12.2018, meglio noto come "Decreto Sicurezza", le Prefetture lucane tornano alla carica con circolari e disposizioni perentorie che prevedono la revoca immediata della misure di accoglienza per tutti i titolari di protezione umanitaria presenti nei CAS.

Il riferimento è alla famigerata circolare del Ministero dell'Interno – Dipartimento per le Libertà Civili e l'Immigrazione (la n. 22146 del 27 dicembre 2018) nella quale si "confermano" le tipologie dei destinatari dell'accoglienza nelle strutture.
Ma, se a Potenza, quantomeno la Prefettura ha inviato una circolare all'unità di direzione "Servizi alla persona - Ufficio servizi sociali" del Comune di Potenza, che, a sua volta, ha indetto una riunione con le cooperative che si occupano del servizio per cercare di capire come gestire questa nuova "emergenza"(vedi qui), a Matera si è proceduto direttamente con le notifiche ai CAS senza neanche cercare di voler tastare la situazione e prevedere una uscita "ragionata" e "graduale" dei migranti dalle strutture di accoglienza.

A denunciarlo è la Campagna LasciateCIEntrare che ha posto l’attenzione sul caso di una giovane cittadina  nigeriana, dimorante in un centro della provincia di Matera. La giovane, in Italia da lungo tempo (basti pensare che l'esito della sua Commissione Territoriale risale al novembre del 2016), aveva impugnato il diniego della Commissione di Bari presso il Tribunale di Potenza – Sezione prima Civile, che soltanto in data 3 maggio 2019 le comunicava l'accoglimento parziale del ricorso, ottenendo il riconoscimento del permesso di soggiorno per motivi umanitari (ex art. 5 D. L. 286/1998). Il Giudice ha motivato la decisione evidenziando la situazione di "vulnerabilità soggettiva", essendo la giovane nigeriana diventata madre di una bambina nata in Italia (a Matera, ndr) nell'agosto del 2018.

“Accade che appena una decina di giorni dopo l'ottenimento della protezione umanitaria, questa ragazza riceve un provvedimento di revoca dell'accoglienza con l'obbligo di lasciare la struttura entro 10 giorni dalla notifica. L'avvocato Angela Maria Bitonti del Foro di Matera, referente Asgi Basilicata, insieme alla Campagna LasciateCIEntrare, ha deciso di ricorrere nuovamente al TAR contro questo provvedimento palesemente illegittimo”.

L'avvocato, nel ricorso depositato al TAR di Basilicata, lamenta “in primis la stessa violazione di legge (con riferimento all'art.14 del D.Lgs 142/2015) dei precedenti ricorsi (per i quali ha oltretutto avuto ragione, ndr): ovvero il fatto che la ricorrente avrebbe avuto pieno diritto di accedere allo SPRAR (benché oggi SIPROIMI) poiché la sua domanda di protezione internazionale risale addirittura al periodo "ante-Minniti". Quindi, in applicazione della già conclamata "irretroattività" del Decreto Sicurezza. Paradossalmente, la giovane mamma avrebbe potuto persino adire nuovamente il Tribunale, chiedendo che le fosse riconosciuta una forma più alta di protezione, avendo almeno 30 giorni dalla notifica dell'accoglimento parziale per poter procedere”.

Le altre doglianze del ricorso sono legate all'eccesso di potere per carenza di istruttoria e violazione del contraddittorio, insieme al difetto di motivazione. “Questo in ragione del fatto che l'unica motivazione posta a fondamento di tale revoca, da parte della Prefettura di Matera, consisterebbe nel fatto che la giovane cittadina nigeriana risulta essere titolare di un permesso di soggiorno per motivi umanitari. Oltretutto non ancora ritirato in Questura. Il tutto senza alcun riferimento alla sua estrema vulnerabilità, cosi come già riconosciuta dal Tribunale di Potenza”.

E invece: “è stata messa in strada senza nessuna alternativa con una bambina di appena 1 anno e in stato di gravidanza (al quinto mese, ndr)”. Senza parlare del fatto che è stata a lungo "ospitata" in una struttura di certo non adeguata ad accogliere casi vulnerabili, quali una giovane mamma con minore. “Ci penserà nuovamente il TAR a garantire e ribadire i diritti delle persone migranti?”, conclude LasciateCIEntrare

Sul caso interviene anche la Cgil Basilicata con il segretario regionale Angelo Summa: "apprendiamo con profondo rammarico il caso della giovane nigeriana incinta e con una figlia di un anno che a Matera è stata espulsa dal Cas in quanto non più titolare di protezione umanitaria a seguito del decreto sicurezza, nonostante già una volta il Tar abbia definito la sua posizione di vulnerabilità. L’ennesima contraddizione di una legge i cui effetti stanno diventando disumani, punendo i più deboli anziché proteggerli: l’esatto contrario di ciò che una norma sulla sicurezza dovrebbe fare. Sicurezza che, ribadiamo, non si fa con gli slogan e con la violenza verbale".

L’ “Arte irritata” che nasce dalla detenzione. La forma artistica come espressione di resistenza umana e civile alla reclusione. Una raccolta di opere nate nel carcere o in altre istituzionali totali da cui nasce il “Museo conviviale” della cooperativa e casa editrice Sensibili alle foglie. Il progetto punta all’adozione di una delle opere proposte dalla casa editrice per un anno.

Ad adottare un’opera è stata anche la comunità di Santa Fede Liberata: un’oasi sociale e culturale nel cuore del centro antico di Napoli “assaltato” dalla turistificazione, punto di riferimento per giovani e anziani. Lo spazio ha ospitato l’incontro che ha avuto al centro il tema delle risorse vitali nelle condizioni di reclusione e difficoltà a vivere.

“Torniamo qui a Santa Fede Liberata – dice Nicola Valentino, autore e socio di Sensibili alle foglie, curatore del progetto -per fare il punto sul Museo conviviale. Abbiamo lanciato uno spazio sul nostro sito dove si possono vedere le opere e poi capire che tipo di ritorno da chi adotta un'opera come ha fatto Santa Fede. Questo è il nostro modo per dare continuità all’ Arte irritata”

E questo ritorno a Santa Fede è stata anche un’occasione di riflessione e confronto attraverso un dibattito a più voci. Lo spiega Francesco Maranta del Forum diritti e salute che segue le attività e le pubblicazioni di Sensibili alle foglie fin dalla nascita della cooperativa: “proviamo a ragionare insieme sugli effetti delle istituzioni totali e sull'annullamento della persona. In queste opere emergono le risposte che arrivano da chi è detenuto. In Europa c'è un museo che raccoglie le espressioni di chi vive quei luoghi. Sensibili alle foglie va su questa strada, indagando le risorse vitali dei reclusi nelle istituzioni totali. Viene fuori che ogni persona esprime un suo modo”.

Questo dibattito arriva in una fase in cui i sistemi del delitto e della pena si stanno facendo più stringenti. “Si sta avviando verso un modello sociale che apparentemente offre libertà – aggiunge Maranta - e poi la toglie in queste istituzioni totali. In Argentina durante la dittatura alcune donne detenute hanno realizzato un libro collettivo. In quel libro si spiega che loro realizzavano fiori con molliche e saliva come atto di resistenza”. 

All’incontro è intervenuto anche Dario Dell'Aquila, ricercatore, attivista con Antigone e autore di libri sugli Opg e il carcere: “gli incontri sul carcere spesso rischiano di trasformarsi in momenti di sconforto. Eppure se ricordiamo Gramsci in una delle sue lettere dal carcere raccontando la sua reclusione disse: ‘ciò che non mi aspettavo era essere tagliato dalla vita sociale e politica’. Nonostante le sofferenze e la morte, in carcere Gramsci ha scritto una delle sua opere più importanti. L'Arte irritata non ha un valore di bellezza estetica, eppure ciascuna è il grido che permette di non commettere il crimine più grave: il silenzio sulla condizione delle detenzioni”. 

Dal 31 maggio al 2 giugno si svolgeranno i Mondiali Antirazzisti, la manifestazione Uisp contro tutte le discriminazioni nel parco di Bosco Albergati (Modena). Saranno 50 le squadre di calcio, 20 quelle di pallavolo e 6 di rugby, cui si aggiungono le 18 squadre del Torneo DiMondi. La manifestazione si inserisce all’interno dell’Almanacco Antirazzista Uisp, circuito nazionale di iniziative Uisp incentrato sullo sport e l’inclusione.

Mondiali Antirazzisti di Bosco Albergati saranno anche l’occasione nella quale confluiranno gli eventi conclusivi di tre progetti cui l'Uisp è capofila o partner: Agente0011-Missione inclusione, che ha lavorato con studenti e giovani di tutta Italia per renderli cittadini più responsabili e agenti del cambiamento; EYESS- European Youth Engaging in Solidarity and Sport che ha condiviso la metodologia dei Mondiali Antirazzisti in luoghi e contesti diversi, coinvolgendo molte città europee nella realizzazione di iniziative antirazziste; IRTS- Integration of Refugees Through Sport che, in due anni di lavoro, ha prodotto una guida e una piattaforma e-learning su come avviare progetti con i rifugiati all’interno delle società sportive.

“Ogni azione dell’Uisp – sottolinea Vincenzo Manco, presidente nazionale dell’Uisp – è sempre ancorata ai principi costituzionali. Non pratichiamo sport sociale solo per realizzare le nostre finalità ma perché lo riteniamo giusto. Attraverso questi eventi affermiamo da che parte della storia vogliamo stare”. I Mondiali sono quindi un segnale e un elemento di coerenza che lanciano un messaggio chiaro per alimentare sentimenti umanitari verso una cultura dell’accoglienza, non solo nel rapporto verso lo straniero ma verso le persone. “La Uisp agisce per la coesione sociale, per promuovere forme di progresso rivolte a tutte le persone”, ha specificato Manco.
In questa tradizione s’innesta il cambio di format, per creare eventi diffusi inseriti nell’Almanacco Antirazzista: 27 iniziative da marzo a settembre in tutta Italia. “È giunto il momento – afferma Carlo Balestri, organizzatore dei Mondiali Antirazzisti – di dare risalto ad attività in altri luoghi e di rimettere in primo piano la parte sportiva, con grande attenzione all’attività diurna”. Ciò nonostante le squadre che scelgono di rimanere a Bosco Albergati a campeggiare troveranno cibo e musica la sera, nel contesto della festa “ViverVerde”, organizzata dall’associazione “La Città degli Alberi”.

Le novità non finiscono qui. Infatti, nella giornata di sabato 1 giugno, i Mondiali Antirazzisti si fermeranno per lasciare spazio al Torneo DiMondi, un torneo auto-organizzato e itinerante nato proprio dall’esperienza dei Mondiali e che ora ha una sua autonomia ed è giunto alla quarta edizione. “L’intento del torneo è quello di lanciare un messaggio antirazzista, antisessista e antifascista con delle regole create dalle squadre per permettere la coesistenza della competizione con il divertimento di tutti”, dichiara Valentina Aiello, del coordinamento Torneo DiMondi. Un evento che si distingue anche per il “terzo tempo”, il rituale mutuato dal rugby durante il quale, alla conclusione della parte sportiva, si rimane tutti assieme per mangiare e per conoscersi meglio.

I Mondiali saranno seguiti in diretta da Radio Città Fujiko, media partner dell’evento, che curerà la programmazione musicale raccogliendo testimonianze e storie delle squadre. “Il feeling tra la radio e i Mondiali è molto forte – dice il direttore della radio Alessandro Canella – perché condividiamo la stessa attitudine gioiosa parlando però di temi seri”.

Ma l’Almanacco delle iniziative antirazziste Uisp è ricco di appuntamenti e negli stessi giorni si terrà a Parma la Festa antirazzista con il 4° torneo Matteo Bagnaresi. ll torneo ha lo scopo di trasmettere a tutti il valore dell'inclusione sociale, del senso di appartenenza, della condivisione e della valorizzazione delle differenti culture. Il torneo si svolgerà nella cornice della Fattoria di Vigheffio gestita dalla cooperativa Avalon e Emc2, che hanno sempre partecipato e sostenuto con entusiasmo l’iniziativa.

La cooperazione sociale del Friuli Venezia Giulia ha ottenuto con il recente congresso di Legacoop un grande riconoscimento. Certamente perché in questa regione la cooperazione sociale è stata praticamente concepita, grazie alla vittoriosa sperimentazione di Franco e Franca Basaglia e delle loro équipes, che ha reso l'Italia unico paese al mondo senza manicomi (anche giudiziari). Ma anche per il riconoscimento soggettivo del lavoro di Legacoopsociali - la più giovane federazione di categoria aderente a Legacoop - che in questa regione è stata tra le prime ad organizzarsi con una sua struttura autonoma e propri gruppi dirigenti, "venuti dalla gavetta".

Michela Vogrig, vicepresidente di Legacoopsociali Fvg e presidente del Consorzio di cooperative sociali COSM di Udine, è entrata a far parte della Presidenza nazionale di Legacoop. Un organismo del quale, nel mandato precedente, aveva fatto parte - prima nella storia, proveniente dal Friuli Venezia Giulia - Orietta Antonini, la presidente della Cooperativa Itaca di Pordenone.

Vogrig ha così commentato la sua elezioni: "Ringrazio per la possibilità che mi è stata data di far parte della Presidenza. Credo sia un'opportunità per favorire una maggiore conoscenza, per ampliare gli spazi di confronto e per essere parte attiva come contesto regionale. È importante sviluppare un lavoro associativo ed intersettoriale che componga, che non crei distanza e diffidenza, che valorizzi le specificità e la ricchezza, di cui come settore e come sistema regionale siamo portatori. Sviluppare azioni e percorsi che ritrovino denominatori comuni, anche a partire dai territori. Credo che mai come in questi ultimi anni sia necessario, nelle nostre quotidiane sfide imprenditoriali e sociali, rinnovare e rafforzare gli elementi fondanti e comuni del sistema cooperativo ed affrontare, in modo lucido e non autoreferenziale, le contraddizioni che inevitabilmente un contesto così complesso determina. In questa prospettiva spero di poter portare il mio contributo."

Anche a livello regionale, dopo il rinnovo della figura del presidente di Legacoop, la cooperazione sociale ha avuto un importante riconoscimento con l'elezione del Vicepresidente Vicario di Paolo Felice, componente del Comitato Esecutivo regionale di Legacoopsociali. 

Paolo Felice ha dichiarato: "La fase congressuale appena conclusasi ha visto un ruolo fondamentale di Legacoopsociali nelle diverse fasi che hanno portato alla nomina di Livio Nanino come nuovo Presidente di Legacoop FVG. Come emerso anche nel corso del dibattito congressuale le complesse dinamiche associative hanno trovato una loro sintesi grazie a una attenta regia dei dirigenti di Legacoopsociali (Gian Luigi Bettoli, Orietta Antonini, Michela Vogrig e Cristiano Cozzolino in primis) che ha portato anche alla mia nomina quale Vice Presidente Vicario di Legacoop Fvg. La nomina a Vice Presidente Vicario di Legacoop Fvg deve rappresentare innanzitutto un momento di orgoglio per l'associazione Legacoopsociali; la carica che ho l'onore di ricoprire rappresenta l'esito di un percorso decennale che ha portato il mondo delle cooperative sociali ad assumere un ruolo di sempre maggiore rilievo all'interno del sistema cooperativo, e non, regionale. Alla nuova Presidenza il compito importante di rinnovare il patto associativo con le cooperative di Legacoop FVG, mettendo al centro i valori che da sempre contraddistinguono il sistema cooperativo."

 

 

Arriva a Torino, il 4 e 5 giugno 2019, la quarta edizione italiana dello Youth Speak Forum di AIESEC Italia che vede quest’anno la collaborazione di Fondazione Pubblicità Progresso. Il Forum, inserito all’interno del Festival dello Sviluppo Sostenibile di ASviS, ha lo scopo di unire giovani e senior leader della società in uno spazio multi settoriale e multi generazionale dove ispirare e incentivare conversazioni e azioni concrete attorno agli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite.

Nelle giornate di Forum, si discuterà principalmente di tematiche connesse all’educazione di qualità, all’uguaglianza di genere, alla riduzione delle disuguaglianze e alla lotta alla fame nel mondo. 

Si articoleranno momenti di riflessione, tavole rotonde e lezioni interattive con la partecipazione di personalità e aziende impegnate nel settore e sul tema della sostenibilità quali Legambiente, Save The Children, WAMI, Croce Rossa, SlowFood, i consorzi nazionali per il riciclo degli imballaggi in alluminio, plastica e acciaio e molti altri.

"Circonomìa – dichiara Roberto Della Seta, Copresidente della Fondazione Europa Ecologia - è il festival dell'economia circolare e per noi di Circonomìa l'economia circolare è molto di più che ridurre i rifiuti: è un'idea radicalmente nuova del produrre e del consumare, che vede nella qualità ambientale, cioè meno inquinamento e meno spreco di risorse, e nella qualità sociale, cioè meno povertà e pari opportunità per tutti, le basi su cui l'interesse economico si integra con l'interesse generale. Questo incontro è alla base della giornata del 5 giugno in cui Circonomìa nella giornata finale del festival unisce le sue forze allo Youth Speak Forum, per mostrare che negli obiettivi di sviluppo sostenibile dimensione ambientale e sociale indicano una un'unica via di progresso".

"Parlare di economia circolare – sottolinea il professore Egidio Dansero - Incaricato per la cooperazione allo sviluppo inter-universitario da parte del Decano di Torino - significa affrontare, oltre agli aspetti più scontati di natura economica e ambientale, anche le tematiche legate all’inclusione sociale e alla creazione di valore condiviso da parte delle comunità territoriale. Per questo motivo oggi al Campus Einaudi, il Green Office dell’Università di Torino, con AISEC ed il Festival Circonomia, ha organizzato un confronto con 12 esperienze/progetti di economia circolare che  lavoreranno insieme ad oltre 300 studenti per discutere e proporre nuove azioni in relazione agli Obiettividi Sviluppo del Millennio delle Nazioni Unite, in particolare i goal 2 (Fame Zero), 4 (Educazione di Qualità), 5 (Parità di Genere) e 10 (Riduzione delle Disuguaglianze)."

 

 

 

 

 

 

 

L’astensione record, ormai strutturata in ogni tornata elettorale. Anche le elezioni europee ha avuto come primo protagonista il non-voto. Il 46%, quasi la metà degli elettori, non si è recato alle urne. Ma chi sono gli astensionisti? Dove vivono, cosa fanno? A queste domane ha risposto il sondaggio PoliticApp di Swg.

È il Mezzogiorno a detenere il boom del non voto rispetto alle Politiche 2018: quasi 3 milioni in più non andati al seggio. Per Nordovest, Nordest, Centro e Isole siamo sotto ai 2 milioni in più nel complessivo aumento degli astensionisti pari al 16,%, 9 milioni di persone.

A subire quest’onda è stato M5S. In un anno ha perso il 38% degli elettori che hanno rinunciato al voto. Seguono Forza Italia e Partito democratico. La Lega Nord è il partito ha subìto in minima parte con solo il 12%.

Per quanto riguarda il genere sono le donne ad aver scelto in modo maggiore di non votare (18%) mentre per le generazioni sono i millennials a starsene a casa (+19%).

Sull’appartenenza di reddito ceto medio e poveri rappresentano le fasce sociali che con il 18% hanno disertato maggiormente le urne dopo il 4 marzo 2018. Infine, a sinistra e al centro come area politica sono collocati gli elettori che non hanno trovato rappresentanza e quindi hanno scelto di astenersi.

Siamo di fronte a un quadro abbastanza chiaro che, da una parte sfiducia le aspettative dei 5 Stelle al governo, e dall’altro segnala la mancanza di un soggetto socialdemocratico o alternativo che può ottenere il consenso dell’elettorato di sinistra.

 

 

Poco dopo le 4 del mattino del 31 maggio la Bahri Tabuk sarebbe giunta nel golfo di Cagliari puntando verso il porto del capoluogo della Sardegna: la notizia è stata diffusa stamane da una nota della Rete Italiana per il Disarmo. Sarebbe quindi ormai confermato che il cargo 'Ro-Ro' con bandiera saudita farà una sosta inizialmente non dichiarata a Cagliari. "Il forte sospetto è che l'attracco ormai imminente significhi una nuova spedizione di bombe 'made in Sardegna' destinate alle forze armate saudite" scrivono gli attivisti.

La nave era partita dal porto di Marsiglia-Fos nella serata del 29 maggio dopo essere stata oggetto, durante la sua sosta francese, di proteste da parte di attivisti delle organizzazioni pacifiste e di dichiarazione di blocco da parte dei lavoratori portuali contro una qualsiasi ipotesi di carico di nuove armi (la nave dovrebbe avere gia' in stiva materiale d'armamento caricato nelle precedenti soste nordamericane).

"Per tutta la giornata di giovedì 30 maggio gli analisti di Rete Disarmo hanno seguito la navigazione della Bahri Tabuk, che ufficialmente era diretta ad Alessandria d'Egitto ma che ha iniziato a rallentare all'altezza della Sardegna. Il tutto suggeriva un attracco a Cagliari, a questo punto - ripetiamo - abbastanza confermato, per la notte/mattinata del 31 maggio con una tempistica che non pare essere del tutto casuale" si legge nel comunicato. "Già in passato (prime informazioni certe a partire dal 2016, cioe' a conflitto in Yemen già iniziato da oltre un anno) il cargo Bahri Tabuk è stato protagonista di soste in Sardegna per caricare ordigni prodotti a Domusnovas dalla RWM Italia. Secondo i registri navali consultati da giornalisti investigativi la Bahri Tabuk mancherebbe dalla Sardegna da metà 2018" ricorda la Rete Italiana per il Disarmo. Questa fa inoltre appello ad autorità, lavoratori portuali, società civile della Sardegna affinchè non venga caricato sul cargo saudita alcun tipo di materiale militare: "Non possiamo piu' continuare ad essere complici di bombardamenti indiscriminati che colpiscono i civili Yemeniti e contribuiscono alla maggiore catastrofe umanitaria attualmente in corso nel mondo" si legge nella nota.

"Le bombe di produzione italiana non devono essere piu' trasferite nell'area di conflitto, concretizzando una vendita che e' chiaramente contraria ai dettami e principi della norme nazionali (Legge 185/90), europee (Posizione Comune del 2008) e globali (il Trattato ATT) sull'export di armi. Facciamo appello in particolare ai lavoratori portuali di Cagliari affinche' seguano l'esempio recente dei colleghi di Genova e di altri porti europei rifiutando di prestare la propria opera a vantaggio di questo commercio sanguinoso" conclude il comunicato. 

 L'arrivo a Cagliari segue l'allarme per un altro porto, quello di Genova, dove sono previsti 5 attracchi fino al mese di agosto da parte di navi con armamenti bellici per il conflitto nello Yemen.

(Fonte: agenzia stampa Dire)

Ieri il Comune di Milano ha approvato l'ordine del giorno promosso da Antigone contro la dotazione del taser al corpo di Polizia Locale. Una possibilità introdotta dal Decreto Salvini su sicurezza e immigrazione per le città con oltre 100.000 abitanti. Milano diventa così la terza città dopo Palermo e Torino ad approvare un ordine del giorno in tal senso.

"Nelle settimane successive all'approvazione del DL Salvini – dichiara Patrizio Gonnella, presidente di Antigone - abbiamo inviato a tutti i sindaci e i consiglieri delle città con oltre 100.000 abitanti una proposta di ordine del giorno affinché non si dotassero gli agenti della polizia locale di quest'arma potenzialmente letale, come ci dimostrano le esperienze dei paesi dove è già in uso".

Nella città lombarda questa proposta è stata raccolta dalla consigliera di Milano Progressista Anita Pirovano e condivisa dalla maggioranza e dal sindaco Belle Sala. Alla fine i voti a favore sono stati 22 sui 27 presenti al momento della votazione.

"Ringraziamo la consigliera Pirovano, il sindaco Sala e tutta la maggioranza consigliare. Siamo felici che Milano abbia deciso di essere una città no taser – dice ancora Gonnella. Ci auguriamo che anche le altre città seguano questo esempio e, ancor di più, che questo sia un segnale affinché sul taser in dotazione alle altre forze dell'ordine si possa tornare presto indietro. Certamente un segnale importante dalle grandi città italiane sta arrivando, anche in vista della possibile discussione del decreto sicurezza bis" conclude il presidente di Antigone.

 

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