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Martedì, 07 Aprile 2020

Lo si dice oramai da giorni: le mascherine scarseggiano, anzi sono diventate pressoché irreperibili. Dispositivi di sicurezza individuale indispensabili nella lotta contro il Coronavirus per il lavoro quotidiano di medici e sanitari ma irrinunciabili anche per garantire, in questa fase di dura emergenza, la tutela della salute dei numerosi lavoratori e lavoratrici delle cooperative sociali e dei cittadini più fragili (anziani, persone con disabilità, minori…) affidati ogni giorno alla loro cura e assistenza presso le strutture residenziali e a domicilio.

«I nostri operatori, come quelli di altre cooperative, sono quotidianamente al fronte per assicurare servizi che oggi sono essenziali, anche per tenere lontani dagli ospedali altri possibili malati. L’allarme è alto, perché stiamo davvero faticando a continuare il nostro lavoro». A dirlo è Linda Croce, presidente della cooperativa sociale Azalea che conta nel Veronese oltre 400 lavoratrici e lavoratori impegnati nei servizi residenziali per anziani), nelle comunità per minori senza famiglia, e ancora nell’assistenza domiciliare, anche infermieristica, di persone con disabilità, anziane o con problemi psichiatrici. Si tratta di circa un migliaio di cittadini e delle loro famiglie, a cui la cooperativa garantisce i servizi sociosanitari di cui hanno bisogno. E nel caso degli anziani sono le persone più vulnerabili che stiamo cercando, come territorio e come Paese, di proteggere dal Covid19.

«È indiscutibile che il personale ospedaliero e della medicina di base costituiscano la priorità in tema di dispositivi di protezione. Ma davvero anche per noi è scoppiata una vera e propria “emergenza” – evidenzia la presidente –. La cooperazione sociale è costretta a costruirsi in casa mascherine artigianali che sappiamo bene essere meno efficaci. Lanciamo dunque il nostro appello alle Ulss e alle istituzioni: non dimenticatevi delle cooperative sociali. Ma lo lanciamo anche a tutti i cittadini e alle imprese: donate alle cooperative sociali del territorio le mascherine a voi non necessarie:1, 10, 100… non importa, saranno tutte importanti. Penso in particolare agli artigiani, ad esempio estetisti, marmisti, costruttori edili, verniciatori…, che oggi non sono impegnati nella loro attività proprio a causa delle misure di restrizione. Il loro aiuto, l’aiuto di tutti grande o piccolo che sia, può essere in questo momento davvero prezioso».

E in merito all’iniziativa annunciata nei giorni scorsi dalla Regione Veneto di distribuire le mascherine prodotte da una nota tipografia padovana, questo il commento della presidente Linda Croce:«Certo è da guardarsi con plauso l’intenzione, ma i dispositivi potrebbero risultare efficaci solo per il cittadino comune, non di certo per gli operatori sociosanitari e gli infermieri delle cooperative sociali che forniscono assistenza di base a stretto contatto con le persone fragili».

 

Emergenza coronavirus e mafie. Un tema che non ha trovato spazio nel dibattito pubblico fino ad oggi. Come si stanno comportando e organizzando i clan e le loro attività criminali? Lo chiediamo a Luigi Cuomo, presidente di Sos impresa-Rete per la legalità.

Racket, spaccio, usura e i grandi business dei clan: cosa sta accadendo nei territori ad alta intensità mafiosa e camorrista? Le conseguenze sociali dell’emergenza coronavirus pongono un serio rischio di cadere nelle mani dell’usura?  La questione criminale e mafiosa è stata posta nel dibattito per i decreti?

Ecco le risposte del presidente di Sos Impresa nell'intervista rilasciata per il Giornale Radio Sociale

"Nei periodi di crisi, gli effetti delle disuguaglianze formali e sostanziali diventano ancor più evidenti. Le note che seguono forniscono una prima panoramica sui diritti dei cittadini stranieri messi a rischio dall'emergenza COVID-19."

Così inizia il Documento sottoscritto da un centinaio di associazioni e singole persone per spezzare il silenzio ed evidenziare le criticità che, in questa drammatica situazione di emergenza da COVID-19, caratterizzano la condizione delle persone straniere ed in particolare dei/delle richiedenti asilo, delle persone senza fissa dimora e dei lavoratori e delle lavoratrici ammassati negli insediamenti informali rurali.

Persone che ad oggi sono prive di effettiva tutela, nella maggioranza dei casi anche degli strumenti minimi di contenimento (mascherine e guanti – acqua, servizi igienici), ed oggettivamente impossibilitate a rispettare le misure previste dal legislatore, vivendo in luoghi che di per sé costituiscono assembramenti.

Il documento non si limita ad enucleare dette criticità ma propone e chiede al legislatore soluzioni concrete ed immediate, che consentano di garantire a tutte le persone le medesime tutele previste dai provvedimenti per contenere il contagio da coronavirus.

Con specifico riguardo ai Centri straordinari di accoglienza (che dalla riforma del cd. decreto sicurezza n. 118/2018 sono diventati grandi contenitori di persone, con significativa riduzione dei servizi, compresi quelli sanitari), le Associazioni firmatarie chiedono che vengano chiusi, riorganizzando il sistema secondo il modello della cd. accoglienza diffusa in piccoli appartamenti e distribuiti nei territori, essendo impossibile nei contesti attuali il rispetto delle misure legali vigenti, a partire dalla distanza tra le persone e al divieto di assembramenti.

Il Documento chiede, altresì, che venga consentito l'accesso al SIPROIMI anche per coloro che ne sono stati esclusi dal decreto sicurezza (titolari di permesso umanitario, richiedenti asilo) e che le persone senza fissa dimora o che vivono negli insediamenti informali rurali (cioè che lavorano per l'agricoltura per fornire i prodotti per la vita quotidiana) siano accolte in strutture adeguate, con dotazione di acqua e servizi igienici, oggi assenti in questi ultimi.

Analoghe richieste chiediamo per i CPR e gli Hot-Spot, evidenziando, quanto ai primi, la necessità di impedire nuovi ingressi e per le persone già trattenute di disporre le misure alternative al trattenimento, stante l'impossibilità attuale di eseguire ogni rimpatrio nei Paesi di origine.

Il documento non si dimentica neppure della situazione in cui versano le persone migranti che anche in questo periodo possono arrivare in Italia, per cercare di sottrarsi a morte e torture nei campi in Libia o in fuga da situazioni di grave pericolo. Rispetto a costoro chiediamo che vengano predisposte misure che consentano la rapida indicazione di un porto sicuro per lo sbarco e la predisposizioni di protocolli atti ad evitare la diffusione della pandemia in corso.

Il Documento non dimentica nemmeno di esortare il legislatore a non ignorare le riforme che da tempo sono urgenti per le persone straniere e per la democrazia tutta, dalla cittadinanza, all'abrogazione dei cd. decreti sicurezza, alla sempre più urgente regolarizzazione. 

“L'insieme di queste richieste, che ci auguriamo il legislatore e tutte le competenti autorità prendano immediatamente in considerazione, non rispondono solo ad una imprescindibile necessità di trattamento uguale per tutte le persone, "senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali" (art. 3 Costituzione), ma ad una necessità per la salvaguardia dell'intera salute pubblica”.

Amnesty chiede di vietare ingressi nei Cpr

"Continuare a permettere nuovi ingressi  e a trattenere nei Cpr persone la cui detenzione scade a breve, ben prima della probabile riattivazione delle misure di rimpatrio, semplicemente non ha senso: si tratta di una detenzione non solo illegittima ma anche irragionevole, dal momento che contribuisce a creare affollamento nelle strutture e condizioni di più facile propagazione del Covid-19".

Amnesty International Italia si aggiunge pertanto alla voce di chi – dal Garante nazionale per i diritti delle persone private della libertà alle numerose organizzazioni della società civile –chiede al governo Conte "di porre urgentemente l’attenzione sulla situazione del Cpr, invitando come minimo a fermare i nuovi ingressi e a rilasciare le persone i cui termini di detenzione hanno una scadenza ravvicinata".

 

A un anno dalla presentazione del Rapporto "15 proposte per la giustizia sociale", un pacchetto di proposte per contrastare le disuguaglianze, il Forum Disuguaglianze e Diversità organizza il 25 marzo alle 17.30 il confronto in streaming "Disuguaglianze nell'epoca delle crisi. Un anno di vita e più utili che mai: le nostre 15 proposte". Si parlerà di salute (sanità in Italia e mancata cooperazione tra stati), attivismo civico in queste ore e misure di protezione sociale universale perché nessuno resti indietro per colpa dell'emergenza determinata dal coronavirus.

L'impreparazione alla crisi e i suoi effetti diseguali confermano la diagnosi e le proposte del ForumDD. Mentre si ragiona sulla mobilitazione che sarà necessaria una volta usciti dalla situazione di emergenza, vogliamo interrogarci su questa situazione. Perché siamo messi così? Come l'attivismo civico e la partecipazione riempiono i vuoti e sono un pezzo della risposta italiana? Cosa fare subito per proteggere tutti, garantiti e esclusi? Su quest'ultimo tema il ForumDD, insieme a Cristiano Gori, docente di politica sociale all'Università di Trento, ha costruito uno schema concettuale operativo, ispirato al principio di una tutela universale per tutte le persone a misura delle persone, per valutare e completare le proposte di contenimento degli effetti sociali ed economici della crisi all'attenzione del Parlamento e del paese. Uno schema a cui è possibile aderire.

Durante la prima sessione dell'incontro, introdotto e condotto da Fabrizio Barca, coordinatore del ForumDD, si discuterà di salute, ricerca e cooperazione internazionale. Prenderanno la parola: Elena Granaglia (Università Roma Tre/ForumDD), Massimo Florio (Università di Milano), Maurizio Franzini (Sapienza/ForumDD), Ugo Pagano (Università di Siena), Vittorio Agnoletto (Università di Milano), Maria Grazia Cogliati Dezza (già Coordinatrice Sociosanitaria AsuiTS), Lucio Caracciolo (Limes) e Pierluigi Stefanini (Fondazione Unipolis).

Nella seconda parte, attori civici racconteranno storie ed esperienze di solidarietà e protezione dei più fragili o di chi rischia di diventarlo perché è in prima linea. Saranno con noi: Marco De Ponte (ActionAid/ForumDD), Antonio Gaudioso (Cittadinanzattiva/ForumDD), Andrea Morniroli (Cooperativa Dedalus/ForumDD), Raffaella Palladino (Cooperativa EVA onlus/ForumDD), Marco Lombardo (Comune di Bologna) e Stefania Mancini (Fondazione Charlemagne).

La terza sessione sarà dedicata alla discussione del documento curato dal ForumDD insieme a Cristiano Gori, docente di politica sociale all'Università di Trento, per garantire una protezione sociale universale a misura delle persone colpite dalla crisi. Commenteranno la proposta Chiara Saraceno (Collegio Carlo Alberto, Torino), Innocenzo Cipolletta (Assonime), Maurizio Ferrera (Università di Milano), Tania Scacchetti (CGIL), Marta Fana (Ricercatrice in Economia). Chiuderà l'incontro Carlo Borgomeo (Fondazione CON IL SUD).

 

 

"Costituire un fondo nazionale straordinario e temporaneo di sostegno e compartecipazione per la continuità dei servizi sociali e socio-sanitari essenziali". Lo chiedono in modo unitario Fp Cgil, Cisl Fp, Fisascat Cisl, Uil Fpl, UilTucs, Federsolidarietà, Legacoopsociali, Agci Solidarietà, firmatarie del Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro del settore dei servizi sociali, sociosanitari, educativi e di inserimento lavorativo della cooperazione sociale: ringraziano tutti i lavoratori e tutte le cooperative sociali impegnati congiuntamente, in una fase così drammatica per il Paese, a tutelare l’occupazione nel rispetto del Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro.

"Le lavoratrici ed i lavoratori con grandi difficoltà - è scritto nella nota congiunta - stanno continuando a prestare la propria professionalità, nei territori, per erogare servizi alle persone in difficoltà, ovvero persone anziane, minori, persone con disabilità sia presso le residenze sanitarie che a domicilio, presso le comunità psichiatriche, presso le strutture per persone con dipendenze, senza fissa dimora e migranti. Tali servizi essenziali per gli utenti, ed indirettamente per le loro famiglie, sono diffusi in tutt’Italia, occupano oltre 350.000 lavoratrici e lavoratori e garantiscono in quota parte il welfare italiano e conseguentemente la tenuta sociale ed economica del Nostro Paese". 

"Vanno pertanto sostenuti dalle strutture pubbliche deputate", in primis la Protezione Civile, affinché siano agevolmente dotati dei necessari dispositivi di protezione.  "Va, inoltre, sostenuta e garantita la continuità dei servizi e dei redditi valorizzando, anche attraverso una necessaria azione congiunta con il sistema delle autonomie, quanto previsto dal Decreto Cura Italia".  Va, ora, sostenuto e strutturato "un Piano Nazionale a sostegno dei servizi sociali, sociosanitari ed educativi per il contenimento del coronavirus: "tutelare e garantire la continuità dei servizi sociali, socio-sanitari ed educativi, consentendo che siano riorganizzati nelle modalità più consone al momento; garantire la continuità del reddito alle lavoratrici ed ai lavoratori attraverso l’applicazione dell’articolo 48 del D.L. 17 marzo 2020, n. 18; dotare i servizi sociali, socio-sanitari ed educativi di idonei dispositivi di protezione e strumenti adeguati affinché si possa evitare il contagio degli operatori che lavorano, oggettivamente, in condizioni precarie. Tali dispositivi dovranno essere distribuiti anche alla rete che fa assistenza nei centri residenziali e domiciliare fin da subito a partire dalle zone in difficoltà.

 

Non è facile condividere gli spazi di una casa con tante persone e mantenere le distanze di sicurezza; non è facile sospendere gli abbracci e farsi bastare un saluto toccandosi i piedi; non è sempre scontata la capacità di gestirsi il tempo libero; non è facile cercare di mantenere il buon umore, sapendo che la tristezza è contagiosa. Ma anche Casa Carli a Maniago (Pn) si è attrezzata per affrontare questi giorni eccezionali. Con un gran lavoro di coordinamento e con la disponibilità degli operatori della Cooperativa sociale Itaca, che mettono a disposizione le proprie competenze personali, ogni persona ha un programma di "cose da poter fare", si sono create nuove routine e appuntamenti da svolgere in casa.

La fortuna di avere un bel giardino, ricchissimo di violette, margherite e primule, permette di ampliare lo spazio da occupare, di dividersi in gruppi più piccoli e di svolgere varie attività anche all'aperto: la merenda, il momento del caffè, la ginnastica, le attività artistiche.

Le risorse dell'Officina Creativa si spendono per impegnare il tempo e per trovare nel fare artistico momenti di benessere. Sostenere ogni persona nel prendersi cura di un progetto, appassionarsi ad un'attività, fornendo gli strumenti necessari - fin dove possibile - per realizzare i propri desideri restano gli obiettivi del laboratorio artistico, anche in condizioni di emergenza come quelle che stiamo vivendo.

"Così, c'è chi confeziona regali per amici e parenti lontani, chi sceglie di decorare la propria camera, chi colora disegni di fiori e madonne come una preghiera e chi si impegna a cercare frasi felici da scrivere in un libro colorato". E poi c'è un grande lavoro di ascolto e di sostegno nella lettura delle proprie emozioni, nella gestione dei momenti di ansia e di preoccupazione, attraverso i materiali dell'arte.

"È molto importante in questi giorni che ognuno possa trovare uno spazio privato, anche in mezzo agli altri, in cui dedicarsi ai propri bisogni e alla coltivazione dei propri desideri con l'aiuto degli educatori, pur in una condizione di isolamento collettivo forzato. Allo stesso tempo è fondamentale promuovere il piacere di condividere un'attività piacevole in piccoli gruppi, per migliorare la convivenza e immaginare cose belle da fare presto insieme".

E poi oggi c'è stata la telefonata del sindaco di Maniago, Andrea Carli, che ha voluto far sentire la vicinanza dell'Amministrazione comunale e sua personale, a tutti i residenti. Ha dialogato a voce con ognuno di loro, risposto ad ogni domanda, li ha ringraziato perché in questo particolare momento stanno seguendo tutte le regole indicate per ridurre le occasioni di contagio. La chiamata si è conclusa con la promessa del primo cittadino che, una volta passata l'emergenza, verrà a Casa Carli per fare una merenda tutti assieme.

 

 

 

Coopbund Alto Adige Südtirol, associazione di rappresentanza interetnica ed interculturale che rappresenta le cooperative su tutto il territorio altoatesino, ha lanciato un’iniziativa per stare vicino alle proprie associate in questi giorni in cui sono aumentate le distanze.

Da qualche giorno è stato attivato uno sportello virtuale raggiungibile all’indirizzo Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo., a cui tutte le cooperative associate si possono rivolgere per raccontare la loro situazione attuale indicando le maggiori criticità e problemi che stanno vivendo e come stanno affrontando praticamente questi problemi (variazione delle forze lavoro, degli orari, chiusura di sedi, lavoro agile).  Coopbund cercherà di dare subito un primo riscontro e sostegno.

Heini Grandi, presidente di Coopbund, afferma “Anche le cooperative, come molte altre imprese, sono duramente colpite dalle conseguenze economiche legate all’emergenza del coronavirus. Penso alle microstrutture per l’infanzia, alle cooperative che si rivolgono agli scolari e agli studenti, a quelle che operano nel settore culturale. Queste imprese sono state le prime a dover interrompere le loro attività, poi a cascata anche le cooperative operanti in altri settori. Come associazione di rappresentanza siamo costantemente impegnati a seguire i tavoli istituzionali e a partecipare agli incontri, come quello fra le parti sociali che si è tenuto la settimana scorsa. Seguiamo con attenzione le delibere del governo e i relativi provvedimenti a livello provinciale che possono rispondere alle esigenze delle imprese cooperative e ne diamo notizia alle nostre associate nel più breve tempo possibile”.

Lo sportello virtuale e l’apposito indirizzo email sono stati creati con l’obiettivo di raccogliere le varie situazioni delle cooperative per poter avere un quadro complessivo dei problemi e permettere a Coopbund di agire con interventi mirati il più possibile coordinati tra loro. Inoltre le informazioni raccolte permetteranno a Coopbund di confrontarsi a livello nazionale con Legacoop e Confcooperative.

“Con questa iniziativa vogliamo dare un segnale di vicinanza ai nostri cooperatori. Si tratta di uno strumento utile per quantificare le conseguenze e l’impatto anche a livello economico che l’emergenza coronavirus sta causando alle imprese cooperative. Ricordo inoltre che siamo disponibili anche telefonicamente o in videoconferenza, strumento ampiamente utilizzato anche tra i nostri dipendenti che lavorano in smart working. L’appello ai soci quindi è semplicemente: scriveteci!” conclude Heini Grandi.

A seguito della notizia sull'allarmante diffusione del contagio a Fondi (Lt) e della conseguente ordinanza regionale che ha disposto nella città i provvedimenti già adottati dal Governo nelle cosiddette zone rosse, il presidente del Consorzio Parsifal.

Sono giorni e ore difficili. Giorni in cui l'apprensione cresce. Ore, queste ultime specialmente, in cui un pensiero in più lo abbiamo per i nostri amici fondani.

Fondi - da ieri sera dichiarata zona rossa - è una cittadina splendida, che nella sua storia ne ha viste tante. È sulle sue montagne che Alberto Moravia e Vittorio De Sica hanno ambientato La ciociara: un libro e un film conosciuti e ammirati in tutto il mondo. Ed è qui a Fondi che, da molti anni, il comune ci ha affidato la gestione del centro diurno per adulti con disabilità.

Il centro si chiama "L'allegra brigata". Una struttura di cui siamo fieri. La professionalità e la dedizione di Angela, la coordinatrice, e delle educatrici Antonella, Claudia, Emanuela, Federica, Filomena, Gemma, Giuseppe, Laura, Maria Rosaria, Maria Teresa, Pamela, Pierina, Roberta, Simona e Teresa, sono esemplari. Astrolabio – la cooperativa sociale consorziata in Parsifal che opera a Fondi – porta avanti da tempo anche l'assistenza domiciliare educativa e i centri per bambini e adolescenti "Aut Aut" e "Magicabula": dove Anna, la coordinatrice, e gli educatori Antonio, Daniela, Donatella, Martina, Piera, Raffaella, Serena, Stefania, Stefano e Valentina, realizzano progetti innovativi. Progetti che non fanno rumore, ma che costituiscono il collante vero della comunità fondana.

Si tratta di servizi essenziali, da due settimane sospesi per effetto dei decreti governativi e delle successive ordinanze regionali che hanno disposto le misure d'emergenza per contrastare o almeno per mitigare il contagio da Covid-19. Da allora stiamo freneticamente portando avanti un intenso lavoro di riprogrammazione: per non lasciare soli i ragazzi e per continuare a seguirli, seppure a distanza.

Ora dobbiamo fermarci completamente, proteggerci tutti dal rischio principale, quello sanitario, e avere fiducia. Sì, perché, ne siamo sicuri, il contagio a Fondi si fermerà prima che altrove, come è successo a Codogno, a Vo' Euganeo e negli altri comuni individuati come focolai dell'epidemia.

Non dobbiamo avere paura, dobbiamo semplicemente essere responsabili e incitare i nostri amici più fragili a resistere. Sentiamoci, chiamiamoci, usiamo il telefono, le videochiamate, Whatsapp, Skype. Sosteniamoci gli uni con gli altri e non cediamo. I cooperatori sociali hanno la buccia dura: se c'è un pregio che ci riconoscono tutti, è la resilienza, ossia la capacità di superare i traumi e di trasformare le criticità in punti di forza.

Questa dote dimostreremo anche oggi e nel prossimo futuro, ché di resilienza e di cooperazione abbiamo bisogno adesso come non mai.

Daniele Del Monaco - presidente Consorzio Parsifal
 

 

Cambiare i criteri dei tamponi, estendendoli a tutti i soggetti con sintomi simil-influenzali. Eseguire controlli routinari sul personale sanitario, sottoporre a diagnosi tutti i contatti anche asintomatici delle persone trovate positive e aumentare il monitoraggio nelle aree più colpite.

Secondo l’Associazione Mondiale delle Malattie Infettive e i Disordini Immunologici (WAidid), presieduta dalla Professoressa Susanna Esposito, la diagnosi precoce è essenziale per fornire, prima che sia troppo tardi, eventuali terapie antivirali ai pazienti più a rischio (over 70, persone con pneumopatie o diabete o cardiopatie). Inoltre, l’alta percentuale di operatori sanitari malati rende prioritario il loro screening routinario per evitare che diffondano la malattia a pazienti con altre patologie e ai loro familiari, anche a causa dell’assenza in molti casi di dispositivi di protezione individuale adeguati e di cultura sulle infezioni ospedaliere nel nostro Paese.

“La terapia farmacologica antivirale raccomandata - ha dichiarato la Professoressa Susanna Esposito, Presidente WAidid e Professore Ordinario di Pediatria all’Università di Parma – deve poter essere somministrata, se indicata, nella fase inziale della malattia. Non appena, invece, subentrano gravi complicazioni respiratorie può essere troppo tardi. In terapia intensiva muore il 20% degli over 70 e il 30% degli over 80. Se non vengono effettuati tamponi a soggetti a rischio asintomatici, che hanno avuto contatto con casi positivi, non è possibile iniziare precocemente eventuali trattamenti. Così pure, se agli operatori sanitari asintomatici in ospedale non viene effettuato il tampone quando sono esposti a casi positivi, se il personale ospedaliero viene scambiato tra diversi reparti senza essere sottoposto ad alcun tipo di controllo e se il personale medico e infermieristico presente sul territorio non è neanche sottoposto al tampone quando presenta sintomi perché questi non sono considerati sufficientemente gravi non sarà minimamente possibile contenere il contagio. Così pure, se i laboratori identificati per effettuare i test diagnostici sui tamponi, che oltre tutto si basano su metodiche relativamente semplici, forniscono una risposta dopo 3-4 giorni perché non sono sufficientemente attrezzati e/o organizzati con un ritardo sia nell’inizio delle terapie antivirali nei pazienti ricoverati e in quelli a rischio a domicilio sia nell’isolamento dei contatti stretti e degli operatori sanitari positivi la letalità da COVID-19 in Italia, per lo meno in alcune Regioni, sarà la più alta del mondo. Tenere le persone a casa non è sufficiente, è necessaria una identificazione più precoce del contagio”.

Rispettare una vera quarantena è complicato. Non eseguire il tampone in chi ha sintomi lievi o moderati e negli asintomatici che hanno avuto contatti stretti con casi positivi può indurre a fare uscire di casa soggetti contagiosi guariti dai comuni sintomi influenzali ma che sono ancora portatori del virus, come confermano le recenti pubblicazioni sulla rivista Science in cui viene citato come virtuoso l’esempio della Corea del Sud e viene sottolineato come i cardini per contrastare l’emergenza siano essenzialmente lo screening allargato, che non è uno screening di massa ma indubbiamente è un allargamento nell’esecuzione dei tamponi rispetto a quanto è stato fatto finora in gran parte d’Italia, e l’utilizzo massivo delle mascherine. La stessa raccomandazione arriva dal Centre for Health Protection di Hong-Kong dove in una città con più di 7 milioni di abitanti, una metratura quadrata molto piccola e frequenti scambi con la Cina continentale i casi di SARS-COVID-19 sono stati solo 150.

“Vietare di fare jogging e sport all’aperto non serve - continua la Professoressa Susanna Esposito - se fatto in solitudine e con la mascherina chirurgica non è rischioso per nessuno. Non è realistico credere che famiglie italiane con bambini piccoli con l’inizio della primavera stiano intere settimane chiuse nella loro abitazione. È, invece, fondamentale limitare il più possibile le uscite senza assembramenti ma fare in modo che tutti indossino sempre la mascherina chirurgica quando escono di casa per evitare la diffusione di COVID-19 da parte di quei portatori asintomatici che non sarebbero identificati neanche con una esecuzione più estesa di tamponi. Fermo restando la disponibilità e l’accessibilità ai dispositivi protettivi che ad oggi non è ancora garantita, uscire senza mascherina è pericoloso per sé e per gli altri. D’altra parte, nessuno sa se i portatori asintomatici sviluppano anticorpi protettivi. Quindi, è possibile che il numero dei suscettibili resti molto alto per lungo tempo”.

 

Da una settimana Medici Senza Frontiere (MSF) sta offrendo supporto all’ospedale di Codogno, dove è stato effettuato il primo tampone positivo di un caso di Covid-19 in Italia e dove la metà dei 100 posti letto è ancora occupata da pazienti colpiti dal coronavirus. Il team di MSF, composto da medici, infermieri ed esperti di igiene, lavora ogni giorno con le équipe della struttura, dal personale sanitario allo staff dedicato alle pulizie, per condividere la propria esperienza nella gestione di un’epidemia. 

“Quando abbiamo registrato il primo caso, il virus era già in circolazione. Adesso per noi è importante gestire questa epidemia ed evitare nuovi contagi. L’affiancamento di MSF è molto importante, stiamo già imparando molto” dice il dr. Andrea Filippin, direttore medico del Presidio ospedaliero di Codogno. 

Per il team di MSF, è essenziale incontrare il maggior numero di operatori sanitari in tutti i reparti dell’ospedale, in collaborazione con il servizio igiene ospedaliera, per rinforzare le loro competenze su come proteggersi dal virus, garantendo così anche la protezione dei pazienti. Un virus nuovo e poco noto, l’afflusso straordinario di pazienti e i ritmi frenetici, la carenza generalizzata in tutta Italia di dispositivi di protezione individuale, sono tutti fattori che espongono gli operatori sanitari in prima linea ad alti rischi. Sono oltre 2.800 i sanitari positivi oggi in Italia, la loro protezione è più che mai necessaria perché rappresentano la prima linea collettiva contro il virus.  

“Non lavoro in Italia da molto tempo ma oggi sono contenta di poter dare il mio contributo e di vedere tanta solidarietà tra lo staff MSF e quello dell’ospedale di Codogno” dice Carlotta Berutto, infermiera e coordinatrice dell’intervento di MSF a Codogno, con oltre 10 anni di esperienza di missioni umanitarie all’estero. “Oggi la nostra priorità è proteggere lo staff dell’ospedale. Con tutto quello che hanno fatto per prendersi cura dei pazienti, hanno avuto poco tempo di pensare a loro stessi. Oggi li aiutiamo a combattere in sicurezza l’epidemia, perché possano continuare il loro lavoro assistendo tutti pazienti, non solo quelli contagiati dal Covid-19 ma anche gli altri che hanno bisogno di cure”. 

Tra le attività supportate da MSF a Codogno, c’è anche l’individuazione di nuovi percorsi ospedalieri che aiutino a dividere le zone che potrebbero essere contaminate da quelle meno a rischio. 

“Questa emergenza ci colpisce tutti. Per questo la risposta per sconfiggerla non può che arrivare da un lavoro di squadra. Siamo contenti di poter offrire ai nostri colleghi in Italia la nostra esperienza in gestione di grandi epidemie. Siamo ormai un unico team contro il Covid-19” dice Angelo Rusconi, logista esperto in acqua e igiene di MSF a Codogno.

Oltre al supporto all’ospedale, MSF sta avviando a Codogno attività in favore dei medici di base, degli operatori che prestano assistenza domiciliare e del personale di una casa di cura per anziani dove sono emersi i primi casi. Le équipe di MSF lavorano anche negli ospedali di Lodi e Sant’Angelo Lodigiano, dove nuovi casi continuano ogni giorno ad arrivare.

 

 

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