Login to your account

Username *
Password *
Remember Me
Mercoledì, 20 Gennaio 2021

La cooperazione sociale dell'Alleanza delle Cooperative (Agci, Confcooperative e Legacoop) contesta il comportamento di Comuni ed Ambiti Territoriali Sociali. "Gli enti locali e gli Ambiti Territoriali Sociali – affermano i cooperatori - continuano a non riconoscere alla cooperazione sociale, gestore dei servizi di welfare, le spese affrontate durante il periodo di lockdown, un riconoscimento giusto e doveroso per un settore tra i più importanti della nostra regione che ha continuato a lavorare e a garantire i servizi durante tutta la grave emergenza sanitaria. Un comportamento inaccettabile, in quanto le risorse da trasferire sono fondamentali per la tenuta dell'intero sistema welfare della regione. Tanto più inaccettabile quando la Regione Marche ha dato seguito agli impegni assunti a favore della cooperazione sociale".

Questo avviene nonostante le misure nazionali orientate "al potenziamento del servizio sanitario nazionale e di sostegno economico per famiglie, lavoratori e imprese connesse all'emergenza epidemiologica da Covid-19" che, tra le altre cose, autorizzano al pagamento delle spese sostenute durante il periodo della sospensione dei servizi. Misure supportate anche dalla sottoscrizione di un protocollo d'intesa tra Regione Marche, Alleanza delle cooperative italiane Marche e organizzazioni sindacali Cgil, Cisl e Uil sui servizi educativi, sociali e sociosanitari.

In questo drammatico momento, nel quale la cooperazione sociale marchigiana ha subito un drastico calo del fatturato e un esorbitante aggravio dei costi indispensabili per tutelare il lavoro e gli utenti dei servizi, è inaccettabile che gli Enti locali e gli Ambiti Territoriali Sociali abbiano deciso di non dar seguito a quanto previsto da norme nazionali e protocolli regionali, assumendosi la responsabilità di lasciar scivolare l'intero sistema verso una gravissima crisi.

"Chiediamo a Enti locali e Ambiti Territoriali Sociali di dare seguito, senza ulteriore indugio, alle misure previste dalle norne nazionali e dal protocollo regionale sottoscritto – dicono le cooperative sociali -, chiediamo agli altri firmatari del protocollo, la Regione Marche e le Centrali sindacali, di agire nei confronti di Enti locali e Ambiti Territoriali Sociali perché si attivino immediatamente per riconoscere quanto dovuto alla cooperazione sociale. Chiediamo a tutti i cittadini, le associazioni e le istituzioni di mobilitarsi a tutela della rete dei servizi di welfare delle nostre comunità".

Un attacco aereo ha colpito una zona densamente abitata del governatorato di Idlib, in Siria. Il bilancio è di 75 morti e 135 feriti, 11 dei quali sono stati trasferiti in un ospedale gestito da Medici Senza Frontiere. L’azione è avvenuta in prossimità del confine con la Turchia: qui il conflitto non è attivo e molti siriani sfollati, in seguito all’ultima offensiva nord-occidentale del paese, sono fuggiti in questa direzione, pensando di mettersi al sicuro.

Christian Reynders, capo-progetto MSF per la Siria occidentale, ha commentato l’accaduto: “al momento dell’attacco, il team del vicino ospedale co-gestito da MSF ha attivato il piano di emergenza per grandi afflussi di feriti. Subito dopo, abbiamo iniziato a ricevere pazienti gravemente feriti che necessitavano di interventi chirurgici. Due di loro avevano arti gravemente danneggiati che abbiamo dovuto amputare e gli altri avevano bisogno di cure urgenti”

Reynders ha aggiunto: “gli ospedali in questa specifica area del governatorato di Idlib non sono abituati a ricevere feriti di attacchi aerei. Si trovavano in una zona considerata, dalle persone che vi abitano, relativamente sicura.  Un attacco in questa area è davvero preoccupante”.

Gli episodi di violenza in Siria non fanno altro che peggiorare una situazione già molto grave (COVID 19) e a risentirne sono soprattutto le strutture sanitarie; a tale riguardo, Reynders conclude: “c'è un vero senso di emergenza qui, sia sul fronte del contesto umanitario, sia dell'emergenza sanitaria legata al Covid-19, sia per la situazione generale causata dal conflitto. La somma di tutti questi elementi complica ulteriormente quella che era una situazione già difficile nell'area di Idlib”.

Fabio Pagliardini

 

“Apprezziamo che al varo dell'inasprimento delle misure di contenimento del contagio con il DPCM 24 ottobre, abbia corrisposto l'annuncio da parte del Presidente del Consiglio Giuseppe Conte, che tale provvedimento sarà accompagnato dall'introduzione di misure di indennizzo per tutte le categorie colpite”.

Lo dichiarano Fabrizio Barca, Coordinatore del Forum Disuguaglianze e Diversità (FDD), Enrico Giovannini, Portavoce dell'Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile (ASviS) e Cristiano Gori, Docente di Politica sociale all'Università di Trento

“Apprezziamo inoltre che, come ribadito dal Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali Nunzia Catalfo, esse includeranno l'estensione per un mese del Reddito di Emergenza (Rem). Anche se sarebbe stato opportuno che tutte queste misure fossero contestuali allo stesso DPCM, al fine di dare immediate certezze all'intera popolazione”, continua la nota. 

L'intervento di estensione del Rem è peraltro “particolarmente urgente in quanto, dal 15 ottobre non è più possibile fare domanda per ricevere questo sostegno destinato a chi non può accedere ad altri ammortizzatori sociali, cioè la parte più debole della società italiana”. 

Il Rem – proposto a marzo dai firmatari di questo testo - era stato introdotto a maggio per assicurare un contributo monetario alle famiglie in grave difficoltà economica e prive di altri sostegni pubblici durante la prima ondata del Covid-19. “Era una misura temporanea - tre mensilità al massimo - e di importo variabile tra 400 euro mensili per un singolo e 800 per i nuclei più numerosi. Purtroppo, lo hanno ricevuto molte meno persone di quelle previste: 700mila rispetto ai due milioni di individui aventi diritto. Questo esito non sorprende: il Rem era stato pensato come una misura da ottenere nel modo più semplice e rapido possibile, ma è mancata un'adeguata informazione alla popolazione destinataria della misura e sono state previste procedure molto complesse, che hanno probabilmente scoraggiato molte persone dal presentare la domanda”, continuano Barba, Giovannini e Gori. 

La seconda ondata della pandemia sta investendo ora l'Italia e i più deboli rischiano nuovamente di doverla affrontare privi di un sostegno pubblico. “Per questo, non basta erogare una nuova mensilità a chi ha già iniziato a percepire il Rem, ma è necessario e urgente riaprire i termini per la presentazione delle domande almeno fino a fine anno, pronti a nuove estensioni automatiche in relazione alle misure di contenimento che verranno assunte. E' inoltre necessario prevedere una semplificazione delle procedure che ne regolano il funzionamento, facendo tesoro dell'esperienza finora maturata e dei suggerimenti da noi formulati inizialmente per il disegno della misura. Siamo pronti a confrontarci con le autorità su questi profili”, aggiungono.

Anche con riguardo al complesso del lavoro autonomo, è possibile migliorare la qualità dell'intervento, “facendo riferimento alla proposta di un Sostegno di emergenza per il lavoro autonomo (Sea) da noi avanzata il 30 marzo scorso insieme al Rem, il quale prevede un importo variabile in funzione delle diverse situazioni”.

In particolare, poiché l'obiettivo è quello di sostenere soprattutto chi è in grave difficoltà, l'ammontare del contributo “viene determinato in modo progressivo a seconda delle condizioni economiche del nucleo familiare del lavoratore autonomo”. Il SEA punta, inoltre, a mantenere la capacità produttiva del lavoro, “per cui il suo valore è anche parametrato alla perdita di guadagno (in proporzione al proprio volume abituale di attività), così da supportare in misura maggiore chi subisce un danno maggiore”.

Pordenone si arricchisce di un nuovo servizio a carattere semiresidenziale, si tratta di Civico 11, Modulo Autismo per giovani adulti con gravi disabilità del neuro sviluppo che è stato inaugurato sabato 24 ottobre alle 13 nella ex canonica di San Ulderico nella frazione di Villanova, alla presenza fra gli altri del sindaco di Pordenone, Alessandro Ciriani, del vescovo della Diocesi Concordia Pordenone, Mons. Giuseppe Pellegrini, e della presidente di Itaca, Orietta Antonini.

Gestito dall'Azienda sanitaria Friuli Occidentale su delega della Conferenza dei Sindaci della provincia di Pordenone e affidato alla Cooperativa sociale Itaca, con Civico 11 Asfo consolida il sistema di offerta del territorio ma soprattutto un modello di presa in carico che copre tutti gli aspetti essenziali della persona giovane adulta con disabilità da un punto di vista clinico, abilitativo, educativo e sociale.

Il servizio è frutto di una coprogettazione tra Asfo e Itaca, ma nel partenariato ci sono anche altre presenze fondamentali come quelle di Comune di Pordenone, Diocesi di Concordia-Pordenone (proprietaria dell'immobile ceduto in comodato gratuito ad Asfo e Itaca per la gestione del servizio), associazione La Casa dell'autismo e Regione Friuli Venezia Giulia.

Dall'esperienza di via Canaletto a Civico 11

Civico 11 si rivolge ad un massimo di cinque giovani adulti tra i 18 e i 25 anni che vi potranno accedere dal lunedì al venerdì dalle 8.30 alle 16. "Il servizio - spiega Carlo Francescutti, direttore sociosanitario f.f. per Asfo - promuove approcci personalizzati orientati a sviluppare quanto più possibile l'autonomia, l'autodeterminazione delle persone con disabilità e la loro inclusione sociale nei contesti comunitari locali". Si tratta del secondo nucleo di servizio per giovani adulti con autismo, disabilità intellettive e problematiche comportamentali, e porta avanti la prima esperienza positiva avviata in forma sperimentale tre anni fa, il Modulo Autismo di via Canaletto a Pordenone, sempre frutto di coprogettazione Asfo-Itaca.

"Nel servizio semiresidenziale di Villanova - prosegue Francescutti - verranno sperimentati, in aderenza agli indirizzi territoriali e regionali, nuovi e più specifici setting educativi attraverso la progettazione personalizzata, da costruire in base alla valutazione specifica dei bisogni del singolo, delle sue aspettative e preferenze, articolando in modo flessibile risorse ed interventi, sia come fase propedeutica ad altri contesti residenziali, sia come promozione della permanenza dei giovani in famiglia".

Equipe multidisciplinare e servizio dedicato

Civico 11 si caratterizza, inoltre, per "l'impegno di un'equipe interdisciplinare di operatori e soprattutto - evidenzia il direttore sociosanitario di Asfo - per l'adozione di pratiche professionali e interventi in linea con le evidenze e conoscenze scientifiche rappresentate nella letteratura di settore. In particolare, tutta l'attività è rigorosamente strutturata, tutti gli utenti sono supportati da strumenti della comunicazione aumentativa e alternativa e possono contare su operatori competenti in tema di analisi funzionale del comportamento e relativi interventi".

L'altro fondamentale elemento di sostegno e supporto al servizio è quello clinico, che verrà garantito da un "servizio dedicato" composto da psicologi, educatori e terapisti occupazionali con background formativo e professionale, e da una consulenza psichiatrica assicurata dall'equipe del dott. Marco Bertelli del Crea di Firenze.

Civico 11 consolida il sistema di offerta del territorio ma soprattutto un modello di presa in carico che copre tutti gli aspetti essenziali, clinici, abilitativi, educativi e sociali. "Di fatto - conclude Carlo Francescutti -, si tratta di una sostanziale rivisitazione delle modalità tradizionali di lavoro con la popolazione con disabilità previste dalla LR 41/96, che tiene conto delle indicazioni innovative della LR 22/2019 e configura pienamente l'attività di servizio alle persone adulte con disturbi del neuro sviluppo come "socio-sanitaria".

In occasione dell'inaugurazione del servizio, la Direzione sociosanitaria di AsFO ha organizzato nella stessa mattinata, alla presenza del vicepresidente della Regione Friuli Venezia Giulia, Riccardo Riccardi, un seminario online grazie alla collaborazione con il Consorzio Universitario di Pordenone, il Laboratorio Nume, il Dipartimento di scienza matematiche, informatiche e fisiche dell'Università degli Studi di Udine.

"Identificare e prendersi cura dei disturbi psichiatrici nella persona con autismo e disabilità intellettiva" era il titolo del seminario che aveva l'obiettivo di mettere in evidenza l'approccio alla psicopatologia nell'autismo, tema di grande importanza per i problemi che ancora esistono, in tutto il Paese, nel garantire una presa in carico efficace e competente. L'evento ha fornito l'occasione per presentare un modello di intervento che è il frutto del ventennale impegno di ricerca e di lavoro clinico del dott. Marco Bertelli del Crea di Firenze e che è diventato parte integrante della proposta di servizio dell'AsFO dopo una lunga attività di formazione degli operatori.

Il progetto della Direzione sociosanitaria di AsFO è stato realizzato con il supporto dell'Amministrazione Regionale del Friuli Venezia Giulia, del Comune di Pordenone, del Servizio Sociale dei Comuni dell'Uti del Noncello, della Diocesi di Concordia Pordenone, della Cooperativa Itaca, affidataria del servizio, e con la collaborazione e un dialogo continuo e costruttivo con i familiari.

Si chiama 'Orientamento al futuro' il nuovo spazio messo a disposizione dal Centro di aggregazione giovanile MOVI, del Comune di Vimodrone gestito da Koinè cooperativa sociale. 

Lo spazio dedicaun pomeriggio alla settimana all'ascolto, all'orientamento e alle informazioni sui temi del lavoro per tutti i giovani di Vimodrone dai 16 ai 25 anni. 

La ricerca del lavoro attraverso annunci e piattaforme, la costruzione del proprio curriculum vitae, la valorizzazione delle soft skills e hard skills, la preparazione prima di un colloquio: sono tutte conoscenze fondamentali per il proprio futuro lavorativo, davanti a cui un giovane alle prime armi può ritrovarsi disorientato e privo di punti di riferimento. Proprio per questo gli educatori di Koinè hanno pensato di dare a tutti i ragazzi di Vimodrone - anche a chi non frequenta il CAG - uno spazio per affrontare insieme queste tematiche e fornire loro gli strumenti necessari a un'efficace ricerca di un'occupazione. 

I ragazzi e le ragazze possono recarsi al MOVI il mercoledì dalle 15.00 alle 19.00 in via Battisti 29 e con gli educatori potranno: scrivere da zero o migliorare il proprio Cv; imparare a consultare gli annunci di lavoro in maniera critica; scoprire altre possibilità di formazione o ri-orientamento per cambiare settore 

Lo sportello di orientamento è attivo da un mese e una decina di giovani hanno già potuto utilizzare i servizi messi gratuitamente a disposizione dal centro. In particolare è stato molto apprezzato il supporto per scrivere da zero o migliorare il proprio cv, anche per poter cercare lavoro in un settore diverso da quello indicato dagli studi o, per alcuni, per cercare opportunità in Europa.   

Per informazioni e o iscrizioni via whatsapp  cell. 3450582710, email Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

 

 

 

A ottobre 2020, la perdita di fatturato delle cooperative associate a Legacoop Produzione e Servizi, dovuta al Covid, è stata in media del 17%, con punte superiori al 30% nel trasporto persone (-36,6%) e nella ristorazione (-33,7%) e effetti più contenuti nell’area pulizie, igiene e facility management che ha registrato un calo del 4,3% nei primi dieci mesi dell’anno. L’82% delle cooperative ha fatto ricorso ad ammortizzatori sociali.

Sono i dati di una analisi di Legacoop Produzione e Servizi, condotta su un campione di 155 cooperative, rappresentativo del 50% del fatturato complessivo delle associate e di oltre il 60% dell’occupazione.

L’emergenza sanitaria ha interrotto il ciclo positivo registrato nel biennio 2018-2019. Le 2400 cooperative associate, che danno lavoro a 154.000 persone (+2% nel 2019) di cui circa l’80% soci lavoratori,  nel 2019 hanno sviluppato un valore della produzione di 16,53 miliardi di euro (+2,5%).

Ripresa degli investimenti interni e strategie della cooperazione per superare la crisi dovuta a pandemia e lockdown saranno i temi al centro della prima Assemblea di mandato di Legacoop Produzione e Servizi, che si terrà in modalità online, in ottemperanza alle ultime disposizioni del governo in materia di contrasto alla diffusione del coronavirus.

“La situazione delle imprese è estremamente delicata, occorre con urgenza mettere a terra gli investimenti annunciati dal governo. Bisogna passare dalle parole ai fatti, far ripartire il mercato interno, dare fiato alle imprese e sostenere il lavoro. Bisogna uscire dalla logica dei bonus, adatti alla fase più acuta della pandemia, e rimettere in moto l’economia reale del Paese – dichiara Carlo Zini, presidente di Legacoop Produzione e Servizi – La cooperazione di lavoro e dei servizi è pronta a fare la sua parte, grazie alla capacità di dare una risposta integrata ai bisogni, a cominciare da sanità e scuola, e di tutelare la qualità del lavoro di soci e dipendenti e la coesione sociale delle comunità”.

L’Assemblea di Legacoop Produzione e Servizi si terrà il 27 ottobre 2020 e sarà aperta da una tavola rotonda online che vedrà la partecipazione di: Roberto Gualtieri, ministro dell’Economia; Stefano Bonaccini, presidente della Regione Emilia-Romagna; Mauro Lusetti, presidente nazionale di Legacoop; Maurizio Landini, segretario generale della Cgil; Carlo Cimbri, amministratore delegato di Unipol; Gianmaria Balducci, presidente di Cefla e candidato alla presidenza di Legacoop Produzione e Servizi.

Nella mattinata ci saranno i videomessaggi di saluto di Paola De Micheli, ministra delle Infrastrutture e Trasporti e di Lucia Azzolina, ministra dell’Istruzione.

I lavori della parte pubblica dell’assemblea, in programma la mattina del 27 ottobre, si potranno seguire in diretta streaming sul sito https://legacoop.produzione-servizi.coop/ , sul canale YouTube e sulla pagina Facebook dell’associazione.

Duro colpo arriva dall'ordinanza regionale di riconversione dell'ospedale San Matteo degli Infermi in ospedale covid per la Residenza Sanitaria Protetta di Spoleto. Il servizio territoriale "San Paolo", pur non rientrando fra i servizi sanitari, si trova attualmente inserito presso il presidio ospedaliero e a seguito dell'ordinanza di riconversione, anche l'RSA sta per essere smantellata e i suoi ospiti inviati a casa o in altre strutture, al di fuori del loro territorio d'origine.

"Abbiamo rivolto il nostro appello alla Presidente Tesei – afferma Serenella Banconi presidente della cooperativa sociale Il Cerchio - affinché si occupi di queste posizioni lavorative la cui situazione, in caso di perdita dell'impiego, andrà ad incidere inevitabilmente sulle famiglie e sul tessuto sociale del nostro territorio. Riguardo la RSA, che ricordiamo essere un servizio territoriale, come cooperativa ci siamo già detti disponibili e pronti a collaborare a un rientro immediato di tale servizio nella sede di Terraia, accanto alla Residenza Protetta già gestita dalla Usl, dove peraltro la stessa RSA ha avuto la sua sede fino al 2013".

La RSA è un servizio a titolarità pubblica (Usl - Distretto n.2 dell'Umbria), che presenta una forte impronta sanitaria pur non essendo a tutti gli effetti un servizio sanitario. La RSA ospita, per un periodo variabile tra le poche settimane e alcuni mesi, persone non autosufficienti che non possono essere assistite in casa, e che necessitano di un'articolata assistenza sanitaria finalizzata, ove possibile, al recupero funzionale e all'inserimento sociale.

A fronte dell'ordinanza della Presidente Tesei, volta a tutelare la salute e la sicurezza di tutti gli umbri, le 12 figure professionali che operano nella RSA di Spoleto stanno per perdere il loro posto di lavoro. Insieme a loro, anche i 24 operatori ospedalieri e 12 addetti al triage, per un totale di circa 50 soci della cooperativa.

Sull'argomento è intervenuta anche Legacoop che chiede la difesa dei lavoratori e dei servizi sanitari territoriali ed offre la massima collaborazione alla Regione Umbria, al Comune di Spoleto ed alla Usl per trovare una soluzione condivisa a questa situazione emergenziale.

"La gestione dell'emergenza sanitaria provocata dalla pandemia è sicuramente difficile – afferma Andrea Bernardoni di Legacoopsociali Umbria – tuttavia crediamo che pur nell'emergenza si debba cercare di difendere i servizi sanitari presenti nel territorio di Spoleto ed i numerosi lavoratori del privato sociale coinvolti nella gestione dei servizi sanitari di Spoleto. In queste ore la cooperazione sociale si è attivata per trovare delle soluzioni in grado di liberare la struttura ospedaliera mantenendo però i servizi a Spoleto, il trasferimento della RSA nella struttura di Terraia va in questa direzione. Offriamo la massima disponibilità alle istituzioni regionali e comunali ed alla Usl siamo pronti a collaborare per trovare soluzioni in grado di difendere i servizi sanitari territoriali della città e gli oltre 50 lavoratori impegnati in queste attività".

Dal 2013 ha sede nell'ospedale, ma non è obbligatorio che sia inserita in una struttura sanitaria ed infatti sino a quel momento l'RSA era ospitata nella struttura di Terraia.

"Diversamente – conclude Serenella Banconi - ci chiediamo che fine faranno i nostri anziani e, di conseguenza, quale sarà il destino dei nostri soci-lavoratori. Un provvedimento istituzionale volto alla tutela della collettività non può gettare nel disagio sociale 50 famiglie del territorio, soprattutto quando vi sono alternative possibili".

 

Un grido di sofferenza per lo sport di base. A levarlo è la Uisp che dopo il nuovo Dpcm non ci sta alle “incongruenze delle nuove misure”.

“Lo sport, quello di base soprattutto – sottolinea la Uisp nazionale – ha una valenza trasversale nelle politiche pubbliche a partire da quelle per la salute, ma è altrettanto economia sociale, opportunità di lavoro, con pari dignità rispetto alle altre realtà produttive del paese. Gli investimenti che il nostro mondo ha fatto per garantire la sicurezza e la salute dei praticanti e dei cittadini non possono non essere presi in considerazione. Lo sport di base è davvero in ginocchio, non ce lo possiamo più permettere”.


“Chiediamo fin da subito interventi consistenti sul piano delle risorse da allocare, che possano ristorare tutto il comparto sportivo, che riconoscano gli indennizzi a tutti quei lavoratori dello sport che, al pari di tutti gli altri, sostengono le proprie famiglie, i propri figli. non accettiamo e non accetteremo di essere considerati marginali. Lo sport è parte del progetto di vita di ogni persona, deve avere pari condizioni come per tutte le altre categorie”

Un'altra autovettura, la quarta in pochi giorni, è stata sottratta alla flotta di Amicar Sharing Sharing, il servizio cittadino di car-sharing elettrico ad emissioni zero inaugurato 4 mesi fa dal gruppo di imprese sociali Gesco. A meno di due giorni dal flashmob davanti alla sede della Prefettura di Napoli con cui Gesco aveva denunciato il clima ostile e di attacco di cui è oggetto il servizio di car sharing, si registra un altro atto criminale, l'ennesimo, che si consuma nell'indifferenza generale e nel silenzio assordante delle istituzioni, alle quali pure nei giorni scorsi era stato rivolto un appello, denunciando numerosi episodi di vandalizzazione.

Il furto si è verificato la scorsa notte in viale Michelangelo, si tratta del quarto in 15 giorni. "Siamo molto arrabbiati per tutto quello che stiamo subendo e che abbiamo più volte inascoltatamente denunciato, ma sconforta e indigna ancora di più il silenzio assordante di tutte le istituzioni", dichiara il presidente di Gesco, Sergio D'Angelo, che aggiunge: "Nostro malgrado, ci troviamo costretti a ritirare tutte le auto dalla strada e a sospendere temporaneamente il servizio".

"Il sostegno del pontefice alla legge sulle unioni civili, per come raccontato nel documentario presentato alla Festa del cinema di Roma, è senza dubbio una gradita sorpresa" lo dichiara Gabriele Piazzoni, segretario generale di Arcigay.

"Sorprende infatti - prosegue -, dopo secoli di omofobia da parte della Chiesa, scoprire che un pontefice, seppur nelle retrovie, si sia battuto per una legge sulle unioni civili. Ci piace tuttavia ricordare che in Italia quella legge è giunta dopo anni di battaglie delle persone lgbti per il matrimonio egualitario e vogliamo puntualizzare, senza arroganza e con benevolenza, che sono state quelle battaglie innanzitutto ad aver prodotto quella vittoria. A quelle generazioni di pionieri questo Paese deve molto, e deve molto anche papa Francesco, perché la battaglia che ci racconta di aver combattuto arrivava in realtà da molto lontano. Il ritrovarsi una volta dalla stessa parte non dice molto sulla condivisione di una complessiva idea della società, del mondo, delle persone, del rispetto che è dovuto loro, alle loro scelte, alla loro libertà, alla loro autodeterminazione. Restiamo su molti fronti parecchio distanti. Tuttavia meno ostili e questa, visto il passato, è una notizia che porta sicuramente sollievo. Oggi la battaglia è quella contro omostranfobia e misoginia, pratiche "di stato" in molte parti del mondo. In Italia questa battaglia si traduce nell'impegno per l'approvazione di una legge efficace contro questi fenomeni”.

“Chiediamo a gran voce di mettere un argine all'odio e quotidianamente affrontiamo la contrarietà militante di una buona parte della Chiesa. Speriamo allora di scoprire, nel tempo che abbiamo davanti, che l'influenza positiva del pontefice avrà  ammorbidito certe preclusioni.", conclude Piazzoni.

  1. Popolari
  2. Tendenza
  3. Commenti

Articoli Correlati

Calendario

« Gennaio 2021 »
Lun Mar Mer Gio Ven Sab Dom
        1 2 3
4 5 6 7 8 9 10
11 12 13 14 15 16 17
18 19 20 21 22 23 24
25 26 27 28 29 30 31