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Giovedì, 25 Aprile 2019

"LE PRIGIONI NON SONO UNA CURA". A MILANO TORNA "VITO, IL RECLUSO"

Scritto da  Giuseppe Manzo Ott 15, 2015

Salute mentale e diritti. A Milano arriva il libro di Francesco Maranta, uscito nel 2005. L'evento è organizzato da Librieletture.com in collaborazione con la Cooperativa Antonio Labriola per l'iniziativa Diritti da non canCELLAre nell'ambito delle Notti rosse dei circoli cooperativi lombardi 16/18 ottobre. Intervista all'autore.

Un libro che fa ancora discutere. La storia di un internato nell'Opg di Napoli per 50 anni e poi "graziato" dal presidente Azeglio Ciampi. A Milano si presenta "Vito, il recluso" di Francesco Maranta, da sempre impegnato nella battaglie per i diritti e per una degna assistenza ai sofferenti psichici: portavoce del Forum Diritti e salute. Dal 1978 ha lottato in fabbrica contro l'amianto e nel 2003 il Ramazzini Istitute di Washington gli ha riconosciuto il "Life associated" 1° europeo quarta persona al mondo a cui è stato dato questo attestato.

L'incontro con l'autore sarà preceduto dalla proiezione del cortometraggio "Crimini di pace" ispirato al libro, regia di Roberto Bontà Polito, musiche di Ivana D'Addona e Carlo Faiello. L'evento è organizzato da Librieletture.com in collaborazione con la Cooperativa Antonio Labriola per l'iniziativa Diritti da non canCELLAre nell'ambito delle Notti rossedei circoli cooperativi lombardi 16/18 ottobre. E alla vigilia di questo evento facciamo il punto proprio con Francesco Maranta sulla situazione della salute mentale nel nostro Paese.

 

La salute mentale vive un momento critico nel rispetto dei diritti umani e del principio basagliano: per questo dopo 10 anni Vito, il recluso resta così attuale?

La sanità intesa come cura delle persone è sotto pressione da parte d'imprenditori che hanno fatto del malato fonte di guadagni. Se diminuiscono le cure pubbliche aumenta l'offerta dei privati, e quando più grave è la patologia più soldi bisogna sborsare più ricchezza per i privati. Se questo è il quadro generale la psichiatria che è sempre stata la Cenerentola del sistema sanitario è proprio messa male.

Tso (Trattamento sanitario obbligatorio), è trascorsa un'estate drammatica. Troppi casi di violenza che portano addirittura alla morte: come poter organizzare un servizio di urgenza in piena umanità?

Ci sono nuove prigioni, aumentano i casi di Tso e aumenta l'idea che il sofferente è pericoloso e quindi ieri lo si affrontava con la camicia di forza oggi invece con gli scudi le manette e chi sà domani con pistole elettriche. Vergogna. La politica è responsabile di tutto poi ci sono i medici che pianificano che attuano il programma, in alcuni casi sotto ricatto, in altri in piena sintonia.

Dopo gli Opg sarà ancora destinato alla reclusione chi commette piccoli reati a causa di una patologia mentale?

La 180 di basagliana memoria fu una legge quadro e da parte delle Regioni e dei Comuni poco è stato fatto, qualche eccezione possiamo dire che c'è stata ma per il resto il sofferente psichico è stato lasciato alle famiglie, e alle case farmaceutiche. Il manicomio criminale, venne tenuto fuori dalla legge che decretò la chiusura dei manicomi e, anche se in questi mesi si sta avviando la chiusura di queste carceri non ancora è decaduto il concetto di "pericolosità sociale". Un concetto, di derivazione lombrosiana fatto proprio dal fascismo che nel 1930 lo inserì nel codice penale. Siamo ben lieti che questa battaglia ha prodotto una attenzione su questi luoghi, ma la lotta continua.

La crisi economica ha visto aumentare le patologie psichiche e l'uso dei psicofarmaci, soprattutto antidepressivi: da dove partire per contrastare la società "psicotica"?

In Italia" l'uomo" è più debole è continuamente esposto a soprusi e ingiustizie. La mancanza di certezze, avere un lavoro, di poter mandare i figli a scuola, avere una casa stà provocando serie preoccupazioni che anziché rimanere nella sfera della socioanalisi si stanno spostando sulla nel terreno della sofferenza psichica, la sedazione farmacologica rischia di diventare la risposta.

Vito, il recluso. Oltre ad essere un libro è stata una grande pagina di liberazione da un'ingiustizia. Chi può liberare i tanti Vito ancora reclusi nella mancanza di assistenza adeguata e sanitaria?

Sarò a Milano non solo per raccontare la storia di Vito ma sopratutto per provare a non smettere mai di denunciare lo sganciamento dell'azione terapeutica dalla privazione della libertà. Già Foucault aveva fatto notare che il baratto tra la libertà della persona e la richiesta di cura fosse stato introdotto, con conseguenze perniciose, tra il XVIII e il XIX secolo. Ma le prigioni, non possono ne potranno mai consentire alcuna cura.

Giuseppe Manzo

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@nelpaeseit

L'ultima modifica Giovedì, 06 Luglio 2017 15:19
Giuseppe Manzo

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