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Venerdì, 19 Luglio 2019

DOVE VANNO A FINIRE I MATTI? A "OLTRE GLI OPG" PARLANO GLI INTERNATI

Scritto da  Giuseppe Manzo Nov 06, 2015

Il reportage dei giornalisti Massimo Romano e Annalisa Rea fa il punto sul rebus Opg. Videocamera e microfono si accendono per far parlare gli internati di Napoli e Aversa. Uno di questi è un artista, si chiama Giuseppe Rosano e il 9 novembre sarà inaugurata la sua mostra "Prigioni" a "Je so pazz" (a sinistra una delle opere in mostra, ndr)

Dove vanno a finire i matti? È la domanda da cui parte il reportage "Oltre gli Opg" dei giornalisti Massimo Romano e Annalisa Rea (visibile su questo link). Psichiatri, esperti, giornalisti ed esponenti delle istituzioni si muovono nel rebus del dopo Opg tra il tradimento di Basaglia e dei servizi territoriali. Il contesto è la Campania, regione che conta ancora due manicomi criminali ancora aperti a Napoli e Aversa mentre sulle Rems arriva la bocciatura con tutti i ritardi per la loro realizzazione. Romano e Rea aprono videocamera e microfono, soprattutto, agli internati che spiegano la loro condizione e ciò che pensano su queste istituzioni totali che lo Stato ha abolito ma non trova esecuzione di questa scelta. Uno di questi è Giuseppe Rosano, un artista che il 9 novembre a Napoli, all'interno dell'ex Opg occupato di via Imbriani, alle ore 18, inaugurerà la mostra "Prigioni"

La storia

Nella sua carriera ha esposto in diverse città d'Italia, tra cui Napoli, Firenze, Milano, Riccione, Sicilia, oltre che in Francia, a Cannes e a Nizza, e a New York. Diversi i riconoscimenti ricevuti negli anni, soprattutto all'inizio degli Anni 2000, apice della suo percorso artistico, tra cui l'Oscar delle arti visive, la Dea alata, la Gran targa d'oro grandi firme e il Premio internazionale città di Milano. Alla fine degli Anni '90, a causa di un'aggressione, il suo percorso all'interno degli Opg. Prima a Reggio Emilia, poi ad Aversa, intervallati da un breve esperienza in comunità. L'internamento rappresenta una brusca frenata nella carriera di Giuseppe Rosano, che all'interno degli Ospedali psichiatrici non riesce più a dipingere. Dal 2010 è un uomo libero e cerca di riprendere il percorso artistico interrotto bruscamente per oltre dieci anni. Lo stile di Rosano si caratterizza per l'utilizzo delle spatole da imbianchino e la scelta di colori forti. I protagonisti dei suoi quadri sono l'uomo, la sua psiche e ciò che l'artista stesso definisce "inconscio collettivo".

La mostra "Prigioni", nata proprio da un'idea dei due giornalisti napoletani e resterà aperta al pubblico fino al 22 novembre (dalle ore 10 alle 22). E' stata realizzata grazie alla collaborazione dell'associazione "Je so pazz" nell'ambito del Festival dei diritti umani. Il titolo si presta a diverse letture: la prima è sociale, perché la vita di Giuseppe Rosano dimostra come le strutture per la cura del disagio mentale non permettano nessun tipo di riabilitazione, ma solo la mortificazione dell'essere umano; la seconda è artistico-filosofica perché, come afferma lo stesso pittore: "Viviamo spesso in una prigione senza sbarre, bloccati dalle convenzioni sociali, abiti mentali che ci imprigionano e ci impediscono di essere liberi".

G.M.

@nelpaeseit

L'ultima modifica Giovedì, 06 Luglio 2017 15:34
Giuseppe Manzo

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