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DROGHE, A GENOVA CON LA VOGLIA DI CAMBIARE: IL RUOLO DELLE COOP SOCIALI

Scritto da  Giuseppe Manzo Mar 01, 2014

Una Carta per una nuova strada da percorrere. I quattro gruppi tematici al Forum sulle droghe di Genova mettono insieme decine di persone giunte da tutta Italia. Dopo 14 anni esperti, giuristi, medici, associazioni, operatori sociali e pubblici, cooperative sociali si confrontano all'indomani della fine della Fini Giovanardi. A parlare sono anche gli stessi drogati, in una sessione chiusa ai giornalisti. Al centro ci sono i dispositivi di legge che non risalire a una legge del 1990, la Iervolino-Vassalli. Al centro delle richieste dei giuristi c'è la depenalizzazione del consumo personale e una revisione per quanto riguarda la coltivazione di cannabis. Il giro di affari dei cannabinoidi, in Italia 5 milioni di consumatori, ammonta a 7 miliardi e il gettito fiscale potenziale arriverebbe a 5 miliardi. Economia e proibizionismo sono le due chiavi da si parte. Accanto a questo ci sono i luoghi, le città dove i drogati si muovono e abitano. Al centro ci sono le condizioni di quelle persone che Don Gallo ha messo al centro, ingaggiando la sua battaglia di prete e uomo schierato con i più deboli. 

La città e i drogati

A coordinare uno dei gruppi tematici più affollati è Alessandro Metz di Legacoopsociali Friuli. Prima del suo intervento si susseguono tante esperienza, da Milano a Roma passando per Pordenone dove opera una delle storiche coop sociali: la Noncello. A Metz tocca il compito di trovare la sintesi da trasferire nel documento che approverà la plenaria: "C’è la necessità di convergere su 4-5 aspetti, tra cui le risorse sottratte ad alcune cose: prevenzione, informazione, riduzione del danno, produzione di luoghi e creazione di socialità. È un intreccio di cose che tocca le vite, professionali e sociali, di tutti noi. Si è aperto un varco e se non cogliamo l’opportunità di questa due giorni per rimettersi in moto con l’entusiasmo di poter riuscire incidere. Serve una Carta che deve includerci e che vada interpreta nei territori con la capacità di costruire una nuova cultura completamente diversa il modo di vivere le città o le città dei drogati". 

Non è un caso che le cooperative sociali siano protagoniste di questo appuntamento. E non è un caso la presenza di tanta cooperazione friulina: "Le città normalmente - spiega Alessandro Metz - sono un insieme di moltiplicazione di luoghi. Il non luogo per eccellenza della storia nostra è sicuramente stato il manicomio o addirittura una città separata dall’altra. Nel caso di Trieste c'è il detto “dentro si nasceva e dentro si moriva”. In questa città nasce la cooperazione sociale, nasce dentro i meccanismi di forzatura anche attraverso pratiche “illegali” di quel tempo per arrivare alla chiusura dei manicomi. Penso che oggi la cooperazione sociale debba mantenere quella capacità, deve essere cooperativa di operatori ma deve essere fedele a quella pratica, capace di moltiplicare obiettivi ed essere attore nelle città. Due mesi fa lì alcune persone hanno occupato una caserma di 12 ettari, vuota e abbandonata: una struttura nel cuore della città, un non luogo. Le persone occupano quello spazio e poi organizzano un’assemblea cittadina a cui la presidenza di Legacoopsociali Friuli Venezia Giulia partecipa e dice a quelle persone: noi ci siamo. Ci siamo perché riteniamo che noi vogliamo essere, con tutte le contraddizioni del nostro mondo, motore a supporto di qualunque percorso sociale dentro le nostre città per riprenderle e far vivere dei luoghi". 

A questo si aggiunge la spinta per una nuova cultura che ispiri leggi adeguate, lontano dal proibizionismo e dalla logica securitaria: "I danni fatti dal proibizionismo - aggiunge Metz - li conosciamo bene. In questi due mesi è arrivata un’accelerazione impensabile rispetto a pochi mesi ed è cambiata la fase. Tutti sono in una condizione di difficoltà, in primis i servizi pubblici che prima avevano ben chiara quale fossero la legge e le direttive. Al momento non c’è un elemento concreto su cui calibrarsi. È arrivato il momento in cui tutti diano un contributo a vicenda per mettere in moto una fase nuova. Alcune premesse ci sono, sono emersi aspetti semplici e il primo obiettivo è quello di produrre una legge diversa dalla Iervolino-Vassalli. Non funziona più un approccio proibizionistico e occorre depenalizzare: serve un’amnistia selettiva rivolta ai reati senza vittime".

Il confronto continua e dopo 14 anni, in piena crisi economica, il consumo di sostanze e le patologie legate alle dipendenze devono tornare alla piena considerazione delle scelte politiche in tema di diritti e modelli economici. 

Giuseppe Manzo

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@nelpaeseit

L'ultima modifica Lunedì, 04 Settembre 2017 15:03
Giuseppe Manzo

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