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INCLUSIONE E COMUNITÀ: ECCO LE ORTOFFICINE CREATIVE DI RIVOLTA D'ADDA In primo piano

Scritto da  Redazione Lug 18, 2018

Su nelpaese.it continua la pubblicazione delle prove finali degli studenti del Master Sociocom in comunicazione sociale dell'Università Roma Tor Vergata: ecco l'articolo  di Veronica Curzu

 

A Rivolta d’Adda, provincia di Cremona, un progetto inclusivo contro l’abbandono: si chiama Ortofficine. «Il progetto Ortofficine creative, nella sua fase di progettazione, ha avuto inizio nella primavera del 2017. L’idea di fondo è quella di una comunità che si fa carico di se stessa, è un’impresa di comunità» Lo spiega Lorenzo Sazzini, che assieme a Elisabetta Nava, ha elaborato il progetto sociale con l’intento di ridare un’identità a realtà abbandonate, e di favorire l’inclusione sociale. «Uno degli obbiettivi fondamentali di Ortofficine creative – aggiunge Nava - è quello dell’inclusione e coesione sociale, dove non è solo far lavorare delle persone che hanno delle fragilità, ma in realtà è farli lavorare e integrare con il resto della comunità in modo tale che scompaiano quelle che sono le differenze tra le diverse categorie» La loro mission è infatti quella di rivalutare spazi non utilizzati, riqualificandoli dal punto di vista produttivo e promuovendoli principalmente a favore di soggetti ai margini della società: tossicodipendenti, alcolisti in primo luogo, che grazie alle attività svolte, hanno la possibilità di aprirsi una nuova porta verso il futuro e concedersi a nuovi rapporti sociali.

Le Ortofficine, che sorgono alla periferia del centro abitato, riguardano tre spazi che per la loro posizione e la natura aggregativa, sono in grado di riconnettere e risignificare il territorio e i suoi flussi. Il loro centro principale, riguarda il prorompente Palazzo Celesia, storica villa signorile del XVI secolo, da prima pressoché abbandonata e utilizzata come magazzino, oggi a disposizione dell’associazione come spazio polivalente nel quale è stata allestita una piccola officina di comunità. I locali dedicati al progetto sono tre più il cortile, che consentono di accogliere le attività produttive, ricreative e sociali. Per Palazzo Celesia si è recentemente presentato un progetto per la sua ristrutturazione e rifunzionalizzazione sul bando “Patrimonio culturale per lo sviluppo” di fondazione Cariplo.

Attorno alla cinquecentesca struttura, si estendono dei terreni presi in affitto e adibiti alla coltivazione biologica e sinergica per più di mezzo ettaro; precedentemente questi spazi coltivabili sorgevano come una distesa di prato stabile. L’associazione ha a disposizione anche una Cascina, che sorge vicino al fiume Adda; ospita in un bilocale le Ortofficine e mette a disposizione un campo e un giardino. La struttura è completamente da ristrutturare tranne il corpo in cui insiste il locale che hanno a disposizione, precedentemente invece vuoto e evidentemente non utilizzato.

Le attività svolte che coinvolgono gli utenti riguardano esperienze di agricoltura partecipata attraverso laboratori di agricoltura sociale, attività di orticoltura e apicoltura, attività ludico-creative, attività artistiche legate alla conoscenza del territori e laboratori di cucina ed educazione alimentare. La finalità produttiva è quella di avere un ritorno economico; a cadenza periodica, infatti, i loro prodotti vengono esposti e messi alla vendita nei mercatini del paese, consentendo così un entrata economica in più all’interno dell’associazione, che possa favorire il mantenimento delle attività. L’associazione rivolge le sue attività anche a cittadini privati, scuole e a utenti disabili in collaborazione con altre associazioni del terzo settore che operano in ambito di volontariato.

Pertanto, l’associazione promuovendo e innestando in maniera generativa agricoltura, welfare e cultura, intende realizzare attività ad impatto sociale e cooperazione di comunità. Con la restituzione agli spazi urbani e agricoli utilizzati della loro valenza come beni pubblici, e il transito di persone per la maggiore con più fragilità e a rischio di emarginazione sociale, si raggiunge l’obbiettivo sia di dare nuovamente un ruolo a strutture di importanza storica nel luogo di cooperazione, sia di realizzare il progetto di inclusione sociale.

Una buona opportunità sociale per il paese, motivo anche, in un futuro, di crescita turistica, ma soprattutto degli utenti coinvolti.

Veronica Curzu

           

 

L'ultima modifica Mercoledì, 18 Luglio 2018 14:10
Redazione

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