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Sabato, 24 Agosto 2019

CARCERE: UN INGRESSO SU 3 DOVUTO ALLA FINI-GIOVANARDI

Scritto da  Giuseppe Manzo Giu 25, 2014

Studio presentato oggi in Senato da Società della Ragione, Antigone, Cnca e Forum droghe. Un nuovo detenuto su tre è entrato in carcere per detenzione di sostanze illecite (art.73 della legge antidroga), quattro su dieci i detenuti presenti per violazione della stessa legge

Un nuovo detenuto su tre è entrato in carcere per la violazione dell'art.73 della legge antidroga (detenzione di sostanze illecite), quattro su dieci i detenuti presenti per violazione della stessa legge: una legge fatta per "colpire i pesci piccoli". Questo il pesante bilancio di 8 anni di legge sulle droghe Fini Giovanardi, dichiarata incostituzionale quest'anno, riportato nel quinto (e ultimo) Libro bianco sulla legge Fini Giovanardi presentato questa mattina in Senato a Roma. Lo studio, promosso da Società della Ragione, Antigone, Cnca e Forum droghe, anticipa la relazione al Parlamento sulle tossicodipendenze, prevista per la fine del mese ma di cui ancora non si ha notizia.

Ingressi in carcere

Più volte ribattezzata come legge "carcerogena", la Fini Giovanardi, secondo le quattro organizzazioni, ha avuto effetti importanti sulla popolazione penitenziaria. Basta andare a vedere i dati ufficiali. Nel 2006, anno di entrata in vigore della legge incriminata, gli ingressi in carcere in violazione dell'art. 73 (detenzione di sostanze illecite) della legge antidroga sono stati 25.399 (su un totale di 90.714); nel 2013 sono state incarcerate 18.151 persone (su un totale di 59.390). Una diminuzione in termini assoluti, dovuta anche alla "consistente diminuzione degli ingressi complessivi, legata probabilmente anche alle difficoltà "ricettive" del sistema penitenziario italiano", ma non percentuali, dove invece si registra un aumento: nel 2006 erano il 28 per cento, nel 2012 erano più del 32 per cento. Dato che scende nel 2013, ma che resta comunque più alto del 2006: circa il 30 per cento. Una diminuzione legata "ad una minore attività di intervento delle forze dell'ordine, calate del 4,2 per cento", spiega lo studio.
Quattro detenuti su dieci per violazione dell'art. 73. Al 31 dicembre 2013 erano 23.346 i detenuti ristretti in violazione dell'art.73, pari al 37 per cento del totale. Nel 2006 erano più di 14 mila, anche se con quasi la stessa percentuale rispetto alla popolazione detenuta complessiva. Tuttavia, negli anni successivi alla Fini Giovanardi le percentuali sono aumentate fino al 40 per cento, per scendere negli ultimi tempi, probabilmente per le stesse ragioni indicate per i nuovi ingressi, spiega il testo. Tuttavia, spiegano le organizzazioni, "per dare un'idea dell'aumento, si può ricordare il dato del dicembre 1993, dopo il referendum che modificò la legge del 1990 (Jervolino-Vassalli) depenalizzando il consumo: i ristretti per art.73 erano 15.820, pari al 31,42 per cento".

Colpiti i pesci piccoli

Il dato più interessante, però, emerge dal confronto tra i detenuti presenti al 2013 per violazione dell'art. 73 e del 74 (che punisce "l'associazione finalizzata al traffico illecito"). Mentre la prima riguarda quasi 18 mila (solo per art. 73) e sono più di 5 mila quelli condannati per aver violato l'uno e l'altro, per il solo art. 74 sono solo 810 detenuti. "L'enorme divario rende evidente che la legge è stata costruita per colpire indiscriminatamente i "pesci piccoli" - spiegano le organizzazioni -, se non i semplici consumatori in possesso di quantità ritenute a fini di spaccio". Altro dato interessante riguarda le denunce sempre per gli stessi articoli. Nel 2013, infatti, il 45 per cento del totale delle denunce per droga ha riguardato la cannabis, con un incremento del 35 per cento rispetto al 2005. Al secondo posto la cocaina, col 34,6 per cento di denunce, in calo del 5,8 per cento. Poi le altre sostanze che calano rispetto al 2005 di circa il 22-23 per cento. Il peso della Fini Giovanardi, però, si fa sentire anche sulla macchina della giustizia: i soggetti con procedimenti penali per violazione degli articoli 73 e 74 della legge sulle droghe sono passati da 185 mila nel 2005 a più di 224 mila nel 2011.

Reati di lieve entità

Che la legge Fini Giovanardi abbia colpito soprattutto piccoli reati, lo dimostra uno studio sulla lieve entità condotto nei penitenziari di Firenze-Sollicciano, Pisa, Livorno, Lucca e Prato. "Il dato fornito dal ministero della Giustizia circa la prevalenza dei reati di "lieve entità" sull'insieme dei reati per art.73 si riconferma largamente sottostimato - spiega il Libro bianco -: la violazione del comma 5 dell'art.73 del Testo Unico della legge antidroga ha riguardato dai 3 soggetti su 10 (a Pisa, Livorno e Prato) ai 4 soggetti su 10 (a Sollicciano e Lucca). Dunque i reati minori incidono sull'insieme dei reati antidroga per il 30-40 per cento". Ma per Grazia Zuffa, una delle autrici del Libro bianco, il dato potrebbe essere ancora più elevato visto che sui detenuti sono in custodia cautelare in attesa di primo giudizio e il censimento all'ingresso del carcere non prevede il riferimento al comma 5, ma solo la violazione generica dell'art.73. "La specifica della "lieve entità" viene spesso trascurata anche in fase di detenzione definitiva - spiega -: gli ordini di esecuzione delle procure spesso non menzionano la violazione del comma 5, come pure questa può non essere registrata all'ufficio matricola dei penitenziari". Non mancano, infine, le discriminazioni. "L'incarcerazione per violazione del comma 5 del 73 riguarda in massima parte cittadini stranieri - spiega Zuffa -: ogni 7 detenuti per infrazione del comma 5 del 73, 6 sono cittadini stranieri . C'è una chiara disparità/discriminazione a scapito degli stranieri".

Redazione (Fonte: Redattore Sociale)

@nelpaeseit

L'ultima modifica Mercoledì, 05 Luglio 2017 14:44
Giuseppe Manzo

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