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Mercoledì, 20 Gennaio 2021

EQUO COMPENSO E CONTRATTO: "A RISCHIO LIBERTÀ DI STAMPA"

Scritto da  Giuseppe Manzo Lug 02, 2014

Dopo gli accordi appena firmati su contratto di categoria ed equo compenso per i free lance, autonomi e precari i giornalisti si mobilitano: assemblea a Roma il 5 luglio e manifestazione nazionale l'8 davanti la sede della Fnsi. Scatta interrogazione parlamentare e un appello a firma di Gabanelli, Jacona, Scanzi e tanti altri. 

"Un accordo sul lavoro autonomo stipulato tra le parti, sindacato 'unico' dei giornalisti (Fnsi) ed editori (Fieg), che diventa legge dello Stato e legalizza lo sfruttamento: 3 mila euro l'anno lordi, 250 al mese". Questa è la denuncia dei giornalisti che in una conferenza stampa a Roma hanno presentato le ragioni della protesta e della mobilitazione contro la legge sull'equo compenso e contro il nuovo contratto di categoria.
"Lo chiamano 'equo' compenso, con il placet del governo nella persona del sottosegretario all'Editoria Luca Lotti. Per i giornalisti precari e freelance si tratta di un compenso 'iniquo' e di un accordo truffa. È stato svenduto il lavoro dei giornalisti, rendendoli più ricattabili, sfruttati e licenziabili. A essere minacciata è la libertà di stampa, baluardo della tenuta democratica delle istituzioni. Grazie a questo accordo, è legge dello Stato che un giornalista non è sfruttato se: guadagna 20 euro lordi per un articolo (di almeno 1600 battute) che scrive per un quotidiano. 250 euro lordi al mese, 3000 euro per 144 articoli l'anno. Se il pezzo viene tagliato dalla redazione (e contiene meno di 1600 battute) l'accordo non si applica e si può essere pagati ancora meno". Questo è l'inizio di un vero e proprio dossier distribuito ai presenti e diffuso alla categoria.

Più si lavora, meno si guadagna

Non conta l'argomento, può essere un'inchiesta sulle mafie o l'inaugurazione di un teatro, e nemmeno la testata: "quotidiano" è il Corriere della Sera o l'Eco di Canicattì. "È legge dello Stato il principio assurdo che più si lavora meno si guadagna: fino a 144 articoli in un anno la paga equa" è 250 euro al mese, da 145 a 288 articoli è altrettanto "equo" essere pagati il 60% di 250 euro e da 289 a 432 articoli, il 50% di 250. È stato infatti introdotto per legge un "riduttore" dei compensi. Ma se lo sfruttamento legalizzato è chiamato "equo compenso", il "riduttore" lo definiscono il "moltiplicatore". È legge dello Stato che si può scrivere più di un articolo al giorno per un giornale (432 articoli l'anno) lavorando come un dipendente, ma senza contratto e senza essere assunti. Come si fa a dire che questo è lavoro autonomo?"

I "cinesi" dell'informazione

Il compenso "equo" per un lancio di agenzia è di 6,25 euro. Chi lavora per un'agenzia di stampa o per una testata sul web dovrà produrre 40 segnalazioni/informazioni anche corredate da foto/video in un mese e la sua paga sarà considerata "equa": 250 euro lordi al mese, 3.000 euro l'anno. Se il lavoro viene commissionato ma non pubblicato può non essere pagato. Naturalmente nessun rimborso spese se non concordato in precedenza. Un collaboratore può essere mandato via dalla testata senza alcun problema e nessuna tutela per il giornalista.
"L'accordo sull'equo compenso è stata la moneta di scambio per arrivare a firmare il rinnovo del contratto nazionale per i giornalisti dipendenti. Ma anche loro perdono clamorosamente. L'accordo sul lavoro autonomo apre la strada all'espulsione in massa dei dipendenti dalle redazioni. Perché a parità di quantità e qualità di lavoro svolto, un giornalista autonomo costa cifre ridicole rispetto a un contrattualizzato".

Via libera a un'occupazione sottopagata e precaria

Inoltre, il contratto per i dipendenti, firmato subito dopo l'accordo sull'equo compenso, sancisce il via libera a un'occupazione precaria e sottopagata, introducendo nuove tipologie di assunzione, come il salario di ingresso, che abbassano le tutele dei giovani, quelle di chi è rimasto senza lavoro o ha un contratto non inquadrato nel Ccnlg (per esempio, di collaborazione coordinata e continuativa) e, di riflesso, anche quelle degli occupati. Si concedono agli editori sgravi retributivi e contributivi anche per le eventuali assunzioni a tempo determinato, senza che sia garantita una successiva stabilizzazione.
Si introduce la figura dell'apprendista che contrasta con quella del praticante, stabilita dalla legge istitutiva dell'Ordine dei giornalisti, prolungando la retribuzione ridotta fino a 36 mesi e riducendo ulteriormente anche quella successiva che resterà quella del "Redattore ordinario con meno di 30 mesi" per un altro triennio, sempre che il contratto sia trasformato a tempo indeterminato. Secondo l'Associazione Stampa Romana «queste norme serviranno da paravento a una gigantesca sanatoria di posizioni illegali che verranno sanate a danno di professionisti fino ad oggi sfruttati selvaggiamente».

Fnsi sotto accusa

"La Fnsi è riuscita a peggiorare le proposte della Fieg. Un accordo raggiunto in precedenza per 27 euro lordi per un articolo di 1500 battute è sceso a 20,80 euro per "almeno" 1600 battute.
Il paradosso è che siamo giornalisti ma è difficile far sentire la nostra voce. Le grandi testate, tranne qualche eccezione, non pubblicano queste informazioni. La protesta ha quindi preso la via dei social network, con tweet bombing e tweet storm sugli account @FnsiSito @frasisam (Franco Siddi), @LottiLuca @matteorenzi e con hashtag ‪#‎SiddiVergogna". Dunque è il sindacato unico ad essere sotto accusa, soprattutto nel metodo che non ha visto il coinvolgimento della categoria nelle scelte e nella firma del contratto.
Oltre alla presentazione di un'interrogazione parlamentare grazie al supporto dell'Onorevole Adriano Zaccagnini, è stato lanciato un appello, firmato tra gli altri da Milena Gabanelli, Riccado Jacona e Andrea Scanzi, per un referendum vero sul contratto appena firmato che coinvolga tutta la categoria, da tenersi nelle redazioni e nelle Associazioni di stampa regionali. "Chiediamo che sia una consultazione trasparente e inclusiva, che riguardi tutti i giornalisti, dipendenti, freelance e precari, anche quelli non iscritti al sindacato, visto che il contratto di categoria è erga omnes. Per questo il prossimo 5 luglio si terrà a Roma (presso l'Orp-Opera romana pellegrinaggi, in via della Pigna 13/a) un'assemblea nazionale aperta a tutti i giornalisti". Appuntamento atteso è la manifestazione "Stop Fnsi" prevista per l'8 luglio alle ore 10, quando i giornalisti in rivolta si ritroveranno sotto la sede del sindacato a Roma, in corso Vittorio Emanuele II n. 349.

I Promotori Assemblea nazionale 5 luglio (per adesioni: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. ) e gli Organizzatori Manifestazione nazionale 8 luglio (per adesioni: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.) hanno creato una pagina facebookper organizzare la manifestazione di Roma. 

Redazione

@nelpaeseit

L'ultima modifica Mercoledì, 05 Luglio 2017 14:50
Giuseppe Manzo

Giuseppe Manzo

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