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Mercoledì, 17 Luglio 2019

RAPPORTO UBI BANCA-AICCON: COOP SOCIALI DI "RILEVANZA ECONOMICA E SOCIALE"

Scritto da  Giuseppe Manzo Lug 29, 2014

Quest'anno il rapporto si concentra sui fabbisogni finanziari delle cooperative sociali e sulle necessità delle fondazioni non bancarie. Principali risultati relativi alle cooperative sociali: aumentano dal 66% al 70% le cooperative multibancarizzate Il 54,8% del campione si dichiara soddisfatto o molto soddisfatto delle banche.


Ubi Banca, con il supporto scientifico di Aiccon (Associazione Italiana per la promozione della Cultura della Cooperazione e del Non Profit), presenta la terza edizione dell'"Osservatorio Ubi Banca sulla Finanza ed il Terzo Settore". Per il terzo anno consecutivo la banca, con il supporto scientifico di Aiccon, esplora tramite indagine campionaria i bisogni finanziari e le opinioni degli attori del non profit. La ricerca è realizzata su un campione di 500 cooperative sociali e 250 fondazioni.

"Il campione rappresenta un universo di grande rilevanza sociale ed economica per il nostro Paese – è scritto nel rapporto - i recenti dati diffusi da Istat attraverso il "9° Censimento Generale dell'Industria, dei Servizi e delle Istituzioni Non Profit" evidenziano 301.191 organizzazioni non profit attive in Italia al 31 dicembre 2011 (+28% rispetto alla precedente rilevazione censuaria del 2001), con 4,7 milioni di volontari e 681 mila dipendenti, operanti soprattutto nei settori Cultura, Sport e Ricreazione, Istruzione e Ricerca, capaci di generare entrate per 64 miliardi di euro, e di incidere per il 3,4% sul PIL nazionale. Rispetto al Censimento 2001 sono le fondazioni e le cooperative sociali a segnare i tassi di incremento più elevati, pari rispettivamente al 102,1% e al 98,5%".

Il focus sulle cooperative sociali

L'osservazione dei rapporti tra cooperative sociali e istituti bancari, oggetto di rilevazione in via continuativa nelle tre edizioni dell'Osservatorio, ha evidenziato un chiaro trend: crescono, infatti, le realtà che intrattengono rapporti con più istituti bancari (70% nel 2013 rispetto al 66% del 2012). "Si conferma inoltre la tendenza positiva già emersa nelle precedenti edizioni dell'Osservatorio riguardo il positivo livello di sod-disfazione nei rapporti con gli istituti di credito: si dichiarano soddisfatto o molto soddisfatti il 54,8% dei soggetti intervistati, con una crescita di 12 punti percentuali rispetto al 2012 e di 16 rispetto al 2011. Ciò è vero soprattutto tra le cooperative sociali, che percepiscono una personalizzazione del servizio e dei metodi di valutazione per il non profit".

Tende a crescere la consapevolezza dell'imprenditoria sociale di potersi finanziare anche attraverso gli istituti di credito (il settore di attività più dinamico in tal senso è quello dei servizi ambientali): "è in aumento infatti il ricorso alla richiesta di finanziamenti per investimenti (32,3%) e per l'attività corrente (37%), peraltro con esiti positivi visto che oltre una cooperativa sociale su due si è vista riconoscere la totalità dell'importo richiesto". L'autofinaziamento permane comunque la principale fonte di copertura degli investimenti (44,2%), che tuttavia sono previsti solamente da 4 cooperative sociali su 10, a conferma di un atteggiamento "difensivo".

Anche per il 2014 le evidenze dell'Osservatorio confermano previsioni di entrate migliori per le cooperative sociali che operano in prevalenza a favore del mercato rispetto a quelle le cui entrate derivano principalmente dal rapporto con il settore pubblico.
Il focus sulle fondazioni
Il secondo focus di indagine ha riguardato le fondazioni, 6.220 a livello nazionale, che impiegano 91.783 addetti e assommano 1,48 miliardi di euro di sussidi, contributi ed erogazione a terzi (fonte: Istat, dati 2011). Circa il 38% delle fondazioni prevede un incremento delle erogazioni a sostegno di iniziative per il Terzo settore per il 2014, rispetto ad un 2013 che ha registrato una forte diminuzione di contributi finanziari (pubblici e privati).

In merito ai rapporti con gli istituti di credito, quasi una fondazione su due intrattiene rapporti con una sola banca, mentre il 25% ha rapporti con tre o più banche. Le scelte di investimento del patrimonio ricadono prevalentemente in titoli di stato ed obbligazioni (per oltre la metà delle fondazioni intervistate) ed in modo residuale in fondi etici (indicati dal 4% circa). Il 68% delle fondazioni si dichiara soddisfatto o molto soddisfatto dei rapporti con le banche, un aspetto strettamente collegato alla percezione dell'adozione di strumenti e metodi di valutazione dedicati al non profit.

Per il futuro, le fondazioni ritengono che quasi la metà del proprio fabbisogno finanziario sarà coperto attraverso la gestione interna e circa il 20% da donazioni, mantenendo una bassa propensione all'indebitamento (due fondazioni su tre non hanno debiti con le banche).

L'impegno specifico di Ubi Banca per il Terzo Settore

L'appuntamento annuale con la presentazione della ricerca è parte delle strategia di sostegno al non profit di UBI Banca, che nel 2011 ha dato vita a UBI Comunità, realizzando un modello di servizio specifico alle organizzazioni non profit e alle istituzioni religiose.

"Il mondo dell'impresa sociale si conferma un settore vitale per l'economia e per lo sviluppo del nostro Paese. Si tratta di un modello che è cresciuto molto negli ultimi anni e si è confermato capace di mantenere alti tassi di occupazione, soprattutto puntando su due elementi: imprenditorialità e innovazione"-afferma Rossella Leidi, Chief Business Officer di UBI Banca – "Oggi il ruolo delle istituzioni finanziarie è fondamentale per sostenere il mondo del non profit ed in particolare le scelte di investimento e l'operatività dell'imprenditoria sociale chiamata ad operare in nuovi mercati e a favore di nuovi utenti beneficiari dei servizi offerti."

Secondo Guido Cisternino, responsabile Enti Associazioni e Terzo Settore, ""Anche gli ultimi dati Istat confermano la validità della scelta di UBI Comunità di guardare sempre con maggiore interesse al Terzo Settore e di investire su di esso, che si conferma strategico, soprattutto grazie all'attivazione di un approccio dedicato e di strumenti personalizzati con l'intento di dare valore a quegli elementi tipici delle organizzazioni non profit altrimenti 'invisibili' se osservati con una chiave di lettura finanziaria tradizionale e standardizzata."

"L'impresa sociale italiana in questi anni ha dimostrato una resilienza e una propensione all'innovazione superiore alla media delle imprese", commenta Paolo Venturi, direttore di Aiccon. "I dati dell'osservatorio ci confermano che tale attitudine è correlata alla propensione al rischio: più le imprese sociali affrontano la sfida dell'imprenditorialità, più innovano. Per sostenere questa sfida il ruolo degli Istituti di credito e della finanza è decisivo."

Redazione

@nelpaeseit

Giuseppe Manzo

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