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Mercoledì, 17 Luglio 2019

LE DONNE SALVANO LE IMPRESE

Scritto da  Giuseppe Manzo Giu 26, 2014

Sempre più "Futura" per l'economia italiana. In Emilia-Romagna, alla data del 30 giugno 2014 le imprese attive femminili erano 84.609, pari al 20,4 per cento del totale delle imprese regionali. In Italia sono risultate 1.144.861 (22,2 per cento del totale), secondo i dati del Registro delle imprese delle Camere di commercio elaborati da Unioncamere emiliana (nella foto Franca Guglielmetti,  presidente di coop sociale Cadiai che a settembre festeggia 40 anni di attività).

 

Sempre più "Futura" per l'economia nel nostroa Paese. Infatti le imprese femminili contengono la flessione. In Emilia-Romagna, alla data del 30 giugno 2014 le imprese attive femminili erano 84.609, pari al 20,4 per cento del totale delle imprese regionali. In Italia sono risultate 1.144.861 (22,2 per cento del totale), secondo i dati del Registro delle imprese delle Camere di commercio elaborati da Unioncamere Emilia-Romagna. Dal primo trimestre 2014, la modifica della definizione delle imprese femminili ha reso impossibile il confronto con il passato per l'aggregato e per i settori di attività, mentre resta possibile per alcune forme giuridiche.

L'elevata occupazione femminile e un avanzato sistema economico regionale contengono il ruolo delle imprese marginali e dei settori tradizionali e quindi anche la quota di imprese femminili. Solo 4 regioni italiane hanno una quota inferiore a quella nazionale, Trentino-Alto Adige (17,5 per cento), Lombardia (18,6 per cento), Veneto (19,6 per cento) e Emilia-Romagna. Al contrario, le imprese in rosa in Molise raggiungono il 29,4 per cento del totale.

Le imprese femminili adottano forme giuridiche meglio strutturate, per aumentare competitivita', capacita' di innovazione e internazionalizzazione e per fronteggiare la crisi e il blocco del credito, che schiaccia le imprese marginali. In un anno le societa' di capitale in rosa sono aumentate di 406 unita' (+3,4 per cento), quelle non femminili dello 0,9 per cento.

Le ditte individuali hanno accusato una flessione dell'1,0 per cento (-595 unita'), meno ampia di quella delle non femminili (-2,2 per cento). Il 21,5 per cento delle imprese femminili e' attivo nel commercio al dettaglio e il 5,6 per cento in quello all'ingrosso.Le altre principali attivita' in cui operano sono l'agricoltura (15,5 per cento) e i servizi alla persona (10,9 per cento). Le imprese femminili hanno una maggiore presenza relativa nei servizi alla persona (66,2 per cento), nell'assistenza sociale non residenziale (54,7 per cento), nell'industria delle confezioni (48,2 per cento). 

Redazione (Fonte: Redattore Sociale)

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Giuseppe Manzo

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