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Giovedì, 15 Novembre 2018

EMERGENZA CASA, IL PARROCO: "REQUISIRE IMMOBILI PUBBLICI SFITTI"

Scritto da  Giuseppe Manzo Mag 28, 2015

Non è uno slogan di antagonisti o movimenti per la casa. A dirlo è Don Giovanni Nicolini che da 20 anni si occupa di disagio a Bologna. "Sono d'accordo che bisogna muoversi nella legalità però esiste il problema abitativo e va affrontato seriamente. C'è gente senza casa. Mi chiedo perché non fare le requisizioni" 

 

"Requisire immobili pubblici sfitti per rispondere all'emergenza casa". Questa proposta non arriva dai centri sociali o dai movimenti per la casa ma da un prete. Don Giovanni Nicolini si occupa di accoglienza da vent'anni e da un po' di tempo vede sempre più famiglie bussare alla sua parrocchia di San Giovanni alla Dozza a Bologna per chiedere un pasto caldo o un posto dove dormire la notte. Oggi nella comunità sono accolte una decina di persone. Ecco come spiega la situazione all'agenzia Redattore Sociale: "La povertà è una piaga difficile da estirpare ma da un po' di anni, a causa della crisi economica, le persone in difficoltà sono aumentate – racconta –. Una situazione così a Bologna non l'avevo mai vista. C'è gente affamata". L'appello che don Nicolini lancia alle istituzioni è quello di lavorare di più sulle politiche di welfare e di sostegno alle famiglie. Uno dei punti su cui insiste è proprio il tema che in questi giorni tiene in apprensione l'Amministrazione comunale: l'emergenza casa. "Oggi a Bologna si discute di occupazioni e del fatto che chi occupa vada sgomberato – spiega Nicolini –. Sono d'accordo che bisogna muoversi nella legalità però esiste il problema abitativo e va affrontato seriamente. C'è gente senza casa. Mi chiedo perché non fare le requisizioni, ci sono tanti palazzi pubblici sfitti. È uno strumento legale e in questo momento potrebbe tamponare una situazione emergenziale".

Sotto le Due Torri, negli ultimi giorni, sono stati occupati alcuni stabili per dare rifugio a migranti, disoccupati e famiglie che avevano perso la casa a seguito di uno sfratto. In poche ore però le persone sono state sgomberate e gli immobili sono tornati in possesso dei loro proprietari. A ritrovarsi di nuovo in strada sono per la maggior parte migranti che una volta usciti dai centri di seconda accoglienza, come alloggi e strutture gestiti da cooperative, non possono che rivolgersi a parrocchie o associazioni per trovare accoglienza. Ma spesso finiscono in strada. "L'Italia non ha una tradizione di accoglienza come altri Paesi europei e il nostro sistema d'accoglienza ha una falla enorme – dice don Nicolini – Accogliamo i migranti per un breve periodo ma non creiamo percorsi di integrazione. Alcuni se ne vanno ma quelli che restano spesso non conoscono una parola d'italiano e non hanno competenze per trovare un lavoro". Nella comunità gestita da don Nicolini oggi sono ospitate una decina di persone. "Oltre a un pasto, queste persone possono imparare l'italiano e seguire corsi di formazione", conclude

Redazione (Fonte: Redattore Sociale)

@nelpaeseit

Giuseppe Manzo

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