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Sabato, 20 Ottobre 2018

LAVORO: UN UNIVERSITARIO SU DUE SI FAREBBE RACCOMANDARE

Scritto da  Giuseppe Manzo Giu 25, 2015

Oltre il 43% degli studenti universitari si farebbe raccomandare per ottenere un lavoro. Oltre la metà ritiene che le "spintarelle" servano più nel settore pubblico che nel privato e siano utili nei concorsi. Il 76,7% sogna un contratto a tempo indeterminato. 

E' quanto emerge da un'indagine promossa dal progetto #NonCiFermaNessuno e condotta dal Centro di Ricerca e Servizi Impresapiens dell'Università "La Sapienza" in collaborazione con lo staff di Campus Mentis su un campione di 2098 studenti universitari. Tra gli intervistati prevalgono le studentesse (59,2%), i ragazzi tra i 20 e 23 anni, provenienti dai licei (67,1%) e gli iscritti a corsi triennali di Economia, Lettere e Scienze sociali e psicologiche.

I risultati della ricerca sono stati diffusi ier 24 giugno in un incontro intitolato "Giovani, futuro e lavoro" che si è svolto nel Dipartimento di Comunicazione e Ricerca Sociale dell'Università "La Sapienza" alla presenza, tra gli altri, di Mario Morcellini, Prorettore alle Comunicazioni Istituzionali, Fabrizio D'Ascenzo, direttore del Dipartimento di Management e Paola Panarese, Professoressa del Dipartimento di Comunicazione e Ricerca Sociale.

"La ricerca nasce con l'obiettivo di orientare gli studenti e dar loro la parola", ha spiegato Paola Panarese, che ha coordinato la ricerca. "I giovani intervistati sono consapevoli della necessità di adattarsi a un contesto lavorativo complesso. La predisposizione alla flessibilità si accompagna, però, al desiderio di stabilità."

La maggior parte degli studenti non lavora, ma di questi oltre la metà vorrebbe farlo (il 62,7 %). Chi lavora è soprattutto part-time e precario (il 26,6 % è in stage) e svolge lavori non del tutto coerenti con l'ambito di studio, né ben pagati. Gli intervistati vorrebbero in gran parte proseguire gli studi.

Ma i dati non sono solo negativi. Sono soprattutto i più giovani (18-19 anni) a considerare competitive le competenze acquisite all'Università. Al crescere dell'età aumentano la percezione di minore competitività. Tra gli intervistati prevalgono gli studenti soddisfatti, che percepiscono il valore della formazione universitaria in termini di competenze e si dichiarano interessati alla formazione in sé e alla formazione per il lavoro. Questi attribuiscono inoltre maggior valore alle conoscenze informatiche che alla conoscenza dell'inglese.

 

Redazione

@nelpaeseit

Giuseppe Manzo

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