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Lunedì, 22 Ottobre 2018

TERZO SETTORE, LA RIFORMA RINVIATA ANCORA UNA VOLTA

Scritto da  Giuseppe Manzo Lug 24, 2015

L'approvazione della riforma del Terzo Settore slitta ancora. L'ennesimo rinvio prevede a settembre la presentazione degli emendamenti , ma il percorso del disegno di legge si preannuncia tortuoso, tra l'ingorgo dei lavori al Senato e l'intenzione di apportare modifiche sostanziali al testo già passato una volta alla Camera. 

 

Slitta ancora, e stavolta definitivamente a dopo l'estate, l'esame in Commissione Affari costituzionali del Senato del ddl delega di riforma del Terzo Settore. Il termine per la presentazione degli emendamenti, che era stato inizialmente fissato al 9 luglio e poi prorogato al 21 luglio, è stato posticipato alle ore 13 di lunedì 7 settembre, dunque alla riapertura di Palazzo Madama dopo la pausa estiva. Un rinvio, questo, che nelle ultime settimane era ormai nell'aria e che è stato ufficializzato per decisione della presidente della Commissione, Anna Finocchiaro.

E' un rinvio, però, che potrebbe costare ancora più caro, perché con i tempi che si dilatano si avvicina sempre di più la sessione di bilancio, che dal 15 ottobre in poi monopolizzerà l'esame dei provvedimenti in Parlamento, alle prese con la redazione e votazione della legge di stabilità.

I tempi per l'approvazione del testo sul Terzo Settore, insomma, potrebbero perfino slittare di mesi, fino a sconfinare nella peggiore delle ipotesi nel 2016. Un termine che si protrae troppo in avanti per una maggioranza e un governo che, mesi fa, avevano indicato proprio l'estate 2015 come il limite entro il quale riuscire ad approvare la legge di riforma.

Il governo ipotizzava di chiudere presto contando sul fatto che il testo approvato alla Camera nello scorso mese di aprile potesse già essere quello buono, e che la discussione al Senato potesse essere molto più agile e snella di quella avvenuta a Montecitorio. Nessuno negava ai senatori la possibilità di modificare il testo, ma dalle parti dell'esecutivo (e non solo) si pensava a modifiche minimali, incapaci di modificare gli equilibri del testo e soprattutto tali da rendere poi la terza lettura alla Camera ugualmente rapida.

Ma la realtà è stata ben diversa. Fin da subito, infatti, è apparso chiaro che quello al Senato non sarebbe stato un passaggio formale: la Commissione Lavoro e quella Affari Costituzionali hanno litigato per contendersi il testo; il relatore Lepri (Pd) ha presentato una relazione che incide nel merito in molti dei punti qualificanti della legge e un gruppo di organizzazioni è stato chiamato per essere nuovamente ascoltato sul testo. Insomma, tutti segnali che la partita non era affatto chiusa e che la discussione non poteva essere rapida e indolore. 

Il resto l'ha fatto l'ingorgo dei lavori in Senato e in particolare proprio nella prima commissione, che fra i tanti provvedimenti all'ordine del giorno ne ha uno di una importanza capitale per le sorti stesse del governo: il disegno di legge di revisione della parte II della Costituzione.

Sulla riforma costituzionale l'esecutivo e la maggioranza si giocano una bella fetta della loro credibilità, e la maggioranza ha scelto di dare la precedenza a quel testo, che sarà votato nella prima settimana di agosto per approdare in Aula, comunque, non prima della ripresa a settembre. Il Terzo Settore e tutti gli altri provvedimenti dovranno attendere a dopo l'estate, quando i lavori istituzionali non si annunciano però meno intensi di quelli attuali.

 

Redazione

(Fonte: Redattore Sociale)

@nelpaeseit

Giuseppe Manzo

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