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Giovedì, 28 Gennaio 2021

TERZO SETTORE, RIFORMA IN AULA SENZA NUMERO LEGALE: RINVIO AL 22

Scritto da  Giuseppe Manzo Mar 18, 2016

Freno a mano tirato nel primo appuntamento del ddl delega con l'Assemblea di Palazzo Madama: dopo l'introduzione del relatore Lepri, manca per tre volte il numero legale e arriva il rinvio a martedì prossimo. Prime schermaglie sulla controversa nascita della Fondazione Italia Sociale. 

 

Nel primo giorno di discussione in Aula il testo del disegno di legge delega che riforma il Terzo settore sbatte il muso con la regola non scritta del giovedì, che vede un gran numero di senatori abbandonare la Capitale per il (precoce) fine settimana. Non sorprende dunque che dopo la relazione introduttiva di Stefano Lepri (Pd) - il relatore che ha seguito il provvedimento in Commissione Affari Costituzionali e farà lo stesso in Assemblea - per ben tre volte, a cavallo dell'ora di pranzo, manchi il numero legale e la seduta venga prima sospesa due volte e poi definitivamente rinviata a martedì prossimo. Quando si ricomincerà dalla votazione sulla pregiudiziale presentata per violazione dell'articolo 76 della Costituzione dalla Lega Nord, secondo la quale "l'ampiezza della delega – parole della senatrice Erika Stefani - metterà il Governo nell'impossibilità di rispettarla, proprio perché non c'è un principio e un criterio direttivo specifico: sarà quasi una sorta di norma in bianco, con una delega così ampia che, non essendoci l'indicazione del criterio direttivo, non si comprende dove si potrà andare a verificarne il rispetto dei suoi limiti".

Al di là delle prime schermaglie, la seduta di giovedì 17 marzo non doveva portare, e non ha portato, grandi novità. C'è stata la relazione introduttiva, sono stati presentati gli emendamenti al testo (alcuni dei quali hanno suscitato il plauso del Forum nazionale del terzo settore) e c'è stata la conferma che dopo lo stop in Commissione il governo è comunque intenzionato a presentare in Aula l'emendamento che istituisce la Fondazione Italia Sociale, l'organismo che dovrebbe svolgere la calamita di investimenti privati per interventi in ambito sociale (ma che intanto parte con una dotazione pubblica di un milione di euro). Che questo aspetto ravviverà la discussione è fin troppo facile prevederlo, visto che già in Commissione si erano visti 280 sub-emendamenti e che in Aula già oggi il senatore Calderoli (Lega Nord) ha bollato come un'operazione a rischio conflitto di interesse (riferimento al ruolo di Vincenzo Manes, "imprenditore molto amico del presidente Renzi"), e in ogni caso caratterizzata da un processo di accentramento in violazione del principio di sussidiarietà (di rango costituzionale). "A me – ha detto polemicamente Calderoli – sembra un po' assurdo che si faccia la start-up di un'azienda, che avrà un prevalente capitale privato, e che lo Stato deve metterci un milione di euro tanto per partire. Vorrei allora che per ciascuna start-up che esiste in questo Paese e che abbia natura privatistica, come dovrà avere questo soggetto, lo Stato mettesse un milione di euro". Sul tema, il confronto – scontro è solo rinviato.

Dicevamo degli altri emendamenti, di quelli già presentati soprattutto dal relatore Lepri, che raccolgono un plauso del Forum nazionale del Terzo settore, che su alcuni aspetti era stato molto critico nelle settimane trascorse. Il portavoce Pietro Barbieri ammette ora che alcuni emendamenti "colgono le nostre preoccupazioni modificando in maniera significativa alcune delle questioni che abbiamo sollevato sin dall'inizio della discussione in Parlamento" e "mostrano la capacità di esponenti politici di centrare le nostre istanze, sempre volte all'interesse generale del Paese e a rafforzare l'autonomo impegno civico dei cittadini di cui siamo la rappresentanza organizzata e quindi primo destinatario della Riforma"

Tornando all'Aula, l'intervento di Stefano Lepri ha gettato luce sui passaggi del testo di legge e in particolare sulle differenze introdotte in Commissione rispetto al testo della Camera. Più in generale per Lepri il ddl di riforma rappresenta "una tappa importante della stagione di riforme in atto nel nostro Paese, regolando e incentivando uno tra i fenomeni di maggior rilievo cresciuto nel nostro Paese, appunto il terzo settore". Il senatore Pd ha spiegato chel'espressione "terzo settore" negli ultimi tre decenni "è stata una categoria sociologica o economica, prevalentemente ad uso di studiosi e operatori". Ebbene, ora – ha sostenuto - "con l'approvazione del disegno di legge diventerà una categoria giuridica: sono di terzo settore le organizzazioni che rispondono a determinate e precise caratteristiche, e solo a chi dimostra di possederle la legge riconoscerà incentivi e facilitazioni, affinché i vantaggi ricadano a favore dell'intera società".

Lepri ha ricordato che negli ultimi trent'anni il terzo settore è stato disciplinato attraverso normative settoriali, certamente necessarie ma che si sono dispiegate in modo disorganico. "Uso la metafora delle dita della mano e della mano: finora abbiamo riconosciuto le singole dita. Ora riconosciamo la mano, fatta da più dita ma che fanno parte della mano, capace di muovere in modo coordinato le dita". Il ddl delega è dunque secondo Lepri "un grande passo avanti nel quadro normativo, che non si limita alla fotografia dell'esistente ma ha l'ambizione di essere traino di una "fase due" del terzo settore. Dopo un trentennio di sviluppo impetuoso, oggi la sfida è quella del pieno consolidamento".

Redazione (Fonte: Redattore Sociale)

@nelpaeseit

Giuseppe Manzo

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