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Martedì, 28 Gennaio 2020

DIRITTI TV: EMENDAMENTO DEL GOVERNO TAGLI FONDI A SPORT DI BASE

Scritto da  Giuseppe Manzo Nov 10, 2016

L’emendamento approvato ieri dal Governo cambia il decreto Melandri sui proventi dei diritti tv del calcio, nel punto che riguarda la solidarietà con gli altri sport. Manco, Uisp: “Si allarga il fossato tra sport di base e sport professionistico”. Fossati (Pd): “La cosa più grave è che sparisce il principio fondamentale per cui una parte delle entrate del calcio business dovrebbero andare in solidarietà con lo sport di base”. 

 

L’emendamento approvato ieri dal Governo cambia il decreto Melandri sui proventi dei diritti tv del calcio, nel punto che riguarda la solidarietà con gli altri sport e, soprattutto con lo sport di base. Quella legge suddivideva il 10% dei diritti tv del calcio tra un 6% per la solidarietà tra le leghe professionistiche e un 4% da utilizzare per politiche di rafforzamento dell’attività sportiva giovanile e solidarietà con altri sport. In particolare venivano citati almeno due progetti sociali da finanziare ogni anno per sport diversi dal calcio.

Il nuovo emendamento fatto proprio dal governo riassegna quel 10% interamente al calcio: 1% alla Lega dilettanti, 2% alla Lega pro, 6% alla Serie B e 1% alla Federazione. Lo sport giovanile e l’impiantistica dovrebbero rimanere i destinatari finali, ma solo per ciò che rientra nelle attività di questi soggetti.

“L’emendamento approvato dal Governo, con il quale si cancella il principio della redistribuzione dei diritti tv previsto dalla legge Melandri del 2008, allarga il fossato nel rapporto tra lo sport di base e quello professionistico – dice Vincenzo Manco, presidente nazionale Uisp-Unione Italiana Sport Per tutti - Tutti gli indicatori Istat sullo sport e sul Terzo settore mostrano quanto l’associazionismo sportivo di base produca valore sociale e coesione territoriale in ogni comunità”.

“La crisi economica di questi anni ha fortemente colpito le società sportive amatoriali che si sono trovate nelle condizioni di chiedere alle famiglie di accollarsi i maggiori costi della pratica. Le stesse società hanno mostrato grande senso di responsabilità poiché hanno provveduto anche a forme di fusione in tante realtà del Paese, ma non possono più permettersi di andare oltre, pena il punto di non ritorno della dismissione dell’attività”.
“In più occasioni il Presidente della Repubblica ha sollecitato non solo interventi per le eccellenze ed il talento sportivo, ma soprattutto per lo sport di base, che rappresenta la condizione necessaria per la diffusione tra tutti i cittadini dei benefici della pratica sportiva e per l’ individuazione dei futuri campioni”.

“Il Presidente del Consiglio ed alcuni Ministri hanno più volte sostenuto l’importanza dello sport diffuso sul territorio come fattore educativo, di promozione della salute, di integrazione interculturale, di politiche giovanili positive, di inclusione del disagio e delle periferie territoriali culturali e sociali. Ma tutto questo come si realizza, se non destinando allo sport di base le necessarie risorse? Ovvero, le risorse per mettere a sistema quei soggetti associativi che quotidianamente vivono una condizione di frontiera e di promozione di cittadinanza, nella difficile e disuguale ridefinizione del welfare complessivo del Paese?”

“Il principio di solidarietà non può scomparire senza una necessaria previsione di misure alternative, di risorse da allocare, pur nella comprensibile difficoltà nel reperire risorse – conclude Manco - Ma le difficoltà non si possono scaricare costantemente sui soggetti più deboli del sistema, poiché in questo modo la forbice delle disuguaglianze si allarga sempre di più. Le società sportive che noi rappresentiamo hanno una dignità che va riconosciuta con fatti concreti e non semplicemente con una pacca sulle spalle”.

Interviene anche il deputato Filippo Fossati sulla questione e dichiara: “La cosa più grave è che sparisce il principio fondamentale, condiviso a livello europeo, per cui una parte delle entrate del calcio business dovrebbero andare in solidarietà con lo sport di base Già in Italia questo meccanismo non funzionava e al Coni arrivavano solo pochi spiccioli da spendere in progetti sociali, infatti avevamo già chiesto con proposte di legge e emendamenti che il flusso fosse maggiore e arrivasse effettivamente allo sport di base. Il Governo ha fatto proprio l’opposto, redistribuendo tutto alle Leghe importanti della Federazione calcio. La politica entra dentro la struttura della Federcalcio e fa delle scelte, andando a privilegiare alcuni a discapito di altri, in particolare privilegiando i più ricchi e sacrificando i diritti delle società sportive di base che sono in difficoltà e faticano a sopravvivere. Il messaggio che diamo è che quelli che fanno promozione dello sport non ricevono niente e sono esclusi dalla ricchezza che indirettamente aiutano a produrre. Senza il principio della solidarietà tra l’eccellenza sportiva e la base, il sistema sportivo non può funzionare”.

Redazione

@nelpaeseit

Giuseppe Manzo

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