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Domenica, 12 Luglio 2020

DISOCCUPATI, UNO SU TRE È STRANIERO

Scritto da  Giuseppe Manzo Ott 11, 2012

Un disoccupato su 3 è straniero e gli immigrati, quando lavorano, percepiscono 316 euro in meno degli italiani. Sono i dati sconsolanti emersi dal “Rapporto annuale sull’economia dell’immigrazione 2012” della Fondazione Leone Moressa. Smarrazzo (Legacoopsociali):

"Gli immigrati rappresentano la spending review del mercato del lavoro". Un disoccupato su 3 è straniero e gli immigrati, quando lavorano, percepiscono 316 euro in meno degli italiani. Sono i dati sconsolanti emersi dal “Rapporto annuale sull’economia dell’immigrazione 2012” della Fondazione Leone Moressa, patrocinato dall’Organizzazione internazionale per le migrazioni (Oim) e dal ministero degli Affari esteri, presentato oggi a Venezia nel convegno “L’immigrazione in tempo di crisi”.

In Italia sono oltre 310 mila gli immigrati disoccupati: la crisi ha colpito duramente la popolazione straniera, facendo registrare un calo dell’occupazione del 4% in tre anni (dall’8,1 del 2008 al 12,1% del 2010). Sul totale dei senza lavoro la componente immigrata pesa per il 35,7%.

Essere lavoratori stranieri nel nostro Paese, invece, significa percepire 316 euro in meno rispetto a un italiano, con uno stipendio medio di 973 euro. Se si è donna il gap con le colleghe italiane è di 346 euro, per un reddito medio mensile di 790 euro. Tra uomini il divario si abbassa: -289, per uno stipendio medio di 1.122 euro. Chi lavora nel settore dei trasporti è privilegiato, percependo 1.257 euro al mese, mentre va peggio a chi è impiegato nel settore dei servizi alle persone (717 euro al mese), un settore a forte presenza femminile. Complessivamente sono 3,4 milioni i contribuenti nati all’estero (l’8,2% di tutti i contribuenti), che nel 2010 hanno dichiarato quasi 42 miliardi di euro, assommando il 5,3% del reddito complessivo dichiarato nell’anno. La dichiarazione dei redditi di un immigrato medio vale 12.481 euro, 7mila in meno rispetto agli italiani. L’Irpef versata è stata di 6,2 miliardi, cioè il 4,1% del totale, per un valore pro capite di 2.956 euro. A vantaggio degli immigrati ci sono però maggiori detrazioni fiscali per i bassi redditi: il 63,9% paga effettivamente l’Irpef, contro il 75,5% dei nati in Italia. Morale della favola: una famiglia straniera su due (42%) è sotto la soglia della povertà a fronte del 12,9% di quelle italiane. Il risparmio in un anno raggiunge a fatica i 600 euro: le entrate servono a malapena a coprire l’affitto e le altre spese correnti. Solo il 13,8% è proprietario dell’abitazione di residenza. Nel 2009 il 23,4% delle famiglie immigrate è stata in arretrato con le bollette (contro l’8,2% delle italiane), il 60,1% non è stato in grado di sostenere una spesa imprevista di 750 euro (contro il 31,4%) e il 53,6% non ha potuto permettersi una settimana di ferie (39,2% degli italiani).

A commentare questi dati interviene Giacomo Smarrazzo, presidenza nazionale Legacoopsociali e responsabile Immigrazione dell'associazione: “Questi dati confortano, se ancora ce ne fosse bisogno, la teoria che, in tempi di crisi, gli immigrati rappresentano la spending review del mercato del lavoro. Sono i soggetti più deboli - continua Smarrazzo - ma anche quelli che di fatto garantiscono un costo del lavoro più basso. È sui loro sacrifici che si sostiene l’economia del nostro Paese. Peccato però che questo avvenga attraverso una forma estrema di sfruttamento e precarietà”

 

Redazione

L'ultima modifica Martedì, 20 Giugno 2017 10:23
Giuseppe Manzo

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