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UN MANIFESTO PER L'INSERIMENTO LAVORATIVO: PRIMO INCONTRO A MILANO In primo piano

Scritto da  Redazione Feb 20, 2019

Negli ultimi dieci anni le cooperative sociali che danno lavoro a persone in difficoltà sono riuscite ad aumentare del 25% il totale dei dipendenti. Sono circa 73 mila (al primo gennaio 2017), di cui 25 mila svantaggiati. Ma c'è il rischio che non riescano più a stare sul mercato oppure che siano costrette a snaturarsi e a rinunciare alla loro mission di dare formazione, occupazione e dignità a quelle donne e uomini che altrimenti sarebbero esclusi dal mondo del lavoro.

È quanto denunciano il Coordinamento nazionale delle comunità d'accoglienza (Cnca), il Consorzio Idee in Rete  e il Consorzio Abele Lavoro nel manifesto "Rilanciare la cooperazione sociale di inserimento lavorativo", che in poche settimane è stato sottoscritto da oltre 100 organizzazioni. "Queste cooperative sono messe a dura prova da un mercato sempre più competitivo e da enti locali alla ricerca di risparmi ad ogni costo e incapaci di cogliere come l’inserimento lavorativo rappresenti un interesse pubblico che i soggetti pubblici dovrebbero salvaguardare - si legge nel manifesto - . Anche a causa di questa insensibilità, rischiano di trovarsi di fronte ad un bivio tra soccombere alla concorrenza o accettare mediazioni sempre più forti rispetto alla qualità degli inserimenti lavorativi, indirizzandosi quindi a 'svantaggiati poco svantaggiati' e tralasciando valenza formativa e di integrazione sociale: riducendo cioè al minimo aspetti diversi dal mero svolgimento di una prestazione lavorativa". Il manifesto sarà al centro di una serie di incontri in tutta Italia.

La prima tappa di questo tour è a Milano: giovedì 21, dalle 10.30 alle 16.30 a CN l'HUB (via Luigi Mengoni 3), si terrà l'incontro “Dal lavoro all’inclusione: è tempo di proposte” e i partecipanti saranno coinvolti in tre diversi workshop: essere impresa che produce e che forma, essere impresa in relazione con il territorio ed essere impresa che incrocia e bisogni e impegno di chi si avvicina al lavoro. Parteciperanno ai lavori Stefano Granata (Presidente Federsolidarietà Confcooperative), Eleonora Vanni (Presidente Legacoop Sociali), Luigi Corvo (Università di Tor Vergata), Pierfrancesco Majorino (Assessore Politiche sociali, Salute e Diritti del Comune di Milano). 

Il manifesto individua tre proposte per uscire da questa crisi. La prima è quella di "investire in comunità": "le cooperative devono essere consapevoli che investire nei rapporti con la propria comunità di riferimento è strategico e irrinunciabile quanto investire in beni strumentali per la propria attività". La seconda proposta riguarda il significato stesso di inserimento lavorativo. "Non è solo dare occupazione, ma deve originare esiti apprezzabili dal punto di vista delle capacità professionali e dell’integrazione sociale. Ciò grazie ad un modello peculiare, in cui la formazione non è antecedente al lavoro ma lo affianca; ma questa funzione, oltre a essere resa in modo professionale, deve anche essere adeguatamente retribuita, sul modello di quanto avviene in altri paesi europei e in alcuni contesti regionali anche nel nostro Paese". E pertanto "si tratta di definire un modello che integra formazione, lavoro e impresa e in cui all’attività formativa sono dedicati tempi, spazi e personale definiti. Le competenze acquisite dalle persone inserite attraverso questi percorsi devono essere oggetto di una certificazione da parte di un soggetto terzo – il sistema scolastico o un’agenzia formativa – sia a garanzia della serietà del lavoro svolto sia perché le persone possano comunque vedere riconosciuti i progressi fatti. Ciò implica che le cooperative sociali dovranno sviluppare una relazione di collaborazione stabile con questi soggetti". 

Infine, le cooperative sociali devono essere capaci di intercettare quelle misure sociali che richiedono in cambio ai cittadini che le ricevono una prestazione socialmente utile. "Ormai tutte le misure pubbliche di aiuto alle persone, dal contrasto alla povertà ai nuovi ammortizzatori sociali, richiedono al destinatario di impegnarsi in un percorso che comprende anche attività a servizio della comunità. Queste attività potrebbero essere realizzate con il coinvolgimento della comunità locale e di imprese con adeguate competenze tecniche e una salda vocazione sociale, che organizzerebbero l’opera non solo dei propri lavoratori, ma anche delle persone che prestano servizio alla propria comunità nell’ambito dei percorsi sopra descritti".

(Fonte: Redattore Sociale/dp)

 

L'ultima modifica Mercoledì, 20 Febbraio 2019 16:28
Redazione

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