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Giovedì, 19 Settembre 2019

HUB MATTEI DI BOLOGNA: SETTE DOMANDE AL MINISTRO SALVINI In primo piano

Scritto da  Redazione Giu 14, 2019

Nel comunicato stampa pubblicato il 12 giugno 2019 sul sito del Ministero dell'interno, il Ministro Salvini motiva la chiusura dell'Hub Centro Mattei di Bologna (da lui chiesto improvvisamente il 7 giugno e da eseguirsi nell'immediatezza) ed il conseguente ordine di trasferimento di circa 188 richiedenti asilo in un CAS di Caltanissetta perché non vi era "Nessuna possibilità di integrazione, condizioni igieniche  indecenti, problemi strutturali, difformità tra i fondi pubblici incassati e i servizi garantiti." La responsabilità, a suo dire, era dei "buonisti impegnati (a pagamento) nell'accoglienza" e si chiede, infatti, come sia stato possibile che "non si accorgessero che la struttura fosse più simile a una stalla che a un centro dove ospitare anche donne e bambini".

Alla luce di queste dichiarazioni Asgi, Antigone, Arci, Caritas, Giuristi democratici e altre sigle dell’associazionismo e del sindacalismo base bolognese pongono una riflessione al ministro Salvini e anche una serie di domande.

“Il Ministro, a cui piace evidentemente appartenere alla categoria dei "cattivi" (visto che è solito usare il termine "buonisti" in senso dispregiativo e mai disprezzerebbe sé stesso) forse non sa che: l'Hub Centro Mattei di Bologna è una struttura di proprietà del demanio statale (ex caserma) e dunque bene pubblico in carico alla locale prefettura di Bologna; come Ente proprietario di un bene pubblico lo Stato è responsabile direttamente della manutenzione straordinaria,dell'efficienza e della sicurezza dell'immobile e delle persone che vi soggiornano; come Ente proprietario, specie se pubblico, lo Stato ha l'onere di vigilare affinché l'immobile sia idoneo all'uso per il quale è stato destinato;
l'Hub Mattei è un Centro temporaneo per richiedenti asilo, in carico alla Prefettura di Bologna.

Dunque, l'immobile Hub/Centro Mattei, di proprietà dello Stato, “doveva essere oggetto di vigilanza da parte della prefettura di Bologna”, autorità locale del Ministero dell'interno, che ne è direttamente responsabile.

Un altro aspetto va considerato. “L'Hub Mattei non era un CAS ma un Centro in cui dovevano essere inviati i richiedenti asilo (prevalentemente dopo essere sbarcati in fuga dalla Libia) per essere poi collocati in CAS o in strutture SPRAR all'interno del territorio regionale. Il tempo di permanenza dei richiedenti doveva essere breve, quello necessario per formalizzare la domanda di protezione attraverso la compilazione del Modello C3. Così non è stato, tant'è che molti richiedenti asilo che ieri hanno lasciato l'Hub ci vivevano anche da un anno. Situazione più volte denunciata a livello cittadino, tenuto conto che la natura giuridico-formale dell'Hub era incompatibile con la programmazione di un sistema di integrazione, proprio perché la permanenza doveva essere estremamente breve, con conseguente impossibilità per i richiedenti asilo di ricevere misure di integrazione (oggi, peraltro, abrogate dal Ministro Salvini con il decreto legge n. 113/2018)”.

Da qui partono sette domande al responsabile del Viminale. “E' verosimile che nessuno dei funzionari o dipendenti ministeriali si sia mai accorto delle condizioni di degrado ed insicurezza in cui versava la struttura? E' possibile che nessun pubblico ufficiale ivi presente abbia segnalato dette condizioni al Prefetto? E' verosimile che la prefettura nulla sapesse e da tempo? Se l'Hub Mattei aveva condizioni di degrado ed insicurezza statica, come è stato possibile che lo Stato vi abbia continuato a svolgere attività istituzionali? Come è possibile che lamenti l'assenza di programmi di integrazione nell'Hub Mattei se il suo decreto sicurezza (n. 113/2018) li ha abrogati definitivamente? Qual è il modello delle strutture di accoglienza che preferisce? L'accoglienza diffusa che si integra alla comunità territoriale, o i grandi Centri che creano inevitabilmente contrasti con la comunità?
Quali criteri sono stati utilizzati per individuare la struttura ove trasferire i richiedenti asilo dell'Hub Mattei, tenuto conto che nel giro di poche ore sono stati reperiti dalla stessa Prefettura decine di posti in CAS della regione Emilia Romagna?

“Attendiamo fiduciosi le risposte del Ministro, alle quali siamo certi non si vorrà sottrarre, nel rapporto di fiducia e trasparenza che un rappresentante delle istituzioni deve avere con ognuno dei propri cittadini. Anche noi facciamo parte del popolo. Nell'attesa, godiamo della straordinaria esperienza sociale vissuta dalla città di Bologna l'11 giugno 2019, quando una potente sinergia tra i centri sociali, le strutture sindacali, le associazioni giuridiche, le associazioni del terzo settore, la cittadinanza di Bologna, associata o meno, le parrocchie e la Caritas, hanno impedito l'inumano trasferimento di 188 persone in Sicilia, in una struttura che è un CARA, che condivide gli spazi con un centro di detenzione (CPR) e che certamente non è né accogliente, né organizzato per l'integrazione sociale. Ministro, ci risponda, cortesemente”, conclude la nota delle associazioni.

 

L'ultima modifica Venerdì, 14 Giugno 2019 16:46
Redazione

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