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Venerdì, 19 Luglio 2019

RIFUGIATI, 70 MILIONI IN FUGA: DUE STORIE DI CHI DEVE SCAPPARE DAL PROPRIO PAESE In primo piano

Scritto da  Redazione Giu 19, 2019

Cresce il numero delle persone costrette a scappare da guerre, violenze e persecuzioni: nel 2018 sono 70,8 milioni. Il dato, reso noto oggi col rapporto annuale Global Trends dell’Agenzia delle Nazioni unite per i rifugiati (Unhcr), per il sesto anno consecutivo rappresenta un record. Nel 2017, infatti, le persone costrette a fuggire erano 68,5 milioni, ma se si confrontano i numeri attuali con quelli dell’ultimo decennio, l’ultimo dato disponibile sfiora un raddoppio: nel 2009, infatti, erano 43,3 milioni le persone in fuga. Tra il 2012 e il 2015, infatti, c’è stato un rapido incremento a causa del conflitto siriano, ma anche altri conflitti hanno contribuito al nuovo record di persone costrette a scappare dal proprio paese. "Quanto osserviamo in questi dati costituisce l’ulteriore conferma di come vi sia una tendenza nel lungo periodo all’aumento del numero di persone che fuggono in cerca di sicurezza da guerre, conflitti e persecuzioni", ha affermato Filippo Grandi, Alto Commissariato delle Nazioni unite per i rifugiati.

“Gli Stati hanno il diritto di gestire la migrazione attraverso i loro confini, ma hanno anche la responsabilità di ridurre al minimo la sofferenza umana. Non possiamo più tollerare politiche che causano consapevolmente sofferenze e non dobbiamo credere a chi sostiene che cercare protezione sia un atto criminale o che aiutare chi ha bisogno sia sbagliato. È il tempo di fornire una risposta più umana per le persone in movimento in cerca solo di una vita migliore e più sicura, proprio come ciascuno di noi”dichiara la dott.ssa Claudia Lodesani, presidente di MSF.

Negli ultimi mesi, a MSF è stato impedito di fornire assistenza umanitaria sull’isola di Nauru e nel Mar Mediterraneo, e questo come conseguenza diretta delle politiche di deterrenza dei governi. Governi che sempre di più criminalizzano chi cerca di mettersi in salvo, così come gli individui e le organizzazioni impegnate a assisterli.

Negli Stati Uniti come in Australia, in Europa e nel resto del mondo, i rifugiati sono sempre meno accolti. Alcuni dei paesi più ricchi al mondo stanno trascurando i loro obblighi legali internazionali volti alla protezione dei rifugiati e richiedenti asilo, preferendo fornire un sostegno finanziario e altre forme di incentivi ai paesi disponibili ad accogliere. Tutto ciò sta trasformando il sistema degli aiuti da un supporto fornito sulla base dei bisogni a uno strumento di controllo delle migrazioni.

“Una delle prime cose che mi ha impressionato del campo di Moria a Lesbo sono i numeri con cui vengono registrate le persone. Iniziano tutti con il prefisso 05, da quel momento smetti di avere un nome, un'identità, una storia. E poi sono rimasto colpito dalle file lunghissime, file per il cibo, file per accedere ai pochi servizi igienici presenti, file per accedere alla procedura di richiesta di asilo politico. Mesi, anni, passati così, a stare in fila” dichiara Fabrizio Carucci, psicologo di MSF appena rientrato da una missione di 8 mesi in Grecia.

Nessun muro, nessun oceano o mare potrà mai fermare chi cerca protezione. Per le persone in fuga MSF continuerà a fornire l’assistenza umanitaria e le cure mediche di cui hanno disperatamente bisogno.

Storie

Dal Venezuela alla Colombia. Marilyn Diaz e la sua famiglia sono arrivati a Tibù (in Colombia) un anno e mezzo fa, dopo aver lasciato il Venezuela a causa di difficoltà economiche. MSF ha assistito Marilyn durante la gravidanza e il suo primo figlio quando ha smesso di mangiare.

“Mi sono rivolta a MSF perché ero incinta, avevo problemi fisici e mio figlio aveva praticamente smesso di mangiare. Hanno visitato entrambi. Mio figlio era sottopeso, gli hanno dato del cibo terapeutico e ora sta molto meglio. A me hanno dato medicine e vitamine. Ho partorito 3 giorni fa, qui in ospedale. È andato tutto bene. Qui sopravviviamo, ma non vediamo l’ora di tornare a casa”. In Colombia, MSF lavora con i migranti e richiedenti asilo venezuelani in Norte de Santander, Arauca e La Guajira.

Dalla Nigeria all’Ex-MOI di Torino. M., originario della Guinea, ha 21 anni ed è arrivato in Italia qualche anno fa (foto qui). Oggi vive all’Ex MOI di Torino, dove MSF porta avanti dal 2016 un progetto di orientamento ai servizi sanitari pubblici territoriali rivolto ai residenti delle palazzine, in collaborazione della ASL “Città di Torino” e del Comune di Torino.

“Dovevamo montare una giostra per bambini: sono caduto da un camion e mi sono rotto un braccio. Sono rimasto in ospedale per due giorni, poi sono ritornato all’Ex-MOI. Le persone di MSF mi hanno aiutato ad avere la tessera sanitaria e un medico. Poi mi hanno accompagnato in ospedale per l’operazione e per la fisioterapia. Mi hanno aiutato anche quando ho deciso di denunciare il mio titolare che al pronto soccorso non aveva dichiarato che ero stato vittima di un incidente sul lavoro. Non parlando l’italiano, è come se non riuscissi a fare niente da solo”.

(Fonte: Redattore Sociale)

 

L'ultima modifica Mercoledì, 19 Giugno 2019 11:10
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