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Mercoledì, 21 Novembre 2018

I manifesti incriminati e rimossi a Roma I manifesti incriminati e rimossi a Roma

VIA I MANIFESTI PRO-VITA A ROMA: "UNA IGNOBILE CAMPAGNA OMOFOBA" In primo piano

Scritto da  Redazione Ott 18, 2018

Dopo il putiferio e le polemiche sono stati rimossi. A Roma non sono più visibili i manifesti con la nuova campagna di comunicazione promossa dalle associazioni Pro Vita e Generazione Famiglia: un messaggio contro la pratica della maternità surrogata (il cosiddetto "utero in affitto") che non è stato giudicato idoneo dal Campidoglio.

I cartelloni raffigurano due uomini, individuati come genitore 1 e genitore 2, che spingono un carrello con dentro un bambino col codice a barre sul petto. "Due uomini non fanno una madre", è la scritta, corredata dall'hashtag "stoputeroinaffitto".

La sindaca Virginia Raggi ha richiesto agli uffici competenti la rimozione di quelli che ha definito "manifesti omofobi riconducibili all'associazione onlus Provita". Per il Campidoglio "il messaggio e l'immagine veicolati dal cartellone - mai autorizzato da Roma Capitale e dal Dipartimento di competenza - violano le prescrizioni previste al comma 2 dell'art. 12 bis del Regolamento in materia di Pubbliche affissioni di Roma Capitale, che vieta espressamente esposizioni pubblicitarie dal contenuto lesivo del rispetto di diritti e libertà individuali". "La strumentalizzazione di un bambino e di una coppia omosessuale nell'immagine del manifesto - ha dichiarato Raggi - offendono tutti i cittadini".

La rimozione è stata rivendicata come un successo da Famiglie Arcobaleno, che parla di "ignobile campagna omofoba" e di manifesti che "rappresentano un’offesa non solo per le persone LGBT+ e le loro famiglie ma per la cittadinanza tutta e sono l’ennesimo tentativo di Provita di alzare l’asticella della comunicazione per ottenere visibilità nonché l’occasione di passare per vittima dopo lo scontato ritiro". "Siamo felici della pronta reazione dei gruppi consiliari e di esponenti politici di primo piano del Partito Democratico, locale e nazionale, del Movimento 5 Stelle di Roma e della sindaca Raggi che ne ha ordinato la pronta rimozione: una risposta unita e intransigente a chi vuole strumentalizzare i bambini e le bambine per portare avanti una propaganda intrisa di odio e omofobia", le parole di Marilena Grassadonia, presidente di Famiglie Arcobaleno.

Di vera e propria "censura", di "pensiero unico" e di attentato alla libertà di espressione parlano le organizzazioni promotrici della campagna, che sottolineano come l'utero in affitto sia una pratica che in Italia è attualmente vietata per legge, con sanzioni penali ben chiare e definite. “Denunciamo con forza – affermano Antonio Brandi di ProVita e Jacopo Coghe di Generazione Famiglia - che in Italia si è liberi di reclamizzare la maternità surrogata, pratica vietata dall’art. 12 della legge n. 40 del 2004 e punita come reato con la reclusione fino a due anni e con la multa fino ad un milione di euro, mentre si cancellano le voci di libertà che mirano a rimettere al centro la dignità dei bambini, il loro diritto ad avere una mamma e un papà e la dignità delle donne, usate come incubatrici”.

"Il vero offeso del manifesto è il bambino - proseguono - messo in vendita per coppie gay e destinato ad essere strappato dalla madre che lo ha partorito”. "I bambini - afferma Coghe - non sono prodotti. Roma sprofonda nel degrado e le priorità del Sindaco sono le trascrizioni illegali all’anagrafe dei "figli di coppie dello stesso sesso" e la rimozione coatta di manifesti che stigmatizzano una pratica, quella dell’utero in affitto, illegale in italia. E’ totalitarismo LGBT”.

Sulla stessa linea d'onda anche Massimo Gandolfini, presidente del Family Day, che parla di "ingiusta rimozione": "Non credo - afferma Gandolfini - di essermi perso qualche passaggio legislativo, quindi il barbaro mercimonio di madri surrogate, di gameti scelti in base al sesso e l’etnia e di bambini strappati al seno materno a poche ore dalla nascita, restano pratiche illegaliperseguite dalla legge italiana”.

"Rimuovere le voci che non si adeguano al conformismo - che spaccia per conquiste sociali l’eliminazione del diritto a crescere con un padre e una madre e a non essere oggetto di una compravendita – è sintomo di un pensiero unico che si tramuta in dittatura”. “In una società attenta alla dignità di ogni essere umano, in particolare ai soggetti più deboli come donne e bambini, la campagna delle due associazioni dovrebbe aprire un ampio dibattito sulla necessità di arrivare al bando universale dell’utero in affitto. Auspico che questa riflessione possa avvenire malgrado qualche gendarme del politamente corretto continui ad usare in maniera impropria il suo potere per metterci il bavaglio”, conclude Gandolfini.

 

L'ultima modifica Giovedì, 18 Ottobre 2018 12:00
Redazione

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