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Mercoledì, 12 Dicembre 2018

"LE MIE PAURE SONO IL BUIO, I FULMINI E MIO PADRE": STORIE DI VIOLENZA CONTRO LE DONNE In primo piano

Scritto da  Angelica Spampinato Nov 16, 2018

Sono 20.137 le donne che solo quest’anno hanno trovato accoglienza nelle strutture delle 80 associazioni che gestiscono 85 centri antiviolenza di D.I.Re, Donne in Rete contro la violenza.

Donne che non sono solo numeri e dati che costituiscono un report, ma persone. È il caso di Petra, che racconta di quel suo primo e unico fidanzato, che prima con uno schiaffo, poi con le umiliazioni verbali e infine controllandola sul posto di lavoro, si è impossessato della sua vita. Petra ha sopportato in silenzio, anche quando l’uomo che amava la picchiava per farla abortire, sostenendo che il figlio che portava in grembo non era suo. Quando il suo compagno ha iniziato a picchiare anche la figlia, Petra si è stancata e ha deciso di mettere fine a quei 17 lunghi anni di violenza. La salvezza per la donna e i suoi figli arriva con la scoperta il Centro di accoglienza Lorena di Casal di Principe, in cui inizia la sua nuova vita.

Le case rifugio offrono una seconda possibilità a donne che si sentono perse: è quanto racconta un’altra delle ospiti del centro di accoglienza, attraverso una lettera scritta prima di andare via: “È giunto per me il momento di andare via e volevo ringraziarvi tutte, perché per merito vostro sono cresciuta tantissimo. Mi avete insegnato le basi per poter volare libera come una rondine. Ora è il mio tempo e tocca me mettere in atto i vostri insegnamenti per poter spiccare il volo. Non vi siete fermati all’apparenza, ma avete conosciuto la reale me e avete fatto di tutto per farla uscire fuori. È il momento di farmi conoscere e rispettare fuori di lì, non sarà semplice, ma so di potercela fare”.

La violenza non intacca solo il corpo, ma anche la mente di chi la subisce, tanto che molte delle donne maltrattate al loro arrivo sono convinte di non valere più niente: “Sono oggi più libera, sto imparando tanto, a stare sola, a starci bene, a credere che le cose possano andar bene e che tutto sommato anche io abbia un valore che devo rispettare e coltivare”, spiega una di loro. “Purtroppo i ragazzi attraversano il momento più duro, affrontano i loro traumi adesso e sono in difficoltà, ma il sostegno della psicologa del centro in questo è davvero fondamentale. Vivo e vado per la mia strada con passo ancora incerto, ma vado. Trovo che facciate cose meravigliose, per chi perde la speranza è importante vedere che si può rinascere, uscire dal buio e avere una vita dignitosa e produttiva”.

Non sono solo le donne a fare le spese dei maltrattamenti, ma anche i bambini, che spesso guardano e restano in silenzio di fronte a quei comportamenti inspiegabili, che arrivano proprio da chi dovrebbe amarli di più. Ecco il racconto di uno di loro, che spiega il suo rapporto col padre attraverso un tema assegnatogli a scuola in cui gli veniva chiesto quali fossero le sue più grandi paure. “Per superare una delle mie più grandi paure da due mesi circa vivo a Casal di Principe. Le mie paure sono la paura del buio, dei fulmini e di papà. La paura del buio l’ho quasi superata del tutto perché dormo con la luce accesa, ora mi sto abituando anche senza. La paura dei fulmini non l’ho ancora superata perché ho paura che possano distruggere qualcosa di mio. La paura di papà l’ho superata andandocene di casa e venendo a vivere a Casal di Principe per un po’”.

 

 

 

 

L'ultima modifica Venerdì, 16 Novembre 2018 11:49
Angelica Spampinato

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