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Mercoledì, 24 Luglio 2019

ABORTO: SUD E MEDICI OBIETTORI, EUROPA RICHIAMA L'ITALIA

Scritto da  Giuseppe Manzo Mar 14, 2014

La media nazionale di medici obiettori è del 70 per cento. Gli anestesisti sono circa la metà del totale, mentre aumenta anche il personale ospedaliero non medico obiettore. Una situazione che è valsa all’Italia un richiamo dal Consiglio d’Europa, ma il ministero ribatte: "il numero dei medici non obiettori è congruo" 

 

Una media nazionale del 70 per cento con picchi del 90 nei singoli ospedali . Sono questi i dati sull’obiezione di coscienza relativa all’aborto in Italia raccolti e forniti dal Comitato europeo diritti sociali (Ecsr), l’organismo continentale di vigilanza sulla prassi amministrativa interna degli stati dell’Ue.  Un fenomeno che è tornato a far discutere negli ultimi giorni, quando una donna,Valentina Magnanti, nel corso di una conferenza stampa organizzata dall’associazione Luca Coscioni ha raccontata di aver deciso di abortire al quinto mese di gravidanza, perché affetta da una grave malattia genetica trasmissibile, ma di essere stata abbandonata ad espellere il feto da sola all’ospedale Sandro Pertini di Roma a causa dell'alto numero di medici obiettori. Il fatto risale al 2010 e la Asl in questi giorni ha smentito l'episodio, ribadendo che la donna è stata assistita adeguatamente. Ma il caso ha riacceso il dibattito sul fenomeno dell’obiezione di coscienza in Italia.

Ii numeri del ministero della Salute indicano, nell’ ultima relazione al parlamento sull'attuazione della legge 194, un progressivo aumento dei medici obiettori. Una crescita del 17,3 per cento in 30 anni, a fronte di un dimezzamento degli aborti nello stesso periodo.  Sempre stando alle cifre ufficiali , si è passati dal 58,7 per cento di ginecologi obiettori del 2005 al 69,3 per cento nel 2010 e 2011. Più stabile invece la situazione tra gli anestesisti , con una variazione oscillante dal 45,7 per cento nel 2005 al 50,8 per cento nel 2010 e al 47,5 per cento nel 2011. Mentre aumentano gli obiettori anche tra le file del personale ospedaliero non medico: dal 38,6 per cento nel 2005 al 43,1 per cento nel 2011. Dalla relazione lascia emergere inoltre che in Italia il 60 per cento delle donne interessate effettua l’aborto in meno di 14 giorni tra la certificazione e l’intervento, il 24,7 per cento tra i 15 e 21 giorni, l’11 per cento tra i 22 e 28 giorni e il 4,6 per cento oltre il 28esimo giorno. L’1,7 per cento sarebbero invece le interruzioni volontarie di gravidanza (ivg) eseguite ogni settimana del 2011 da ciascun medico non obiettore, un tasso dimezzato rispetto alle 3,3 del 1983. Secondo il ministero questa stima della variazione negli anni degli interventi di Ivg a carico del personale non obiettore mostra che il numero globale dei ginecologi, che non esercita il diritto all'odc (obiezione di coscienza) è quindi sempre stato congruo al numero degli interventi  complessivo e risulta tale anche nel 2011 relativamente ad ogni singola regione. Ma il ministero ammette anche la difficoltà nell'accesso ai servizi, da ricondurre a una distribuzione non adeguata degli operatori fra le strutture sanitarie, all'interno di ciascuna regione. Un  tasto sui cui batte anche la Laiga (L'associazione italiana ginecologi per l'applicazione della 194).

Per quanto riguarda la distribuzione territoriale è al Sud che si trovano le regioni a più alta densità di ginecologi obiettori di coscienza. La regione con il numero più alto è il Molise (85,7 per cento), seguita dalla Basilicata (85,2 per cento), dalla Campania con l’83,9 per cento e dalla Sicilia con l’80,6 per cento di obiettori. In generale al nord la media oscilla tra il 50 e il 70 per cento mentre al Sud l’obiezione sfiora il 90 per cento. Tra le province settentrionali quella di Bolzano ha il tasso più alto (l’81,3 per cento), seguita dal Veneto con un tasso di obiezione del 76,7 per cento. In tutto o stivale la percentuale non scende mai al di sotto del 50 per cento, tranne per la Valle d’Aosta dove gli obiettori sono il 16,7 per cento.

Per questa situazione l'otto marzo scorso l’Italia ha avuto un richiamo ufficiale dal  Consiglio d’Europa, che ha accolto  il reclamo presentato dall’ong “International planned parenthood federation european network” (Ippf): l’ accusa per il nostro paese, è di non garantire il rispetto della legge 194 sull’interruzione di gravidanza a causa dell’alto numero di medici obiettori. Il Consiglio d’Europa, con 13 voti favorevoli ed uno solo contrario, ha quindi richiamato l’Italia perché “l’obiezione di coscienza non può impedire la corretta applicazione della norma”. Una posizione che suona totalmente antipodica rispetto a quella assunta in merito meno di un anno dal medesimo organo istituzionale: il 24 aprile 2013  l’assemblea parlamentare del consiglio d’Europa ha invitato ufficialmente gli stati membri ad “accogliere le credenze religiose nella sfera pubblica, garantendo la libertà di pensiero in relazione alla sanità, all’istruzione e al servizio civile”. La situazione è dunque complessa e oscilla tra la garanzia per le donne di vedersi riconosciuto un diritto sancito dalla legge e il diritto per i medici di operare nel rispetto delle proprie credenze religione e secondo coscienza.

Ma cosa succede negli altri paesi? Le stime sull’obiezione di coscienza del report  “global doctor of choise”  (il documento attinge ai dati relativi a vari Paesi pubblicati fra il 1998 e il 2013 ) vanno dal 10 per cento di ginecologi/ghe, ostetrici/che che rifiutano di effettuare l'aborto nel Regno Unito e all'80 per cento del Portogallo. Guardando oltre l’Europa,  si va dal 14 per cento dei medici obiettori   ad Hong Kong  al 17 per cento dei farmacisti nello stato americano del Nevada che si è rifiutato di vendere la pillola abortiva. Rimanendo negli Usa,  un sondaggio fra medici, infermieri e studenti in medicina statunitensi ha indicato che oltre due terzi è a favore dell'aborto, ma che solo un terzo lo effettuerebbe. Il che evidenzia in maniera emblematica tutta la delicatezza della questione .Una questione talmente delicata che in paesi come  Irlanda e Cile l’aborto è tuttora illegale. Tra i casi che più hanno fatto discutere quello del  24 aprile scorso in Scozia, dove due ostetriche hanno vinto il ricorso contro la decisione di un tribunale di costringerle a prendere parte indirettamente ad un aborto contro la loro volontà. 

Redazione (Fonte: Redattore Sociale)

@nelpaeseit

Giuseppe Manzo

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