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Domenica, 12 Luglio 2020

CHI LAVORA IN COOPERATIVA: PARLA FAMILIARE

Scritto da  Giuseppe Manzo Dic 29, 2014

Intervista fatta ad un familiare di Claudio, che lavora in una cooperativa sociale. E' tratta dal libro pubblicato per i trenta anni della cooperativa L'Olmo, arricchito dalle splendide immagini scattate nella cooperativa da una grande fotografa reggiana, Laura Sassi. In questo periodo si è parlato di cooperative sociali, ma quasi sempre a sproposito 

 

Iniziamo con una domanda specifica: quando nel 2011 la tipografia ha perso più di 80.000 euro, cosa ha pensato per suo fratello e temeva si dovesse chiudere?

La prospettiva di chiusura ci aveva molto preoccupato e credo che questa preoccupazione coinvolgesse tutti i familiari degli utenti, perché la cooperativa è una e se salta un pezzo difficilmente potrà stare in piedi il resto. L'esempio di Claudio è emblematico: lui vive per il suo lavoro e per la cooperativa e sarebbe un dramma se questa opportunità dovesse cessare. Anche perché con la sua disabilità non sarebbe stato semplice trovare un'altra azienda che l'assumesse. Abbiamo passato momenti veramente brutti, Claudio non era tranquillo non avrebbe mai accettato la chiusura de L'Olmo, perché era consapevole che la sua vita sarebbe cambiata: in peggio!

Va bene, il brutto è passato... racconti l'esperienza di Claudio In tutti questi anni

Claudio è stato assunto nel 1993 e allora non stava benissimo, alti e bassi in continuazione, ma i bassi erano troppo numerosi. Già dopo alcune settimane a L'Olmo, ha cominciato ad essere più sereno più costante: alla mattina (Claudio si reca al lavoro in scooter) partiva sempre prima e rientrava sereno raccontando il lavoro che svolgeva durante il giorno pieno di particolari. Da questo che abbiamo capito che, forse, Claudio aveva trovato non solo un vero posto di lavoro, ma un ambiente che attraverso il lavoro migliorava la qualità della vita. Un grande merito va ai colleghi della tipografia che l'hanno accettato, ma lo aiutavano, lo riprendevano se necessario proprio perché lo facevano sentire importante ed utile. Questo ha inciso sul suo carattere rendendolo migliore. Mi auguro, per Claudio, che L'Olmo possa continuare con tranquillità, che si capisca che la cooperativa produce benessere per i disabili che vi lavorano e non solo depliant o libri. Così come è stato possibile offrire la possibilità di un lavoro dignitoso e utile a mio fratello, mi auguro che una tale esperienza si possa allargare ad altre persone svantaggiate, perché ciò potrebbe risolvere, in parte, situazioni difficili sul nostro territorio.

Un giudizio sulla cooperativa, cosa si sente di chiedere alla cooperativa?

È un giudizio molto positivo, si è già capito. L'ambiente è il migliore che potessimo immaginare, Claudio si sente far parte di un di squadra: tutti quanti colleghi, dirigenti, operatori sono sempre disponibili, ma la cosa che mi piace di più è che Claudio viene trattato come qualsiasi altra persona, nessuno lo compatisce o lo tratta come disabile... anzi. Non ho nulla da chiedere alla cooperativa, se non di continuare così mantenendo l'obiettivo di aiutare persone in difficoltà a star meglio sia attraverso l'inserimento lavorativo di persone svantaggiate, che col sostegno per persone disabili con minori capacità lavorative.

Per finire...

Credo di aver detto tutto, questa esperienza ha cambiato in meglio mio fratello e reso più tranquilli noi. Basti pensare a quando Claudio orgoglioso arriva a casa con la busta paga: una bella gratificazione per lui e noi siamo soddisfatti perché sappiamo che Claudio è utile. Una cosa "negativa" la devo dire: purtroppo la settimana lavorativa è solo di 5 giorni... fosse per lui verrebbe a L'Olmo tutti i fine settimana e le ferie non gli piacciono. Per me e per tutta la nostra famiglia è una davvero una grande soddisfazione!

Redazione (Intervista tratta dal libro per i 30 anni della coop sociale L'Olmo)

@nelpaese

Giuseppe Manzo

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