Login to your account

Username *
Password *
Remember Me
Domenica, 25 Agosto 2019

IL SUOLO DELLE COSTE ITALIANE CONSUMATO DAL CEMENTO: IL RAPPORTO ISPRA

Scritto da  Giuseppe Manzo Mag 07, 2015

Quasi un quinto delle coste italiane cementificato , 34mila ettarti di suolo nazionale impermeabilizzato all'interno di aree protette e il 9% consumato in aree a pericolo idraulico. E' quanto emerge dal Rapporto sul consumo di suolo 2015 dell'Ispra (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale), presentato oggi a Milano nel corso del convegno "Recuperiamo Terreno". 

 

I dati mostrano come a livello nazionale il suolo consumato sia passato dal 2,7% degli anni Cinquanta al 7% stimato per il 2014 (che diventa il 10,8% se si escludono quelle aree che per conformazione geografica non possono essere degradate). In termini assoluti, il consumo di suolo ha intaccato ormai circa 21mila chilometri quadrati del territorio italiano. Lungo le coste, tra 0 e 300 metri, una superficie equivalente all'intera costa sarda è stata cancellata dalla cementificazione. Oltre alle fasce più vicine al mare, il consumo di suolo incide prevalentemente sulle aree agricole: tra il 2008 e il 2013, il 60% di tale consumo è avvenuto a discapito di aree coltivate.
L'area più colpita dalla cementificazione risulta essere il Settentrione: la provincia di Monza e della Brianza è al primo posto con il 35% di suolo consumato. Seguono Napoli e Milano, con percentuali comprese tra il 25 e il 30%.

Il rapporto Ispra mette in luce come negli ultimi sessant'anni l'Italia sia stata interessata dal fenomeno della cosiddetta "post-metropolizzazione", cioè un incremento dello sfruttamento del suolo nelle aree di margine, tra i 5 e i 10 chilometri dai centri urbani. Ma se, da una parte, si assiste alla decentralizzazione urbana, che trasforma progressivamente le città in insediamenti diffusi, dall'altra aumenta l'abbandono delle terre, soprattutto in aree marginali, e la frammentazione delle aree naturali.

Allarmante è il dato riguardante il consumo di suolo in aree a pericolosità idraulica. L'Emilia Romagna è la regione con il più alto valore di superfici di questo tipo consumate (300mila ettari). Spicca anche la Liguria con il 30% del suolo artificializzato in zone a rischio. Le infrastrutture di trasporto rappresentano il 40% del totale del suolo consumato. Le aree coperte da edifici costituiscono invece il 30%.

La cementificazione, si legge nel rapporto Ispra, comporta un rischio accresciuto di inondazioni, contribuisce al riscaldamento globale e minaccia la biodiversità. Una migliore gestione del suolo dovrebbe includere investimenti sul patrimonio edilizio esistente, il riuso dei suoli già compromessi e la rigenerazione urbana.

Giovanna Carnevale

@nelpaeseit

L'ultima modifica Giovedì, 22 Giugno 2017 16:47
Giuseppe Manzo

Giuseppe Manzo

Lascia un commento

Assicurarsi di inserire tutte le informazioni necessarie, indicate da un asterisco (*). Il codice HTML non è consentito.

  1. Popolari
  2. Tendenza
  3. Commenti

Articoli Correlati

Calendario

« Agosto 2019 »
Lun Mar Mer Gio Ven Sab Dom
      1 2 3 4
5 6 7 8 9 10 11
12 13 14 15 16 17 18
19 20 21 22 23 24 25
26 27 28 29 30 31