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Sabato, 08 Agosto 2020

RIFIUTI, LEGAMBIENTE E REGIONI DICONO NO A NUOVI INCENERITORI

Scritto da  Giuseppe Manzo Ago 24, 2015

Con il decreto Sblocca Italia potrebbero essere costruiti dodici nuovi impianti di incenerimento in Italia. La proposta soddisfa le lobbies della gestione dei rifiuti, ma incontra l'opposizione delle Regioni. Legambiente: "proposta da respingere al mittente" 

 

Passa quasi inosservata, dopo il via libera alle nuove trivellazioni di petrolio in mare (contro le quali si stanno già battendo Puglia, Basilicata e Calabria) la bozza di Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri (Dpcm) che prevede la realizzazione di nuovi impianti di incenerimento.

La misura che l'esecutivo intende portare avanti, in attuazione dell'articolo 35 dello Sblocca Italia, consiste nella costruzione di dodici inceneritori in Italia (tre al Nord, quattro al Centro, tre al Sud e due in Sicilia) che si vanno ad aggiungere a quelli già esistenti, di cui non è previsto lo spegnimento.

Per Stefano Ciafani, vicepresidente di Legambiente, si tratta di "una proposta da respingere al mittente" per almeno tre motivi. Il primo è che la quantità di rifiuti da bruciare individuata dal governo è decisamente sovrastimata, in quanto non tiene conto dell'aumento del riutilizzo attraverso la raccolta differenziata, che in diverse Regioni supera l'obiettivo del 65%.

Inoltre, scrive Ciafani sul blog di Legambiente, "non si considerano né il programma di prevenzione, né il fatto che l'altra lobby concorrente, quella del cemento, sta cercando di bruciare nuovi quantitativi di combustibili da rifiuti nei loro impianti".

L'esecutivo, in altre parole, sembra muoversi in modo contraddittorio, non avendo uno schema chiaro dei numeri e dei vari sistemi di smaltimento già esistenti.

Il secondo motivo per cui la bozza di Dpcm andrebbe respinta, prosegue il vicepresidente di Legambiente, è che "ancora una volta si guarda agli interessi di poche società e non a quelli del Paese". Il testo, infatti, appare il frutto della sommatoria delle richieste delle singole aziende della gestione dei rifiuti, in particolare delle multiutilities del nord.

Ciò che andrebbe realizzata, al contrario, è una rete di impianti per trattare l'organico differenziato, soprattutto nel centro-sud, evitando così anche la spesa per trasportare quotidianamente questi rifiuti verso i "Comuni ricicloni".

Infine, la proposta del governo incontra una serie di ostacoli, sia economici che politici. Innanzitutto, i nuovi impianti di incenerimento difficilmente riuscirebbero a competere con quelli presenti nel Nord Europa, costruiti negli anni '90 e che garantiscono prezzi bassissimi.

In Italia, d'altra parte, è già arrivato il "no" delle Regioni in cui è prevista la realizzazione degli impianti. La Sicilia e la Campania (dove il governo ha intenzione di realizzare un impianto con una capacità pari a trecentomila tonnellate all'anno di rifiuti urbani e assimilabili) hanno già espresso il loro parere contrario.

Il prossimo 9 settembre si terrà una riunione tecnica a Roma per fare il punto sull'articolo 35 del decreto Sblocca Italia.

 

Giovanna Carnevale

@nelpaeseit

Giuseppe Manzo

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