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Domenica, 20 Settembre 2020

SALUTE E IMMIGRATI: ARRIVANI SANI E POI SI AMMALANO PER MANCANZA DI CURE

Scritto da  Giuseppe Manzo Mag 07, 2016

L'Inmp fotografa la condizione di salute della popolazione immigrata. La prima causa di decesso restano le morti in mare, mentre tra le patologie rilevate spiccano i disturbi da stress e l'obesità. Scarsa la prevenzione e le vaccinazioni.

Gli stranieri arrivano in Italia in buone condizioni, ma la loro salute peggiora col tempo a causa alle difficoltà che incontrano nel nostro paese: aumenta lo stress per la difficoltà di inserirsi, peggiora la salute mentale per le discriminazioni che subiscono, in particolare nei posti di lavoro, e si sviluppano patologie soprattutto per la mancanza di accesso alle cure. Ma, nonostante gli allarmismi, gli immigrati non sono portatori di malattie infettive. La loro prima causa di decesso continua ad essere la morte in mare: 3771 persone nel 2015, già oltre 1200 nel 2016 solo a largo delle coste italiane. A fotografare lo stato di salute dei migranti in Italia è l'Inmp (Istituto nazionale per la promozione della salute dei migranti e per il contrasto alle malattie della povertà) , che oggi a Roma ha organizzato una giornata di studio per riflettere sugli interventi da mettere in campo per la popolazione straniera.

Partendo dall'ultima rilevazione multiscopo dell'Istat del 2013 condotta su 60mila famiglie e 120mila persone italiane e straniere, messa a confronto con l'analoga indagine del 2005, l'Istituto ha rilevato in dieci anni un peggioramento della salute della popolazione straniera. In particolare, se nel 2005, gli stranieri presentavano uno stato di salute migliore rispetto agli italiani, nel 2013 le differenze si sono ridotte e addirittura annullate per quanto riguarda la salute fisica, e, in aggiunta, è aumentata la quota di persone che dichiarano cattiva salute mentale, soprattutto tra le donne. Inoltre, i dati del 2013 evidenziano che gli stranieri che risiedono in Italia da oltre 10 anni hanno una probabilità superiore del 20 per cento di dichiarare cattiva salute percepita rispetto a chi risiede in Italia da meno tempo. Tra i fattori che hanno inciso su questo peggioramento c'è sicuramente la crisi economica. Una delle sue conseguenze, è stata l'accentuazione della competitività interna del mercato del lavoro, con rischi di discriminazione e diseguaglianze soprattutto per i lavoratori stranieri, più spesso impiegati in lavori precari e informali, con minori tutele e reti di protezione sociale. Questa discriminazione ha determinato problemi di salute mentale, ansia e depressione fino a situazioni di isolamento sociale. I dati dell'analisi condotta dall'Inmp mostrano come tra i lavoratori immigrati in Italia che riferivano discriminazione sul lavoro si aveva una probabilità di peggior salute mentale percepita di circa il 25 per cento più elevata rispetto a chi dichiarava di non aver subito episodi di discriminazione.

"Quando arrivano in Italia le persone straniere hanno una salute percepita migliore degli italiani: bisogna ricordare che, soprattutto chi arriva via mare, prima di imbarcarsi ha affrontato un viaggio di mesi, anche nel deserto. Dunque spesso ad arrivare sono i più forti. Possono presentare condizioni di disagio legate ai traumi vissuti oppure problemi all' apparato respiratorio o legati alla difficoltà del viaggio. Secondo i dati non c'è da preoccuparsi, invece, per quanto riguarda le malattie infettive. La causa maggiore di morte dei migranti che arrivano continua ad essere la morte in mare : 3800 solo nel 2015, ed è un dato sottostimato", spiega Maria Concetta Mirisola, direttrice dell'Inmp. I problemi per i migranti iniziano, invece, una volta nel nostro paese: secondo l'indagine la carenza di integrazione, espressa come sensazione di solitudine e basso livello di soddisfazione per la propria vita, si associa a una peggiore salute mentale percepita.: "a causa della crisi, delle condizioni di lavoro e delle difficoltà che incontrano peggiora lo stato di salute del singolo –aggiunge Mirisola -. Tra i fenomeni che abbiamo rilevato c'è anche l' incremento dell'obesità nella popolazione straniera che è legato alle condizioni di povertà e di disagio in cui si trovano a vivere, che determinano un'alimentazione scorretta". Secondo i dati sono in sovrappeso o obesi quasi la metà degli stranieri maschi (48,3 per cento) e il 30 per cento delle donne. Tra gli uomini presentano questo problema soprattutto le persone provenienti dai Paesi dell'Est Europa; mentre tra le donne si tratta in particolare di marocchine, indiane, moldave e albanesi.

L'avanzare dell'età, soprattutto per le donne, e la permanenza in Italia sembrano fattori associati alla condizione di sovrappeso/obesità tra gli immigrati. La permanenza in Italia determina un rischio superiore specialmente tra gli immigrati più giovani (18-35 anni di età).
Uno dei problemi evidenziati dalla ricerca è anche la scarsa prevenzione di alcune patologie, come i tumori. Nel 2013 il ricorso alla prevenzione femminile (pap test e mammografia) è più elevato tra le donne italiane rispetto alle straniere, ma le distanze diminuiscono rispetto al 2005. Per il Pap-test si è osservato un forte incremento della copertura per le straniere al Nord e al Centro, e un incremento modesto nel Mezzogiorno (inferiore alle italiane). Ne derivano differenze territoriali fra italiane e straniere in generale diminuzione, ma non nel Mezzogiorno, dove invece si ampliano. Attraverso modelli statistici multivariati si è osservato che la copertura del pap test è associata all'area di provenienza (si conferma bassa copertura per le donne africane rispetto alle americane), alla situazione familiare (essere in coppia o meno), ai comportamenti preventivi generali della donna, all'età e all'istruzione. "Su questo fenomeno incidono molto i fattori culturali – continua Mirisola – ma abbiamo notato come vivere in famiglia con italiani aiuti a favorire la prevenzione". Un dato analogo riguarda le vaccinazioni: nel 2012-2013 la copertura vaccinale anti-influenzale tra gli immigrati a rischio di complicanze(anziani e individui affetti da determinate patologie croniche) è risultata pari al 16,9 per cento, inferiorerispetto al 40,2 per cento stimato tra i cittadini italiani.

Redazione (Fonte: Redattore Sociale)

@nelpaeseit

Giuseppe Manzo

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