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Giovedì, 25 Aprile 2019

USO TERAPEUTICO DELLA CANNABIS: ARRIVA LA SVOLTA DELL'ORGANIZZAZIONE MONDIALE SANITÀ In primo piano

Scritto da  Redazione Feb 04, 2019

Per la prima volta da quando è stata inclusa nelle convenzioni internazionali sulle droghe, l'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha deciso di raccomandare la modifica dello status della cannabis. Dopo un lungo lavoro di review della ricerca scientifica sugli usi terapeutici e sugli eventuali danni e pericoli derivanti dal suo uso, l'OMS ha inviato in questi giorni il suo parere all'ONU.

Il processo era iniziato a maggio scorso, quando anche Forum Droghe, Associazione Luca Coscioni, DRCNET e Società della Ragione avevano inviato una notarispetto all'esperienza italiana. L'esito era atteso nello scorso dicembre, ma nella sorpresa generale l'OMS si era preso qualche altra settimana definendo ancora "riservato" il rapporto finale. L'esito del processo, reso ora pubblico da FAAT – il Think Tank che più di tutti ha seguito l'iter - è molto positivo: riconosce le applicazioni mediche di Cannabis e cannabinoidi, di fatto li reintegra in farmacopea, equilibra i danni fatti in questi anni dalla proibizione e sconfessa la precedente posizione dell'OMS del 1954 che chiedeva "sforzi verso l'abolizione della cannabis da tutte le pratiche mediche legittime".

Nel documento l'OMS raccomanda in primis la rimozione della cannabis dalla tabella IV della convenzione del 1961, ovvero quella che contiene le sostanze particolarmente dannose e di valore medico o terapeutico estremamente ridotto e l'inserimento di determinate preparazioni farmaceutiche a base di cannabis nella tabella III della stessa convenzione, quella delle sostanze con valore terapeutico e con basso rischio di abuso. Inoltre il THC viene rimosso dalla Convenzione del 1971 e ricondotto alla sola tabella I della convenzione del 1961. Infine l'OMS esplicita che le preparazione di cannabidiolo puro, con meno dello 0,2% di THC, non devono essere sotto controllo internazionale.

Questa presa di posizione della massima autorità sanitaria mondiale rappresenta un importante passo avanti nella politica internazionale della Cannabis e una chiara vittoria delle prove scientifiche sull'ideologia. Ora i decisori politici, a livello globale e nazionale dovranno tenerne conto, una volta recepite dalla Commission on Narcotics Drug (CND) dell'ONU. 53 Paesi delle Nazioni Unite ora dovrannoo approvare le raccomandazioni dell'OMS in sede di CND, modificando così le tabelle delle Convenzioni, con un voto a maggioranza semplice.

La decisione era inizialmente pianificata per marzo 2019 a Vienna, ma è ora del tutto possibile che il ritardo di due mesi nella pubblicazione dei risultati rimandi il voto fino a marzo 2020. E' evidente che non solo si aprono le strade per una maggiore diffusione degli usi terapeutici, ma si incoraggia la ricerca scientifica sulla cannabis e si tolgono ombre da quei paesi, che proprio in questi anni, stanno promuovendo riforme rispetto alla regolamentazione della cannabis.

Per Maria Stagnitta, Presidente di Forum Droghe, "si tratta di un passo in avanti, finalmente basato sulle evidenze scientifiche e non sull'ideologia. Avevamo auspicato, con il documento presentato a maggio scorso, che venissero finalmente riconosciute da un lato le proprietà terapeutiche della cannabis e dall'altro posto fine all'assurda collocazione all'interno della tabella delle sostanze più pericolose. Ora aspettiamo di capire chi rappresenterà l'Italia all'appuntamento di Vienna 2019, e se intende, come fatto dai precedenti governi, avere un rapporto franco e aperto con le organizzazioni che si occupano di politiche sulle droghe".

Per Leonardo Fiorentini, direttore di Fuoriluogo "la decisione dell'OMS dovrà ora trovare seguito all'ONU. Speravamo che già nella sessione di marzo 2019 si potesse arrivare ad una ridefinizione della cannabis nelle tabelle, ma forse non sarà così. Ci auspichiamo che i Governi, a partire dal Governo italiano, non intralcino un processo di riforma che trova le basi nella scienza e sull'efficacia delle politiche. Solo l'oscurantismo ideologico può ora impedire che anche il nostro paese affronti il tema della cannabis con rigore scientifico e pragmatismo. A partire dagli usi medici, che sono ancora in Italia un percorso ad ostacoli per troppi pazienti. Infine è importante la raccomandazione di non sottoporre ad alcun controllo previste dalle convenzioni dei preparati di CBD che contengono meno dello 0,2% di THC. Salvini, Fontana e Serpelloni se ne dovranno fare una ragione."

 

L'ultima modifica Lunedì, 04 Febbraio 2019 10:17
Redazione

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