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Giovedì, 22 Agosto 2019

MORSO DI SERPENTE, MSF PLAUDE ALL'ATTESA STRATEGIA DELL'OMS In primo piano

Scritto da  Redazione Mag 23, 2019

Medici Senza Frontiere (MSF) plaude al rilascio della tanto attesa strategia dell’Organizzazione Mondiale della Sanità per la prevenzione e il controllo dell’avvelenamento da morso di serpente, con l’ambizioso obiettivo di dimezzare il numero di morti e disabilità entro il 2030. I governi e le organizzazioni donatrici devono ora fare la loro parte e fornire una risposta concreta, con l’urgenza e l’attenzione che questa emergenza sanitaria dimenticata richiede.  

“Siamo cautamente ottimisti che la strategia dell’OMS per il morso di serpente possa essere un punto di svolta nell’affrontare questa malattia. I governi, i donatori e gli altri stakeholder non devono sprecare questa opportunità, ma fornire un concreto supporto politico e finanziario per garantire che abbia successo” ha dichiarato Julien Potet, esperto in malattie tropicali dimenticate della Campagna per l’Accesso ai Farmaci di MSF. “Occorre sfruttare questo momentum e porre fine una volta per tutte a morti e disabilità non necessarie dovute al morso di serpente.” 

Per MSF è positivo che la strategia includa una chiara raccomandazione perché i prodotti attuali e futuri siano sicuri ed economicamente accessibili, insieme a piani ambiziosi per aumentare i tassi di trattamento e accesso agli antidoti nelle regioni colpite. La strategia sottolinea anche la necessità di informare e sensibilizzare sulle modalità di prevenzione, primo soccorso e centri sanitari dove cercare trattamenti adeguati, attraverso attività di promozione della salute a livello comunitario e formazione del personale medico, soprattutto nell’ambito dei servizi di pronto soccorso e cure mediche di base. Linee guida cliniche garantiranno l’utilizzo appropriato dei costosi antidoti per ridurne gli sprechi da parte del personale medico.  

Ogni anno circa 5,4 milioni di persone vengono morse da serpenti, di cui fino a 2,7 milioni vengono avvelenate, portando a oltre 100.000 decessi, e disabilità o deformità permanenti per 400.000 persone. L’avvelenamento da morso di serpente colpisce soprattutto le comunità povere rurali, tra cui lavoratori itineranti, agricoltori, persone sfollate in fuga da conflitti o violenza, e uccide più persone di qualunque altra malattia inclusa nella lista di Malattie Tropicali Neglette dell’OMS. MSF è testimone dell’impatto devastante dei morsi di serpente sulle vittime e le loro famiglie e comunità in molte delle aree in cui lavora: oltre a morte e disabilità gravi, i sopravvissuti al morso di serpente soffrono spesso anche di stigma e discriminazione, e molte famiglie arrivano a indebitarsi per ottenere il trattamento.  

Nonostante tutto questo, la risposta globale a questa tragica situazione è stata, fino a tempi recenti, deludente. I tentativi di affrontare questa crisi di salute pubblica negli ultimi tre decenni sono falliti e i fondi nazionali e internazionali attualmente allocati da governi e donatori sono del tutto insufficienti. Di conseguenza, i costi per i trattamenti del morso di serpente ricadono principalmente sulle disponibilità delle vittime, che spesso hanno risorse limitate e non vengono ascoltate dalla politica. Per questo la strategia OMS, che include chiari requisiti economici, è un importante passo avanti e MSF spera che condurrà ad azioni rapide e di successo.  

“Il bilancio umano dell’avvelenamento da serpente a livello mondiale ne fa una vera e propria epidemia nascosta” spiega il dott. Gabriel Alcoba, esperto di medicina tropicale per MSF. “Ci incoraggia vedere che la strategia dell’OMS enfatizzi la necessità di rafforzare il ruolo delle comunità e dei sistemi sanitari per ridurre l’impatto globale del morso di serpente. Questa malattia deve essere affrontata in maniera olistica, mettendo il paziente al centro, e con programmi di salute preventiva a livello della comunità che possano ridurre i rischi in maniera sostanziale.” 

Il morso di serpente è curabile, ma la grande maggioranza delle sue vittime non riesce a raggiungere un trattamento efficace. Le dosi di antidoto necessarie alla cura possono costare centinaia di dollari e, soprattutto nelle aree rurali, spesso non sono disponibili e mancano anche i servizi di trasferimento e ambulanza, e personale sanitario specializzato. A causa dei prezzi elevati degli antidoti, le persone sono portate a rivolgersi a terapie tradizionali non testate o antidoti più economici di dubbia qualità, e questo contribuisce agli alti tassi di morti e disabilità dovute al morso di serpente. Diverse aziende farmaceutiche hanno recentemente interrotto la produzione di antidoti destinati all’Africa, perché non sufficientemente remunerativa, aumentando il rischio di una grave crisi delle forniture.  

Con l’avvio della strategia OMS da parte dei governi, servono azioni concrete per aumentare l’accesso ad antidoti sicuri già esistenti sul mercato e per dare priorità allo sviluppo di nuovi e migliori farmaci contro l’avvelenamento da morso di serpente. 

“Molte più vite potrebbero essere salvate se tutte le vittime del morso di serpente avessero accesso a trattamenti adeguati e tempestivi” spiega Potet di MSF. “Per garantire la disponibilità di antidoti di buona qualità a prezzi accessibili, bisogna valutare con urgenza l’efficacia dei prodotti esistenti e mettere a disposizione ulteriori fondi per sviluppare un meccanismo internazionale che supporti e garantisca una fornitura stabile di antidoti. I trattamenti devono essere disponibili e gratuiti per le vittime dei morsi di serpenti, per le quali l’accesso ai farmaci è una questione di vita o di morte.” 

Sud Sudan, La storia di Awien: “Servono antidoti, non rane” 

Awien ha 10 anni. È stata portata in sala operatoria per la diciannovesima volta. Il suo braccio destro, danneggiato oltre ogni possibilità di recupero, è appeso stancamente a una fascia intorno al collo. Ma è fortunata, ha ancora il braccio e soprattutto è ancora viva. 

Due mesi fa, Awien è stata morsa da un serpente mentre dormiva. Come tante altre vittime di morsi di serpenti in Africa sub-sahariana, non ha potuto ricevere cure tempestive. Vive in un piccolo villaggio in Sud Sudan, lontano dalla strada più vicina e ancora di più da un ospedale. In aree rurali come questa, la prima reazione a un morso di serpente è usare rimedi tradizionali. La famiglia di Awien ha provato diversi metodi: ha tagliato in due una rana e l’ha poggiata sul morso per rimuovere il veleno; le ha fatto bere uova crude e un misto di semi e foglie, per indurre il vomito e facilitare l’espulsione del veleno. Ma quando nessuno di questi rimedi ha funzionato, lo zio ha deciso di portarla in spalla all’ospedale più vicino. Ha impiegato un’intera notte per arrivare alla città di Agok, dove MSF gestisce l’unico ospedale della regione. 

Ad Agok MSF cura circa 300 morsi di serpenti ogni anno, la maggior parte durante la stagione delle piogge. In questo periodo, i serpenti scappano dall’acqua ed entrano nelle case, il luogo in cui circa la metà delle vittime viene morsa. Particolarmente a rischio sono anche i bambini che giocano in strada e le persone che lavorano nei campi. Ma ovunque siano morsi, il problema è lo stesso per tutti: ricevere le cure. La maggior parte delle vittime di serpenti vive in aree remote e deve percorrere lunghe distanze per raggiungere un ospedale. Durante la stagione delle piogge, le strade diventano impraticabili e possono volerci diversi giorni. 

Awien ha passato due mesi in ospedale. Quando è arrivata, era in condizioni critiche e ha ricevuto tre dosi di antidoto. Aveva perso conoscenza ed è rimasta in queste condizioni per i primi 5 giorni. Poi si è risvegliata e le sue condizioni hanno iniziato a migliorare. Ha subito diverse operazioni chirurgiche per rimuovere i tessuti morti, perché i muscoli del braccio erano gravemente danneggiati dalla cosiddetta “sindrome compartimentale”, una conseguenza del gonfiore dovuto al veleno che aumenta la pressione all’interno di un compartimento muscolare, causando mancato apporto di sangue, ossigeno e nutrimento fino alla necrosi dei tessuti. 19 operazioni chirurgiche sembrano una sorte terribile, ma la sua famiglia non voleva che fosse amputato il braccio e ha chiesto ai medici di fare tutto il possibile per salvarlo. Awien è stata fortunata e ha ricevuto le cure che le servivano. Tantissimi altri, purtroppo, restano senza. 

Jacob Chol Atem, coordinatore medico MSF ad Agok spiega: “Alcune persone arrivano troppo tardi o non arrivano affatto in ospedale. Per questo, non conosciamo l’esatta entità del problema nell’area. Sappiamo che il problema è esteso e che le persone continuano a morire perché non hanno accesso a cure adeguate.” 

In passato, MSF utilizzava un antidoto chiamato FAV-Afrique, efficace contro il veleno di 10 tipologie di serpenti diversi dell’Africa sub-sahariana. Ma i produttori hanno deciso di interromperne la produzione e l’ultimo lotto è scaduto a giugno 2016. Dopo aver cercato trattamenti lternativi, MSF oggi utilizza due nuovi antidoti in Sud Sudan: EchitabPlus e SAIMR-Polyvalent. Ma la cura è più complessa, occorre selezionare l’antidoto in base ai sintomi e può risultare difficile per personale non specializzato. 

 

L'ultima modifica Giovedì, 23 Maggio 2019 14:13
Redazione

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