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Domenica, 01 Agosto 2021

COVAX, MSF: “NECESSARI DRASTICI CAMBIAMENTI IN VISTA DI FUTURE POSSIBILI PANDEMIE” In primo piano

Scritto da  Redazione Giu 22, 2021

Il 23 e 24 giugno la conferenza dei donatori del GAVI, l'Alleanza globale per i vaccini, discuterà dei cambiamenti da apportare al sistema COVAX, uno strumento che avrebbe dovuto garantire un accesso equo al vaccino Covid-19 in tutto il mondo sotto il coordinamento e la gestione del GAVI.

Un anno fa, quando il meccanismo COVAX veniva istituito, MSF esortava il GAVI a non ripetere gli errori commessi nel passato con l'istituzione di un fondo simile per sostenere l'acquisto e la distribuzione del vaccino anti-pneumococcico. Già allora purtroppo i costi elevati imposti dalle aziende farmaceutiche impedirono a numerosi paesi di poter sostenere sul lungo periodo in maniera autonoma questa spesa.

Attualmente il COVAX è lontano dal raggiungimento del suo obiettivo di fornire 2 miliardi di dosi entro la fine del 2021. Ad oggi con questo meccanismo sono state distribuite solo 88 milioni di dosi a fronte delle circa 337 milioni previste entro la fine di giugno. Meno della metà dell'1% della popolazione totale dei paesi COVAX ha ricevuto almeno una prima dose di vaccino tramite questo strumento. Mentre la comunità scientifica globale discute sempre più di modelli per prepararsi a future pandemie, MSF avverte che le carenze del modello COVAX non dovrebbero essere ripetute.

"Il COVAX è decisamente lontano dal raggiungimento dei suoi obiettivi - scrive in una nota Medici senza frontiere - e il crescente divario globale nell'accesso ai vaccini è una chiara prova delle principali carenze di questo modello. Molti dei paesi in cui lavora MSF non hanno nemmeno dosi sufficienti per vaccinare gli operatori sanitari e le persone più vulnerabili. I forti appelli fatti all'inizio della pandemia sull'allontanarsi da un approccio orientato dal profitto sono stati ignorati: le società farmaceutiche che sviluppano vaccini hanno ricevuto miliardi di finanziamenti dai governi senza avere alcun vincolo, sentendosi così libere di imporre il proprio prezzo e di vendere al miglior offerente". 

"Il COVAX non è stato istituito per raggiungere l'obiettivo, ma per lavorare all'interno degli attuali parametri del mercato farmaceutico - prosegue Msf - dove prima ci si orienta rispetto ai potenziali guadagni per poi eventualmente negoziare sul prezzo. Il COVAX è stato progressivamente lasciato indietro mentre i governi più ricchi si sono assicurati le loro dosi attraverso accordi bilaterali con un'industria che ha agito come da copione: vendendo le dosi prima a quegli acquirenti che potevano permettersi di pagare di più. Se il COVAX inizialmente rappresentava l'acquirente più interessante poiché si poneva come rappresentativo della maggior parte dei paesi a livello internazionale, oggi il modello si affida in misura maggiore sulle dosi donate caritatevolmente dai paesi ricchi che provano così a colmare l'enorme divario presente."

"Il fatto che il board di GAVI stia ora rivedendo il modo in cui i paesi più ricchi (i così detti "autofinanziati") possono continuare a partecipare è in parte la dimostrazione del fatto che il sistema non funziona. Permettere ai paesi più ricchi di scegliere in che misura aderire al COVAX e quanti vaccini ottenere ha causato ritardi e minato gli obiettivi del programma. Un modello più equo avrebbe incoraggiato una leadership regionale con metodi di acquisto decentralizzati. Nel futuro, dovremmo supportare queste iniziative regionali che spingono verso l'autosufficienza e l'autodeterminazione. Qualsiasi futura risposta a una pandemia deve rompere con lo status quo dell'attuale modello farmaceutico: è necessario che per ogni finanziamento pubblico vengano posti chiari e precisi condizionamenti, devono essere promosse licenze non esclusive e il trasferimento tecnologico deve essere pensato in modo da garantire una reale condivisione dell'innovazione medica. È fondamentale inoltre garantire trasparenza sui costi e i prezzi, tutti i contratti dovrebbero essere resi pubblici", conclude la nota della Ong.

L'ultima modifica Martedì, 22 Giugno 2021 17:51
Redazione

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