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Lunedì, 22 Ottobre 2018

A SASSUOLO TANA PER TUTTI: IL POTERE EDUCATIVO DEL JUDO In primo piano

Scritto da  Redazione Emilia Romagna Lug 19, 2018

Il Judo viene spesso rappresentato come una piramide o come un monte che pre­vede che si parta da cose semplici per arrivare a cose difficili, o molto difficili. Il judo propone una didattica integrale e progressiva, ponendosi come sfida quella di amalgamare i tempi di crescita di ognuno.

Questa disciplina non sprona i suoi atleti a battere un record o a mostrare una forza sovrumana, ma insegna a stare di fronte all’avversario con rispetto, guardandolo negli occhi e inchinandosi a lui a fine incontro. L’idea iniziale di Jigoro Kano era di sfruttare le potenzialità delle antiche forme di combattimento giapponesi, in particolare del Judizu, prenden­done le parti migliori e rendendolo meno pericoloso. I due principi ispiratori sono stati: 1) il miglior impiego dell’energia 2) amicizia e mutua prosperità. L’idea era   quella di creare degli uomini migliori che potessero rendere migliore la società in cui vivevano. Il contatto fisico, che sta al centro della pratica del judo, viene spesso temuto e allontanato nella società formale e sempre più anche in quella informale.

Insegnanti, educatori e tutti coloro che hanno scelto di occuparsi della crescita dei giovani come professione possono trarre importanti lezioni dalla cultura sportiva e judoistica, in questo caso, in cui la relazione con l’altro avviene usando il linguaggio del corpo e, nonostante non vi siano comunicazioni verbali, s’impara a conoscere l’altro, a stargli accanto, a sfidarlo con rispetto, a toccarlo anche, recuperando al­cune qualità umane che al giorno d’oggi si fatica a vedere.

Daniele Guerra, cintura nera 5^dan inizia nel 1968 a fare Judo quando aveva 13 anni. Con la pratica che lo ha sempre appassionato, ha deciso di dedicarsi all’inse­gnamento scegliendo anche degli studi curriculari che gli permettessero di diven­tare e di essere, ancora tutt’ora, docente di Scienze Motorie. Il maestro Guerra ha iniziato a praticare Judo nella Chiesa di San Faustino a Modena, su un tatami fatto di truccioli di legno pressati. Dopo qualche anno ha iniziato a insegnare nella sede in via Emilia Est a Modena per poi arrivare ad aprire la società “Geesink Due” a Spilamberto nel 1977. Inizialmente l’attività proposta era solo quella del Judo poi, con il cambio di sede, si sono inserite altre discipline come Yoga, Karatè, Konfu, Ae­robica, Pallavolo ecc.. Dal 2000 ad adesso la Geesink Due si trova nella sede sopra la biblioteca comunale di Spilamberto e si dedica nuovamente solo al Judo, come al suo esordio.

Vi sono state molte e interessanti collaborazioni portate avanti negli anni: attività motoria nella scuola elementare, collaborazione coi centri estivi del territorio, partecipazione agli eventi circostanti e, non meno importante, l’orga­nizzazione di 21 stage con il maestro Katanishi, collaborazione che dura ormai da 10 anni. Katanishi è il migliore esponente tecnico che vi sia in Europa oggi che collabora con diverse federazioni nel mondo, dal Canada alla Russia per intenderci.

Al maestro Guerra è stato chiesto di seguire nella disciplina del Judo tre ragazzi utenti della comunità semi residenziale Tana Per Tutti di Sassuolo che si prefigge il com­pito di accompagnare i minori, per il periodo concordato con la committenza, in un percorso di crescita individuale verso traguardi di autonomia, responsabilizzazione e maturazione delle competenze relazionali. La proposta è stata accettata dal mae­stro Guerra anche in funzione di altre esperienze fatte in palestra con ragazzi molto problematici. Si è deciso di inserire i ragazzi in un piccolo gruppo di atleti per poterli seguire con maggiore attenzione, cercando di fare leva sulla socializzazione e sul rispetto delle regole. I ragazzi che lavorano con loro hanno accettato di buon grado la loro presenza e si rendono disponibili ad ogni lezione di aiutarli per farli crescere.

I valori educativi del judo sono molteplici e con questo progetto ci si è voluti soffermare maggiormente su rispetto delle regole, collaborazione con gli altri, impegno personale, attenzione e concentrazione. Da un punto vista motorio lo studio della tecnica permette un miglioramento su vari fronti: dalla coordina­zione all’equilibrio, dalla tonificazione muscolare al controllo del proprio corpo Ciò che ha spinto maggiormente il maestro a collaborare con Tana per Tutti è sta­to il suo credere fermamente che il Judo possa aiutare, così come indicato dal suo fondatore, a far crescere umanamente e fisicamente chi lo pratica. Numerose esperienze in Italia e all’estero con tutti i tipi di disabilità e anche di disagio sociale hanno dato ampie dimostrazioni di questo.

Inizialmente i ragazzi di Tana erano poco abituati a un lavoro di 90 minuti e tende­vano spesso a fermarsi. Col passare delle lezioni le soste sono diminuite moltissimo e, crescendo parzialmente lo spirito competitivo sano, sono spesso arrivati fino in fondo all’allenamento senza fermarsi. Movimenti che inizialmente sembravano impossibili, sono diventati lentamente parte del loro patrimonio motorio a partire dalle “cadute”, strumento indispensabile per poter praticare il Judo senza procu­rarsi danni fisici. La parte della lotta a terra è quella che è apparentemente più facile perché non necessita di un equilibrio statico o dinamico, motivo per cui ha maggior­mente suscitato l’interesse dei ragazzi.

La parte delle tecniche in piedi in movimen­to è risultata più difficile (cosa per altro comune a tutti) per la mancanza di alcuni requisiti motori di base. Da un punto di vista comportamentale, dopo alcuni richia­mi relativi al rispetto delle regole, all’uso del linguaggio, al comportamento nei con­fronti degli altri, i miglioramenti sono stati evidenti, anche se non ancora definitivi. Un momento molto emozionante è stata la consegna del Judogi ai ragazzi: questo era un momento molto atteso dai ragazzi e indossando lo stesso abito degli altri praticanti del Judo li ha fatti sentire ancora più appartenenti al gruppo mostrando anche un netto miglioramento sull’andamento dell’attività. Anche all’interno della comunità, da quando hanno iniziato a frequentare le lezioni di Judo, i cambiamenti dei ragazzi sono stati evidenti, anche se non permanenti: il gruppo è risultato più coeso, è nata un’amicizia coltivata anche al di fuori della comunità grazie anche alla partecipazione delle famiglie, si è notato un miglioramento nel provare a cercare di rispettare le regole, una maggiore igiene del proprio corpo e cura dei propri abiti.

Questo progetto si concluderà con la fine delle scuole e sono state inserite in pro­gramma una lezione dimostrativa davanti a educatori, assistenti sociali e alle perso­ne care che i ragazzi potranno invitare e una cena di saluto con il gruppo di lavoro. La lezione dimostrativa al termine del percorso sarà comunque una grande prova per i ragazzi, sempre più immersi in un contesto di vita dove certamente è più semplice esporsi a realtà virtuali piuttosto che reali.

Questo breve racconto evidenzia il valore educativo dello sport che si trova sem­pre più immerso in una società che spinge più a un miglioramento tecnologico piuttosto che motorio. Studi dimostrano una regressione dell’intelligenza motoria che è peggiorativa con il passare del tempo. Tutto questo sicuramente è dovuto anche alla diminuzione dell’autonomia dell’uso dello spazio del territorio, alle an­sie e alle paure dei genitori, ai pochi stimoli che ricevono i giovani in questo senso.

 (Da "I viaggi di Gulliver",periodico della coop sociale Gulliver di Modena)

 

L'ultima modifica Giovedì, 19 Luglio 2018 11:37
Redazione Emilia Romagna

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