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Giovedì, 20 Giugno 2019

DALLA PERIFERIA AL TORINO, IL CAPITANO DI AFRO-NAPOLI UNITED SI RACCONTA: "RAZZISMO SI NUTRE DI IGNORANZA" In primo piano

Scritto da  Redazione Mar 28, 2019

“Mi chiamo Luigi Velotti e sono il capitano dell’Afro-Napoli United. Sono nato a Barra nel 1990, la passione per il calcio è arrivata presto, ma dopo quella per gli animali”. Sulla pagina facebook di AfroNapoli Inizia così il racconto del calciatore che porta la fascia di capitano della squadra multietnica e antirazzista. Parla del sogno di sfiorare la serie A, la caduta e il timore di dover smettere, poi l’amore a prima vista con l’Afro-Napoli che oggi milita nel campionato di Eccellenza.

Il racconto

“Avevo sei, sette anni quando ho iniziato a tirare calci a un pallone. Prima per strada, poi alla scuola calcio Carioca nel mio quartiere, infine la Mazzeo a San Sebastiano. Da lì inizia la mia avventura, perché mi compra il Torino. È un’esperienza bellissima, la prima volta da solo lontano da casa, una di quelle da raccontare ai figli. Gioco due anni con gli allievi del Toro, vinciamo un po’ di tornei, ma il secondo anno perdiamo lo scudetto contro la Juve. La formula è atipica, un girone finale a tre in cui arriviamo alla partita decisiva noi a quattro punti e loro a sei. È una brutta batosta, perché il derby è sentito anche per le giovanili come quello fra squadre maggiori, e quell’uno a zero che assegna il titolo ai bianconeri è duro da digerire.

Quando sembra certo che rimarrò a Torino a fare la Beretti, mister Mazzeo mi dice che il Frosinone si sta interessando a me. Così passo con il club ciociaro, perché mi danno l’opportunità di fare la primavera che è un campionato più competitivo. Poi quell’anno la primavera è 1988/89 con qualche 1987, io sono del 1990, e così ho l’opportunità di fare esperienza disputando un torneo importante sotto età.

Il primo anno fila liscio, il secondo va ancora meglio, disputiamo il Torneo di Viareggio e nella parte finale del campionato vengo aggregato alla prima squadra, accumulando cinque panchine in Serie B. Il nome sulla maglietta, il calcio che conta, emozioni vere per un ragazzo come me, ma più sali di livello e più il gioco diventa competitivo. Ernesto Salvini, che è ancora il direttore dell'area tecnica del Frosinone e col quale ho tuttora uno splendido rapporto, mi consiglia di andare a fare esperienza in Serie C e così passo al Sapri.

Purtroppo però per questioni amministrative il Sapri riesce a iscriversi solo alla Serie D. Resto comunque e faccio un ottimo campionato, sfioriamo i play off e l’anno successivo vado in ritiro con la Cavese che però non riesce a iscriversi al campionato di Serie C perché il club fallisce. Mi trasferisco all’Eboli e vinciamo il campionato di Serie D. Nell’ultima partita in casa ci sono diecimila spettatori sugli spalti, a degno coronamento di un’annata spettacolare, culminata nel giro col pullman scoperto per la città. Resto, ma me ne vado a ottobre dopo che il contratto che mi è stato promesso più volta non arriva.

Penso addirittura di lasciare il calcio, anche se ho solo ventun anni, poi mi chiamano degli amici di infanzia che hanno formato l’Atletico Nola e disputano l’Eccellenza e alla fine mi faccio convincere. Quell’anno segno dieci goal, una cosa pazzesca per un difensore centrale come me. Un’altra bella stagione la faccio a Volla, dove perdiamo la finale play off con lo Stasia, nonostante nel nostro girone ci fossero squadre che avevano speso soldi veri.

Poi mi chiama l’Isernia in Serie D, ma il martedì successivo alla prima partita arriva il direttore sportivo negli spogliatoi e ci avvisa che la società non può pagarci. Ci svincoliamo quasi tutti, torno a Volla, perdiamo un’altra finale play off con la Scafatese, poi il Savoia e infine l’Afro-Napoli. Quando si prospetta l’ipotesi, l’Afro ha appena vinto il campionato di prima categoria. Che potrà mai essere, dico fra me e me. Ho inoltre la possibilità di andare all’Afragolese che ha allestito una squadra per vincere il campionato d’Eccellenza. Ma mia moglie mi fa riflettere e alla fine mi convince. Vacci almeno a parlare, mi fa, e così mi incontro con il presidente Antonio Gargiulo, il vicepresidente Francesco Fasano e il mister Montanino.

Avete presente l’amore a prima vista? Mentre eravamo a pranzo io, abituato ai personaggi loschi delle serie minori, non riuscivo a credere a quanto fossero invece delle persone perbene i miei interlocutori. Nella mia carriera ho fatto sempre la scelta sbagliata, stavolta non commetto lo stesso errore: scelgo l’Afro-Napoli United.

Segno otto goal, nella prima stagione, poi l’anno successivo conquistiamo la promozione in Eccellenza, la quarta in cinque anni per la società. Quest’anno siamo in zona play off, con un distacco che però potrebbe anche rendere inutile il piazzamento. Peccato per l’inesperienza, gli infortuni di alcuni elementi migliori, la rosa corta all’inizio e la fortuna che non sempre ci ha dato una mano. Ma male che vada, ci riproveremo nella prossima stagione.

Tifo Napoli e, da capitano di una squadra multietnica come l’Afro-Napoli, ho apprezzato molto le parole di mister Ancelotti dopo gli ululati razzisti e l’espulsione di Koulibaly a Milano contro l’Inter. Farà bene il Napoli a uscire dal campo, se episodi simili dovessero ripetersi, perché abbiamo il dovere di contrastare il razzismo che si nutre di ignoranza”.

 

L'ultima modifica Giovedì, 28 Marzo 2019 11:06
Redazione

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